lunedì 17 ottobre 2016

Recensione film: I NOSTRI RAGAZZI di Ivano De Matteo



Diverse settimane fa in tv hanno dato un film di Ivano De Matteo, I NOSTRI RAGAZZI, che già da un po' avrei voluto vedere perchè liberamente ispirato ad un romanzo che ho letto tempo fa e che mi aveva molto colpito per la tematica affrontata.

Il libro in questione è La cena di H. Koch, edito da Neri Pozza.

Ma vediamo anzitutto il film:

I NOSTRI RAGAZZI


2014
Regia: I. De Matteo
Cast: Alessandro Gassmann, Giovanna Mezzogiorno, Luigi Lo Cascio, Barbora Bobulova, Rosabell Laurenti Sellers e Jacopo Olmo Antinori

Paolo (L.Lo Cascio) e Massimo (A. Gassmann) sono due fratelli che più diversi non potrebbero essere.
Lo sono nel carattere come nelle scelte di vita e professionali: Massimo fa l'avvocato e svolge la propria professione spesso con atteggiamenti cinici e distaccati; l’altro è invece un pediatra impegnato che ama il proprio lavoro e lo svolge con passione e mettendoci il cuore.
Paolo è sposato con Clara (G. Mezzogiorno) e hanno un figlio adolescente, Michele, che ultimamente sta andando malino a scuola e sembra un po' apatico. Ma si sa, è l'adolescenza!

Massimo è sposato con Sofia, hanno una bimba piccola ma in casa c'è anche Benedetta, figlia di Massimo (precedente matrimonio), poco più grande di Michele, con cui la sera esce e si va a divertire.

Le due mogli si odiano, e neanche tanto cortesemente, non s'incontrano mai, se non una volta al mese quando le due coppie vanno a cena in un ristorante di lusso. Più per abitudine e tradizione che per un genuino desiderio di stare insieme, visto che la tensione a tavola si può tagliare col coltello e tra una portata sofisticata e un'altra, gli argomenti di conversazione scarseggiano.

Ma basta una sera per cambiare la vita a tutti.
Una notte i loro due figli, un tantino alticci, commettono un'azione criminosa: aggrediscono selvaggiamente  una barbona, a calci e pugni, lasciandola quasi morta a terra.
Poi scappano, convinti che in quella strada deserta nessuno abbia assistito alla terribile scena.

Ed effettivamente testimoni oculari non ce ne sono, ma a riprenderli ci sono forse testimoni "peggiori" e più fedeli: le videocamere di sicurezza.

I due ragazzi non dicono nulla a nessuno, convinti che la cosa passerà sotto silenzio - in fondo, si tratta solo di una vecchia stracciona - ma ben presto il video della loro "bravata" comincia a diffondersi in rete, tanto che pure la nota trasmissione "Chi l'ha visto?" lo manda in onda, con tanto di richiesta della conduttrice di dare nomi e volti ai due quasi assassini, nel caso qualcuno li riconoscesse.

La prima a vedere il video in tv è Clara, che riconosce figlio e nipote.
La prima reazione è di sgomento, rabbia, dolore...
Che fare? Parlarne direttamente col ragazzo (che ovviamente lei ritiene incapace di far del male anche a una mosca...) o prima col marito?
Di andare alla polizia non se ne parla proprio...

Pian piano pure gli altri tre verranno a conoscenza del fattaccio, e da lì voleranno litigi, discussioni agitate e disperate con i figli e soprattutto tra loro quattro per cercare di trovare una soluzione.

Come affronteranno i due fratelli, con le loro relative famiglie, un evento tanto tragico che li coinvolge così da vicino?

Pur essendoci molte differenze (soprattutto relative ai personaggi) con il romanzo cui si ispira, il tema e la domanda fondamentale restano: cosa è disposto a fare un genitore pur di proteggere il proprio figlio, che avrà pure commesso un atto scellerato, ma non è un serial killer, non è un violento?
Può un genitore, che ama il proprio ragazzo, assisterne alla rovina, sacrificando il suo futuro per amore della giustizia?
Se i due ragazzi dovessero mai essere riconosciuti e affrontare quindi un processo, la loro vita ne uscirebbe distrutta per sempre, a prescindere poi dalle eventuali attenuanti che riuscirebbero ad ottenere e dalla sentenza finale.

I quattro adulti dovranno chiamare all'appello ognuno la propria coscienza e rispondere ad essa, decidendo cosa fare di ciò che sanno.

La verità di avere due figli che, inaspettatamente, hanno commesso un crimine abietto, li sconvolge, è chiaro, e per un genitore è difficile da accettare.
Ma una decisione va presa e tutti devono essere d'accordo, perchè se uno decide per la denuncia, l'altro non può semplicemente infischiarsene, perchè il proprio figlio è ugualmente implicato. Le vita di tutti e sei sono strettamente intrecciate.

Cosa faranno Massimo e Paolo, con le loro mogli?

Il film, dal tema scottante, delicato e quanto mai attuale*, è fatto davvero bene, realistico, coinvolgente dal punto di vista emotivo (anche più del libro, i cui personaggi sono un tantino freddi) grazie a un cast eccellente che restituisce allo spettatore tutta la fiumana di emozioni contrastanti provata dai genitori, nella loro diversità caratteriale: prendere la decisione di denunciare il proprio ragazzo non è semplice, neanche quando la ragione sa che è necessario farlo perchè è giusto così.

E' scioccante il pensiero di questi due adolescenti che hanno commesso un crimine e non ne sentono più di tanto il peso, anzi..., c'è una scena in cui parlano tra loro pensando di non essere ascoltati e si confidano pensieri che mettono i brividi, e viene spontaneo chiedersi: ma che razza di mostri sono? Chi li ha cresciuti 'sti ragazzi?

E la cosa ulteriormente sconvolgente è proprio questa: in due famiglie benestanti e perbene, di sani principi, come è possibile che crescano ragazzi che sembrano privi di morale e di valori?

Ciò che stupisce saranno in particolare le reazioni dei due fratelli, perchè costituiranno un colpo di scena, in quanto quest'evento fortemente destabilizzante lascerà emergere emozioni e prese di coscienza insospettabili.

Il finale è brusco e amaro, e in un primo momento mi ha lasciata un po' basita, ma forse è quello che davvero ci sta meglio perchè un tema così è già "brusco e amaro" di per sè, e nessun finale avrebbe potuto addolcirlo.
E anzi, forse proprio questo genere di finale che non dà una vera e propria "soluzione", porta ancora di più a riflettere su come cresciamo queste nuove generazioni, sui valori che diamo loro, sul fatto che forse questi figli li conosciamo meno di quanto crediamo (pur essendo "i nostri ragazzi"), sul rapporto genitori-figli, su come diamo ascolto alla nostra coscienza e a cosa la "sottomettiamo" quando ci troviamo a prendere decisioni drastiche che stravolgeranno l'esistenza nostra e di chi amiamo.

Bello, lo consiglio, è un bel film con tanti spunti di riflessione assolutamente attuali.

Termino con un accenno al libro.



La cena
link libro
Neri Pozza
LA CENA
di Herman Koch
Quattro persone.
Una cena in un ristorante di lusso.
Nel tempo che va dall'aperitivo alla mancia, due coppie di genitori dovranno decidere il futuro dei proprio figli.
Perché i ragazzi hanno commesso qualcosa di imperdonabile.
Di cosa siamo capaci per proteggere i nostri cari?
Fin dove può spingersi l'amore e la protezione dei parenti quando un figlio ha fatto qualcosa che non può essere giustificato, in grado di rovinare la sua vita per sempre?




Koch ci mette davanti domande e tematiche fondamentali: fino a che punto l’amore per i propri cari giustifica un’azione malvagia? La coscienza personale può essere messa a tacere e sacrificata pur di non “rovinare” il futuro di figli che hanno comunque commesso, senza alcun dubbio, un’azione sconsiderata e moralmente deprecabile?
La cosa che più mi ha "sconvolta", leggendo il romanzo, è la facilità con la quale si possa far zittire la propria coscienza, i propri codici morali, sottomettendoli e postponendoli egoisticamente ai propri interessi!


*  ho riavuto i brividi il giorno dopo, quando ho sentito al tg la notizia di un anziano bruciato vivo da quattro ragazzi che poi si sono giustificati dicendo che l'avevano fatto "per gioco"....



AVETE VISTO IL FILM E/O LETTO IL LIBRO?
CHE NE PENSATE?





2 commenti:

  1. Il romanzo lo voglio da tanto tempo.
    Il film lo avevo trovato sorprendente, tesissimo, agghiacciante; gran cast.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. vero si, son d'accordo.
      Il romanzo lo troverai differente per diversi aspetti, ma ripeto la domanda fondamentale resta ed entrambi sono attraversati da una "bella" tensione ;)

      Elimina

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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