martedì 28 luglio 2026

Recensione: LA FERROVIA SOTTERRANEA di Colson Whitehead



L'avventuroso e sofferto viaggio di una giovane nera, schiava, determinata a lottare per conquistare la libertà da un destino disumano che altri, nel loro delirio di onnipotenza e suprematismo bianco, hanno deciso per lei e la sua gente.



LA FERROVIA SOTTERRANEA
di Colson Whitehead

Big Sur
trad. M.Testa
376 pp
Nella prima metà dell'Ottocento, in una piantagione di cotone della Georgia della famiglia Randall, vive la giovane schiava nera Cora; sua madre Mabel l'ha abbandonata quand'era una bambina, in cerca della libertà, e di lei si sono perse le tracce, tanto che neppure il famigerato e tenace "cacciatore di schiavi", Ridgeway, è mai riuscito ad acchiapparla.

La famiglia di Cora è schiava da tre generazioni e la ragazza è rassegnata al proprio spietato destino: una come lei potrebbe mai sperare altro?

Ma in quella piantagione c'è un giovane che le offre una speranza concreta, seppur pericolosa: fuggire per spezzare le catene della schiavitù.
Il ragazzo si chiama Caesar ed è lui a suggerirle di scappare insieme verso Nord, verso la libertà, avendo sentito che c'è una misteriosa ferrovia creata apposta per dare una mano ai neri fuggiaschi.

Ed è così che prende inizio il travagliato viaggio di Cora, che la porta ad attraversare diversi stati americani: Carolina del Sud, Carolina del Nord, Tennessee e Indiana, incontrando ad ogni tappa orrori e crudeltà vecchie e nuove. 

La loro fuga attiva immediatamente i Randall e chiunque si imbatta in quei due neri scaltri e minacciosi sa che essi vanno fermamente ripresi e riportati dai loro padroni; tra coloro che danno una feroce e tenace caccia a Cora c'è il già menzionato Ridgeway, famoso e temuto cacciatore di schiavi: per lui catturare la ribelle negra è una vera e propria missione, che raggiunge livelli di ossessività, in quanto la fuga irrisolta di Mabel è  l'unica "macchia" nel suo curriculum e di certo non vuole che ad essa si aggiunga quella della figlia.
Trovarla è quindi, per lui, una questione personale, ne va della sua reputazione.

Cora si serve, seppur con reticenza e timore, della ferrovia sotterranea e assieme a Ceaser arrivano in Carolina del Sud, dove trovano nuove identità, un alloggio, cibo e lavoro.
Purtroppo, anche se apparentemente i neri paiono godere di maggiore libertà, i due fuggiaschi scoprono che anche lì avvengono cose raccapriccianti ai danni della propria gente...

Si spostano quindi nella Carolina del Nord, ma lì la situazione è pure peggiore e Cora è costretta, per sopravvivere, a nascondersi nella soffitta del capostazione, ma - un po' come accadde ad Anna Frank e ad altri innocenti vittimi dei tradimento di sporchi delatori che denunciavano la presenza di ebrei ai nazisti - così succede anche alla protagonista, che però non demorde e non smette di combattere con le unghie e con i denti per non soccombere al suo nemico per antonomasia, Ridgeway, che non smette di darle la caccia.

Il viaggio di Cora non è solo di natura fisica ma ancor più mentale ed umano perché ad ogni "stazione" ella acquisisce sempre maggiori consapevolezze, più sicurezza e forza interiore per andare con coraggio verso la libertà; impara a leggere, si mostra padrona del proprio corpo (che non appartiene a nessun altro che a lei), "si permette il lusso" di sognare un mondo e un futuro meno cupi, vivrà anche l'emozione di essere corteggiata e di innamorarsi...

Riuscirà a vedere "la luce in fondo al tunnel" e a conquistare la salvezza?
Lei intanto prosegue con fiducia il suo percorso, guardando dal finestrino dei "treni fantasmi" su cui sale il vero volto dell'America, un Paese che attende di gettarsi dietro le spalle il razzismo, il segregazionismo, l'imperialismo e il suprematismo bianco, con tutto il carico di ingiustizie e disumanità che si portano dietro.


Muovendosi tra storia e realismo magico, Whitehead inventa questa ferrovia sotterranea per parlarci in modo concreto dei sacrifici e dell'impegno profuso dagli abolizionisti che aiutavano gli schiavi nella loro fuga.
Cora è una protagonista cui ci si affeziona e si soffre con lei, quasi sentendo l'ansia e le paure  vissute durante i vari spostamenti e nell'incontro con svariati personaggi, la maggior parte dei quali non certo affidabili; Cora ha fatto esperienza, sin da piccola, di cosa voglia dire essere abbandonati, sentirsi soli, e cresce su diffidente, poco propensa a fidarsi (ad es, lo è pure con Ceasar, inizialmente) e mossa da un gran senso pratico, che la spinge ad agire con grinta e con una forza randagia quando si vede minacciata.

L'autore sa come coinvolgere emotivamente il lettore senza mai far leva sul pietismo o sulla compassione, bensì "semplicemente" raccontando le atrocità e le torture più aberranti proprie della schiavitù  attraverso frasi asciutte, essenziali, con un racconto "nudo e crudo", il che rende ogni ingiustizia ancor meno sopportabile proprio perché presentata come un dato di fatto scontato, quasi banale nel suo essere consueto.

A me è piaciuto davvero molto, mi ha scatenato tanti pensieri ed emozioni, come sempre mi capita con temi di ingiustizia e disuguaglianza sociale, e non posso che consigliarvelo. Ho iniziato anche la serie tv.

Citazioni

"Se volete capire cosa è veramente questa nazione, dico sempre, dovete viaggiare in treno. Guardate fuori dal finestrino mentre sfrecciate e scoprirete il vero volto dell'America."

“Il mondo può anche essere cattivo, ma le persone non devono esserlo per forza, possono rifiutarsi.”

“Il padrone diceva che l'unica cosa più pericolosa di un negro con la pistola è un negro con un libro in mano.”

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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