martedì 29 dicembre 2015

Recensione: CIME TEMPESTOSE (Wuthering Heights) di Emily Bronte



E dopo averlo letto almeno tre volte, trascritto i passaggi più belli, amato.., finalmente posso scriverne la recensione!

Credo questa sia l'ultima del 2015 :)


CIME TEMPESTOSE
(Wuthering Heights) 
di Emily Bronte


.
Capolavoro di letteratura inglese e unico romanzo di Emily Brontë, Cime tempestose appare nel 1847 in una Inghilterra già frenata dai pudori vittoriani; è l'unico romanzo di una scrittrice di ventotto anni prossima alla morte perché consumata dalla tisi. I
l libro, stampato in proprio e in poche copie, non desta, come del resto quelli delle sorelle, grande interesse; in seguito si imporrà come singolare capolavoro della letteratura inglese. 

Nella solitaria e selvaggia brughiera dello Yorkshire si consuma una tumultuosa e distruttiva passione amorosa. Tutti i tormentati contrasti che s'innescano tra gli abitanti di una agiata dimora a fondo valle e quelli di una fattoria su di un colle ventoso convergono nella figura del trovatello Heathcliff. Le contraddittorie e velenose passio  ni umane innestano nell'amore la sofferenza e la crudele vendetta.

Ed. La Repubblica - trad. P. Brusasco

Il romanzo ha inizio nel 1801, quando un certo signor Lockwood, in una notte buia e tutt'altro che serena, giunge a Thrushcross Grange, la dimora che prenderà in affitto dal signor Heathcliff.

Il padrone di casa si dimostra subito poco socievole, molto scontroso e burbero "tagliente come la lama di una sega, e duro come una roccia", e l'emozione più benevola che riesce a condividere con l'educato, sussiegoso e stupito ospite è un cinico sarcasmo.

Lockwood fa la conoscenza anche degli attuali abitanti di Wuthering Heights: il petulante vecchio domestico Joseph, il giovane accigliato e poco educato Hareton, e la giovanissima, bella ma altezzosa Catherine Linton, nuora di Heathcliff.
Tra i membri di questa bislacca famiglia non ci sono buoni rapporti ma tutti sembrano terribilmente infelici e schierati l'uno contro l'altro.
Come mai? Cosa è accaduto che li ha resi tristi, irascibili, incapaci di manifestare un minimo di gentilezza?

Tutto ci verrà spiegato dalla nostra Emily attraverso la voce di una perfetta narratrice, e l'occasione verrà data dal cattivo tempo, che costringe Heathcliff ad una ospitalità che volentieri si sarebbe risparmiato: far dormire Lockwood per una notte in casa propria; durante la notte l'uomo, la cui curiosità lo spinge a leggere - per far passare il tempo - i diari e le confessioni scritte (presenti nella stanza in cui viene confinato) dei vecchi abitanti della casa, farà incubi e sogni turbolenti, con tanto di visita da parte di un fantasma che dice di chiamarsi Catherine e di vagare ormai da troppi anni nella desolata brughiera.

Chi è Catherine Earnshaw e cosa ha a che fare con Heathcliff e con Wuthering Heights?

Come dicevo, la raccontastorie e voce narrante, che intratterrà tanto Lockwood quanto noi lettori, è lei, Ellen Dean (Nelly), la governante che ha conosciuto tutta la famiglia Earnshaw e che meglio di chiunque altro può svelarcene segreti, vicende, passioni, amori e vendette, andando indietro di più di venti anni.

Catherine Earnshaw è solo una bimba quando suo padre, di ritorno da un viaggio, porta con sè uno zingarello selvatico, nero e scontroso, chiamato Heathcliff.
Il signor Earnshaw si affeziona inspiegabilmente all'orfano (le cui origini mai verranno svelate nel corso della narrazione, quasi a voler dare a questo personaggio un carattere oscuro sin da bambino) e questo dà molto fastidio al fratello maggiore di Cathy, Hindley, che infatti - dopo la morte del padre - tratterà Heathcliff come il peggiore dei servi, degradandolo e umiliandolo al limite di ogni sopportazione, così da contribuire a farne una persona arrabbiata col mondo, cattiva, insensibile e vendicativa, ma anche forte e capace di saper subire in silenzio ed aspettare i tempi e le condizioni per attuare i propri piani di vendetta, attraversati da una vena quasi sovrannaturale, diabolica.

A trattare con benevolenza questo ragazzo selvaggio sono soltanto Nelly e la giovane Cathy Earnshaw, e con questa nascerà un sentimento, un amore tanto forte quanto impossibile.
I due, infatti, pur essendo legati in modo inscindibile tra loro, non riescono a restare uniti, e determinati eventi li separeranno, senza mai affievolire il loro amore.

Memorabile il passaggio in cui Cathy, in un momento di sfogo con Nelly, e indecisa se accettare o meno la proposta di matrimonio del "vicino di casa", Edgar Linton di Thrushcross Grange (l'esatto opposto, per carattere e costituzione, di Heathcliff), dice circa il proprio amore:

"Sarebbe un'umiliazione sposare Heathcliff adesso, quindi lui non saprà mai quanto lo amo; e non perchè sia bello... ma perchè lui è me più di quanto lo sia io stessa. Quale che sia la sostanza della nostra anima, la sua e la mia sono identiche...".
"La mia più grande pena a questo mondo sono state le pene di Heathcliff, e io le ho osservate e provate tutte fin dall'inizio; il mio grande pensiero nella vita è lui. Se tutto il resto perisse, e lui rimanesse, io continuerei ad esistere; e se tutto il resto rimanesse e lui fosse annientato, l'universo mi diventerebbe totalmente estraneo. Io non sembrerei farne parte. Il mio amore per Linton è come lo fronde di un bosco. Il tempo le cambierà, ne sono consapevole, come l'inverno cambia gli alberi. Il mio amore per Heathcliff somiglia all'eterna roccia sottostante... fonte di scarsa gioia visibile, ma necessaria. (...) io sono  Heathcliff. Lui è sempre, sempre nella mia mente..., non come un piacere, non più di quanto io sia sempre un piacere per me stessa, ma come il mio stesso essere."

Seguiamo le vicende che hanno segnato l'amore tormentato di Heathcliff e Catherine, imparando a conoscere i caratteri dei due, come anche di tutti i personaggi che graviteranno loro attorno, durante e dopo le vicende che li riguarderanno direttamente.

Di Heathcliff abbiamo già detto qualcosa sul suo caratteraccio e sul perchè esso sia andato via via peggiorando; su come il suo livello di degrado morale e spirituale corrispondesse ad un aspetto fisico sempre torvo, musone, che spontaneamente provoca repulsione e antipatia.

Per quanto riguarda Catherine, non è propriamente il genere di protagonista femminile che colpisce positivamente in toto il lettore: un "affarino selvatico" e disubbidiente, esuberante, dispettoso, indisciplinato, un'anima ribelle e selvaggia al pari del paesaggio che la circonda e che tanto la rende simile, per natura e temperamento, al suo grande amore, Heathcliff.

E questo loro amore si rivela come un rapporto malato, quasi morboso: non possono fare a meno l'un dell'altra ma allo stesso tempo si stuzzicano, si provocano, tanto da inveire con violenza e rabbia, quasi che ad unirli siano l'odio e il risentimento piuttosto che un sentimento d'amore.

Non so se avete mai sentito o pensato voi stessi che l'amore renda migliori.
Beh, quello di Heathcliff è un tipo di amore totalmente rivestito di negatività: lo rende furioso, vendicativo, crudele, spietato, pieno di odio.
Heathcliff non è un eroe romantico (non nel senso stretto del termine, quanto meno) e pur essendo folle d'amore per Catherine - tanto da essere ossessionato dall'idea di volerla per sè anche sottoterra, una volta morto -, non riesce ad elevare la propria anima verso qualcosa di nobile.

Il degrado spirituale e morale cui Hidley l'ha costretto da ragazzo non gli ha impedito di ricercare e ottenere un miglioramento a livello sociale ed economico, ma l'amore non lo ha cambiato in meglio, anzi.
L'impossibilità di vivere insieme a Catherine ha fatto maturare in lui sentimenti colmi di vendetta verso tutte le persone a lei collegate, comprese le generazioni successive.

C'è qualcosa o qualcuno che può fermare l'odio e il veleno mortifero che scorre nelle vene di questo essere che sembra uscito fuori dal mondo delle tenebre, che sopravvive solo grazie al pensiero e alla speranza che i morti - i loro spettri - continuino a vagare nella brughiera ululante e scura, tormentando (o tenendo compagnia a) i vivi?

Emily ha creato, nella povertà e nella clausura della propria umile dimora di famiglia a Haworth, una storia forte, dove gli uomini e le donne presenti provano tutta la gamma di emozioni e stati d'animo possibili, e dove a unirli, a fare da filo conduttore lungo gli anni, sono soprattutto quelli negativi: risentimento, rancore, odio, vendetta, desiderio di umiliare l'altro, alterigia, crudeltà..., e anche chi prima era innocente, buono e dolce, a contatto col "male" (Heathcliff) tende comunque ad abbrutirsi.

L'unica che, a modo suo, resta sempre fedele a se stessa è lei, Nelly, il cui punto di vista femminile dà un tocco di sensibilità verso gli aspetti emotivi e psicologici dei personaggi, soffermandosi sulla loro personale evoluzione, e allo stesso tempo fornendoci un ritratto vivido di tutto e tutti, non alterato dai propri personali affetti o preferenze.

I personaggi di Emily ci attirano e ci seducono per le loro personalità così decise e tratteggiate meravigliosamente; e, strano a dirsi, piacciono pur non essendo amabili o piacevoli caratterialmente, ma in quanto hanno ciascuno "il loro perchè" e la propria individuale collocazione nella storia, nel portarla avanti, nella creazione degli intrecci e, non ultimo, nel suscitare emozioni nel lettore - fossero anche soltanto rabbia e antipatia.

Lo stesso ambiente naturale, brullo, aspro, con i suoi suoni e rumori spettrali e sinistri, le sue ombre inquietanti, risulta animato, caratterizzato dalla stessa "ruvidità e asprezza" dei personaggi che in esso sono collocati.

Wuthering Heights non sembra scritto da una donna giovane, figlia di un reverendo, cagionevole di salute, cresciuta a suon di Bibbia e poco cibo, con la sola compagnia della famiglia..., ma è così, e questo forse ce la rende ancora più geniale.

Emily Bronte scrive un romanzo sui generis per i suoi tempi.
Darà al suo lettore l'atteso lieto fine dopo pagine e pagine di tormenti?

Lo scoprirete leggendolo e io, chiaramente, ne consiglio la lettura.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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