mercoledì 18 febbraio 2026

Recensione: 17 INVERNI DI BUGIE di Francesco Cheynet



Un caso di scomparsa ufficialmente risolto nel 2008 viene riaperto in seguito a nuovi, sconcertanti indizi che ribaltano la sentenza di diciassette anni prima. Parte la seconda caccia al vero colpevole e a far luce sulla verità ci sono l'ispettore Marco Buzzi e il suo amico, il criminologo Attilio Zoran detto Zorro.



17 INVERNI DI BUGIE 
di Francesco Cheynet


Altre storie ed.
297 pp
Quando, in un giorno di ottobre del 2025, l’ispettore Marco Buzzi si vede recapitare una lettera anonima che lo informa che Asia Moser, una ragazza scomparsa da diciassette anni, è seppellita in un bosco nei pressi di Brunico, ne è sconvolto come non mai.

Il colpevole del rapimento (e dell'omicidio) della povera Asia fu individuato praticamente subito e messo in galera.
Diego Mutone era ed è tutt'oggi l'unico responsabile; di recente è uscito dal carcere  dopo aver scontato la pena.

Il messaggio della lettera indica chiaramente dove si trovi il corpo ed infatti la squadra di ricerca riporta alla luce i resti di un cadavere femminile (ed è proprio Asia), il che dà a Buzzi una triste conferma: diciassette anni prima è stato commesso un terribile errore e un uomo si è fatto anni di galera da innocente.

Le conseguenze di un assurdo ed increscioso errore investigativo e giudiziario iniziano a tormentare gli inquirenti.

Roso dai sensi di colpa, Marco decide di giocarsi una carta che, spera, possa risultare vincente: per sbrogliare la matassa, chiama all'appello Attilio Zoran, detto Zorro

L'uomo è noto per il suo carattere cinico e sfrontato, per la sua lingua tagliente, per quel modo di agire irriverente, non convenzionale e indifferente a regole e schemi mentali rigidi, il che lo pone agli antipodi rispetto all'amico ispettore: Buzzi, infatti, rappresenta il rigore, la serietà nel seguire le procedure dettate della legge, l'irreprensibilità, la calma, il ragionamento lucido ma spesso poco spontaneo ed intuitivo, ma i due, come di frequente succede agli opposti, si compensano ed insieme formano il duo giusto per riprendere in mano le indagini e districare ogni nodo, a qualunque costo.

La strana coppia comincia subito a percorrere ogni traccia possibile, partendo ovviamente dalle stesse persone interrogate quasi vent'anni prima: la famiglia di Asia (Felice e sua moglie Micaela, distrutti dalla perdita di Asia, il cui ritrovamento ha riaperto ancora di più una ferita sempre fresca, e il loro figlio Mik), i Bernard (Sally, che è stata l'amica del cuore di Asia e colei che le ha dato un passaggio prima che avvenisse la tragedia, e suo padre Giulio), gli amici Fabian (con cui la vittima aveva avuto un acceso diverbio proprio quella sera), Manuel (cugini di Sally, testimone di una telefonata "strana" ricevuta da Asia), Omar detto Letame, un individuo problematico e autodistruttivo (assume alcol e droghe), attaccabrighe, irresponsabile, ed è colui che ha fatto girare delle brutte voci su Asia e Diego Mutone.

Quest'ultimo non era della cricca di amici di Asia, ma è sempre stato molto noto in paese in quanto ragazzo "speciale", fragile, con evidenti difficoltà sociali e mentali; da sempre un tipo solitario, ha comportamenti ossessivi e stereotipati e in certi modi di ragionare sembra ancora un bambino.
E aveva una "fissa" per Asia, una delle poche persone a trattarlo con gentilezza.

Seguendo l'iter di questa seconda indagine, apprendiamo le ragioni per le quali Mutone fu ritenuto colpevole, anche se egli non ha mai confessato né ha mai rivelato dove avesse nascosto il corpo di Asia.

Adesso che è quasi certo che egli sia innocente, Zorro e Marco non possono che concentrarsi sulle altre persone che satellitavano attorno ad Asia, tra cui anche Rudy (Rodolfo) Gabbia, amico di Felice Moser, con cui condivide il lavoro (servizi di sicurezza).

Zoran e Buzzi fanno il giro, e più volte se necessario, di tutti questi individui, ponendo domande vecchie e nuove, cercando di stare attenti a ogni dettaglio, anche quello apparentemente più banale ma che potrebbe risultare oggi decisivo e interessante, alla luce di diverse e nuove consapevolezze. 

Quelle che vengono presentate come delle semplici ed amichevoli chiacchierate con ciascuno degli interessati, sono in realtà veri e propri interrogatori minuziosi, condotti per lo più dall'arguto e sarcastico Zoran, che un po' si lascia andare a battute per disorientare l'interlocutore (in modo di fargli abbassare le difese), e un po' lo incalza con insistenza quando sente che ci sono delle informazioni importanti da sfilare.

Ne viene fuori un quadro di bugie, omissioni, segreti personali, gelosie e passioni nascoste: più di una persona ha qualcosa da confessare ma si è sempre ben guardato dal raccontare la verità.

A rendere più intricato il mistero si aggiunge uno strano incidente avvenuto non distante dalla baita dei Moser (l'ultimo luogo in cui Asia si è recata e da cui è sparita): le persone coinvolte potrebbe aver a che fare con l'omicidio della ragazza?

Il racconto del presente (ottobre 2025) si alterna a quello del passato (dicembre 2008) così che al lettore viene offerta una doppia prospettiva temporale e narrativa, permettendogli di farsi progressivamente un'idea dei fatti oggettivi accaduti quando Asia è scomparsa, ma al contempo di assistere alle ricerche e ai ragionamenti di Marco e Attilio.

Marco è sicuramente un bravo poliziotto, serio, disciplinato, coscienzioso, ed è assolutamente necessario per portare avanti il lavoro che stanno facendo, ma è Attilio, in realtà, a "gestirlo", a fare le domande più spiazzanti, a far sentire gli interrogati (e possibili sospettati) sotto pressione, cercando di analizzarne le personalità, i modi di ragionare, i meccanismi di difesa, i punti deboli, le verità e le menzogne, non tirandosi indietro dal provocare e fare battute caustiche per ottenere reazioni "forti", in cui venga fuori ciò che davvero ognuno di loro ha dentro.

Mi è piaciuta questa coppia investigativa, che mette insieme un approccio metodico, equilibrato e responsabile e un altro più "creativo", forse anche più sfacciato e non sempre empatico e delicato, ma sicuramente più spiazzante, imprevedibile e, per questo, adatto a far emergere il marcio che si nasconde, ormai da ben diciassette inverni, dietro la tragica morte di Asia Moser.

Le personalità dei molti personaggi vengono fuori attraverso i loro comportamenti e le loro parole e reazioni, e ciascuno ha sfumature e contraddizioni che contribuiscono a sostenere la narrazione e ad aprire a scenari ricchi di colpi di scena.

Il thriller di Francesco Cheynet si caratterizza per l'uso di un linguaggio diretto, fluido, con la presenza di dialoghi serrati, vivaci e realistici; il ritmo è dinamico per tutta la narrazione, le scaramucce scherzose tra Zorro e Buzzi stemperano la tensione creata dall'indagine e aiutano il lettore ad entrare sempre di più nell'approccio del criminologo, libero e travolgente ma mai superficiale, anzi sempre molto attento a captare tutti quei segnali, anche minimi, che possono indirizzarlo verso l'assassino.

Immagino sia il primo libro di una serie per cui non mi resta che sperare di rivedere presto il simpatico e scaltro Attilio in una nuova indagine.
Nell'attesa, ringrazio l'Autore per avermi dato l'opportunità di leggere questo suo romanzo e lo consiglio in particolare a chi ha voglia di fare un salto in un'ambientazione montana ricca di suggestione e, tra queste pagine, adombrata da misteri e da una fitta rete di bugie.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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