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martedì 27 gennaio 2026

SOFIA NEL MONDO DI CENTOCCHI. La Squadra del Destino, di Amira LeVaine [ Recensione ]



Sofia nel Mondo di Centocchi è un fantasy che, ponendo al centro l'amicizia, la solidarietà, il coraggio e la lealtà, ci ricorda che l'unione fa la forza e i suoi impavidi personaggi avranno modo di impararlo vivendo numerose e strabilianti peripezie.



SOFIA NEL MONDO DI CENTOCCHI.
La Squadra del Destino
di Amira LeVaine


AliRibelli Ed.
240 pp
15 euro
La protagonista di questo romanzo è Sofia, una ragazza curiosa e riflessiva che ama trascorrere il proprio tempo libero con il fedele cane Jackson e le due amiche del cuore, Giulia ed Alessia.

È con loro due che va a Londra per qualche giorno, ma ad accompagnarla c'è anche una nuova, sconosciuta e persistente sensazione di inquietudine e tensione: prima di partire, infatti, la sua attenzione era stata attirata dalla presenza di un falco, appostato vicino a casa e la sua presenza la turba non poco a motivo del suo sguardo, dei suoi occhi azzurri ed espressivi, tanto da sembrare umani...


Al suo ritorno, la ragazza scopre che quel falco è, in realtà, una persona cui è stato fatto un incantesimo.
Grazie a un misterioso orologio da tempo in suo possesso, a Sofia si apre uno spiraglio su una dimensione fantastica che non credeva esistesse: anzitutto, rompe l'incantesimo del falco e davanti ai suoi occhi si materializza un bellissimo giovane di nome Ravien, che non è propriamente un essere umano in quanto proviene da un regno cui si accede tramite un portale.
Quando il dolce ragazzo è costretto a tornare da dove è venuto, Sofia sente che la sua vita ha perso colore e interesse, così decide di andare a cercare il bel Ravien, usando l'orologio magico come "canale".
Ma non parte da sola per quest'avventura: porta con sé Jackson, Alessia e Giulia.

Eccitate e preoccupate insieme, le tre amiche partono per un mondo a loro ignoto e non immaginano che ad attenderle ci saranno pericoli di ogni tipo, creature mostruose dotate di poteri incredibili, esseri magici buoni che offriranno loro aiuto ed altri infidi e malvagi desiderosi di farle fuori.

Tuttavia, l'ingresso in questa dimensione fantastica non è come l'avevano immaginata: ad accoglierle non c'è  un'ambientazione fiabesca e amena bensì, al contrario, si ritrovano a vagabondare in un luogo desolato, arido, contrassegnato da sterpaglia, alberi rinsecchiti con lunghi rami scuri, insomma un posticino per nulla tranquillo, pieno di minacce e insidie.

Non è sempre stato così, e Sofia ha modo di comprenderlo da subito: Centocchi - questo è il mondo in cui sono finite grazie all'orologio e da cui proviene Ravien - è sempre stato un posto bellissimo, colorato, pacifico, tranquillo e felice, ma qualcosa di oscuro e sbagliato è accaduto, rendendolo cupo, triste, pericoloso e infelice.

Il viaggio delle tre amiche si arricchisce sin dai primi momenti di molteplici e sorprendenti incontri: Talsetto (metà orso e metà talpa), Deacon (un ragazzo dai modi burberi, ma solo in apparenza), lo scimmione Ajabu, Maksim (metà cavallo e metà fenice) ed altri simpatici e buffi compagni di avventura, ciascuno con le proprie caratteristiche fisiche e caratteriali, ma tutti accomunati dalla sincera voglia di aiutare Sofia nella sua missione di ritrovare Ravien e, soprattutto, di liberare Centocchi dalla presenza del Male, che è rappresentato in special modo da Demon, una strega crudele, cattiva, che desidera dominare il mondo di Centocchi. 

Il lettore si affianca alla "squadra del destino" capeggiata dall'ardimentosa Sofia e si incammina con loro in quest'avventura piena di trappole, nemici pronti a divorare, attaccare,  per impedire a Sofia&co. di raggiungere i loro scopi, ma per quanto gli antagonisti siano tanti e dotati di poteri sovrannaturali, anche Sofia e ad alcuni dei suoi amici lo sono.
Se per questi amici speciali è più scontato che abbiano dei poteri, per Sofia è una vera e propria sorpresa apprendere e constatare sul campo come anch'ella sia in possesso di superpoteri di cui non era a conoscenza, finché ha vissuto solo sulla Terra; adesso che è sottoposta a sempre nuove e straordinarie sfide, la sua mente e il suo corpo manifestano capacità fuori dall'ordinario, che la rendono una leader per il suo gruppo, un punto di riferimento di cui tutti possono fidarsi.

Amicizia, solidarietà, altruismo, collaborazione, fedeltà, sacrificio, audacia sono alcuni dei più importanti valori che costituiranno la vera e imprescindibile bussola per le tre ragazze e i loro amici speciali.

Riusciranno a trovare Ravien e, cosa ancor più importante, a individuare Demon, a neutralizzarne i malefici poteri che stanno trasformando Centocchi in un luogo lugubre e a restituire agli abitanti i colori, la felicità e la bellezza di cui hanno sempre goduto?

Il romanzo di Amira LeVaine è un fantasy classico - popolato da esseri magici, mostri dalle sembianze particolari e fantasiose, in cui avvengono incantesimi, battaglie corpo a corpo, inseguimenti, passaggi in tunnel e grotte, in cui vi sono personaggi buoni e cattivi, aiutanti e antagonisti - che si caratterizza per la semplicità e immediatezza nel linguaggio, nella struttura, nel tratteggio dei personaggi, nei dialoghi, il che lo rende adatto a un pubblico di lettori giovanissimi; il ritmo procede con agilità grazie a una storia che si arricchisce di personaggi e avvenimenti che creano dinamicità ad ogni capitolo e l'andamento narrativo non è rallentato dalla presenza di passaggi descrittivi, che anzi aiutano il lettore ad immaginare in modo vivido le caratteristiche di questo mondo fantastico e magico in cui restare uniti e aiutarsi nelle difficoltà è fondamentale per la riuscita di ogni piccola, grande impresa.

Come dicevo, è un romanzo che può incontrare i gusti principalmente di lettori molto giovani e, in generale, di quanti amano il fantasy.



sabato 24 gennaio 2026

Recensione: YESHUA. IL REGNO di Stefano Rigamonti



Yeshua. Il Regno è il primo volume della quadrilogia di Stefano Rigamonti incentrata sulla figura di  Gesù di Nazareth.
Un romanzo storico cristiano che accompagna il lettore lungo il primo anno di ministero pubblico di Gesù, a partire dal battesimo nelle acque del Giordano, immergendolo appieno nel periodo storico in cui il Figlio di Dio è vissuto, con particolare attenzione al suo modo di rapportarsi alle persone, che fossero i discepoli, la folla in cerca di miracoli, la classe sacerdotale, gli scribi e i farisei sempre pronti a puntare il dito.


YESHUA. IL REGNO 
di Stefano Rigamonti


Ed. Scripsi
418 pp
"E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre."
(Vangelo secondo Giovanni, 1:14)


La nostra storia parte da un giorno di febbraio del 28 d.C., nel deserto della Giudea.
L'episodio è quello, sicuramente noto a tanti, della tentazione cui il diavolo sottopose Gesù; una tentazione insidiosa, subdola, che arriva dopo quaranta giorni di digiuno, quando il fisico e la mente del Maestro sono provati, stanchi, debilitati.
Ma Egli trae forza e Vee'ematz (coraggio) dal Suo Padre celeste e dalla Parola e risponde con decisione alle seduzioni del maligno, facendolo fuggire via.
Questo avvenimento dà il via alla missione di Gesù di Nazareth, che comincia a raccogliere attorno a sé i primi seguaci, coloro che formeranno il gruppo di discepoli.

Inizia per il Figlio di Dio 

"...un lungo viaggio di incroci, incontri e persone. Era giunto il tempo di partire e andare. Il tempo di cambiare ogni cosa".

Quella narrata in questo romanzo è la storia di come ha avuto inizio LA rivoluzione che investirà e cambierà il mondo, di cui Gesù è il Divino Autore e che verrà affidata ai discepoli e da essi proseguita.

"Doveva scioglierne dodici. Un numero simbolico che riportasse alla mente le dodici tribù di Israele, un numero (...) che tutti avrebbero associato alla restaurazione del regno. Sarebbe partita da questi dodici la scintilla che avrebbe incendiato il mondo. Sarebbero state le loro labbra che avrebbero parlato a suo nome quando lui non ci sarebbe stato più. Per questo aveva bisogno di restare il più possibile insieme a loro, come loro rabbi ma anche come loro amico, come loro maestro ma anche come loro confidente. Era giunto il momento di istruirli, di incoraggiarli, di potenziarli, di sgridarli, di aiutarli a calcare le sue orme (...). Ancora non erano pronti ma al momento giusto lo sarebbero stati. Ognuno di loro aveva un preciso compito da adempiere e gli asciuga non aveva dubbi che l'avrebbero compiuto".


Una rivoluzione che sembra iniziare in sordina ma che ma si manifesta passo dopo passo in una successione incredibile di segni e prodigi, di guarigioni, di incontri profondi, ma anche inevitabilmente di  incomprensioni, attese deluse da parte di coloro che si avvicinano a Lui, che siano quanti lo seguono con entusiasmo o coloro che lo osteggiano con diffidenza e sospetto.

Pagina dopo pagina, veniamo completamente e piacevolmente immersi nel contesto e nel periodo in oggetto: la narrazione è fluida, sostenuta da un linguaggio immediato e allo stesso tempo vicino al contesto giudaico del tempo di Gesù, così da permettere al lettore piena immedesimazione e coinvolgimento.
Leggendo, si ha quasi l'impressione di percorrere le polverose strade della Giudea, di sentire l'odore forte del pesce appena pescato, il caldo del sole d'agosto e il vento sferzante che ferisce il volto.

E soprattutto, ci si affianca a Lui, al Messia, e in sua compagnia si fa la conoscenza della sua famiglia carnale, di Simone (Kepha), Giacomo e Giovanni, Giuda l'Iscariota, Simone lo Zelota, Mariam di Magdala, Nicodemo, le tante persone fragili e bisognose che hanno beneficiato dei miracoli operati dal Maestro, le folle che lo hanno ascoltato predicare la buona notizia del Regno, passando per i sospettosi e irritati farisei, scribi e sacerdoti, sempre pronti a seguire il rabbi di Nazareth non per abbeverarsi della sua Parola ma per avere e raccogliere materiale per accusarlo di blasfemia, di trasgressione della Torah e quindi meritevole di condanna.

Il romanzo di Rigamonti non è una trascrizione romanzata dei Vangeli, per quanto ad essi - ovviamente! - si ispiri, ma è un racconto intenso, umano, empatico che ci guida affinché guardiamo oltre ciò che sappiamo o pensiamo di sapere.
È una narrazione certamente biblica ma è inevitabile che essa venga arricchita dalla fantasia dell'Autore, il quale  dà il proprio tocco personale raccontandoci anche ciò che non viene narrato nei Vangeli (pur restando fedele e coerente a ciò che questi narrano) ma che va, in tal modo, a colmare quei "buchi" di informazioni che la Scrittura non ci fornisce, ad esempio sulle storie personali dei discepoli o sui pensieri che possono aver attraversato la mente e il cuore di Miriam (la mamma di Gesù).
In questo modo, il lettore ha l'opportunità di immaginare con più concretezza non solo la figura di Gesù ma anche degli altri personaggi - principali e no - che gli ruotano attorno, il che aiuta a renderli più vicini a noi, a staccarsi "dalla carta", dalle pagine della Bibbia, per prendere vita nella nostra mente. 

Queste donne e questi uomini - di diversa età, vissuto esperienziale, carattere e temperamento, ceto, professione, cultura... - li sentiamo  più simili a noi perché in essi ravvisiamo le debolezze, le paure, le perplessità, gli interrogativi, il bene e il male presente in ciascun uomo, noi lettori compresi, ovviamente.

Similmente, di Gesù ci viene dato una prospettiva diversa dal solito, più ampia e concreta, che ne rispetta l'umanità ma anche il suo essere Figlio di Dio; lo "vediamo" come un giovane uomo consapevole della portata della propria missione divina ma che, non per questo, la abbraccia senza sentirne il peso, anzi: ne percepiamo i sentimenti e gli stati d'animo, la forza interiore, la lotta interna tra ciò che sa di dover fare ed essere e le conseguenze che questo ha e avrà, ad esempio, sulla famiglia.
È un Gesù che percepiamo "dall'interno", come se fossimo anche noi in viaggio accanto a lui e ci venisse offerto il privilegio di vivere da vicino il più grande mistero della storia: Dio fatto uomo.

Leggiamo di come Gesù cerchi, di giorno in giorno, di abbattere il muro di timori e i timidi dubbi di chi lo circonda, tanto del cugino - "Voce di uno che grida nel deserto" - Giovanni Battista, quanto dei dodici, fino ad arrivare ai già citati scribi, farisei e sacerdoti, i quali si riempivano la bocca della Torah, si vantavano della propria appartenenza alla discendenza di Abramo, ma che si ritrovavano a fare i conti con le dure parole di Gesù nei loro confronti, a mandar giù la verità circa il loro essere più attaccati alle tradizioni che alle parole dei profeti, a scontrarsi con l'amara realtà della loro cecità spirituale al cospetto di questo rabbi autorevole e coraggioso che predicava il Regno di Dio, che non allontanava ma anzi attirava a sé "pubblicani e peccatori", lebbrosi e storpi e indemoniati, guarendone il corpo e soprattutto lo spirito.

Concludo incoraggiandovi a leggere questo romanzo, che io ho trovato ben scritto, intenso e stimolante, e a trarne spunto per conoscere/approfondire la figura di Gesù.


"È venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto; 
ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto 
egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, 
a quelli cioè che credono nel suo nome".
(Vangelo secondo Giovanni, 1:11-12)


Alcune citazioni

"Tu sei una pietra, ogni uomo lo è. (...) Sappi una cosa: se deciderai di affinare, levigare la roccia che porti dentro di te, io ti aiuterò a farlo. Si, farà male, ma ne sarà valsa la pena."

"C'è qualcosa di più importante e di più grandioso di una gamba raddrizzata o di uno sguardo aperto".
"Non capisco rabbi, che cosa ci può essere di più grande di un atto del genere?" chiese Kepha.
"Il regno, Simone, il regno. Per parlare del regno, per annunciarlo, per spiegarne la natura. I miracoli Sono esattamente come le mie parole: lo descrivono, lo indicano, lo annunciano".

domenica 18 gennaio 2026

Recensione: IL MISTERO DELLA PITTRICE RIBELLE di Chiara Montani




Ambientato nella Firenze del 1458, l'intrigante giallo storico di Chiara Montani immerge il lettore in una storia che mescola in modo avvincente arte rinascimentale, misteriosi omicidi e torbidi giochi di potere.




IL MISTERO DELLA PITTRICE RIBELLE 
di Chiara Montani


Garzanti
336 pp
Lavinia ama dipingere.
Quando si ritrova una tela davanti, sogna come sarebbe eccitante non solo poter mescolare i vari pigmenti - il rosso cinabro, l’azzurro, l’arancio - ma soprattutto usarli, dando seguito e spazio a talento e fantasia. 

Ma sa che le è proibito. 
Sono tempi in cui a una donna non è concesso seguire le proprie passioni, e dipingere è un'attività proibita o, tutt'al più, che lei può praticare  solo di nascosto dallo zio Domenico.
Suo zio è il pittore Domenico Veneziano, che ha preso con sé la nipote da quando è rimasta orfana, dandole quella famiglia che la ragazza aveva perso da bambina.

Nella bottega del pittore lavora Francesco, un giovanotto intelligente e allegro che ha intuito il grande talento artistico di Lavinia e, quando sono soli, le insegna i segreti dell'arte e le permette di dipingere, di mettere mano ad alcune opere di Domenico e dimostrare una sensibilità artistica fuori dal comune.

Guai se lo sapessero Domenico e, soprattutto, il suo promesso sposo Lorenzo!
Lavinia è stata promessa in moglie al passionale Lorenzo (avviato alla carriera legale e proveniente da una famiglia benestante e in vista) e questi di certo si aspetta che la futura moglie non sia una giovane ribelle con assurde velleità e grilli per la testa ma una consorte sottomessa e fedele. 

Lavinia sa che questo matrimonio è più frutto di un patto tra famiglie che di un sentimento d'amore, ma lo ha accettato per gratitudine verso lo zio.

Presto, però, ogni piccola certezza verrà ribaltata e spazzata via.

Un giorno in bottega arriva Piero della Francesca, uno dei più talentuosi pittori dell’epoca rinascimentale. 

Wikipedia
Lavinia resta incantata nell'osservare la sua abile mano lavorare al solenne dipinto La flagellazione di Cristo, e il suo cuore freme al pensiero che quell'artista sia tutto ciò che lei vorrebbe diventare. 

Escluso il carattere, perché infatti l'uomo ostenta atteggiamenti molto schivi e riservati tanto da risultare spesso scorbutico e poco gradevole. 

Nonostante sia scostante e taciturno con la bella nipote dell'amico, Piero riesce a notare le inclinazioni artistiche della ragazza ma ad unirli non sarà soltanto l'arte, bensì anche una serie di avvenimenti drammatici e misteriosi che hanno a che fare con il ritorno dello stesso Piero a Firenze.
Ex allievo di Domenico da Venezia e già artista affermato, Piero è tornato in città ufficialmente per una commissione ma a trattenerlo sarà ben altro...

Lavinia capisce che la visita dell'artista nasconde qualcosa e questo ha a che fare con i difficili e caotici tempi in cui vivono: il papa è malato e sono già cominciate le oscure trame per eleggere il suo successore. 
E Piero sa più di quello che vuole ammettere. 

I vaghi sospetti divengono realtà quando lo zio viene ingiustamente accusato di avere ucciso un uomo e Piero, per aiutare l'amico, decide di indagare per conto suo. 

Lavinia, intraprendente e ardimentosa, non se ne resta in disparte a guardare ma si affianca a Piero e, godendo della sua protezione, per la prima volta in vita sua comincia a guardare il mondo con i propri ingenui ma perspicaci occhi. 
Lo spicchio di mondo su cui si affaccia non è candido e lieto, anzi: è come un immenso quadro in cui ogni pennellata è tinta di rosso sangue e ogni dettaglio è un mistero che affonda le proprie radici in qualcosa di molto lontano e oscuro, in cui l'arte diventa la grande e magnifica cornice in cui si celano segreti pericolosi. 

Tali segreti sono collegati a degli efferati e criptici omicidi che cominciano a insanguinare le strade della meravigliosa Firenze e che acquisiscono sfumature sinistre e sibilline, in quanto i ritrovamenti dei cadaveri sono accompagnati dalla presenza di un enigmatico disegno che diventa fondamentale per l'indagine poiché Piero riconosce in quel segno un messaggio pericoloso legato a conoscenze esoteriche e matematiche.

Lavinia e Piero si alleano, quindi, per scagionare lo zio ma anche per salvare altre potenziali vittime dalla mano assassina, una volta intuito quale movente la guidi.

Quello che Lavinia non può minimamente immaginare è che colui che sta dietro questa serie di omicidi è intimamente vicino a lei e i segreti non riguardano più soltanto Piero, Domenico, la corte dei Medici, le botteghe d'arte, codici da decifrare nei manoscritti antichi e nelle opere d'arte e gli equilibri di potere, ma lei stessa.

La sua intera vita verrà stravolta in poche settimane, la sua incolumità sarà fortemente a rischio, il suo cuore si sentirà diviso tra la fedeltà che deve al fidanzato (che tra l'altro, in virtù del suo lavoro, l'ha aiutata con lo zio Domenico quando si è trovato nei guai con la legge) e quell'inspiegabile turbamento che prova alla presenza di Piero della Francesca...

Il mistero della pittrice ribelle è un romanzo che unisce una accurata ricostruzione storica con il fascino dell'investigazione, portando il lettore in una affascinante Firenze rinascimentale, avvicinandolo alle opere di Piero della Francesca, immergendolo in un periodo ricco di arte ma anche corruzione, intrighi di potere, sete di conoscenza e difesa della cultura e del sapere, e lo fa attraverso un filo conduttore costituito dalla protagonista: una giovane donna talentuosa le cui ambizioni vengono soffocate dalle leggi non scritte del tempo, che vorrebbe relegare la donna ai ruoli di moglie e madre. 
Ma Lavinia ha uno spirito libero, un'intelligenza svelta e acuta, un temperamento indomito, una sincera passione per la pittura e un altrettanto sincero desiderio di poterla coltivare liberamente, una mente aperta che la rende molto moderna (decisamente troppo per il suo tempo) e sicuramente anticonvenzionale, e per questo ricca di carisma e fascino.

È quindi un giallo storico avventuroso, con una trama "piena", sostanziosa e ben strutturata, il cui ritmo non perde mai smalto nel corso del vorticoso susseguirsi di eventi in cui le ragioni dell’arte si intrecciano con quelle della politica e della religione. 

Consigliato, in particolare a chi ama le trame dinamiche, con molti misteri da risolvere, verità e colpi di scena, e tutto ambientato in anni tanto incerti quanto ammalianti, in una città che trasuda arte, storia e cultura da ogni angolo, con personaggi sia fittizi che realmente esistiti.


mercoledì 14 gennaio 2026

Recensione: I LOVE SHOPPING di Sophie Kinsella




Romanzo d'esordio della compianta Sophie Kinsella, I love shopping è un romanzo chick lit divertente con una protagonista giovane, carina, pasticciona e con la mania per lo shopping sfrenato e, spesso, privo di senso.
Un "difetto" che rischia di procurarle non pochi problemi...


I LOVE SHOPPING 
di Sophie Kinsella



Mondadori
trad. A. Raffo
416 pp

Rebecca (Becky) Bloomwood ha venticinque anni, vive a Londra e lavora come giornalista finanziaria, scrivendo articoli per la rivista “Far fortuna risparmiando”.

Il suo è un buon lavoro se non fosse che Becky non lo ama più di tanto, di economia e finanza non ci capisce nulla, scrive i suoi articoli meccanicamente, va alle conferenze stampa e ad altre riunioni senza alcuna motivazione ma solo per ritrovarsi con l'amica Elly e spettegolare su tutto e tutti.

A darle carica ed eccitazione ci pensa un hobby che, in realtà, è una vera e propria compulsione: lo shopping.

La sua è una irrefrenabile passione che la spinge a comprare di tutto: abiti, casalinghi, cosmetici, biancheria, oggetti di vario genere, grandezza, scopo... che - a ben guardare - neppure le servono davvero ma che lei non riesce a non comperare.
Tanto più se la merce desiderata è in saldo: lì proprio le scatta qualcosa che le impedisce di far finta di nulla, di tenere la carta di credito chiusa e al sicuro nel portafoglio, no..., lei deve acquistare quel tale oggetto a tutti i costi.

Il problema è che Becky non è mica ricca.
Sì, ha un impiego dignitoso ma i suoi conti non sono delle riserve inesauribili, ovviamente, benché lei sia quasi convinta del contrario.
Becky spende al di là delle proprie possibilità ed infatti le sue carte di credito sono in rosso e al suo indirizzo di casa non fanno che giungere continui solleciti di pagamento dei debiti contratti con gli istituti di credito presso cui è cliente.
Solleciti che Becky finge di non ricevere, dando loro un'occhiata impanicata e rispondendo ogni tanto alle comunicazioni inventando scuse improbabili (lutti famigliari, malattie, imprevisti di vario genere) per rimandare gli appuntamenti con il direttore di turno; una volta risposto, getta via le lettere con la vaga speranza che arrivino tempi migliori per saldare ogni debituccio.

Solo che per saldare i debiti dovrebbe ascoltare uno dei due consigli del padre: tirare la cinghia (quindi non sperperare) o guadagnare di più.

E benché Rebecca sembri una ragazza leggera, che non si dà pensiero per i propri problemi finanziari (lei che scrive articoli su come risparmiare!!) e che preferisce affogare ogni preoccupazione negli acquisti, la parte più razionale di lei sa che deve imparare a risolvere queste difficoltà, create con le sue stesse mani.

Come fare?

Rebecca prova a risparmiare, a frenarsi dal comperare cose che, in fondo, lei stessa valuta come non realmente essenziali per la vita di tutti i giorni.
Ma quando si rende conto che la tentazione di fare acquisti folli non l'abbandona, comincia ad affiorare in lei un interrogativo: e se provasse a cercare un lavoro più prestigioso e remunerativo?

Becky ce la mette tutta per dare una svolta matura e responsabile alla propria esistenza da scialacquatrice professionista, ma inutile dire che cambiare abitudini è tutt'altro che semplice e la sua  dipendenza non solo la porta ad accumulare debiti ma anche a cacciarsi in situazioni esilaranti, assurde e imbarazzanti, mentre cerca di non far trapelare questa sua ossessione a familiari, amici e al fascinoso uomo d'affari Luke Brandon. 

Il lettore segue, quindi, le buffe e allegre vicissitudini vissute da Becky giorno per giorno, che sia al lavoro, con le amiche, con i genitori (apprensivi, semplici ma anche amorevoli e comprensivi), con i vicini di casa, con Luke Brandon (che le piace anche se si rifiuta di ammetterlo a se stessa, convinta che lui non possa interessarsi a un tipo come lei) e sorride nel leggere i suoi pensieri che vagano come saette nella sua testa, nel vedere come lei provi a tenere a bada la sua voglia di comprare qualunque cosa senza riuscirci, nell'assistere alle mille scuse e bislacche bugie inventate sul momento per tirarsi temporaneamente fuori dai pasticci, e prova anche simpatia per questa giovane donna alle prese con una forte dipendenza da shopping di cui una parte di sé vorrebbe liberarsi.

A volte, per dare una virata decisiva all'esistenza c'è bisogno di un evento forte, anche "traumatico", che ci spinga a riconsiderare seriamente le nostre azioni e scelte, così da prendere la decisione drastica di agire con maggiore responsabilità e intelligenza e non solo sulla base di ciò che ci piace e desideriamo.

Rebecca, al di là delle risate che suscita per il suo modo di essere pasticcione (alla Bridget Jones), è sensibile e insicura, ha una gran paura di valere poco, di non essere presa sul serio, di dover affrontare la verità sulle proprie incompetenze professionali, di essere insomma un fallimento vivente.

Ma in realtà ha solo bisogno di credere di più in sé stessa, di scoprire quali sono le sue capacità, conoscenze, aspirazioni e sfruttarle al meglio, facendo ciò che la gratifica realmente.

Un romanzo, dunque, che affronta in chiave comica le dinamiche della dipendenza da shopping compulsivo e il necessario percorso di Becky per rimettere ordine nella propria vita finanziaria e sentimentale.

Molto carino, pieno di umorismo, vivace e di una leggerezza acuta e brillante.
Consigliato a chi desidera una lettura d'evasione.

lunedì 12 gennaio 2026

Recensione: UNA DI FAMIGLIA di Freida McFadden

 


Millie è una giovane ex-detenuta che desidera ripartire da zero lasciandosi alle spalle i tanti sbagli commessi. Ma per farlo ha bisogno di un lavoro e quando la ricca signora Winchester sembra intenzionata ad assumerla come aiuto tuttofare, l'occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire.
Ma entrare in quella sfarzosa dimora potrebbe rivelarsi il più grande errore della sua vita...




UNA DI FAMIGLIA
di Freida McFadden



Newton Compton
trad. E.Motta
320 pp
Millie Calloway ha trascorso gli ultimi dieci anni della propria vita in carcere.
Adesso ne è fuori e sa di dover rigare dritto.
Per prima cosa, ha bisogno di un lavoro e, possibilmente, anche di una casa, perché vivere notte e giorno nella propria Nissan non è il massimo.

Consapevole di non poter offrire alcuna referenza, quando riesce ad ottenere un colloquio con la signora Nina Winchester, Millie vorrebbe quasi gridare al miracolo per la felicità.
Ma si limita a dare un'immagine di sé posata, affidabile, professionale e, mentre risponde alle domande della donna che potrebbe diventare la sua datrice di lavoro, Millie non può fare a meno di guardarsi intorno e provare un pizzico di invidia per la giovane signora seduta davanti a lei.

La lussuosa villa dei Winchester è lo scenario adatto per accogliere una famiglia felice: Andrew (Andy) Winchester è un affascinante e attraente uomo d'affari, sposato con la bionda ed elegante Nina, ed hanno una figlia di nove anni, Cecelia. 

Poter lavorare in una casa come quella, a servizio di certa gente raffinata, piena di soldi e appagata, sarebbe un sogno... che infatti diventa realtà in quanto, contro ogni previsione, Millie viene assunta come governante dei Winchester.

Quello che si era immaginata come il lavoro dei sogni si rivela da subito un impiego faticoso: polvere e cattivo odore invadono le stanze, e la padrona di casa è una donna annoiata e instabile, che sembra godere nel vederla faticare dalla mattina alla sera. 
Il suo umore è pericolosamente altalenante, è vittima di veri e propri attacchi isterici (che la spingono a gettare oggetti per aria, creando macelli che poi ovviamente è Millie a sistemare) e soprattutto è una gran bugiarda, che inventa frottole per incolpare la nuova governante di errori che in realtà non ha commesso.

A peggiorare la situazione ci si mette anche Cecilia: la bambina - che viene vestita come una bambolina, tutta pizzi e merletti - ha un profondo astio verso Millie, la tratta con sufficienza ed è fastidiosamente capricciosa.

Gli unici esseri umani che si salvano in questa gabbia di matti sono gli uomini: Andy, che è un padrone di casa gentile e simpatico, e il giardiniere Enzo.
Enzo è di origini italiane, non parla fluentemente l'inglese, è molto schivo e a tratti inquietante, ma è anche sexy da morire. 
Certo, sin dal primo momento in cui si è imbattuta in lui, l'uomo ha avuto con Millie un atteggiamento strano e inspiegabile, come se volesse metterla in guardia da qualche indefinito pericoloso riguardante i Winchester. Ma se non le spiega di che si tratta, Millie non sa che farsene dei suoi oscuri avvertimenti!

E poi, lei preferisce credere che sia tutto ok: è un impiego come un altro e, in fondo, nonostante le preoccupazioni e le paranoie imprevedibili di Nina, Millie in questa casa può fingere di essere un'altra persona e sentirsi al sicuro dalle ombre del passato che la tormentano. 

Eppure, col passare delle settimane, la sensazione di turbamento che ha sempre provato, dal primo momento in cui ha messo piede nella villa, si fa sempre più concreta, tanto più perché è costretta a convivere con l'assurda situazione concernente la camera in cui è stata confinata.
La sua camera, infatti, è su in soffitta, in uno stanzino dalle dimensioni ridotte, dall'aria soffocante, con un mobilio decisamente essenziale, un frigorifero con dentro tre bottigliette d'acqua e una finestrella bloccata, che non si può neppure aprire per far entrare un po' d'aria da fuori.
Ma cosa ancora più bislacca (e sinistra!) è che la serratura della porta si trova solo all'esterno, per cui...

"Se a qualcuno venisse la malaugurata idea di chiudermi qua dentro, potrebbe farlo tranquillamente. E c’è solo quella finestra minuscola che si affaccia sul retro della casa. Questa stanza potrebbe diventare una trappola mortale. Ma perché mai qualcuno dovrebbe rinchiudermi?"

Insomma, più di qualcosa non quadra in casa Winchester: non c'è giorno in cui Millie non percepisca che in quella famiglia sono tutti troppo bizzarri e la coppia è tutto fuorché felice come lei aveva creduto nei primi giorni.

Se Andy è il marito (e il datore di lavoro) ideale - disponibile, affettuoso, paziente... -, Nina è completamente fuori di testa e a confermarlo ci sono i pettegolezzi delle mamme delle compagne di Cecilia, che bisbigliano cose preoccupanti in merito alla salute mentale di Nina Winchester.

In che guaio si è cacciata? 
Nonostante i presagi siano sempre più cupi, Millie deve resistere, non ha altra scelta: questo lavoro, ad oggi, è la sua unica salvezza per avere una vita come tutti e dimostrare che può farcela. 

Fortunatamente, c'è Andy, presenza rassicurante che, man mano che il tempo passa, si dimostra sempre più gentile con lei, forse troppo...
E Millie - che non ha una relazione da prima che entrasse in prigione - ha una gran voglia di avere un uomo, di essere corteggiata e desiderata.
Ovviamente sa che è pericoloso nutrire sentimenti inopportuni per il proprio datore di lavoro, soprattutto perché ha avuto modo di appurare come Nina sia gelosissima e che noti con diffidenza anche il più piccolo gesto confidenziale tra il marito e la cameriera.

Eppure, a un certo punto, accade quello che Millie aveva, suo malgrado, cominciato a desiderare: Andy è insofferente nei confronti della moglie e quest'ultima sembra sempre più fuori controllo.

E se il loro matrimonio fosse ormai giunto al capolinea?
Per Millie potrebbero aprirsi magari delle eccitanti e inaspettate strade verso una vita finalmente diversa e più bella?


La narrazione è affidata a Millie per metà romanzo.
L'altra metà è il racconto che Nina Winchester fa della propria vita, a partire dal primo incontro con Andy, passando per il matrimonio e poi per il suo rapporto con lui.

Il lettore segue con curiosità crescente le vicende di Millie fino al punto in cui la ragazza si ritrova in una situazione che fa presagire come il pericolo sia dietro l'angolo, per poi passare a Nina e ritrovarsi in un incubo peggiore.

Non aggiungo altro, se non che è un domestic thriller che sa appassionare il lettore offrendogli due punti di vista di una storia che sembrava averne uno soltanto; i colpi di scena si susseguono numerosi, creando dinamiche e sorprese nella narrazione, tenendo col fiato sospeso il lettore, il quale viene messo dinanzi alla triste realtà che spesso dietro le belle facciate si nascondano le cose più torbide e paurose.

In quella casa e in quella maledetta soffitta si nascondono molti segreti e, se quelle mura potessero parlare, racconterebbero una brutta storia di malvagità e sadismo, umiliazioni e violenza fisica e psicologica.

È un romanzo dal taglio decisamente cinematografico e non per nulla è al cinema in questo periodo; mi sento di consigliarlo, io l'ho letto tutti d'un fiato perché l'autrice ha creato, di capitolo in capitolo, molte aspettative, interrogativi, voglia di vederci chiaro e di capire chi sia il vero mostro, il vero pericolo, in casa Winchester.

Consigliato.
Sarei curiosa di vedere il film.


venerdì 9 gennaio 2026

Recensione: L'ATTESA DELL'ALBA di Francesco Caringella


Caringella, in questo romanzo, affronta con estrema delicatezza e rispetto un tema sempre attuale e ostico: il diritto di una persona - che si trova in una condizione di vita percepito e vissuto come insostenibile - a decidere di morire e di essere aiutato a farlo. Giustizia e Legge sono messi al servizio di una storia toccante e struggente che chiama in causa il principio della sacralità della vita ma anche il diritto a rinunciarvi quando vengono meno i requisiti fondamentali per vivere in modo dignitoso.



L'ATTESA DELL'ALBA 
di Francesco Caringella



Mondadori
216 pp
"Qual era la cosa giusta da fare? Quale l’impulso da ascoltare? Doveva comportarsi da avvocato o da uomo? Coscienza e legge, il solito dilemma tra etica e diritto. Ma in quel caso, in quel particolarissimo caso, erano davvero cose così diverse? Quando si tratta del desiderio di morte di un sofferente, ci può essere una legge diversa dalla coscienza?"

Filippo Santini è un avvocato penalista che svolge tale professione al meglio delle proprie capacità, difendendo i clienti che si rivolgono a lui con convinzione, anche quando si ritrova a difendere una persona che non è propriamente "uno stinco di santo". 
Ciò che conta per lui è porsi dalla parte degli imputati, innocenti o colpevoli che siano: ognuno di essi è portatore di una storia unica e va difeso strenuamente, nel pieno rispetto di ciò che il Codice penale dice e consente, a prescindere dai buoni sentimenti e dal senso comune di ciò che è giusto o sbagliato.

L'austero e integerrimo padre, Giovanni, lo avrebbe voluto magistrato e non condivide che Filippo si accontenti di fare "l'avvocato dei poveri", espressione con cui etichetta il figlio perché questi a volte difende anche soggetti con evidenti problemi economici e che potrebbero non essere in grado di pagarlo.
Negli anni, Filippo - uomo intelligente, deciso, brillante - è diventato un avvocato bravo ma anche un po' cinico e disilluso... fino al giorno in cui alla porta del suo studio non bussa Sandra.

Sandra è una donna ancora giovane, è bella e raffinata.
Ed è sposata con Alberto, con cui ha una figlia ormai grande.
La donna si rivolge all'avvocato Santini con una richiesta che spiazza l'uomo in quanto è la prima volta che si trova davanti a un caso del genere: Alberto, ormai da cinque anni, è paralizzato dal collo in giù, dopo che è stato travolto da un pirata della strada, e desidera porre fine alla propria vita.

Da persona sportiva, attiva, dinamica, piena di vita qual era, attualmente Alberto vive confinato in un letto, dipendente dagli altri in tutto. 

Questa per Alberto non è vita. Si sente un peso per sé stesso e per gli altri e il suo unico desiderio è... morire, chiudere finalmente gli occhi a questa non-vita che rende infelice lui, la moglie e la figlia.
Vorrebbe che Sandra lo accompagnasse in questo ultimo tratto dell'esistenza, che lo aiutasse a morire dolcemente, a porre termine alla sofferenza fisica e psicologica che ormai lo accompagna notte e giorno da anni.

Sandra non è mai stata d'accordo con la richiesta di Alberto: lei ama suo marito ed ha accettato l'idea di stargli accanto, di prendersi cura di lui in ogni necessità e per tutto il tempo che sarà necessario.

Ma ultimamente l'uomo ha intensificato le proprie pressioni affinché Sandra acconsenta che gli sia praticato il suicidio assistito e lei, con il cuore in frantumi, si è rassegnata ad accontentarlo. 

Filippo resta spiazzato inizialmente: sa molto bene come questa caso sia altamente delicato e spinoso e la sua esperienza, il buon senso e il suo stesso padre gli gridano di non accettarlo, ma c'è una parte di lui che si sente ineluttabilmente attratta e dalla fragilità, mista a un'insospettabile forza interiore, di Sandra, e dai numerosi e difficilissimi interrogativi che la questione del "fine vita" gli impongono, come uomo e come avvocato.
Decidere se accettare o meno il delicatissimo compito di condurre Alberto verso la fine dei propri giorni non sarà semplice e Filippo, da professionista serio e diligente qual è, studierà a fondo cosa dice la Legge italiana su "fine vita", "eutanasia", "suicidio assistito", passando per casi dolorosamente noti (Eluana Englaro, Piergiorgio Welby, DJ Fabo), discutendo con amici che "masticano" la materia in oggetto, e con i giorni una voce sempre più prepotente, dentro di lui, lo indurrà presto a chiedersi se la vita sia un diritto o un dovere, e cosa siamo disposti a fare dopo aver risposto a quella domanda.

"Ma la giustizia può dare risposte a domande che interrogano l'uomo sul significato più recondito del suo essere?"


"L'attesa dell'alba" è un romanzo che, come ben comprendete, esplora un tema che inevitabilmente divide: quello del diritto alla vita e alla morte, della sofferenza e di come essa incida sulla qualità di vita di una persona che si trova in una condizione psico-fisica debilitante, degenerativa, in cui non vi sono margini di miglioramento.

Siamo quindi davanti ad un'opera dall'argomento centrale importantissimo, trattato con molta lucidità, chiarezza, empatia, coinvolgimento emotivo, competenza*, in cui il lettore si trova - assieme al protagonista - a valutare, soppesare, analizzare le argomentazioni di chi sostiene la sacralità della vita umana a prescindere da tutto (perché la vita è un dono di Dio e Lui solo può darla e/o toglierla) e quelle di chi pensa che una vita di dolore, di menomazione grave, sia un ergastolo al quale il malato ha il diritto di porre fine, se non riesce a sopportare tale condizione.

La narrazione è ricca di dialoghi e riflessioni di ordine etico, morale, religioso, filosofico, giuridico, medico, e mi è piaciuto molto il fatto che l'autore non dia risalto ad una posizione rispetto a un'altra, ma che sottoponga al lettore (che quindi è incoraggiato a maturare una propria opinione in merito) tutte le possibili posizioni, 
 arrivando a domandarsi se l'eutanasia sia, in definitiva, un atto di libertà o una sconfitta dell’umanità.

Leggendo, ci sembra di provare i medesimi, legittimi conflitti interiori di Filippo, forse per la prima volta al cospetto di un caso che mette alla prova la sua etica, la sua morale, il suo sistema di valori; ho apprezzato anche la sua evoluzione umana e professionale. 

Non posso che consigliarvi questo primo libro recensito nel 2026 perché merita: è stimolante, profondo, credibile, efficace e dettagliato sull'argomento in questione.




*Barese d’origine e romano d’adozione, ha indossato le divise di ufficiale della Marina militare e di commissario di polizia, poi la toga di magistrato penale, prima di diventare Consigliere di Stato e ora Presidente di Sezione del Consiglio di Stato. È giudice del Collegio di garanzia della giustizia sportiva e Presidente della Commissione di Garanzia dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.


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