Caringella, in questo romanzo, affronta con estrema delicatezza e rispetto un tema sempre attuale e ostico: il diritto di una persona - che si trova in una condizione di vita percepito e vissuto come insostenibile - a decidere di morire e di essere aiutato a farlo. Giustizia e Legge sono messi al servizio di una storia toccante e struggente che chiama in causa il principio della sacralità della vita ma anche il diritto a rinunciarvi quando vengono i requisiti fondamentali per vivere in modo dignitoso.
L'ATTESA DELL'ALBA di Francesco Caringella
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| Mondadori 216 pp |
"Qual era la cosa giusta da fare? Quale l’impulso da ascoltare? Doveva comportarsi da avvocato o da uomo? Coscienza e legge, il solito dilemma tra etica e diritto. Ma in quel caso, in quel particolarissimo caso, erano davvero cose così diverse? Quando si tratta del desiderio di morte di un sofferente, ci può essere una legge diversa dalla coscienza?"
Filippo Santini è un avvocato penalista che svolge tale professione al meglio delle proprie capacità, difendendo i clienti che si rivolgono a lui con convinzione, anche quando si ritrova a difendere una persona che non è propriamente "uno stinco di santo".
Ciò che conta per lui è porsi dalla parte degli imputati, innocenti o colpevoli che siano: ognuno di essi è portatore di una storia unica e va difeso strenuamente, nel pieno rispetto di ciò che il Codice penale dice e consente, a prescindere dai buoni sentimenti e dal senso comune di ciò che è giusto o sbagliato.
L'austero e integerrimo padre, Giovanni, lo avrebbe voluto magistrato e non condivide che Filippo si accontenti di fare "l'avvocato dei poveri", espressione con cui etichetta il figlio perché questi a volte difende anche soggetti con evidenti problemi economici e che potrebbero non essere in grado di pagarlo.
Negli anni, Filippo - uomo intelligente, deciso, brillante - è diventato un avvocato bravo ma anche un po' cinico e disilluso... fino al giorno in cui alla porta del suo studio non bussa Sandra.
Sandra è una donna ancora giovane, è bella e raffinata.
Ed è sposata con Alberto, con cui ha una figlia ormai grande.
La donna si rivolge all'avvocato Santini con una richiesta che spiazza l'uomo in quanto è la prima volta che si trova davanti a un caso del genere: Alberto, ormai da cinque anni, è paralizzato dal collo in giù, dopo che è stato travolto da un pirata della strada, e desidera porre fine alla propria vita.
Da persona sportiva, attiva, dinamica, piena di vita qual era, attualmente Alberto vive confinato in un letto, dipendente dagli altri in tutto.
Questa per Alberto non è vita. Si sente un peso per sé stesso e per gli altri e il suo unico desiderio è... morire, chiudere finalmente gli occhi a questa non-vita che rende infelice lui, la moglie e la figlia.
Vorrebbe che Sandra lo accompagnasse in questo ultimo tratto dell'esistenza, che lo aiutasse a morire dolcemente, a porre termine alla sofferenza fisica e psicologica che ormai lo accompagna notte e giorno da anni.
Sandra non è mai stata d'accordo con la richiesta di Alberto: lei ama suo marito ed ha accettato l'idea di stargli accanto, di prendersi cura di lui in ogni necessità e per tutto il tempo che sarà necessario.
Ma ultimamente l'uomo ha intensificato le proprie pressioni affinché Sandra acconsenta che gli sia praticato il suicidio assistito e lei, con il cuore in frantumi, si è rassegnata ad accontentarlo.
Filippo resta spiazzato inizialmente: sa molto bene come questa caso sia altamente delicato e spinoso e la sua esperienza, il buon senso e il suo stesso padre gli gridano di non accettarlo, ma c'è una parte di lui che si sente ineluttabilmente attratta e dalla fragilità, mista a un'insospettabile forza interiore, di Sandra, e dai numerosi e difficilissimi interrogativi che la questione del "fine vita" gli impongono, come uomo e come avvocato.
Decidere se accettare o meno il delicatissimo compito di condurre Alberto verso la fine dei propri giorni non sarà semplice e Filippo, da professionista serio e diligente qual è, studierà a fondo cosa dice la Legge italiana su "fine vita", "eutanasia", "suicidio assistito", passando per casi dolorosamente noti (Eluana Englaro, Piergiorgio Welby, DJ Fabo), discutendo con amici che "masticano" la materia in oggetto, e con i giorni una voce sempre più prepotente, dentro di lui, lo indurrà presto a chiedersi se la vita sia un diritto o un dovere, e cosa siamo disposti a fare dopo aver risposto a quella domanda.
"Ma la giustizia può dare risposte a domande che interrogano l'uomo sul significato più recondito del suo essere?"
Siamo quindi davanti ad un'opera dall'argomento centrale importantissimo, trattato con molta lucidità, chiarezza, empatia, coinvolgimento emotivo, competenza*, in cui il lettore si trova - assieme al protagonista - a valutare, soppesare, analizzare le argomentazioni di chi sostiene la sacralità della vita umana a prescindere da tutto (perché la vita è un dono di Dio e Lui solo può darla e/o toglierla) e quelle di chi pensa che una vita di dolore, di menomazione grave, sia un ergastolo al quale il malato ha il diritto di porre fine, se non riesce a sopportare tale condizione.
La narrazione è ricca di dialoghi e riflessioni di ordine etico, morale, religioso, filosofico, giuridico, medico, e mi è piaciuto molto il fatto che l'autore non dia risalto ad una posizione rispetto a un'altra, ma che sottoponga al lettore (che quindi è incoraggiato a maturare una propria opinione in merito) tutte le possibili posizioni, arrivando a domandarsi se l'eutanasia sia, in definitiva, un atto di libertà o una sconfitta dell’umanità.
Leggendo, ci sembra di provare i medesimi, legittimi conflitti interiori di Filippo, forse per la prima volta al cospetto di un caso che mette alla prova la sua etica, la sua morale, il suo sistema di valori; ho apprezzato anche la sua evoluzione umana e professionale.
La narrazione è ricca di dialoghi e riflessioni di ordine etico, morale, religioso, filosofico, giuridico, medico, e mi è piaciuto molto il fatto che l'autore non dia risalto ad una posizione rispetto a un'altra, ma che sottoponga al lettore (che quindi è incoraggiato a maturare una propria opinione in merito) tutte le possibili posizioni, arrivando a domandarsi se l'eutanasia sia, in definitiva, un atto di libertà o una sconfitta dell’umanità.
Leggendo, ci sembra di provare i medesimi, legittimi conflitti interiori di Filippo, forse per la prima volta al cospetto di un caso che mette alla prova la sua etica, la sua morale, il suo sistema di valori; ho apprezzato anche la sua evoluzione umana e professionale.
Non posso che consigliarvi questo primo libro recensito nel 2026 perché merita: è stimolante, profondo, credibile, efficace e dettagliato sull'argomento in questione.



