martedì 30 ottobre 2012

RECENSIONE “LA FORESTA DEGLI AMORI PERDUTI” di Carrie Ryan




La foresta degli amori perduti
Ed. Fanucci
Trad. di C. Genovesi
304 pp
16 euro
2011
QUI la trama
La foresta degli amori perduti  di Carrie Ryan è un romanzo in cui ci sono gli zombie.
Ecco, l’ho detto così lo sappiamo da subito, ok?
Beh, però se volete leggerlo, non v’aspettate un horror...
No no, si tratta di un fantasy molto semplice e, devo dire, alquanto scialbo.

Il romanzo inizia presentandoci la vita della giovane Mary, la quale vive in un villaggio di umani, guidato dalla saggia e indiscutibile Congregazione delle Sorelle, con a capo sorella Tabitha, che sorveglia e protegge gli abitanti del villaggio che, stando a ciò che lei stessa da sempre racconta, sono gli unici sopravvissuti del genere umano, in seguito ad un evento tragico che ha diviso il “mondo” in umani sani e Sconsacrati.
Gli sconsacrati sono “non morti”, sono ex esseri umani, ormai infettati da una non specificata infezione (originata da cosa non si sa) che ha coinvolto tutta la terra (o parte di essa...?); qualunque cosa sia successa, questi Sconsacrati sono esseri infetti, zombie, creature senz’anima, senza vita in loro stessi, che vivono (o meglio, vegetano) nella “Foresta degli amori perduti”.

Il villaggio in cui Mary vive al sicuro (?) è separato dalla temibile Foresta solo da una recinzione e sorvegliato dai Guardiani del villaggio, che devono dare l’allarme qualora ci fossero invasioni da parte degli Sconsacrati, i quali passano la loro pseudo-vita nei pressi del recinto, bramando mordere ed infettare i pochi umani sopravvissuti.
Mary è abituata a questo tipo di vita protetta, in cui le Sorelle controllano tutto, imponendo i principi della Sacra Scrittura e raccomandando di fare attenzione e di star lontani dal recinto, per evitare di essere infettati dagli zombie (termine che comunque non compare mai nel romanzo), perchè in questo caso si diventerà come loro e si finirà dritti dritti nella Foresta degli amori perduti (che, a dispetto del nome molto romantico e poetico, di bello non c'avrà davvero nulla, visto che ci vanno gli sfortunati).
E’ il destino della madre di Mary, che viene morsa da uno sconsacrato, probabilmente di proposito per poter ricongiungersi al marito, Sconsacrato anche lui.
Da quest’episodio la vita di Mary prenderà una piega tutt’altro che felice: anzitutto, verrà rifiutata dal fratello Jed (che la incolperà della sorte della madre) e sarà costretta ad entrare nella Congregazione delle Sorelle, che al suo interno è rigidamente organizzata.

Mary è una ragazza cresciuta con le storie raccontatele dalla madre: storie che ruotano attorno ad una parola che puntualmente tornerà ad ossessionare tanto Mary quanto il lettore: l’oceano.
Grazie alle storie raccontate da una madre sognatrice, Mary maturerà la convinzione che al di là della Foresta e del villaggio, c’è un altro mondo, ci sono altre persone, altre vite..., c’è l’oceano, che nella sua vastità è considerato il simbolo della libertà, di un futuro nuovo, di una speranza di vita diversa da quella opprimente del villaggio, da sempre funestata dall’ombra della morte, incarnata dagli Sconsacrati.

Ecco, il pensiero di arrivare all’oceano accompagnerà Mary lungo tutto il libro; qualunque cosa accada, qualunque persona le sia vicino, a lei importa andare oltre i cancelli della Foresta e vedere questo sconosciuto ma agognato oceano, perdersi nella sua immensità.
Accanto a Mary troveremo altri personaggi: Travis, il ragazzo di cui è innamorata, da lei desiderato fino all’inverosimile finché lui è legato ad un’altra (la migliore amica di Mary, Cass), per poi sentire l’affievolirsi dei propri sentimenti in nome della libertà (leggi: l’oceano), una volta avutolo tutto per sè.
C’è poi Harry, promesso sposo di Mary (fratello di Travis) e innamorato di lei; c’è Jed, il fratello maggiore di Mary, con cui poi si ritroverà quando nel villaggio accadrà l’evento da sempre temuto da tutti: l’invasione degli Sconsacrati.

zombie
Uhm, ok, mi fermo, non dico altro sulla trama, anche perchè non è che ci sia molto da dire ed argomentare: si tratta di una storia alquanto semplice e, mi tocca dirlo, costruita in modo altrettanto banale, sempliciotto.
Sempliciotte sono le situazioni presentate, anche lì dove l’Autrice avrebbe potuto caricare l’atmosfera di suspense: manca proprio quel quid che serve per rendere il ritmo incalzante, le scene movimentate, i dialoghi incisivi ed efficaci, i personaggi credibili..

Ero partita con entusiasmo, un po’ per il titolo (così evocativo...!) e un po’ per la trama presentata, ma son rimasta delusa.
I personaggi mancano di un vero spessore emotivo e psicologico, non ci sono elementi narrativi che facciano alzare la tensione emotiva durante la lettura; certo, la fantasia nell’immaginare con la propria mente le scene più attive (gli attacchi degli Sconsacrati, i pericoli da evitare, le fughe, i momenti di tenerezza...) può aiutare a dare un senso a ciò che si legge, ma per il resto il tutto risulta poco convincente.
Mary è oltremodo insopportabile, per la maggior parte della storia: infantile, capricciosa, ossessionata dal benedetto desiderio dell’oceano; invano l’Autrice cerca di affibbiarle una qualche vena “investigativa” e perspicace quando c’è da cercare una soluzione per scappare dagli Sconsacrati (sempre loro) e oltrepassare i cancelli, ma a mio avviso è un tentativo fallito.

Una cosa bisogna riconoscerle: la sua determinazione per arrivare al proprio obiettivo, a costo di perdere per strada affetti e legami.

Il romanzo si legge molto velocemente perchè il linguaggio è scorrevole, va avanti comunque in modo molto fluido, con la narrazione in prima persona e seguendo dunque il filo dei ragionamenti di Mary, grazie alla quale viviamo le stesse avventure dal suo punto di vista;  il mio livello di attenzione durante la lettura è associabile alla linea piatta di un elettrocardiogramma di uno Sconsacrato: picchi di vitalità ... non pervenuti!

Per quanto riguarda il titolo, c'è da dire che la scelta italiana risulta alquanto fuorviante; non solo non c'entra nulla con l'originale ("The forest of hands and teeth", quindi "La foresta delle mani e dei denti"), che probabilmente rende maggiormente l'idea della bruttezza e della pericolosità delle creature che popolano questa foresta, ma poi è proprio la questione dell'amore che secondo me crea aspettative di un certo tipo nel lettore, aspettative che A MIO MODESTO AVVISO (?), vengono poi disattese nel romanzo.
Diciamo pure che un titolo (in italiano) così carino e suggestivo, un nome così poetico: la “Foresta degli amori perduti”, usato per denominare la “dimora” di un gruppo sempre più folto di ex-viventi, assetati di sangue, risulta una scelta sprecata, oltre che non corrispondente a trama, contesto e personaggi.

Mica c’è bisogno che aggiunga che non mi ha entusiasmato e che non mi sento di consigliarlo? Soprattutto se consideriamo che è il primo di una serie, la cui traduzione e pubblicazione in Italia non mi pare stia proseguendo.

1 commento:

  1. Ciao!
    Oggi inauguriamo la lettura collettiva di "Il curioso caso di Benjamin
    Button", se ti va di partecipare sei la benvenuta ^_^

    http://locandalibri.blogspot.it/2012/10/leggiamo-insieme.html

    RispondiElimina

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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