lunedì 6 marzo 2017

Recensione: LA FELICITA' E' UN BATTITO D'ALI di Wendy Wallace (RC2017)



Una giovane donna, vittima della prepotenza di un marito egoista e interessato soltanto alle apparenze, si ritrova a combattere per la propria libertà tra le tristi mura di un istituto psichiatrico che promette di donare rifugio a chi è fragile ma in realtà è una vera e propria prigione. Da essa Anna, la protagonista, dovrà cercare di scappare prima che quella gabbia la spinga davvero alla follia.


LA FELICITA' E' UN BATTITO D'ALI
di Wendy Wallace



LA FELICITA' E' UN BATTITO D'ALI
Ed. Piemme
trad. G. Lonza
«Finché non riusciremo ad andarcene di qui, dovremo fare di tutto per trovare una via di fuga dentro noi stesse.»


Anna Newlove è una giovane donna, cresciuta in riva al mare, cullata dall’impeto delle onde e dall'odore forte della salsedine.
Dal carattere forte e vivace, è abituata a non farsi comandare da nessuno: è uno spirito libero e la sua missione, quella che sente nel suo cuore ormai da tempo e che le fa vibrare le corde dell'anima, è aiutare quanti vengono coinvolti da una tragedia in mare, avendo la sua famiglia subito un dramma simile.
Non solo, ma la mente e i sogni di Anna sono di sovente turbati da immagini e visioni di naufragi e in particolare di un bambino bisognoso del suo aiuto...

Spinta da un irrefrenabile slancio di generosità, Anna decide di partire da casa per prestare soccorso agli scampati da un naufragio, proprio perchè le è giunta voce che tra di loro c'è un bambino: non può restarsene a casa, comoda e tranquilla, deve correre a dae il proprio aiuto!

Ma Anna non ha fatto i conti con il marito, il severo e arcigno Vincent, con cui si è sposata da poco ed inrealtà lo conosce ancora meno; l'uomo è un vicario impegnatissimo nelle attività della propria parrocchia, e per lui la forma conta molto; e poichè Anna è andata via di casa per qualche giorno per dare il proprio contributo ai naufraghi senza dir nulla al marito, questi al ritorno della moglie si dimostra poco conmprensivo.

Infatti, al ritorno l’attende una punizione inesorabile: il marito la fa internare in un istituto psichiatrico, a Lake House, per donne della buona società, che vengono ricoverate in teoria per trascorrere un tempo "sufficiente" in un posto che dovrebbe essere utile a "ristabilirle" nello spirito, dando loro un periodo di serenità, per "ritrovare se stesse".

Questo "luogo di rifugio" è in realtà un vero e proprio manicomio in cui vengono rinchiuse quelle mogli/sorelle/figlie che, a motivo di condotte giudicate "disdicevoli" dai famigliari, devono assolutamente essere allontanate per evitare scandali.

Siamo nell'Ottocento e purtroppo negli istituti psichiatrici si fa ricordo a metodi tutt’altro che nobili per piegare le passioni, sedare gli animi inquieti, curare quell’isteria che secondo la medicina di allora è propria della natura femminile. Del resto, la stessa etimologia della parola "isteria" deriva da "utero" e sottolinea la presunta esclusiva pertinenza del sesso femminile (cosa ovviamente poi smentita).

Anna viene condotta in questo posto con l'inganno e lasciata lì, contro la propria volontà.
Lake House è guidato dal signor Abse Querios, interessato soltanto a mantenere aperto il proprio istituto e quindi a tenere più a lungo le povere pazienti per ricevere il pagamento delle rette, ma in lui non c'è alcuna comprensione, empatia, pietà per le ricoverate, nonostante egli sappia che la maggior parte di esse non sono matte.
Nell'istituo lavorano la signora Makepeace, una donna di ferro, impassibile e imperturbabile, che fa il suo lavoro con rigida professionalità, e la signora Lovely, che si prende cura di Anna, quando viene ricoverata, in modo personale e con dolcezza.
Col passare dei giorni, Anna si rende conto che suo marito non verrà a prenderla e che le sue sorelle non hanno idea di ciò che sta vivendo, il che vuol dire che deve cercare di sopravvivere e di trovare una soluzione, da sola, per uscire da quella gabbia.

La donna comprende ben presto che tra quella mura squallide, dove si decide della libertà di esseri umani, nulla è come sembra e c’è chi approfittacon meschinità del labile confine tra normalità e pazzia per nascondere fini che non hanno nulla a che vedere con la medicina. 

Tra tutti però spicca un dottore giovane e diverso dagli altri: Lucas St Clair, il quale sta portando avanti delle ricerche, sempre in ambito psichiatrico, volte a dimostrare che l'uso delle fotografie possa aiutare a fare una diagnosi più giusta circa la presenza o meno di una patologia psichiatrica in una persona.

Lucas e Anna sentono da subito di capirsi, e se Lucas avverte che c'è qualcosa di differente in quella donna dallo sguardo deciso che non sembra pazza (anche se di certo scossa e nervosa per essere stata rinchiusa), lei comincia a pensare che forse il giovane medico potrebbe aiutarla a scappare da quell'inferno, perchè vede in lui una certa sensibilità per le sofferenze delle pazienti, e non un semplice e freddo approccio medico...

Ma per superare l’alto muro di cinta che isola l’istituto da Londra, dalla vita e dalla libertà, Anna cercherà l’appoggio di un'altra giovanissima anima, affine alla sua, disposta ad ascoltare la sua voce, la sua verità: una ragazza che si nutre di poesia per placare il suo desiderio di avventura, cioè Catherine, la figlia adolescente del signor Abse.

Le giornate in istituto scorrono lente, noiose, sempre uguali e Anna, dopo i primi giorni, comincerà a conoscere alcune delle pazienti, comprendendo e conoscendo le loro storie di dolore, separazione, tradimenti da parte dei familiari.

Intanto Vincent, in canonica, fa il comodo suo, e per lui Anna è soltanto un fardello, un fastidio da mettere a tacere...

Proprio quando la possibilità di fuggire sembra avvicinarsi, qualcosa va storto per Anna, che si ritroverà presa sotto tiro da Abse e dalla signora Makepeace, che hanno ben compreso come la donna sia forte e desiderosa di libertà, ragion per cui va resa inoffensiva. Per farlo, Abse non esiterà a ricorrere a metodi terribili e senza alcuna pietà.

Cosiderazioni

Anna è una protagonista coraggiosa, intelligente, razionale, sensibile, e questa sua personalità risoluta sarà una benedizione per lei, perchè solo facendo appello a se stessa, alle proprie consapevolezze, alla propria identità, ella potrà non impazzire, restare lucida per poter dimostrare che non è pazza e che il suo desiderio di aiutare gli annegati non è folle, ma solo frutto della missione che lei ha deciso di portare avanti nella propria vita. Ammiriamo la sua forza d'animo, la generosità e fremiamo con lei al pensiero delle ingiustizie che l'attendono e dalle quali speriamo esca vincitrice.

Interessanti anche gli altri personaggi "positivi", come Catherine, una ragazza ribelle e insofferente alle regole e all'ambiente soffocante in cui vive a causa del lavoro paterno, e il dottor St Clair, che nei suoi studi è mosso da un sincero desiderio di poter migliorare le conoscenze sulla malattia mentale, per poter aiutare davvero chi è ammalato.

Odioso il marito di Anna, Vincent, un uomo gretto, fariseo, religioso solo all'esterno ("sepolcro imbiancato") ma privo di amore e misericordia; mi hanno colpita molto gli strumenti di tortura (non si possono neppure chiamare "terapie", metodi di cura) usati in questi istituti nei confronti di pazienti "difficili".

"La felicità è un battito d'ali" è un romanzo che si legge con molta scorrevolezza, ha uno stile essenziale, snello, comprendiamo sufficientemente la personalità di Anna, la sua voglia di essere una donna libera, che è poi anche il diritto di tutte quelle povere donne trattate come alienate dalla famiglia e dalla società soltanto perchè volevano essere felici, contro i pregiudizi e le regole imposte da altri, e che purtroppo hanno pagato lo scotto.
L'argomento della malattia mentale è tanto importante quanto delicato, e qui viene sì affrontato e, come accennavo, ci sono anche passaggi più "forti" (circa i tipi di terapie inumane che un tempo venivano effettuate) ma credo che il soggetto di fondo non sia tanto questo, quanto le diverse e dolorose condizioni in cui tante donne si sono ritrovate a causa dell'egoismo e dell'assenza di comprensione da parte delle famiglie, che preferivano internare "la pecora nera" di casa piuttosto che accettare un loro eventuale atteggiamento "anticonvenzionale".

Una bella lettura, anche il finale mi è piaciuto.


Obiettivo n.15 - Un libro che parla di follia

2 commenti:

  1. Ciao Angela, non conoscevo il romanzo e la tua recensione mi ha colpito molto per il tema trattato...

    RispondiElimina

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

Si è verificato un errore nel gadget

Adsense

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...