mercoledì 20 maggio 2015

Recensione film: "Mia madre" (di Nanni Moretti)



Era dai primi di marzo, più precisamente da NESSUNO SI SALVA DA SOLO, che non andavo al cinema; ma finalmente domenica "c'ho fatto un salto" - sempre con mio marito (una delle pochissime persone cui mi sento di propinare i miei gusti in materi di film, visto che con amici e parenti 'sta responsabilità di portarli al cinema a vedere cose che piacciono a me, non mi sento di prendermela ^_^) -  e la scelta è caduta su Mia madre, anche se ero tentata pure da Il racconto dei racconti di Garrone.

Come sempre  - anche se non lo scrivo ad ogni post sui film - lascio il mio parere consapevole di non essere un'esperta di cinema, ma una semplicissima spettatrice, che non si perde in paroloni e valutazioni complesse (che lascio volentieri a chi è più addentro di me nel mondo del cinema) ma si limita a condividere le proprie semplicissime impressioni.



Regia di Nanni Moretti

Con Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti, Beatrice Mancini, Stefano Abbati, Enrico Ianniello, Anna Bellato


Margherita (Margherita Buy) è una regista e sta girando un film dalle tematiche molto attuali, che ruotano attorno al problema della perdita del lavoro, dei licenziamenti in fabbrica; nel cast c'è, tra gli altri, Barry Huggins (John Turturro). un importante attore americano un po' strampalato, con una pronuncia dell'italiano buffa e che ha qualche problemino con la memorizzazione delle battute.

Margherita non è una donna felice e soddisfatta, e questa frustrazione la leggiamo nelle sue espressioni facciali, nel suo tono di voce, in ogni gesto, e soprattutto nelle sue relazioni con gli altri, che sia in famiglia o a lavoro.

Si è da poco lasciata con il compagno e, fatta eccezione per il lavoro - che non sembra darle molte soddisfazioni, ma che anzi la rende spesso nervosa con colleghi, attori, con i quali è davvero insopportabile - i suoi pensieri, ogni energia e tutte le preoccupazioni sono indirizzate verso la mamma Ada, gravemente ammalata.
Margherita non è sola a prendersene cura, c'è con lei il fratello Giovanni (Nanni Moretti), un tipo pacato, molto paziente, una presenza senza dubbio tranquillizzante per la sorella, che sembra non riuscire ad affrontare emotivamente le frustrazioni a lavoro, la sofferenza per la malattia della madre - le cui condizioni non sembrano poter migliorare -, i pensieri che le dà la figlia adolescente, Livia, per via della scuola.

La vita sembra passare accanto a Margherita, senza che lei riesca a viverla davvero; del resto, anche su lavoro, la regista dice ai suoi attori di non immedesimarsi troppo nella propria parte, di non confondersi e annullarsi in essa, ma di "restare accanto" al personaggio, in modo che l'attore non scompaia ma "si veda".
Forse Margherita avrebbe bisogno di fermarsi ad esaminare la propria vita, le scelte fatte, quei comportamenti che finora l'hanno allontanata da chi le era vicina, rendendola antipatica e rompi****, come mamma, come sorella, come regista e chissà, forse pure come figlia.

Ma magari proprio il dolore per la mamma morente e il terrore di perderla, potranno aiutarla a riflettere su stessa...

Mia madre è bello e arriva alla sensibilità di chi lo guarda perchè vero, in quanto punta tutto sulle relazioni umane, sul rapporto madre-figlia e anche fratello-sorella, sulla sofferenza e i problemi che possono caratterizzare tali rapporti, sull'incapacità/difficoltà di saperli gestire in modo sereno, soprattutto quando si vivono tempeste interiori, come è nel caso della protagonista.
Del resto, per come la vedo io, la Buy è particolarmente brava nei ruoli che la vedono triste, abbattuta (a me piace molto, come attrice, non lo dico come una critica negativa, e per carità, di certo sa interpretare anche ruoli allegri eh) e tormentata, e questo modo di essere viene in qualche modo compensato da Giovanni (N.Moretti), che è sempre così calmo, razionale (e non perchè non abbia problemi personali), una sorta di "porto sicuro" per la sorella, verso la quale è molto comprensivo.

Turturro, nel ruolo dello strambo Barry, è stato sensazionale, regalando momenti comici, che però non sono buttati lì tanto per ridere, ma nascondono comunque quel lato "drammatico" e riflessivo che è proprio del film, della storia raccontata e dei personaggi che la popolano.

Il personaggio di Ada (G. Lazzarini) suscita dolcezza  e tenerezza, per le fragilità dovute ai suoi problemi di salute, ma anche per quella forza e saggezza che emana, perchè una mamma è tale e resta un pilastro per i figli (e non solo) nonostante i brutti momenti che può attraversare a causa della malattia.

Figli lo siamo tutti, a qualsiasi età, e non si è mai pronti, preparati, mai troppo "grandi" per accettare l'idea di diventare orfani (e non soltanto per la morte del genitore, perchè credo che ci si possa sentire tali anche se un genitore è vivo ma, ad es., non è più lucido, non riconosce più i propri cari ecc...) e questo film mi è piaciuto perchè Nanni Moretti ha affrontato un soggetto di per sè così "normale", che appartiene a ciascuno di noi, alla quotidianità (di tanti), e l'ha fatto con molta sensibilità.

Un film da vedere e... w il cinema italiano!

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2 commenti:

  1. Che bello questo film! Mi piacerebbe vederlo e anche "Il racconto dei racconti": sono i film di cui tutti parlano e, a quanto pare, sono entrambi interessanti e coinvolgenti :)

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    1. già, e aggiungo l'ultimo di Sorrentino, Youth, che a Canne pare essere stato apprezzato molto

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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