giovedì 14 maggio 2015

Recensione film: "Cake" (Daniel Banz)


Stamane ho visto, su consiglio di una cara amica amante ed esperta di cinema, un film drammatico e intenso.

Cake è un film del 2014 diretto da Daniel Barnz, con Jennifer Aniston, Adriana Barraza, Anna Kendrick, Sam Worthington, Felicity Huffman, Mamie Gummer, William H. Macy, Britt Robertson...





Claire Simmons (Jennifer Aniston) è una donna sola, che trascina le sue giornate nel dolore.
A testimoniarlo sono le cicatrici che le ricoprono il corpo, il modo di camminare affaticato, e poi il suo viso, sempre teso e contratto, proprio di chi sta vivendo e sopportando dolori fisici lancinanti.
Ma non sono soltanto (e principalmente) i dolori del corpo a farla soffrire: le ferite più profonde sono quelle dell'anima, del cuore, che faticano a guarire e per le quali non ci sono farmaci ed alcool che possano annullarne per qualche momento le sofferenze.

Claire vive nella sua grande casa con la governante Silvana, dolce, comprensiva, materna verso questa donna che, a causa del dolore fisico ed emotivo nel quale è piombata, ha allontanato dalla propria vita le persone importanti e quanti, a modo loro, cercano di aiutarla.
Apprendiamo da subito che Claire è sposata, ma il marito non vive più con lei; il film inizia con Claire seduta in cerchio con altre donne, in un gruppo di sostegno psicologico, dove si cerca di elaborare ed affrontare il proprio dolore.
A turbare il gruppo interviene la morte di una delle donne, la giovane Nina Collins, che si è tolta la vita, gettando nello sconforto il marito, il bel Roy (Sam Worthington), rimasto solo a crescere il piccolo Casey.
Ma la partecipazione alle conversazioni di gruppo non sembrano aiutare Claire, che maschera la propria solitudine celandosi dietro un muro di scontrosità, cinismo, antipatia, che non rendono piacevole la sua compagnia.
Ma il modo di fare di questa donna non è altro che il meccanismo che lei attua per difendersi da qualcosa che non riesce a superare.
Il pensiero di Nina che si è suicidata sembra scuoterla e risveglia il suo interesse, tanto da avvicinarla a Roy, che sembra apprezzare la sua compagnia. 

Nel corso del film comprendiamo il perchè dei dolori forti che tormentano Claire, che l'hanno resa sola, dura, infelice, ma che non hanno spento del tutto quella piccola voglia di vivere che da qualche parte aspetta di essere alimentata.
Certo, il pensiero di imitare Nina nel gesto estremo, con la speranza di mettere fine ai propri tormenti, attraversa anche Claire, che però deve solo attendere che arrivi il momento giusto per smettere di restare distesa, limitandosi a guardare il cielo mentre il mondo va avanti attorno a lei e senza di lei, e decidersi a mettersi seduta e in piedi, prendendo in mano la propria vita, la quale, forse, anche per lei, ha in serbo quella salvezza di cui ha bisogno.

Cake è un film che procede molto lentamente, non riserva colpi di scena, non si caratterizza per momenti o scene movimentati, che fanno palpitare il cuore.
L'emozione che ne scaturisce è ascrivibile quasi unicamente all'empatia nei confronti della protagonista e del suo immenso dolore; credo che la Aniston sia stata davvero brava ed "efficace", perchè tutta la sofferenza che impera nella vita di Claire è presente ed evidente nelle smorfie del viso, nell'andatura, nel tono di voce per lo più dimesso, nell'amarezza che traspare dalle sue parole.
E' un bel film, a mio avviso, che esplora la dimensione del dolore e di come spesso esso fagociti la vita delle persone, portandole a rinchiudersi in se stesse, soccombendogli, incapaci di combatterlo e di "rinascere".
Ma allo stesso tempo, non ci lascia impantanati nella sofferenza ma dà la sua piccola dose di speranza, e anche se non lo fa in modo eclatante, pure ci offre uno spiraglio di luce, lasciandoci comprendere quale decisione ha preso Claire per se stessa e per la propria esistenza.

Ripeto, il ritmo è lento e ci sono molte scene statiche, in cui l'attenzione si ferma tanto sulle espressioni di dolore di Claire e l'attenzione rischia di calare, anche perchè lei potrebbe non risultare particolarmente amabile.
A me è piaciuto abbastanza in quanto di solito prediligo molto questi film "intimi", in cui si dà spazio alla psicologia e alle emozioni dei personaggi; certo, Cake lo fa pure troppo, perchè di per sè non accade nulla di particolare e il film scorre mentre tu speri che accada qualcosa per cui la protagonista si scuota e torni a vivere.

Lo consiglio a chi ama le storie drammatiche ma che non sfociano nel melenso.


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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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