domenica 29 dicembre 2019

Recensione: CESSATE OGNI COMUNICAZIONE di Anton Solarino



Un’opera postuma, il resoconto autobiografico da parte di chi la guerra "l'ha fatta", l'ha vista coi propri occhi, e a un certo punto ha deciso di parlarne mettendoli su carta, analizzando quegli anni (1940-'45) con la lucidità e il necessario distacco dovuti al tempo passato, riconoscendone incongruenze e follia.


CESSATE OGNI COMUNICAZIONE
di Anton Solarino



Armando Editore
240 pp
L'autore è solo un ragazzo quando, in qualità di Radiotelegrafista, si ritrova a partecipare al secondo conflitto mondiale, assumendo anche incarichi di grande responsabilità, svolti a contatto delle più alte Autorità Militari.

Il racconto di Solarino è autobiografico, egli ci parla della "sua" guerra, l'esperienza da lui fatta in prima persona di questo evento dalla portata immensa, e che per lui è iniziata quando aveva soltanto 18 anni.
Ci racconta degli addestramenti militari, i rapporti con i compagni e i superiori, e quindi l'arrivo in Albania, poi in Grecia...; leggiamo le condizioni di disagio affrontate, a motivo della scarsità di cibo, di indumenti (inadatti alle condizioni climatiche), il rapporto con la popolazione locale.
Non mancano pagine più "leggere", in particolare quelle in cui l'autore ci racconta dei flirt avuti con diverse donne, relazioni amorose più o meno fugaci, che hanno allietato le notti del giovane militare lontano da casa.

Il compito suo e dei compagni era quello di ricevere dal Comando Supremo di Roma (per trasmetterle ai Comandi di zona delle forze aeree e navali Italo-tedesche che stazionavano nelle basi della Grecia) tutte le notizie riguardanti movimenti di convogli e di navi da guerra Inglesi, affinché le forze Britanniche combattenti in Egitto non ricevessero rifornimenti di alcun genere.

Dell'articolata e dettagliata narrazione di Solarino colpiscono diversi aspetti: ad es., le durissime condizioni vissute da questi uomini che "per garantire il perfetto funzionamento di ogni singola parte dell’impianto Radio (...) hanno sofferto il freddo, la fame, le fatiche più inumane, affinché i collegamenti, potessero essere garantiti in qualunque situazione".

L'autore non nasconde il genuino entusiasmo iniziale col quale ha aderito alla guerra voluta da Mussolini ed è palese la sincera ammirazione per quanti, come lui, hanno dato il proprio contributo per questa "causa" che avrebbe dovuto - nei sogni del duce e di chi ha "creduto" in lui - dare lustro all'Italia.
Solarino insiste molto su un concetto che però vacilla un po', a mio avviso, e ha le sue grosse fragilità: secondo lui, l'esercito italiano era tutt'altro che impreparato ad affrontare gli sforzi bellici accanto alla Germania, ed è giusto tentare di sfatare la leggenda della "nostra impreparazione” e della inadeguatezza degli armamenti militari italiani; gli Specialisti godevano di una preparazione accuratissima sulle apparecchiature più moderne ed efficienti, la Marina Militare era in quel momento tra le più forti in assoluto.

Ma evidentemente, qualcosa via via dev'essere cambiato, e drasticamente direi, nelle file dei nostri militari, soprattutto a livello organizzativo, visto che tutta questa preparazione o è venuta decisamente meno... o in realtà non c'era proprio (non più di tanto, almeno):

"Noi, cresciuti all’ombra del Fascismo, partiti per quella guerra carichi di entusiasmo, convinti di andare incontro ad un avvenire radioso per la nostra Patria, così come ci era stato promesso. Noi, che in buona fede cercavamo tutte le giustificazioni per la totale disorganizzazione che incombeva su quell’operazione che avrebbe dovuto essere rapida e decisa e si stava rivelando invece macchinosa e dilettantesca."

Emerge quindi, tra queste pagine, il quadro di un’Italia sballottata e confusa che invia i suoi uomini a combattere spesso privi di mezzi e preparazione tecnica e bellica.

Col trascorrere di settimane, mesi e anni, lo stesso Solarino ha dovuto ammettere che la propria visione "romantica" di una guerra combattuta solo ed unicamente sui campi di battaglia e tra eserciti contrapposti, cozzava contro la realtà: a soffrire erano (e sono) sempre e comunque i civili, la gente comune.
La guerra è guerra, ed è spietata, senza onore.

“Il nostro non aveva l’aspetto di un esercito vittorioso in marcia nel territorio conquistato, ma era una massa informe di uomini stanchi, laceri e affamati”.

Altro che esercito conquistatore! Piuttosto una massa informe di uomini che fuggivano disordinatamente davanti all’incalzare del nemico.

Cosa resta di questa guerra, giunti alla fine di essa?

"Centinaia di migliaia di morti e di invalidi, il Paese semidistrutto, distrutti, l’orgoglio Nazionale e il rispetto di noi stessi."

Cessate ogni comunicazione è un diario di guerra, una guerra vista e vissuta dal di dentro, dietro le quinte, a stretto contatto con coloro che la costruirono giorno dopo giorno, "operando in modo che certi avvenimenti si verificassero mentre altri no; pilotando gli uomini e gli eventi a condursi in una certa maniera, che alla fine, non poteva che dare certi risultati."
L'obiettivo di Anton Solarino è quello di raccontare "quei fatti" come li ha vissuti, per rendere un omaggio, sia pure tardivo, alla memoria di tutti quei morti di cui si sarebbe potuto fare a meno, di coloro che immolarono la propria giovinezza fiduciosi e sereni per ideali che non hanno portato a nulla di buono, anzi.

Sebbene io non ami particolarmente i racconti di guerra, la lettura di questo libro si è rivelata sufficientemente interessante perché giunge a noi attraverso un punto di vista interno, personale: è una testimonianza profondamente umana, che ci permette di riscoprire la bellezza della condivisione delle esperienze vissute e il piacere di essere vivi.


sabato 28 dicembre 2019

Libri da leggere nel 2019: obiettivi rispettati... e non!






A differenza dell'anno precedente, a gennaio 2019 mi ero ripromessa di non stendere liste (interminabili!) di libri che desidero leggere da tempo immemore, per non scontrami - a fine anno - con la triste consapevolezza di non aver ottemperato agli obiettivi che mi ero prefissata  .

Come al solito quando si parla di libri, però, non ho mantenuto fede al 100% a questo proponimento, e ho ceduto comunque, nel corso dei mesi, alla tentazione di segnarmi qualche autore da recuperare assolutamente .

Alcuni effettivamente li ho letti, altri... me tapina!, no. 

Rimandati al 2020?
Mah, me lo auguro!  


Tra gli autori per i quali è avvenuto il mio desiderato battesimo letterario, ci sono:




KENT HARUF
WILKIE COLLINS


MAURIZIO DEL GIOVANNI
ANTONIO MANZINI

ESHKOL NEVO


Gli scrittori che, al contrario, "non ho fatto in tempo" () a leggere, sono stati: Gianrico Carofiglio, John Irving, Ian Manook, Valentina D'Urbano, Alessia Gazzola, Marco Mavaldi, Giampaolo Simi, Nick Hornby, Philippa Gregory ... E ALTRI CHE FORTUNATAMENTE IN QUESTO MOMENTO MI SFUGGONO .


E poi ci sono gli autori che ho già letto e che mi ero ripromessa di approfondire, tipo Elena Ferrante, di cui devo leggere STORIA DEL NUOVO COGNOME (ce la farò prima della seconda stagione della serie tv??? ), Stephen King (ero attratta da Elevation, Doctor Sleep...), Margaret Atwood, con I TESTAMENTI: devo continuare anche la serie de "Le Sette Sorelle" di Lucinda Riley prima che si accumulino i libri che la compongono, chè poi mi secca recuperarne troppi...; e mi ero ripromessa di riavvicinarmi ad autori che mi sono piaciuti molto in passato, come De Cataldo, De Giovanni e Antonio Lanzetta 

Ok, non mi è andata malaccio, dai, ma si può sempre fare di meglio .

Per adesso, continuo a leggere ciò che ho sotto mano , per le TBR... c'è tempo  



ANCHE VOI AVEVATE UNA LISTA DI LIBRI 
CHE DESIDERAVATE LEGGERE NEL 2019?

CI SIETE RIUSCITI? 

venerdì 27 dicembre 2019

Recensione: IL LINGUAGGIO DELL'ANIMA di Mattia Cattaneo



"Il linguaggio dell'Anima" è una raccolta di poesie di Mattia Cattaneo, il quale in queste pagine esterna ciò che è dentro l'essere umano, dando voce a pensieri, sentimenti, percezioni, emozioni, e condividendoli con il lettore, che ha modo, quindi, di ritrovarsi in questo linguaggio speciale, che è quello del cuore.

Ciascuno di noi ha tutto un mondo dentro, sicuramente ricco e profondo, ma non tutti lo esprimiamo nel medesimo modo; non solo, ma non tutti sanno "convertirlo" in versi che fanno vibrare le corde dell'anima.

L'anima è, infatti, uno scrigno magnifico, che di sovente custodiamo gelosamente per noi, e l'Autore possiede la mirabile capacità di usare la parola poetica, ricca di metafore e suggestioni, quale splendido ed efficace mezzo attraverso cui esprimere, con sensibilità e delicatezza, stati d'animo, momenti vissuti nel passato, ricordi legati a persone, profumi, ambienti. 


Primosegno Edizioni
72 pp
10 euro
"Il cuore ha tremato,
ma non ti sei fermato.
Questa è la vita:
poche parole,
giuste azioni."


La solitudine, la tenerezza, l'amore - fonte di gioie, ristoro, come anche di pensieri nostalgici -, le tante inquietudini che turbano il cuore, lo sguardo rivolto verso l'infinito, verso la natura (così generosa nell'ispirare impressioni, associazioni di idee, nello stimolare la memoria), il valore dei ricordi, ora struggenti ora malinconici, ma sempre e comunque preziosi in quanto indispensabili per dare colore e valore alla nostra storia personale.

Leggo molto volentieri le raccolte poetiche e sono sempre pronta a lasciarmi trasportare e coinvolgere emotivamente dalle liriche contenute in esse quando sento che chi scrive riesce non solo a rivelare e condividere la propria interiorità attraverso il linguaggio poetico, ma ancor più a mettere il lettore sensibile in condizione di rispecchiarsi in quei versi, toccando con mano emozioni e sensazioni, sentire che appartengono anche un po' a lui, e in essi ritrovare frammenti di sè, del proprio mondo.

Non posso che consigliare, a quanti amano in particolare il genere, questa raccolta molto bella e corredata da immagini che arricchiscono le poesie presenti in essa. 

giovedì 26 dicembre 2019

Recensione: ARIANNA ZETA - The Angels of Assassination di Flavia Zanirato



Una raccolta di racconti avente come protagonista una giovane donna che, dietro l'aspetto angelico e una professione "normale", nasconde una doppia vita, dai contorni decisamente "noir": è un angelo, sì..., ma della morte.

ARIANNA ZETA - The Angels of Assassination 
di Flavia Zanirato



Cartabianca publishing
136 pp
12 euro (cart.)
5.99 euro (ebook)
Novembre 2019
Anna Vailati lavora per una piccola compagnia aerea, l’Esperia Air Lines, come assistente di volo: professionale, efficiente, sempre gentile con colleghi e passeggeri..., ma in realtà ha un inquietante segreto, che tale deve restare: il suo nome è Arianna Zeta e fa parte dell'associazione The Angels of Assassination, gli “angeli assassini”, costituita per difendere gli oppressi eliminando i loro aguzzini, individui senza scrupoli, egoisti, che pensano unicamente ai propri interessi senza preoccuparsi se schiacciano i diritti altrui - politici, finanzieri, bancarottieri, affaristi, fidanzati maneschi, uomini che sfruttano le donne.

Questi sono i bersagli di Arianna e dei suoi colleghi, pronti ad operare senza esitazioni, armati di tutti punto, agili e scattanti, bravi nel rendersi invisibili e nel dileguarsi nel buio o tra la folla perché nessuno scopra mai la loro identità o le loro "missioni letali".

La spregiudicata killer è una donna decisa, coraggiosa, sa essere spietata e cinica e non potrebbe essere diversamente perché per far fuori qualcuno ci vuole sangue freddo e polso fermo; sa come muoversi in qualsiasi contesto, svolge ogni operazione con lucidità, freddezza, calcolando in modo minuzioso ogni dettaglio, ogni possibile ostacolo, prevedendo "piani di riserva" nel caso quello principale dovesse fallire per qualche imprevisto.

"La verità è che ho un aspetto angelico ma dentro di me arde un fuoco inestinguibile, il quale brucia ogni cosa. Nelle mie vene scorre la lava".

Anna-Arianna sa quel che fa e soprattutto perché lo fa, e questo la spinge a portare avanti ogni compito senza reticenze, anche se questo vuol dire non avere una vita normale, non poter vivere nella propria città natale, fare attenzione alle amicizie da coltivare, ai luoghi da frequentare; è disposta a girare in lungo e in largo - del resto, già lo fa in quanto hostess -, dal quartiere romano dell’EUR a Sanremo, da una splendida isola della Sardegna alla provincia veneta, da una cena aziendale in una villa fuori Mantova alla campagna intorno al Circeo.

Dovunque ci sia l'esigenza, Arianna Zeta e gli altri “angeli” della sua associazione segreta affrontano mascalzoni e arrivisti di vario genere, vendicano torti, eliminano ingiustizie, chiaramente a modo loro, come dei moderni Charlotte Corday, la rivoluzionaria francese che uccise Marat, affermando di “aver ucciso un uomo per salvarne centomila”.

Lo sfondo di questi dodici racconti è il mondo delle compagnie aeree italiane, che l'Autrice conosce bene e personalmente; immagina così una collega esasperata dai piccoli e grandi soprusi di cui è testimone, che sia ad "alta quota" o nella vita di tutti i giorni e come questo la stessa spinga a trovarsi una professione parallela: la killer professionista, appunto, una donna  bella e dal fascino letale, una giustiziera che agisce nel segreto, con grazia felina e un sorriso beffardo a incurvarle le labbra.

L'ultimo racconto - il 13esimo - non si allontana dall'ambito dell'aviazione e, pur non essendo sanguinario, è comunque misterioso, perché è una storia di strani ed inquietanti presagi, che sembra vera e forse lo è, chissà…

"Arianna Zeta" è un noir il cui fil rouge sta non soltanto nello sfondo costante dei voli aerei ma ancor più nella sua protagonista audace e "tosta", ironica quando serve, riservata ma al contempo sopra le righe e spesso esagerata in ciò che fa, affascinante nella sua coerenza omicida, circondata da colleghi con le sue stesse qualità, abituati ad agire col favore delle tenebre della notte e a sporcarsi le mani di rosso per il sangue versato. 
Una donna che si fa amare o detestare, senza mezze misure.

Una lettura intrigante e godibile, che si lascia apprezzare  per la scorrevolezza e la prosa fluida, i continui "cambi di scena", il ritmo vivace, che la rendono adatta tanto a chi già ama il genere quanto a chi solitamente ne è "a digiuno".

lunedì 23 dicembre 2019

Un racconto per Natale: "Daniel e l’Angelo" di Jill Barnett



Cari lettori, vi segnalo l'uscita di tutti e tre i racconti a tema natalizio di Jill Barnett; la sinossi appartiene al primo racconto:



- Daniel e L'Angelo (Natale in Città #1) tradotto da Marianna N.
- L'eroe di Eleanor (Natale in Città #2) tradotto da Isabella Nanni
- Penny portafortuna (Natale in Città #3) tradotto da Isabella Nanni


Daniel e l’Angelo
di Jill Barnett

Editore: Babelcube Inc.
Traduttore: Marianna N.
Prezzo: 2,58 euro
Store dove l’ebook è in vendita: 
Amazon, Kobo, IBS, LaFeltrinelli.it, GooglePlay


Sinossi

Un Angelo caduto viene inviato sulla terra per insegnare il significato del Natale. 
Quando il ricco finanziere D.L. Stewart trova una donna ferita nella neve di fronte alla sua residenza di New York, non ha idea che la bella Lillian, in realtà sia un angelo caduto pasticcione e dal cuore enorme, mandato dal Paradiso per insegnargli cosa sia davvero il Natale. 
È proprio il lavoro giusto per lei. D.L. ha un’anima ferita e cinica, un uomo freddo che crede di poter comprare tutto e tutti. Ma presto Lillian trasforma la vita tranquilla e solitaria dell’uomo in un vero caos e il Natale in città diventerà un Natale nel cuore.

Biografia autrice
JILL BARNETT incanta i lettori con il suo mix di storie originali fatte di amore e risate. Publishers Weekly ha dato al suo libro, Il cavaliere dei miei sogni (I Romanzi Mondadori), un’opinione stellare, definendolo “esilarante... I suoi personaggi sono gioiosi e freschi, il suo stile è piacevole da leggere, come un raggio di sole estivo.” Detroit Free Press al libro Joy la strega (I Romanzi Mondadori), uno dei migliori libri dell’anno, hanno dichiarato, “La Barnett ha uno stile fantastico perché con una battuta riesce a dare vita a una storia d’amore.” Tutti gli altri suoi libri hanno avuto il plauso della critica e da allora sono apparsi nelle classifiche dei bestseller del New York Times, USA Today, Publishers’ Weekly, il Washington Post, Barnes and Noble e Waldenbooks, che ha assegnato a Jill il premio National Waldenbooks. Ne sono state stampate 7 milioni di copie e le sue opere sono state pubblicate in 21 lingue. Jill vive con la sua famiglia nel Nord-Ovest del Pacifico.

sabato 21 dicembre 2019

Recensione: OSSIGENO di Sacha Naspini



Liberi: lo siamo davvero?
Essere privati della propria libertà fisica da qualcuno che crudelmente decide di rinchiuderti in una prigione da cui difficilmente potrai uscire, è terribile; eppure non è l'unica prigione nella quale possiamo essere segregati: ce ne sono di emotive, mentali, che si creano in seguito a meccanismi perversi messi in moto a volte da altri, altre da noi stessi.
E allora la domanda che continua a risuonare è questa: chi ha rinchiuso chi?



OSSIGENO
di Sacha Naspini



Edizioni E/O
224 pp
16 €
2018

"Il punto non è che mio padre è mio padre.
Il punto è che sono suo figlio."


Luca ha ventisei anni, è orfano di madre e vive con suo padre, il professor Carlo Maria Balestri, stimato antropologo, uomo sobrio, educato, dai modi gentili, poco propenso a litigare, pure con quel figlio che spesso e volentieri gli mette il muso e innalza irritanti silenzi, che il padre puntualmente rompe di propria iniziativa.
La sera del 6 ottobre 2013 i due stanno cenando quando in casa irrompono i Carabinieri, che portano via Carlo.
Le accuse sono gravissime: il professore Balestri è accusato di essere un rapitore di bambine; ad inchiodarlo è la testimonianza dell'unica sopravvissuta ai suoi crimini: Laura, rapita in una calda giornata d'agosto del 1999, a soli otto anni. 
Quando viene ritrovata, quattordici anni dopo, è una giovane di ventidue anni.

L'incubo della povera vittima pare essersi finalmente concluso...
Chiusa in un container per quasi tre lustri, è diventata una donna tra le fredde mura di una scatola di ferro e adesso è finalmente libera, può tornare alla sua vita, alla sua famiglia. Può tornare a vivere.

Ma è davvero così? 
Lasciarsi alle spalle quel pezzo (non piccolo) di vita, spesa in cattività (una catena le era stata messa al collo perché non potesse in alcun modo fuggire) per mano di un uomo che ha deciso di tenerla rinchiusa in una "gabbia"per ragioni oscure e perverse, è tutt'altro che semplice.
E poi..., tornare a quale vita? Cosa è cambiato nel corso di tutti questi anni? Come rapportarsi a una madre che ormai le è divenuta estranea?
Riuscirà mai Laura ad uscire definitivamente da quella maledetta gabbia di ferro che è stata la sua "casa" per tanto tempo?

L'autore ci racconta sia gli anni precedenti il rapimento - la Laura bambina, la sua vita famigliare, l'amichetta del cuore Martina - sia quelli vissuti nel container.
Come si comportava con lei il professor Balestri? Le ha mai usato violenza? Ha provveduto adeguatamente quanto meno ai suoi bisogni fisici e materiali?

La vicenda di Laura è davvero singolare, in quanto il suo rapimento è connotato da elementi diversi da quelli, tragici e terribili, che il più delle volte leggiamo/udiamo dalle testimonianze dei sopravvissuti a sequestri lunghi anni e anni.

Non voglio dirvi troppo in quanto preferisco lasciarvi la curiosità di scoprire da soli che tipo di esperienza - per quanto assolutamente terribile - Naspini abbia deciso di lasciar vivere alla propria protagonista; aggiungo solo che, benché il papà di Luca sia senza dubbio un mostro, il Male incarnato, per ciò che ha fatto a delle anime innocenti, una cosa emerge con chiarezza circa il suo modus operandi: non ha mai alzato un dito su Laura, nessuna violenza fisica o sessuale; anzi, in quattordici anni... non le ha mai rivolto la parola.
Una solitudine estrema, mista alla paura di un destino sconosciuto e soggetto alle bizze e alle intenzioni di un folle, il quale - inspiegabilmente? - ha portato anche lì, tra le quattro gelide mura del container, il suo essere uno studioso affermato, un uomo di cultura.

Il punto di vista di Laura si allarga e la vediamo anche dopo la liberazione: Laura torna a casa, da sua madre (il padre è morto e la donna ha un nuovo compagno), ha pure un fidanzatino; sorride, passeggia tanto e da sola, con un quaderno in mano su cui appunta costantemente qualcosa di importante, col cellulare sempre pronto, scatta foto a ciò che la circonda, che siano persone o oggetti; insomma, si comporta come una ragazza normale. 
Eppure a volte è colta da una sorta di raptus: dopo aver trascorso del tempo da sola gironzolando tra le strade di una caotica Milano, sente il bisogno impellente di entrare in un bar qualsiasi per chiudersi in bagno, dove - potendo - resta anche per un’ora. È il suo modo per riprendere fiato e poi tornare all’aperto, in apnea.

Ma questa ostentata normalità quanto può durare?
Cosa si cela nella mente di una ragazza che ha vissuto un'esperienza del genere?
E si è accorta Laura che qualcuno la sta seguendo?

Se Laura è stata costretta a vivere imprigionata in un buco per quattordici anni, altre persone - vicine a lei in modo diretto e non - hanno sperimentato un altro genere di prigionia e l'Autore lascia che ci inabissiamo nel fiume di pensieri e stati d'animo di queste persone, tanto da metterci nei loro panni.

Pensiamo alla mamma di Laura: com’è parlare e interagire con una figlia sopravvissuta a quattordici anni di reclusione e tornata a casa all'improvviso, da un giorno all'altro? Una figlia che intanto è cresciuta (seppure in condizioni assurde, strane, anormali), s'è fatta donna, ha acquisito abitudini, modi di fare e pensare che a te mamma sono sconosciuti, nonostante sia tua figlia. Una figlia estranea, riservata, inaccessibile, gentile e carina sì, ma terribilmente lontana.

"Laura è l’argine di un oceano sconosciuto. Che comunque inonda, travolge barchette. Per prima la mia."
"A volte ci sono distanze che diventano scudi; non possono più essere tradite."

E tu sei altrettanto distante da lei, chiusa nel tuo mondo fatto di bollette da pagare, di una relazione che boccheggia per mancanza di ossigeno, di aria pulita, e rischi di soffocare. 
Che ne sa questa ragazza - l'ultima volta che l'hai vista aveva otto anni! - di come tu hai vissuto per tutto questo tempo senza di lei?
Del dolore, dei sensi di colpa, della paura di non riavere più indietro la propria creatura, di non sapere come affrontare un giorno dopo l'altro con questa assenza atroce?

E cosa pensa e sente Martina, la migliore amica di Laura, l'ultima ad averla vista quel giorno maledetto? Martina, un po' insistente, capricciosa, poco sensibile verso i problemi della propria amichetta... Del resto, stiamo parlando di una bimba di otto anni, cosa avremmo mai potuto pretendere?
Come ha vissuto Martina in questi quattordici anni? Quante volte la sua mente è ritornata a quei momenti in cui ha parlato con Laura prima che lei sparisse?

E poi c'è lui, Luca, il figlio del Mostro.

"Tutti sanno chi sono, da dove vengo. Sono nato e cresciuto nelle stanze del Male. Non riescono a separare mio padre da me. Anche per il sottoscritto è un’impresa: la mia identità non è solo quel che percepisco; è ciò che percepisce la gente. (...) La prima cosa da fare sarebbe questa: andare via. Se vuoi modificare un documento devi rompere col passato, altrimenti suona come una buffonata. Sparire nel nulla, senza che qualcuno possa smentirti. O riconoscerti."

Cosa succede se un giorno scopri che la persona che ti ha generato è un sequestratore, un assassino, la malvagità fatta persona? 
La cattura del padre maniaco, del professore di antropologia acclamato, i cui saggi sono sempre andati a ruba, che teneva conferenze seguitissime ovunque, non è di certo la fine di un incubo, tutt'altro: segna l’inizio di nuove vite, di nuove scelte da parte di chi è in qualche modo sopravvissuto e adesso deve riorganizzare la propria esistenza, mettere insieme i cocci, cercare fessure e crepe dalle quali respirare per non soccombere. 

L’esperimento malato del professor Balestri continua.
Ad essere imprigionate non sono più delle bambine e le prigioni non sono scatole di ferro ma altre gabbie con le quali in molti devono confrontarsi. 
Nel caso di Luca, c'è la gabbia della genetica, del sangue: essere figlio di criminale fa sì che lui sia soggetto a maturare il medesimo tipo di condotta malata?

"Ricostruire tutta una vita sulla traccia segreta di un padre malato non è facile. All’inizio cercavo gli incastri, una parte di me non riusciva a bloccare la smania"

Luca cerca di capire chi sia davvero l'uomo che l'ha generato, come abbia fatto a vivere per tanti anni nell'inganno, tenendo figlio e moglie all'oscuro di quell'altra vita, di quella fissa degenere per le minorenni da segregare... per farci cosa poi?

Luca sviluppa malesseri, sensi di colpa ingiustificati per questo padre cattivo, e allora decide:

"La buona vita di Laura è la mia ossessione (...) Una forma di espiazione. Una forma di pazzia. Mi hanno chiuso in un barattolo: per i primi istanti sono rimasto immobile, cercando di non perdermi. Poi ho cominciato a muovere le antenne."
"A forza di cercare Laura l’ho trovata: sono diventato lei."

Controllare che Laura stia bene diventa la missione quotidiana di questo ragazzo la cui esistenza, a un certo punto, comincia a ruotare, in solitudine, attorno a colei cui suo padre ha fatto del male, per assicurarsi che nulla di brutto possa nuovamente accaderle.
L'importante è agire nel segreto, essere una sorta di invisibile angelo custode.
Dopotutto, lui ormai dell'invisibilità ha fatto il suo rifugio più sicuro, e in una città immensa come Milano ci vuol poco a diventare un'ombra tra le tante figure anonime che corrono e vivono di fretta, senza guardarsi, solo sfiorandosi occasionalmente,

"Le persone non mi vedono, l’invisibilità è pane quotidiano, la cerco ma lungo quelle strade sfiora il disumano."

E infine c'è lui, il piccolo Gavin, che è sparito all'interno della scuola e tutti - insegnanti e polizia - lo stanno cercando, non sapendo che il bambino sta facendo a tutti un bello "scherzetto".
Chi è Gavin, cosa ha a che fare con Laura e Luca, e cosa lo spinge ad eclissarsi volontariamente, a cercare un pertugio, un nascondiglio da cui guardare le persone che si stanno preoccupando per lui? Cosa o chi sta aspettando, chiuso nel suo nascondiglio?

"Ossigeno" è un racconto corale, ed è essenzialmente una "storia di gabbie", di scatole in cui ci si ritrova chiusi, soli e prigionieri: tutti i personaggi sono, infatti, incastrati in una scatola, che sia fisica o mentale. E non sempre è semplice per loro capire chi ha rinchiuso chi.
Chi ha manipolato e chi si è lasciato manipolare.
Forse perché in realtà prigionieri lo sono tutti e la libertà vera, quella che parte da dentro, è solo un miraggio, un'illusione, almeno fino a quando i fantasmi e i legami di un passato irrisolto staranno acquattati in un angolo della mente, pronti a venir fuori alla prima occasione, a lacerare, a separare.


Ossigeno è un romanzo davvero bello ed intenso, che coinvolge tanto a livello emotivo perché lo scrittore sa come condurre il lettore in queste diverse gabbie in cui si trovano i suoi personaggi, di cui "sentiamo" turbamenti, emozioni, paure, dubbi, ossessioni; è una scrittura intima, ipnotica, capace di creare ansia, suspense e attesa, di scavare e penetrare in profondità inchiodandoci pagina dopo pagina, e leggendo le vite di questi uomini e donne simili a insetti incastrati in qualche anfratto nascosto, ci troviamo ad osservarli con attenzione e inevitabilmente a pensare: "Vediamo cosa fanno". 

Consigliatissimo!!

"Un’urna con pareti invisibili e un mondo che comunque resta altrove. (...) un conto è farsi compagnia e vivere una vita fianco a fianco, un altro è controllarsi a vicenda, esistere ognuno nell’ombra dell’altro. Due solitudini non fanno la libertà. L’unica cosa a cambiare è questa: la percezione che hai del carcere. Va a finire che l’aria comincia a mancare lo stesso, e allora si cercano crepe, spiragli, fessure… "

martedì 17 dicembre 2019

Prossimi arrivi in libreria (gennaio 2020)



Diamo un'occhiata a qualche prossimo arrivo in libreria?


Una nuova indagine per Rocco Schiavone.

AH L'AMORE L'AMORE
di Antonio Manzini


Sellerio Ed.
352 pp
15 euro
USCITA
9 GENNAIO 2020
Rocco Schiavone ha subito un intervento di nefroctomia e, durante il ricovero, scopre la stessa operazione ha portato alla morte uno dei ricoverati del reparto, a quanto pare a causa di un errore di trasfusione.
Così costretto all’immobilità, di malumore, Rocco comincia ad interessarsi a quel decesso in sala operatoria che ha tutta l’aria di essere l’ennesimo episodio di malasanità.
Ma fa presto a capire che non può trattarsi di un errore umano anche perché si è fatto spiegare bene dal primario Filippo Negri le procedure in casi del genere.
Per andare a fondo della questione sguinzaglia dal suo letto tutta la squadra, e segue l’andamento delle indagini, a partire dalle informazioni sul morto, Renato Sirchia, un facoltoso imprenditore di salumi della zona, casa sfarzosa, abitudini da ricco, gran lavoratore.
Dietro il lusso però si cela una realtà economica disastrosa, la fabbrica è piena di debiti e salta anche fuori una consistente assicurazione sulla vita.
Rocco non riesce a stare a guardare e uscito di nascosto dall’ospedale incontra la moglie e il figlio di Sirchia, Lorenzo, fresco di studi aziendali e con idee di conduzione assai diverse da quelle del padre. Le cose però non sono così semplici come appaiono e Schiavone non si fa incantare dalla soluzione più facile.
E mentre Antonio Scipioni, che sta sostituendo Rocco, è alle prese con situazioni amorose da commedia degli equivoci, le tre donne con cui ha intrecciato relazioni amorose e che era riuscito a non fare mai incontrare, ora rischiano di ritrovarsi tutte e tre ad Aosta.
L’unico a potergli dispensare dei consigli è proprio Schiavone.




In una sinfonia di ricordi, documenti e frammenti di vita, Jan Brokken compone con magistrale equilibrio il ritratto di un eroe dimenticato dalla Storia che, al pari di Oskar Schindler, Raoul Wallenberg e Giorgio Perlasca, ha trovato il coraggio di opporsi alla brutalità del Nazismo.


I GIUSTI
di Jan Brokken


Iperborea Ed.
trad. C. Cozzi
480 pp
16.50 euro
USCITA
15 GENNAIO 2020
1940. L’Europa è sconvolta dal Secondo conflitto mondiale, centinaia di migliaia di ebrei cercano riparo dalla furia nazista nei pochi paesi ancora neutrali. 
Quando l’Unione Sovietica invade la Lituania, i profughi che vi avevano trovato asilo non hanno più scampo e si radunano in massa ai cancelli dei vari consolati, nella speranza di ottenere un visto. 
In quell’anno, l’olandese Jan Zwartendijk, direttore della filiale Philips in Lituania, viene nominato console onorario a Kaunas, capitale del Paese. 
Cosa significava esattamente per un uomo d’affari diventare console onorario? «Quasi nulla», gli fu detto. «Forse ti capiterà di firmare qualche pezzo di carta.» 
Ma se migliaia di ebrei trovarono la salvezza fu proprio grazie a lui che firmò senza riserve i visti per il loro espatrio e garantì l’apertura dell’ultima rotta verso la libertà: la Transiberiana fino al Giappone, e poi Curaçao, isola olandese nel mar dei Caraibi. 

Rintracciando con minuziosa dedizione fonti e testimonianze dirette dei famigliari dei sopravvissuti, Jan Brokken racconta nel dettaglio una delle operazioni di salvataggio più straordinarie della Storia, ricostruendo con una prosa incalzante e magnetica i dieci giorni che Jan Zwartendijk ebbe a disposizione per mettere al sicuro il maggior numero di vite. Dieci giorni e dieci notti di febbrile attività per portare a termine una missione caduta poi in un ingiustificato oblio, ma che garantì la libertà a più di ottomila ebrei. Nel 1997, Jan Zwartendijk è stato insignito postumo del titolo onorifico di «Giusto tra le Nazioni».

Binario Sette è insieme un page turner e un’indagine sui risvolti oscuri che avvolgono relazioni apparentemente «normali». Con il passo di un thriller, Louise Doughty ci accompagna in un viaggio alla scoperta della presenza del mistero nei luoghi più insospettabili.


BINARIO SETTE
di Louise Doughty



Bollati Boringhieri
450 pp
18.50 euro
USCITA
23 GENNAIO 2020
Stazione di Petersborough, binario Sette, quattro del mattino: Lisa Evans è determinata a capire perché si ritrova in quel luogo deserto. Perché è lì? 
Lisa non se lo ricorda. Però una cosa la sa: lei è morta, ed è morta lì, investita da un treno al binario Sette. ma come siano davvero andate le cose, Lisa non riesce a capirlo. 
Nella solitudine della notte, assiste a un altro «incidente»: un uomo solo, anch’egli travolto da un treno di passaggio. 
Lo choc fa riaffiorare, un tassello dopo l’altro, le vicende e le persone del suo passato. 
Su tutte, Matthew, il fidanzato. Medico affascinante e premuroso, Matthew è andato a vivere con lei dopo poche settimane di appuntamenti romantici e passionali. I suoi genitori lo adorano, è quello giusto. 
Potrebbe essere la relazione perfetta solo che, come spesso accade, non lo è. Matthew arriva sempre in ritardo, ma detesta quando lo fa Lisa. Le dice che lei è solo sua, ed è ossessionato dai suoi fidanzati passati, per scherzo. 
Le controlla il cellulare e conosce le sue password. 
Tanto per provare, quando sono a letto insieme, le chiede di fingere di essere morta. 
Giorno dopo giorno, un senso di soffocamento e allo stesso tempo di colpa si insinua nella vita di Lisa. 
C’è qualcosa che non funziona, ed è sicuramente lei il problema. 
A meno che non sia Matthew. Mentre il ricordo della relazione si fa sempre più vivido, una domanda tormenta Lisa: si è suicidata su quel binario, o qualcuno l’ha spinta sotto al treno? 
Perché il suo spirito continua a vagare per la stazione, come se avesse qualcosa di irrisolto da portare alla luce prima di potersi abbandonare in pace all’eternità?
Tra le vicende dei frequentatori abituali della stazione, che può osservare dalla sua postazione privilegiata, e le immagini che le tornano alla mente, Lisa capisce di non essere sola, e che può ancora fare qualcosa per riportare a galla la sua terribile verità.

lunedì 16 dicembre 2019

Libri in wishlist (dicembre 2019)



Due libri che ho notato sbirciando le gallerie di un paio di lettori che seguo  su Instagram; entrambe le pubblicazioni appartengono alla medesima casa editrice: non sarà un segno del destino che mi sta suggerendo di leggerli assolutamente??

Il primo è La volontà del male di Dan Chaon,  maestro americano del thriller psicologico: un terribile delitto compiuto nel passato, un'indagine che si trasforma in ossessione. 
L'altro, Io sono la bestia, attraverso una narrazione a più voci, animata da una lingua che impasta prosa, poesia e musica, racconta storie d'amore anomale, brutali, interrotte.



LA VOLONTÀ DEL MALE
di Dan Chaon

NN editore
trad. S. Castoldi
478 pp
17 euro
Giugno 2019
Dustin Tillman ha nel suo passato una terribile tragedia: trent’anni prima i suoi genitori e gli zii sono stati uccisi da Rusty, il fratello adottivo. 
In un processo che aveva fatto scalpore per gli inquietanti legami con i culti satanici, Rusty era stato condannato all’ergastolo grazie alle testimonianze di Dustin e della cugina Kate. 
Ora Dustin è psicologo, vive con la moglie e i due figli una vita apparentemente serena. 
Finché non riceve la notizia che Rusty è stato rilasciato: tutte le accuse sono cadute. 
Nel frattempo un suo paziente, Aqil Ozorowski, ex poliziotto in congedo, indaga sulle morti di alcuni ragazzi annegati, convinto che siano opera di un serial killer. 
Inizialmente scettico, Dustin si lascia coinvolgere nell’indagine, mettendo in pericolo la sua vita e quella della sua famiglia.

La volontà del male è un thriller mozzafiato, intimo e sconvolgente, che inchioda alla pagina e sovverte le regole del racconto. 
Con una scrittura agile e affilata, Dan Chaon ci consegna un romanzo sui fallimenti della memoria e i pericoli dell’autoinganno, dove il passato allunga le sue ombre sul presente, e il futuro non può che trasformarsi in una casa popolata di fantasmi.

Questo libro è per chi si è appena svegliato da un incubo e torna a dormire per cancellarlo, per chi non ha paura dei labirinti della mente, per chi lascia fluttuare lo sguardo nell’immensità di acque profonde, e per chi cerca la verità nel suo passato, ma scopre che i ricordi non sono più affidabili dei sogni.


IO SONO LA BESTIA
di  Andrea Donaera


NN Editore
226 pp
16 euro
Settembre 2019
Un destino di violenza scolpito nella pietra del linguaggio, che esplode travolgendo l’innocenza di personaggi e luoghi.

Mimì è folle di dolore: il figlio Michele, quindici anni, si è tolto la vita. 
Si dice che sia colpa di Nicole, la compagna di scuola, che ha rifiutato ridendo il suo regalo, un quaderno di poesie. 
Mimì non è un padre come gli altri. È un boss della Sacra, e per quel gesto vuole vendetta: così prende Nicole e la rinchiude in una casa sperduta nella campagna salentina.
 Il guardiano della casa, Veli, rivede in Nicole la ragazza che ama: Arianna, la figlia maggiore di Mimì. 
Anche Arianna ama Veli.
 O forse lo amava, prima che la morte del fratello bruciasse tutto e tutti come un incendio. 
Tra Veli e Nicole fiorisce un legame fatto di racconti e silenzi, ma anche di sfida e ferocia. 

Questo libro è per chi vorrebbe entrare in un libro, così da fermarsi in quelle pagine di mondo, per chi adora fare colazione con giornali, caffè e pasticciotti, per chi ha fatto di una scopa una chitarra cantando Come as your are dei Nirvana, e per chi ricorda la prima volta che ha provato paura per qualcun altro, la scossa profondissima che gli ha tolto le parole e squarciato il cuore.

domenica 15 dicembre 2019

Recensione: I MIRACOLI DEL SANGUE di Maurizio Roccato



La storia narrata in questo thriller molto avventuroso è ambientata in Italia, più precisamente a Torino e si basa su fatti storici realmente accaduti; fatti che, nell'immaginazione dell'Autore, collegano periodi storici distanti tra loro e ci portano indietro agli anni del nazismo.


I MIRACOLI DEL SANGUE
di Maurizio Roccato


Ed. Intrecci
224 pp
È il 10 ottobre 2013 quando le principali agenzie di stampa italiane danno la notizia di uno strano e sinistro ritrovamento avvenuto a Torino: su una panchina antistante il cimitero monumentale è stata lasciata la scatola di una vecchia pasticceria del centro chiusa da anni; al suo interno sono contenute diverse ossa umane avvolte in una pagina della "Stampa Sera" del 9 maggio 1963, che riporta un articolo  con la ricostruzione dettagliata su un delitto attualmente insoluto: il delitto Fenaroli (il geometra Giovanni Fenaroli fu condannato per aver fatto uccidere la moglie).

Ad aggiungere mistero al fatto ci pensano particolari relativi ai resti: i crani sono incisi con strani simboli e ricoperti da cera fusa, il che fa pensare che possano essere stati utilizzati in un rituale satanico.
A parte questo, non vi sono altri indizi...

Si occupa del caso, per la redazione del giornale per cui lavora, il reporter Giordano Bruno, che asseconda (non che abbia alternative, effettivamente) il capo-redattrice e comincia, non proprio entusiasticamente, a cercare di capire cosa ci sia dietro quelle ossa, che appartengono a cinque persone differenti, tra cui un bambino e molto probabilmente un'adolescente.

Chi e perché ha fatto sì che i crani di queste povere persone venissero alla luce? Sono morti accidentalmente (!!) E successivamente le loro ossa sono state trafugate da satanisti o forse dietro la loro morte si nascondono fatti delittuosi?

Giordano Bruno - lo capiamo sin dalle prime pagine - è un uomo davvero particolare: testardo, sarcastico all'ennesima potenza, sa come farsi detestare da colleghi e superiori, orgoglioso, ma anche molto tenace e determinato, ed infatti in questo caso si butterà anima e corpo pur di arrivare alla sua soluzione.

Ciò che però mai si sarebbe aspettato è che questa scatola con resti umani potesse essere in qualche modo collegata con un altro grande mistero, che affonda le proprie radici negli anni '40 e che riconduce fuori dall'Italia: in Polonia, tra i "Monti del Gufo", li dove ancora oggi si trova il più complesso sito segreto sotterraneo della Germania Nazista.
Il luogo dove sarebbe ancora nascosto il più prezioso tesoro del Terzo Reich.

Inizialmente Bruno segue la pista dei riti satanici ma poi, in virtù di una serie di coincidenze, intuisce che per arrivare a sbrogliare la matassa deve indirizzare la propria attenzione verso altre "strade".
A venire in suo aiuto, in modo del tutto provvidenziale (lui, a dire il vero, alla Provvidenza non crede granché...), è il geologo Gilberto Rinaldi, che, appassionato di oggetti antichi e di valore, è recentemente entrato in possesso di una macchina fotografica risalente all'epoca pre-bellica; grazie ad alcune foto scattate e ad una scritta in lingua ebraica (il nome di un uomo, posto sulla macchina fotografica), Giordano si ritrova a collegare insieme fatti e personaggi a partire da questi pochi elementi.
Acuto osservatore e brillante nel fare ragionamenti e trovare connessioni, Bruno, capisce  dare un'identità a quelle ossa è fondamentale per arrivare al mistero che c'è dietro, e cosa e come questo abbia a che fare con i campi di concentramento e i folli progetti nazisti.

E così, in compagnia del curioso ed impavido (tanto quanto lui) geologo Rinaldi, Giordano parte alla volta della Polonia, più precisamente di Walbrzych, una cittadina appartenuta fino al 1945 alla Germania.
Intorno a questa zona girava una leggenda: si diceva fosse nascosto un treno pieno di tesori rubati dai nazisti ai popoli da loro conquistati.

Sappiamo come il regime hitleriano, per finanziare la guerra, abbia saccheggiato i beni delle proprie vittime, che venivano poi depositati presso i conti e le camere blindate della Reichsbank. 

Che ne è stato di questi "beni" dopo la sconfitta della Germania?
Pare siano stati caricati su convogli ferroviari e portati in un posto segreto, introvabile.

Ovviamente, dopo la caduta della Germania, in tanti si sono messi alla ricerca del tesoro nazista, parte del quale è stato effettivamente recuperato: ma il restante?

Si vocifera che questa parte di tesoro mai ritrovata sia stata trasferita su uno dei treni partiti la notte del 12 febbraio 1945 da Breslavia, convoglio misteriosamente sparito nel nulla con un carico che non comprendeva solo un grosso quantitativo di oro e preziosi: anche qualcos'altro verso cui il Fuhrer nutriva una vera e propria ossessione...

E, scopriremo leggendo, anche in tempi recenti c'è qualcuno fedele all'ideologia hitleriana che conserva ancora la medesima bizzarra ossessione...

Rinaldi e Bruno si armano di tutto punto e partono alla volta dei mitici "monti del gufo" e del Castello di Książ, che fino al 1945 fece parte del Projekt Riese, un progetto volto alla realizzazione di complessi militari sotterranei.

Il viaggio dei due uomini non sarà proprio una passeggiata turistica, tutt'altro, si rivelerà una avventura dai possibili risvolti pericolosi e fatali, perché c'è qualcuno disposto a tutto pur di non lasciare emergere certe verità e per accaparrarsi una parte di quel tesoro leggendario...

"I miracoli del sangue" è un thriller appassionante, che parte da due episodi oscuri e irrisolti, da un fatto di cronaca nera recente che viene messo in collegamento con eventi storici del passato, su cui aleggia piu di qualche alone di mistero, il che rende la trama coinvolgente, interessante, lasciando il lettore col desiderio, ad ogni capitolo, di scoprire quale verità ci sia dietro.
Il ritmo è molto dinamico, "da film", e questo crea aspettative durante la lettura; il protagonista è un personaggio che suscita simpatia per la sua onestà e coerenza, nonostante non sia sempre amabile.

Consigliato, una lettura intrigante che si lascia apprezzare per il linguaggio dettagliato (nelle descrizioni in particolare, degli ambienti come delle scene più dinamiche) ma comunque molto scorrevole, la narrazione avvincente, tanto nei dialoghi quanto nello sviluppo degli eventi.

Ringrazio la C. E. Intrecci Edizioni per la copia omaggio.

giovedì 12 dicembre 2019

Recensione: LE NOTTI DI KOS di Elena D'Ambrogio Navone



Nata nella bellissima Kardamena, situata nella costa meridionale di Kos, isola del Dodecaneso, Igea, dopo essere cresciuta in una famiglia agiata, è costretta, dalla guerra e dal fascismo, a vivere anni di esilio, umiliazioni e miseria. Ma il destino è imprevedibile e chissà, forse anche per lei ha in serbo qualcosa di buono.


LE NOTTI DI KOS
di Elena D'Ambrogio Navone



Cairo Editore
252 pp
15 euro
Novembre 2019
"Le ferite della sua vita, quelle che non si vedono ma ti segnano per sempre, si sarebbero un giorno definitivamente sanate? Buffo che facesse questo paragone. Se c’era qualcosa di simile a lei in ciò che la circondava, erano piuttosto i vitigni, ancora con le foglie appena sfiorate dalla perdita dell’azzurro estivo, ma con il tronco contorto, così vicino alla terra per riceverne gli umori e il calore. Ma con le radici ben avvinghiate sotto la superficie. Dov’erano le sue, di radici? Perse nella distanza e nel tempo: nell’isola di Kos, dov’era nata e cresciuta. Il ricordo non era un concetto astratto, ma sempre un susseguirsi di immagini sparse e senza alcun ordine."

Igea è una donna avanti negli anni che vive in Puglia, a Nardò, dove sta trascorrendo questa fase della propria vita in tutta serenità.
Il presente placido e appagante non le impedisce di ripensare al passato, alla sua infanzia a Kardamena, all'adolescenza, ai terribili anni della guerra e a ciò che ne è seguito.

La mente vaga e torna a quand'era bambina: fragile, delicata, bisognosa di amore, rassicurazioni, di cui la madre Irene - una donna determinata, pratica e poco incline a manifestazioni d'affetto - era molto avara; non solo, ma di lei Igea ha ben vivo il ricordo dei continui rimproveri materni, che hanno contribuito a renderla insicura e un po' impacciata.
Ad addolcire la sua esistenza ci pensava, fortunatamente, la nonna materna, Miliò, un'anziana donna comprensiva, affettuosa, e soprattutto saggia, col dono di "guardare oltre", di leggere segni e premonizioni nelle carte, nei fondi di caffè e nelle pietre "magiche" che portava sempre con sè.
E questo dono speciale Miliò sa che è posseduto anche dalla sua dolce nipotina, perché lei stessa le ha tramandato tutto il fascino misterioso della sua cultura isolana, molto legata alla natura.
Col tempo, Igea avrà modo e tempo per rendersi conto che quell'inspiegabile ma evidente alone di magia che avvolgeva Miliò, circonda anche lei e la rende particolarmente sensibile nell'aiutare il prossimo: questo è il suo dono e arriverà un momento in cui la donna saprà accettarlo e metterlo a servizio degli altri.

"Non si può cambiare la realtà, pensò Igea, non la vita né la morte, ma si può dare consolazione a chi deve sopportare grandi dolori."

Come tutte le ragazzine, Igea adolescente sogna l'amore, quello che fa sentire le farfalle nello stomaco, impersonato dal principe azzurro, col quale essere felici per sempre.
Ma a quattordici anni scopre che la sua pragmatica genitrice ha deciso per lei il suo futuro, il suo sposo, e la sua scelta non tiene in alcun conto dei sentimenti della povera ragazza.

A complicare l'esistenza non solo sua ma di tutti gli isolani, ci pensa il fascismo e, ancor peggio, lo scoppio del secondo conflitto mondiale.

Igea non ha ancora diciotto anni quando nel 1945, fra gli sconvolgimenti che accompagnano la fine della guerra, gli eventi della Storia la trascinano lontano da casa sua, dalla sua terra, portandola in un campo di concentramento in Italia.

E se è vero che son tempi duri per tutti in Grecia (e in Europa, in generale), lo sono ancor di più per coloro che appartengono a famiglie "miste", come nel caso della protagonista, figlia di un italiano e di una greca, e oltretutto sposata a un italiano; a guerra finita, molti in questa situazione vengono denunciati come fascisti e quindi scacciati da Kos e inviati in Italia, in campi profughi, dove sono considerati e trattati alla stregua di prigionieri di guerra e di conseguenza lasciati vivere in condizioni di totale miseria.

Quei primi anni nella nostra penisola sono stati davvero durissimi per Igea, che non può neanche godere della consolazione della cara nonna nè dell'amore del proprio consorte, un uomo più grande di lei, mai amato in quanto imposto, una sorta di figurante anonimo nella sua esistenza.
Quando, nell'ultima tappa di questo drammatico esodo, che vede lei, il marito ed Irene sopportare umiliazioni e povertà, giunge a Torino, Igea conosce il vero Amore, in un modo inaspettato, improvviso e travolgente: un amore di nome Giorgio, che lei amerà con tutta se stessa, per il quale sarà pronta a rivoluzionare la propria vita..., ma lui - un uomo ricco, colto, affascinante - cosa prova per la povera e sfortunata Igea? Ricambia il suo stesso amore o per lui gli incontri fugaci che si concede con la bella greca sono solo un'avventuretta?

I ricordi di Igea non comprendono soltanto la propria vita, il tempo più bello e sereno vissuto a Kos,  con nonna Miliò, nata su una barca in una notte di tempesta, venuta fuori tra le onde come la Venere di Botticelli, ma anche la storia d'amore, contrastata, forte e irruente, tra i suoi genitori, la tenace Irene e Renzo Galbini, giunto a Kos come maresciallo della finanza del Regno d’Italia.

L'ambientazione greca è ricca di fascino e storia, e interessante e accurata è la ricostruzione storica della situazione sociale e politica di quegli anni complessi; in particolare, l'Autrice,  attraverso una scrittura molto sensibile e attenta, ha soffermato la propria attenzione sulle vicende umane che hanno coinvolto la protagonista e i personaggi che le ruotano attorno, e questo permette al lettore di conoscere in maniera approfondita  caratteri, personalità e motivazioni.

Igea è una donna piena di insicurezze, la cui vita felice viene sconvolta da eventi più grandi di lei, che più di una volta paiono davvero sovrastarla, schiacciarla, renderla inerme e in balìa di un destino avverso.
Eppure, in questa piccola grande donna si nasconde un tratto fondamentale, che sarà ciò che le darà modo di andare avanti sempre, nonostante le privazioni materiali, le mancanze a livello umano, le tante responsabilità di prendersi cura dei propri cari e di farlo praticamente da sola, il rapporto instabile e terribilmente incerto con Giorgio...: in tutte queste vicissitudini, Igea dimostra di essere resiliente, di sentire sì i colpi inferti da una vita non sempre generosa, ma al contempo di trovare in se stessa la forza fisica e morale per non soccombere, anzi, per rinascere ogni volta, sapendo cogliere le opportunità e i piccoli miracoli che ogni tanto il destino le ha offerto e che si sono rivelati provvidenziali.

"Le notti di Kos" è un romanzo che ci racconta storie di donne messe alla prova dai percorsi bizzarri che spesso la vita prende, e che esse hanno affrontato con le proprie capacità, terrene, umane... e non solo; è la storia di una vicenda umana, famigliare, che si staglia su un contesto storico e sociale complicato, difficile, che ci viene presentato in modo essenziale, chiaro e funzionale ai fatti narrati e ai personaggi coinvolti.
Una lettura coinvolgente, molto scorrevole, appassionante per trama e quadro storico.


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