giovedì 31 dicembre 2020

Le mie letture di dicembre 2020

 

Ecco le mie letture del mese di dicembre!




  1. Echi di Romanticismo di E. Zizzi è una raccolta di poesie scritta con elegante ricercatezza, in cui i temi trattati e lo stile di scrittura attingono alla cultura classica, nonché al genere gotico e al Romanticismo.
  2. UN UOMO A PEZZI di F. Muzzopappaprovvisto di un senso dell'umorismo, lo scrittore ci restituisce un ritratto di sè e del suo sguardo sul mondo, simpatico, schietto, capace di far nascere sorrisi e mettere il buon umore.
  3. LEGGERE LOLITA A TEHERAN di A. Nafisi. Tra queste pagine la scrittrice ripercorre le discussioni avute con i suoi studenti su diverse opere letterarie, collegandone i temi ai ricordi della vita vissuta in Iran prima, durante e dopo la rivoluzione iraniana. 
  4. GLI ESSERI OSCURI di F. Camilleri. L'esistenza relativamente tranquilla di un undicenne si colloca all'interno di una cornice dai colori scuri e dall'atmosfera misteriosa, resa sinistra e surreale dalla comparsa di creature della notte, la cui presenza inquieta tanto il protagonista che il lettore: cosa possono mai volere questi esseri oscuri da un bambino fondamentalmente innocuo, solo ed emarginato?
  5. PENNY PORTAFORTUNA di J. Barnett. Un romance natalizio ambientato a New York che esalta l'amore vero, quello che irrompe e travolge, scombinando piani e portando una ventata di felicità e di speranza là dove s'erano annidati tristezza e sfiducia.
  6. LA VITA STRAORDINARIA DI SAM HELL di R. Dugoni. Sam Hill è un bambino come tanti, se non fosse per un segno particolare: ha gli occhi rossi, a causa dell'albinismo oculare. Questa sua peculiarità segnerà la sua infanzia e, in un certo senso, anche l'età adulta. Imparerà ad accettarsi e a trasformare la propria vita, con la forza di volontà e grazie ai preziosi insegnamenti materni, in qualcosa di straordinario?
  7. FIORI DI GELSO. RACCONTI PALESTINESI di A. al-Saifi. Attraverso le testimonianze di uomini e donne palestinesi che hanno vissuto l'esperienza della prigione nelle carcere israeliane, l'Autore ci ricorda il dramma che sta da decenni vive il popolo della Palestina a motivo dell'occupazione israeliana.
  8. LA DONNA DEL RITRATTO di K. Morton: un mystery ambientato in una casa suggestiva e bellissima, ricco di colpi di scena, con intrecci temporali che uniscono personaggi lontani tra loro di molti anni ma tutti legati da un segreto che aspetta di essere svelato.
  9. RACCONTI DI VIAGGIO, RACCONTI DI VITA di M. Gozzer: viaggiare significa soprattutto cogliere il privilegio e l'opportunità di gustare la diversità mettendo da parte pregiudizi nei confronti degli altri popoli.
  10. SE AVESSI AVUTO GLI OCCHI NERI di G. Sorge: la storia di una famiglia del Sud caratterizzata da dinamiche molto complesse e, a partire da essa, ci viene dato un affresco della Sicilia, dai primi del Novecento ad oggi.

Tra i libri dicembrini, sul podio vanno la raccolta Fiori di gelso, per l'argomento trattato, che andrebbe diffuso e conosciuto in modo più esteso; ho apprezzato anche La vita straordinaria di Sam Hell per il suo protagonista dagli occhi rossi, sulla cui vita veglia la madre, donna di grande fede, e La donna del ritratto per la capacità della Morton di intrecciare personaggi e periodi lontani tra loro attraverso dinamiche piene di mistero.

 

Per quanto concerne l'unica Reading challenge cui ho partecipato e che prevedeva solo 20 obiettivi, il bilancio è positivo in quanto... sono riuscita a completarla, ma del resto era una "sfida" abbordabile. 


clicca se vuoi conoscere gli obiettivi della RC





La musica del mese di dicembre ha un nome: CLAUDIO BAGLIONI, che mi sta riempiendo le giornate (e le orecchie) con il suo ultimo lavoro, IN QUESTA STORIA CHE E' LA MIA, album che personalmente trovo davvero bello. Grazie Cucaio *_*

Vi posto uno dei brani dell'album che ascolto a ripetizione (Altrove e qui) :-D 








Citazione del mese:

"Se mi rivolsi ai libri fu perché erano l'unico rifugio che conoscevo, ciò di cui avevo bisogno per sopravvivere, per proteggere una parte di me stessa che sentivo sempre più in pericolo. Il mio altro rifugio, quello che mi aiutava a restituire un po' di sanità mentale e di spessore alla mia vita, era di natura più intima e personale." (LEGGERE LOLITA A TEHERAN, Azar Nafisi)

mercoledì 30 dicembre 2020

Recensione: LA DONNA DEL RITRATTO di Kate Morton



Un mystery ambientato in una casa suggestiva e bellissima, ricco di colpi di scena, con personaggi legati tra loro attraverso intrecci che si dislocano in differenti archi temporali e che confluiscono in un triste segreto che aspetta di essere svelato.


LA DONNA DEL RITRATTO
di Kate Morton


Ed. Sperling&Kupfer
496 pp
"Ero la sua musa, il suo destino. E lui era il mio. È stato tanto tempo fa, è stato ieri. Oh ricordo bene l'amore."

Elodie Winslow è una giovane donna che lavora come archivista presso la Stratton-Caldwell & Co. e un giorno, mentre è al lavoro, scopre una tracolla in cui trova i disegni di una casa che, guardandola bene, lei riconosce come qualcosa di famigliare: essa infatti somiglia alla casa descritta da sua madre quando le raccontava le favole la sera!
Non solo, ma nella tracolla c'è pure una foto che ritrae una donna molto bella.
Elodie sta vivendo una fase della propria vita che dovrebbe essere caratterizzata dalla felicità: sta per sposarsi, infatti, e con la suocera fervono i preparativi per la cerimonia nuziale.

Eppure la giovane è malinconica, insoddisfatta, triste: non riesce ad essere felice all'idea di unirsi in matrimonio con il fidanzato Alistair, col quale non pare esserci un gran trasporto; non solo, ma il ricordo della madre - Lauren, famosa violoncellista morta venticinque anni prima in un incidente stradale - che non è lì con lei fisicamente eppure fa sentire la sua (ingombrante?) presenza attraverso una cappa di cupa malinconia che non se ne va, in questo periodo è più che mai vivo e nostalgico.
A turbare emotivamente Elodie interviene una foto scattata da una fotografa pochi giorni prima della morte di sua madre: ella è in compagnia di un uomo (un violinista, lo stesso che era con la donna il giorno dell'incidente, perdendovi anch'egli la vita) e i due hanno visibilmente un atteggiamento confidenziale, di intimità.

Elodie è confusa e il suo interesse per il contenuto della tracolla - i disegni e il ritratto della "donna in bianco" - diventano un modo per distrarsi e non pensare al presente, che le mette più ansia che serenità; decide quindi di impegnarsi nella ricerca dell'identità della donna nella foto.
Grazie all'aiuto di un'amica, arriva a identificarla come Lily Millington, colei che fece da musa ispiratrice per il pittore Edward Radcliffe, che più di una volta la ritrasse nelle proprie opere, completamente soggiogato dal fascino puro e magnetico della ragazza. Pare che pittore e modella avessero intrattenuto una relazione, nonostante lui fosse già fidanzato con una certa Fanny Brown.

Ma qualcosa di tragico è accaduto nelle vite di Edward e di queste due donne, e per scoprirlo il lettore deve mettersi all'ascolto di più voci narranti, che raccontano fatti accaduti in diversi momenti temporali.
Al centro di tutto c'è la casa disegnata negli schizzi contenuti nella tracolla: Birchwood Manor, una grande casa nella campagna dell'Oxfordshire.

Nell'estate del 1862 un gruppo di giovani artisti si ritrova in una casa sul fiume (di proprietà proprio di Edward) per passare insieme un mese di libera creatività.

"Fu questa la sua proposta: un intero mese estivo dedicato alla pittura, alla poesia e ai picnic, ai racconti, alla scienza, all'invenzione. Un mese di luce donata dal cielo. Lontani da Londra e da ogni sguardo indiscreto. Ovvio che gli altri non avessero esitato."

Con Edward ci sono i suoi amici e "colleghi":  il pittore Thurston Holmes (un uomo arrogante, beffardo, decisamente antipatico), il fotografo Felix e la fidanzata Adele Bernard; con loro ci sono anche Lily (in qualità di modella privilegiata di Edward), Clare e Lucy, sorelle di Edward; Lucy è la più piccola del gruppo, è una ragazzina, di otto anni minore del fratello, col quale ha un rapporto molto stretto, soprattutto perchè lui l'ha sempre trattata con molto rispetto, stimolandola a studiare, a leggere, ad avere fame di conoscenza, di verità.
Lucy, in quei giorni trascorsi nella bellissima villa - con cui il fratello sembra avere un legame ancestrale, quasi sovrannaturale, come se la casa fosse vivente e lo chiamasse a sé, come se si appartenessero a vicenda - con quegli adulti amanti dell'arte e del bello, comprende bene che Edward e la sua modella, Lily, hanno un rapporto speciale, che va oltre quello professionale.

Lucy non riesce neppure a provare gelosia perché Lily è gentilissima con lei, non la tratta come una sciocca mocciosa..., ma la tragedia è dietro l'angolo.

Le cose purtroppo non vanno come previsto, la tensione sale all'arrivo della fidanzata di Edward e in un pomeriggio rovente si sente risuonare un colpo di pistola: una donna muore, un'altra scompare e un prezioso gioiello scompare. 
La verità su quel giorno scivola tra le pieghe del tempo e il lettore diviene il depositario di un segreto custodito nella villa dei Radcliffe.

Per arrivare, quindi, alla verità di ciò che accadde di drammatico in quel pomeriggio a Birchwood Manor e che sconvolse le vite di più persone, dobbiamo fare attenzione, come dicevo, ai racconti di più narratori.

Uno di essi è Lucy, il cui punto di vista si incrocia con quello della donna del ritratto, Lily appunto; scopriamo che anzitutto questo non è il suo vero nome, ma che da bambina suo padre e la famiglia presso cui è cresciuta (dopo che suo padre l'ha abbandonata per andare in America) la chiamavano Birdie ed era una piccola ladruncola. Crescendo, la sua bellezza è stata notata per caso da Edward, che nel rimase folgorato e decise di ritrarla nei suoi quadri.

Le prospettive di entrambi questi personaggi femminili sono inevitabilmente intrisi di malinconia e tristezza: Lucy racconta i fatti consapevole che in quella maledetta estate del 1862 lei era poco più che una bambina, la cui versione dei fatti non venne presa nella giusta considerazione, facendo sì che gli eventi prendessero una piega terribile e infelice, che negli anni hanno pesato sul cuore e sulla coscienza di Lucy.

Quest'ultima, nel ricevere la villa in eredità dopo la morte del fratello, ha trasformato Birchwood Manor in una scuola per ragazze desiderose di studiare, e mentre l'attività scolastica è in pieno svolgimento (siamo nel 1899) accade un evento tragico, che porterà alla chiusura della scuola; cito questo evento di volata - vorrei evitare di dare troppi dettagli - perchè è coinvolta una bambina, Ada, che sarà anche lei - per non poche pagine - narratrice, in quanto le sarà affidato qualcosa di prezioso.
Quest'oggetto importante passerà poi un altre mani: in quelle di un bambino speciale, che si ritroverà a vivere anch'egli a Birchwood Manor (insieme alla mamma Juliet e ai fratelli), durante la seconda guerra mondiale, e che tanti anni dopo sarà pronto per passarlo a sua volte in altre mani...

Nel presente conosciamo anche Jack, un ragazzo che lavora come investigatore privato e al quale una persona ha affidato una missione segreta: andare a Birchwood Manor e scoprire che fine ha fatto il gioiello chiamato Blue Radcliffe. L'uomo incontrerà Elodie, impegnata a risolvere il bandolo della matassa che ruota attorno alla casa (oggetto dei racconti della madre) e dell'identità di Lily, nonché del destino cui ella andò incontro e sul quale ci sono solo ipotesi, perché ogni informazione sulla ragazza cessò in quel pomeriggio del 1862, quando nella casa ci scappò il morto e la pietra preziosa venne presumibilmente rubata.

A proposito di Lily, una cosa devo aggiungerla: la sua "presenza" la sentiremo ancora nel 2017 perché lei in quella casa "arenata sulla sponda del fiume come un vascello incagliato" è un'ospite speciale e a quelle mura, cariche di voci che si perdono in un tempo ormai lontano e smarrito per sempre, è legata in modo indissolubile.

Elodie e il lettore riceveranno risposta a ogni dubbio e domanda, ma non posso non confessarvi che arrivarvi è stato un tantino faticoso...!

Premessa fondamentale: io amo Kate Morton!! Amo le sue storie misteriose e complicate, collocate in momenti differenti e distanti tra loro anche più di un secolo ma che sono strettamente legati attraverso dinamiche sorprendenti, che coinvolgono i personaggi principali; amo le sue ambientazioni, che vedono sempre una casa-villa meravigliosa e piena di segreti da scoprire, collocata in un luogo lontano dal trambusto cittadino e ideale per starsene da soli, a passeggiare nella natura.

Dico questo per chiarire che non ho problemi con i romanzi corali e le narrazioni che fanno salti dal presente al passato e viceversa, ma devo dire che qui ho avuto qualche difficoltà iniziale a raccapezzarmi in quanto i punti di vista dei personaggi - distanti tra loro di molti anni - si susseguono in maniera troppo ravvicinata e c'è il rischio che il lettore non capisca subito cosa stia succedendo, a chi e in che anno stiamo.

Senza contare che c'è la prospettiva di Lily ad attraversare praticamente tutto il romanzo e che comprende un arco temporale davvero esteso (oltre centocinquant'anni), il che getta un po' di confusione nel seguire il filo del racconto.

Ecco, questo piccolo accenno di confusione - che per carità, si risolve andando avanti - ha fatto sì che non divorassi il libro e che procedessi (cosa che difficilmente mi è capitato con i romanzi precedenti della Morton) con fin troppa flemma.
Ma è davvero il solo difetto perché per il resto è un romanzo intrigante, con una bella storia (forse mi sarebbe piaciuto giusto un po' di spazio in più per Elodie), con un segreto dimenticato da tantissimi anni che aspetta di essere portato alla luce e personalmente, quando vi sono giunta, ho provato una grande tristezza per la disgrazia cui è collegato.

La presenza della casa quale luogo speciale e capace di esercitare una forte attrattiva sui personaggi, e il fatto che la stessa donna del ritratto si identifichi in una delle narratrici, sono due aspetti che mi sono piaciuti.

Al centro del romanzo vi è lo scorrere del tempo, la ricerca della verità e della bellezza, ma alla base di tutto - e quel che conferisce senso alle azioni dei personaggi - e che la vita è preziosa e anche nei momenti bui è possibile trovare la luce.

Nel complesso mi è piaciuto, Kate Morton si conferma comunque una meravigliosa narratrice e, per quanto mi riguarda, io aspetto sempre una sua pubblicazione con trepidazione!



Altri romanzi di Kate Morton recensiti:




lunedì 28 dicembre 2020

Recensione: SE AVESSI AVUTO GLI OCCHI NERI di Gianfranco Sorge



Si dice spesso che ciascuno di noi  si costruisca il destino con le proprie mani.
Sicuramente c'è un fondamento di verità in questo modo di dire, ma non sempre la questione è così logica e "semplice": a volte, è il destino a decidere per noi, attraverso eventi che non sono modificabili e che rischiano di condizionare il nostro vissuto. Ma non c'è esistenza che non possa essere, in qualche modo, riscattata. Non c'è tormento al quale non si possa quanto meno tentare di metter fine, e anche se un pizzico di rimpianto, di amarezza, continuerà a serpeggiare in un angolo della mente, a far compagnia ci sarà la certezza che non ci si è lasciati andare passivamente a un destino impietoso, ma che si è lottato per la propria felicità.



SE AVESSI AVUTO GLI OCCHI NERI
di Gianfranco Sorge


goWare Ed.
268 pp
Stella è una donna anziana che, dopo un tentativo di suicidio, viene ricoverata in psichiatria; a visitarla c'è il dottor Cusani  che, mostrando una grande sensibilità, la incoraggia a parlare per capire i motivi che l'hanno condotta a quel gesto.

La donna, come obbedendo a un istintivo ed urgente bisogno di buttare fuori i soprusi e i dolori vissuti in tanti anni di vita, comincia il racconto della propria sofferta esistenza. 

Stella è nata e cresciuta a Troina, in Sicilia, da una famiglia semplice che non le ha fatto mancare mai nulla; i genitori l'hanno tirata su con amore ma anche con severità, e adeguandosi ai modi di fare e di educare le femmine tipici di quei tempi (parliamo degli anni Trenta) e di quella terra.

La ragazzina, che durante l'infanzia studia dalle suore e le vengono inculcati determinati principi e avvertimenti su purezza, peccati e via dicendo, con gli anni diventa un'adolescente molto bella, dai capelli biondi e gli occhi azzurri (cosa non frequente, in Sicilia), guardata con desiderio dagli uomini.

Purtroppo a desiderarla e a mettere i suoi perfidi occhi su di lei è Sebastiano Sperlinga Della Torre, un giovanotto tanto avvenente quanto arrogante e prepotente.
Il ragazzo è determinato ad avere la bella Stella e i due si fidanzano immediatamente, ma per diverse ragioni, Sebastiano rompe, subito dopo, improvvisamente il fidanzamento, lasciando la ragazza disperata e addolorata. Era convinta di aver trovato il suo principe azzurro da sposare, e invece lui l'ha abbandonata come una scarpa vecchia!
Stella reagisce e si fidanza con Giuseppe (figlio di cugini), un ragazzo buono con un difetto evidente di zoppia; i due progettano di sposarsi ma il ritorno di Sebastiano sconvolge tutti i piani di Stella di avere una vita tranquilla.

Il giovanotto, infatti, torna alla carica ed è più che mai intenzionato a riprendersi la fidanzata precedentemente lasciata, e lo farà costi quel che costi.
Sebastiano ha una personalità forte, dominante, se vuole una cosa (e Stella, in fondo, per lui, è un oggetto che, a suo modo di vedere, gli appartiene) fa di tutto per ottenerla, fosse anche impiegando mezzi illeciti.
Dopo aver praticamente rapito la ragazza e "averla fatta sua", Sebastiano non esita a minacciare e a far del male ai genitori della stessa pur di ottenere da loro la donazione di soldi e immobili con la scusa della dote da dare alla figlia; dote che deve ammontare a quanto dice lui, se i Santoro vogliono che lui la sposi e che così la ragazza non resti disonorata a vita.

Cosa non si fa per amore di coloro che si ama?

"Amare è risparmiare inutili sofferenze a chi si ama", le scrive la mamma nell'ultimo drammatico saluto, e questo insegnamento resterà impresso, negli anni, nel cuore della povera Stella, che lo custodirà dentro di sé e, nei momenti difficili in cui sarà necessario fare scelte e sacrifici, lo vivrà sulla propria pelle.

La vita di Stella accanto ad un uomo freddo, spietato, calcolatore, tracotante, aggressivo e quasi privo di sensibilità e tenerezza, sarà davvero costellata da umiliazioni, delusioni, amarezze, pianti, accompagnati dalla triste consapevolezza di non avere la forza e il modo di opporsi, anche perché il suo potente coniuge non le permetterebbe mai di lasciarlo o di provare anche solo a ribellarsi alla sua autorità.

A portare un po' di gioia e la possibilità di riscatto da una vita grama di amore e carezze, ci pensano i figli: la primogenita. Santa, è la cocca di papà, l'unico essere umano in grado di ammorbidirlo; la ragazza riuscirà a crearsi una vita indipendente sin dagli anni universitari. 

I problemi nascono con il secondogenito, Carmelo, la cui "sfortuna" inizia dalla culla; il bimbo, infatti, nasce con un particolare fisico odioso agli occhi del burbero genitore, nel quale il sentimento di fierezza, per aver avuto finalmente l'erede maschio tanto desiderato, viene offuscato dal fatto che il bimbo ha gli occhi azzurri, come quelli della madre.

Sembra incredibile eppure questo padre rifiuta il figlio appena nato perché non ha gli occhi neri come i veri “masculi siciliani”. 

Un rifiuto che si protrarrà nel corso degli anni, segnando in maniera indelebile l'infanzia, l'adolescenza e, in generale, l'esistenza del povero Carmelo, che soffrirà inevitabilmente per l'assenza dell'amore paterno.
Sebastiano, perfido ed egoista com'è, non solo allontana Carmelo da casa, ma lo costringe - dietro minaccia - a tagliare i ponti con tutta la famiglia, a partire dalla mamma, con la quale invece ha sempre avuto un bellissimo rapporto, fatto di comprensione e sostegno reciproci.

I due, infatti, sono sempre stati molto complici e Stella ha avuto da subito verso il bimbo un forse senso di protezione, come per colmare le lacune di un padre incapace di amare quel povero bambino senza colpa alcuna.
Ad esacerbare l'animo già indurito e incattivito di quest'uomo nei confronti di Carmelo, si aggiunge un altro aspetto: il ragazzino ha una sensibilità spiccata e, ai giochi "dei maschi", preferisce quelli "delle femmine".
Quando il padre se ne accorge... apriti cielo! Per lui questo modo di essere del bambino va stroncato sul nascere, perchè non si tramuti in omosessualità.
Ma non è soffocando la natura del ragazzo, che questi cambierà automaticamente orientamento sessuale.
Carmelo non è a suo agio nel corpo che madre natura gli ha donato e questo sarà per lui causa di tormenti e inquietudini, che lo porteranno a fare via via delle scelte che lo condurranno verso l'accettazione di sé, della propria identità, senza lasciarsi condizionare da nessuno.

In questo romanzo, che alterna il racconto del presente a quello del passato, ci scorre davanti la storia di una famiglia del Sud caratterizzata da dinamiche molto complesse e, a partire da essa, ci viene dato un affresco della Sicilia, dai primi del Novecento ad oggi, ponendo sotto i riflettori specifiche tematiche, come il modo in cui veniva trattata la donna fino a qualche decennio fa e in certe zone dell'Italia, i cambiamenti della società e come essi si siano riflettuti (e si riflettano) all'interno del microcosmo famigliare nel corso del tempo, il rapporto di coppia (quello tra Stella e Sebastiano è davvero particolare, non sano per molti aspetti, eppure i due sono legati in modo indissolubile), l'omosessualità e la difficoltà di accettarsi quando si sa già che, manifestandola e vivendola apertamente, si rischia l'emarginazione, il rifiuto da parte della famiglia, lo scherno; la ricerca e la costruzione della propria identità, senza condizionamenti e liberi da dipendenze emotive deleterie; l'importanza e l'influenza dell'ambiente in cui si cresce, il bisogno di ricevere amore e approvazione da chi si ama, in primis dalle figure genitoriali.

L'Autore ha dato vita ad una saga famigliare ricca di intrecci emotivamente forti, ben contestualizzato, con personaggi molto ben caratterizzati psicologicamente (e non me ne stupisco, vista la professione svolta), con i quali si entra in empatia e che suscitano sentimenti e reazioni nel lettore, che si tratti dell'aggressivo ed egoista Sebastiano, o della dolce e paziente Stella o del tormentato Carmelo.
Il linguaggio è consono al contesto, ai personaggi e alle vicende che li coinvolgono, è realistico, anche più crudo quando la situazione lo richiede.
Un libro che si lascia leggere con scorrevolezza, io l'ho divorato in poco tempo perché le vicissitudini di Stella e famiglia hanno davvero catturato il mio interesse.
 



Notizie sull'Autore. Gianfranco Sorge, nato a Catania, è medico chirurgo, dirigente psichiatra dell’azienda sanitaria catanese, psicoterapeuta e docente di Psicopatologia presso la scuola di specializzazione dell’Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo (IIPG). I suoi racconti hanno ricevuto importanti menzioni in vari premi letterari nazionali. Con goWare ha pubblicato la raccolta di racconti È solo nella tua mente ed è reale (2015) e i romanzi Squatter! (2018) e Perturbanti congiungimenti (2019).


domenica 27 dicembre 2020

Recensione: "Racconti di viaggio, racconti di vita" di Milka Gozzer

 

Tra storia e reportage, autobiografia e cronaca di costume, racconto e avventura, Milka Gozzer ci conduce in un percorso epico dal deserto della Namibia alle metropoli di Tokio e di Seul, dalla Bolivia alla Cambogia, dalla dittatura birmana alle crociate contro i catari, dalla terra delle badanti alla tecnologia di Taiwan, dal Golfo del Tonchino a Parigi.


Racconti di viaggio, racconti di vita
di Milka Gozzer

Self-publishing
155 pp
"Conosciamo veramente le motivazioni che spingono i
nostri spostamenti brevi o lunghi? Solo quando te lo chiedono
ci pensi, e spesso la ricerca di una ragione sensata risulta
vana o apparentemente non all’altezza della destinazione
finale. Il caso è veicolato da insignificanti, per non dire sciocchi, dettagli."

Viaggiare significa conoscere posti diversissimi tra loro, incontrare tante persone, con le loro culture, linguaggi, costumi e tradizioni...., ma anche animali!
Alcuni di questi meno rassicuranti altri: nel deserto della Namibia, l'autrice e il compagno di viaggio Bussola (l'amico giornalista Nicola Guarnieri) si son ritrovati di notte accerchiati da un gruppetto di "simpaticissime" iene, ma alla "strizza" provata nei momenti in cui il branco gironzola tra le loro cose, segue la tenerezza di fronte a un  cucciolo di sciacallo - battezzato Sciaki -, che li terrà compagnia prima di andar via e di vederlo diventare un puntino lontano.

E saranno pure un bel po' lontane ma in Kirghizistan le stelle si vedono, chiare e limpide: in questo paese la cui terra è per la maggior parte inospitale e aspra, l'autrice gode della semplice ma calda ospitalità delle famiglie contadine che abitano nei villaggi, condividendo del tempo con le persone del posto, accostandosi con curiosità alle loro tradizioni, rimirando i coloratissimi tappeti, entrando nelle yurte (antiche abitazioni nomadi di forma circolare, assemblate con stuoie e tappeti di feltro attorno a una struttura di pali) e lasciandosi scaldare il cuore dai loro sorrisi aperti.

E scalda il cuore anche la bontà e la semplicità di chi ha reso la propria vita una missione per aiutare il prossimo, come padre Anselmo in Bolivia, al fianco dei contadini che si battono per difendere le proprie terre e poterle coltivare.
Tra le polverose strade segnate dalla povertà, dalla prostituzione, dalla droga, dalla criminalità, i missionari hanno spesso portato una boccata d'ossigeno facendo costruire strade, ospedali, scuole.

E poi ancora l'Africa, che lungi dall'essere tutta deserto e savane, è anche fatta di città, grandi, sporche e inquinate; la povera semplicità della Moldavia, quella più disperata e angosciante della Cambogia, dove i bimbi - già da piccoli - cominciano a lavorare, se non restano mutilati per le mine disseminate nei campi e nei fiumi (triste e tragica eredità dei “Khmer Rossi”, che nel 1975 instaurarono una delle dittature più violente del Ventesimo secolo) o non muoiono prima per diarrea.

Un mosaico di paesi, alcuni popolati da gente meno fortunata di noi europei, dove fame, malattie, miseria, analfabetismo, arretratezza sono all'ordine del giorno, altri caratterizzati dal progresso e da un'invidiabile armonia universale che si riversa sulle attività pratiche quotidiane (vedi Taiwan).

Il lettore viaggia in sella insieme a Milka e gli sembra di percepire, in ogni posto attraversato, gli odori particolari, i sapori, i colori... tipici di ciascuno, di conoscere almeno un po' quella variegata umanità incontrata dalla scrittrice; in base ai luoghi visitati, al lettore vengono anche offerte pillole di fatti storici importanti, che hanno caratterizzato determinate località (il genocidio in Cambogia ad opera di Pol Pot, la persecuzione dei catari in Francia, la divisione della Corea).

Questa raccolta di narrazioni, in cui il viaggio quale esperienza "formativa", che contribuisce ad arricchire tanto il bagaglio di conoscenze quanto la sfera umana, ci ricorda come viaggiare significhi soprattutto cogliere il privilegio e l'opportunità  di gustare la diversità mettendo da parte pregiudizi nei confronti degli altri popoli.

Farlo in bicicletta, poi, acuisce quel senso di rispetto dei posti e di libertà che ha permesso alla Gozzer di "respirare il mondo così come viene, assorbire quelle particelle esistenziali che mi danno la sensazione, bizzarra e indescrivibile, di incontrare in un’altra forma qualcosa e qualcuno che non è più qui ora ma che ha lasciato un segno."

Racconti che ci restituiscono ritratti di persone e di luoghi indimenticabili, che ha visto Milka quale ospite di passaggio, ma sempre attenta, rispettosa, aperta, curiosa.

I racconti di viaggio, frutto di esperienze realmente vissute, sono intervallati da altri frutto della fantasia, perché anch'essa è un veicolo per viaggiare, immaginare, sognare e "andare lontano".

Una raccolta che ho apprezzato molto, ricca di spunti e, ancor più, di umanità, resa piacevole dai contenuti interessanti e da uno stile di scrittura che sa essere tanto preciso e dettagliato  quanto empatico ed ironico.

Una lettura che mette una gran voglia di viaggiare! 

sabato 26 dicembre 2020

UN DUCA DA SCEGLIERE Jess Michaels anteprima romance storico + omaggio da parte dell'autrice




“Un duca da scegliere” (Her favorite duke) è il secondo libro della serie di romance regency “Il Club del 1797” dell’autrice Jess Michaels.

Il libro sarà disponibile dal 5 gennaio ed è già in preordine a questo link >> https://www.amazon.it/dp/B08PVYZPH7/


L'Autrice molto gentilmente ha pensato di offrire alle sue lettrici un piccolo regalo: l’anteprima gratuita del prologo di “Un duca da scegliere”, ancora non disponibile su Amazon.


Il prologo si può scaricare  QUI






Traduttore: Isabella Nanni
Editore: The Passionate Pen LLC
Genere: Romance storico
Prezzo ebook: € 3,99 
disponibile in Kindle Unlimited
€ 13,99 cart.
Data pubblicazione: 
5 gennaio 2021
Inghilterra, 1810. Simon Greene, Duca di Crestwood, da anni è ossessionato da Margaret Rylon. 
C'è solo una cosa che li divide: il suo fidanzato, che è anche il suo migliore amico. 
Simon cerca disperatamente di non distruggere tutto cedendo ai suoi desideri, ma quando Meg e Simon rimangono intrappolati da soli di notte durante un temporale, lo scandalo che ne risulta non solo porta alla rottura del fidanzamento di Meg, ma costringe Simon a chiederne la mano al posto del suo amico.

Margaret è dispiaciuta di aver ferito la sua famiglia e il suo fidanzato, ma tutto quello che ha sempre voluto è Simon. E diventa ancora più determinata ad avere una vita felice insieme a lui quando si arrendono a passioni rimaste a lungo sopite. 
Ma anche se Simon le dà il suo corpo, non le concede il suo cuore. È schiacciato dal senso di colpa per aver tradito il suo amico e ha paura di ciò che il legame con Meg può svelare.

Ma se Simon non impara in fretta a combattere per lei, potrebbero perdere entrambi la possibilità di essere felici.

L'autrice.
Jess Michaels è un’autrice bestseller di USA Today. Sebbene abbia iniziato come autrice tradizionale pubblicata da Avon/HarperCollins, Pocket, Hachette e Samhain Publishing, e anche da Mondadori in Italia nella collana “I Romanzi Extra Passion”, nel 2015 è passata al self publishing e non si è mai guardata indietro! Ha la fortuna di essere sposata con la persona che ammira di più al mondo e di vivere nel cuore di Dallas. Quando non controlla ossessivamente quanti passi ha fatto su Fitbit, o quando non prova tutti i nuovi gusti di yogurt greco, scrive romanzi d’amore storici con eroi super sexy ed eroine irriverenti che fanno di tutto per ottenere quello che vogliono senza stare ad aspettare.



Estratto

Il suo turbamento, originato durante la festa quando aveva visto Simon e Graham insieme - il futuro che le era stato imposto e quello che non avrebbe mai avuto - aveva causato molti problemi, per di più all’unica persona al mondo a cui non avrebbe mai voluto fare del male.
Nel buio si voltò lentamente verso di lui. «Simon?» sussurrò.
Nessuna risposta. Aveva il viso leggermente girato, quindi Meg non poteva dire se avesse gli occhi aperti o chiusi.
«Simon?» ripeté, questa volta con meno sicurezza.
«Che c’è?» rispose lui, con voce tesa.
«Mi… mi spiace di aver rovinato la giornata» disse lentamente. «Mi spiace di aver causato tutti questi problemi scappando dalla festa.»
Lui non disse niente, ma si mosse un po’ e rilassò leggermente le spalle. Meg lo prese per l’incoraggiamento che non le aveva dato ad alta voce e continuò.
«Sento di dovermi spiegare» confidò con un sospiro. Il buio, l’intimità di essere a letto insieme, tutto contribuiva a dare l’impressione che potesse dire senza timore quello che aveva in cuore. Non tutto, ovviamente. Ma in parte. Se Simon avesse capito, forse sarebbe stato più facile, in qualche modo. «Io… io non voglio sposare lui.»


venerdì 25 dicembre 2020

Recensione: "Foglie di gelso. Racconti palestinesi" di Aysar Al-Saifi

 

Foglie di gelso è una raccolta di testimonianze di uomini e donne della Palestina che hanno vissuto la dolorosa esperienza di essere rinchiusi, per tempi anche lunghi, in carceri israeliane; esperienza che, per quanto drammatica e quindi impressa in modo indelebile nelle menti e nei cuori, non ha impedito loro di continuare a resistere, a credere che anche per il popolo palestinese e per la sua "Patria"  arriverà il momento, tanto atteso, della libertà e, prima ancora, di vedersi riconosciuto il diritto di esistere.



"Foglie di gelso. Racconti palestinesi" 
di Aysar Al-Saifi




Prospero editore
trad. Althea Pohl, Stefano Riva
160 pp
"...anche noi palestinesi, come gli uccelli, amiamo la libertà, non possiamo vivere in gabbia e non sopportiamo una vita in schiavitù. La nostra è una vita che non conosce confini, ma solo il cantare del mattino. E tu, figliolo, volerai di nuovo in alto. (...) Non stare in pensiero per me: nonostante il trascorrere degli anni (...) io sono ancora forte, come il gelso e forse di più".

Aysar Al-Saifi è nato trentadue anni fa nel campo profughi di Dheishesh, a sud di Betlemme, sorto nel 1949 con lo scopo di accogliere migliaia di persone costrette a lasciare le proprie abitazioni durante la "catastrofe" (Nakba), quando le forze di occupazione israeliane hanno raso al suolo oltre 500 villaggi e costretto più di 700mila persone ad abbandonare le proprie abitazioni.

Tra queste pagine viene data voce a chi voce non ha e le cui vicissitudini rischiano di essere portate via dal vento e ridotte in polvere "come foglie di gelso", dimenticate sotto coltri di indifferenza.

Sono storie intrise di umanità, perché al centro vi è, del resto, proprio l'essere umano, che sia l'occupante o l'occupato, il secondino o il prigioniero, attorno ai quali ruotano tanto i soldati, che irrompono nelle case per arrestare - troppo spesso senza reali motivazioni -, quanto le famiglie di chi viene portato via, allontanato dall'amore dei propri cari, cui restano solo cumuli di disperazione e preoccupazione e briciole di speranza. 

Ma per quanto sbriciolata, se c'è una cosa che resiste nonostante tutto e tutti è proprio la speranza, bagnata di lacrime, sì, ferita dalla paura e dalla solitudine tra le mura di una cella, ma non per questo meno viva; e con essa ci sono la pazienza ("la pazienza è ciò che abbiamo imparato dalla Patria") e l'amore incrollabile per la propria terra, per la quale si soffre, si combatte e si resiste.

Questo piccolo volume si legge agilmente non solo per il numero di pagine ma ancor più per l'immediatezza del linguaggio, che pur essendo essenziale e semplice è carico di empatia e di umanità; la sua lettura offre al lettore la possibilità di conoscere storie vere di chi ha vissuto (e vive tutt'oggi) esperienze di dolore ed ingiustizia per il solo fatto di essere palestinese;

"...essere palestinesi rappresenta una colpa sufficiente per essere perseguitati".

Nuran, Khaled, Ahmed, Mahmoud, Ribhi...: lungi dall'essere semplicemente nomi sconosciuti, nel momento in cui le loro vicende e i loro sentimenti ci scorrono davanti agli occhi, smettono di essere estranei senza identità e li riconosciamo per ciò che sono: uomini e donne nel cui petto batte un cuore di leone anche dietro le sbarre.

"Questa è la differenza tra noi e voi, la differenza tra prigionieri e carcerieri. Tu sei convinto che in prigione siamo deboli, mentre noi, anche se imprigionati, siamo sempre alla ricerca della speranza e del fiore che sboccia dalle ceneri".

Leggiamo di come, al cospetto delle forze di occupazioni israeliane, i palestinesi non possano che cercare di resistere, mettendo a tacere anche i propri sentimenti ed emozioni per non mostrare una debolezza che renderebbe ancora più dura la prigionia e loro pericolosamente vulnerabili davanti ai soldati.

"La posta", "la politica delle stampelle, "la porta della spiumatrice": sono espressioni che a noi non dicono nulla, ma che per tanti uomini e donne si traducono in umiliazioni quotidiane, che avvengano all'interno di furgoni di ferro dove i prigionieri devono sopportare temperature impossibili, piuttosto che al checkpoint, dove anche i vecchi e i bambini attendono per molto tempo in attesa di poter attraversare i posti di blocco.

E le attese sono lunghe e logoranti anche per i famigliari dei detenuti, che aspettano ore per ottenere di vedere, magari solo per pochi secondi, il volto del proprio congiunto. 

Di capitolo in capitolo si susseguono, quindi, storie di vita con protagonisti diversi ma strettamente uniti dall'amore per il proprio popolo, l'attaccamento alle famiglie (ci si commuove e al contempo si prova un inevitabile senso di impotenza e rabbia nel leggere le struggenti lettere che i detenuti si scambiano con le madri, private dei propri figli, e in attesa di riabbracciarli, quando saranno finalmente liberi), agli amici con cui si è condivisa l'infanzia e, da adulti, la lotta contro il nemico-vicino; sono persone che all'interno delle carceri cercano di proseguire la loro battaglia, resistendo a ogni tentativo di manipolazione e assimilazione della coscienza, con scioperi della fame, alimentando l'attività culturale tra i detenuti,  costantemente ostacolata dalle autorità israeliane.

Non ci sono popoli di serie A e di serie B, violazioni dei diritti più o meno urgenti per cui battersi e, come ricorda Luisa Morgantini (nella Prefazione), citando Mandela "non ci sarà libertà per nessuno, fino a quando i palestinesi non saranno liberi".

Queste riportate da Aysar sono testimonianze preziose che - mettendo in risalto la tenacia di un popolo che con coraggio resiste all'occupante, che conserva la propria libertà nonostante le sbarre di squallide celle ed è mosso dall' "immortalità di un amore reciproco con la propria terra" -  con forza e sensibilità conducono il lettore "dentro quello squarcio ancora aperto sulla Palestina, che da troppi anni cerca di guarire senza riuscirci" (dalla Postfazione di Chef Rubio).

Da leggere.


"...proprio perché non possediamo a priori la libertà, siamo consapevoli del vero significato di una vita senza essa. Proprio perché ne siamo privi, riusciamo a comprenderne il significato e a essere le persone più adatte a definirla e capirla. Mi fanno ridere quei popoli che gridano alla libertà ignorandone il significato. Come possono conoscere il significato della libertà se non ne sono mai stati privati come noi?"

mercoledì 23 dicembre 2020

Recensione: UN UOMO A PEZZI di Francesco Muzzopappa



Simpatico, schietto, provvisto di un senso dell'umorismo che fa nascere sorrisi e mette il buon umore, Muzzopappa si racconta facendosi "a fette" e mettendo sul vassoio, a vantaggio dei suoi lettori, aneddoti, incontri, esperienze di vita passate e recenti che ci restituiscono il ritratto di un giovane uomo sagace, che guarda il mondo con quella dose di sano ottimismo che dovremmo avere tutti per barcamenarci con più leggerezza tra i piccoli e grandi problemi della vita.


UN UOMO A PEZZI
di Francesco Muzzopappa


Fazi Ed.
142 pp
Francesco è un giovane uomo di origini pugliesi, fidanzato con Carmen, con cui convive a Milano nel quartiere di Chinatown.
I due non potrebbero essere più diversi: lei è in fissa per un'alimentazione sana che più sana non si può, lui..., beh, lui è figlio di madre pugliese e padre calabrese, cresciuto nel tarantino con fiumi di latticini in una culla a forma di frisella.

"Che un pugliese non mangi latticini è fantascienza. Le nostre mamme da piccoli ci hanno svezzato a omogeneizzati di mozzarelle. Nei biberon infilavano le burrate".

Per non parlare poi dell'attenzione di Carmen per evitare ogni forma di spreco, il che significa comperare solo indumenti non di marca e che costino pochissimo (meglio se usati) e librerie a prezzi stracciati, pazienza se sono storte e pendono.

Ma non conosciamo solo Carmen e le sue piccole, adorabili manie; Francesco condivide tra queste pagine altri pezzetti di sé, in primis il suo essere un pugliese che ha vissuto l'esperienza  della salsa di pomodoro fatta rigorosamente in casa sotto il solleone di agosto.
Il capitolo relativo alla maratona della salsa l'ho amato perché... è qualcosa che conosco bene, in quanto è una "tradizione" immancabile e immarcescibile anche a casa mia: la salsa si fa ogni anno, non si scappa, e da bambina/ragazzina, confesso, per me era un vero e proprio incubo. Però, ripeto, è sempre stato - e lo è tutt'ora - un appuntamento annuale sacro, e poiché dura non più di due-tre giorni (tra salsa e pelati), il sacrificio si fa, anche perché poi ce l'hai tutto l'anno :-D

"Per noi pugliesi fare la salsa in casa è come andare al militare: un'esperienza che ti forma e non vorresti mai più ripetere. Mentre il resto del mondo civilizzato ha imparato a comprare pelato e passata industriale al supermercato, dalle mie parti è considerata una bestemmia".

Sparsi tra i tanti frammenti della propria vita, ci sono diversi personaggi con tratti bizzarri e simpatici: il coinquilino napoletano - convinto che "a Napoli le cose sono più buone" (ehm,.. ho avuto una coinquilina simile: "Ma o vuò' capì ca' a' pizzà buona sta sul a Napule??", mi diceva ogni volta che mangiava un pezzo di pizza in terra di Puglia) -, il condomino russo esperto nell'ars amatoria che... Siffredi scansati; l'idraulico maschilista, convinto che un uomo vero non debba assolutamente mettersi ai fornelli; il personal trainer dal fisicaccio palestrato impegnato in un eterno (e vano) tentativo di rimorchiare esponenti dell'altro sesso.

Insomma, tra incontri strani ed episodi spassosi, in questo libro l'Autore si racconta con il suo piglio vivace ed ironico, e ne viene fuori il ritratto di un'esistenza che in fondo è comune a quella di tanti di noi lettori, eppure, se ci soffermiamo su certi dettagli, ingrandendoli con la lente dell'autoironia e della spensieratezza, ci rendiamo conto forse di come le nostre esistenze siano un po' come un romanzo, la cui trama si dipana spesso attraverso eventi tragicomici e bislacchi, alcuni più semplici, altri meno ordinari, che sia lo stupore provato da bambini davanti alle giostre dei luna park, i tentativi di seguire una dieta o l'euforia fanciullesca di chi, ritrovandosi da un giorno all'altro con una bella sommetta di denaro da spendere in cibarie varie, si concede il lusso di "sfamarsi" in un supermercato per ricconi.

Un libro che, quindi, non ha un'unica trama ma che è composto, come si evince dal titolo, da tanti pezzi di vita vissuta, raccontati in modo divertente, familiare, che regalano sicuramente sorrisi e momenti di svago al lettore.

Finora il mio preferito resta Dente per dente, ma in generale devo dire che Muzzopappa è piacevole da leggere e scaccia mestizia e pessimismo.
E di questi tempi, abbiamo urgente bisogno di essere positivi ... di un po' di ottimismo e buon umore.

martedì 22 dicembre 2020

Occhio ai libri || segnalazioni editoriali

 

Oggi voglio presentarvi alcune pubblicazioni segnalatemi da autori e/ case editrici.


Partiamo da una storia dark ambientata in Italia: IL CERCHIO DI PIETRE di Enrico Graglia (Goware ed. 390 pp,).


Vincenzo, ragazzo di provincia, fa una strana scoperta al fiume. Ne derivano sogni oscuri e vivide allucinazioni, che ostacolano la sua relazione con l’intraprendente e affascinante Lavinia e lo spingono a credere che in gioco ci sia più della propria sanità mentale. 
È possibile che qualcuno – o qualcosa – stia cercando di mettersi in contatto con lui? E cosa ci fa un antico e misterioso cerchio di pietre nella campagna piemontese? 
Ad aiutare Vincenzo, lo scrittore-guru Saverio, in cerca di riscatto da un’esistenza mediocre. 
I tre protagonisti di questa storia dark, che affonda le sue radici nella provincia italiana, si confronteranno con l’ignoto, causa delle nostre più grandi paure, in cui a decidere l’esito dell’eterno scontro fra Bene e Male è la fragilità stessa dell’animo umano.

Autore
Enrico Graglia, nato a Torino nel 1980, non ricorda di aver trascorso un giorno della sua vita senza leggere. In casa non c’era un televisore e nel 1990 Il signore degli anelli cambiò per sempre il suo immaginario, indirizzandolo al fantastico. Al liceo scrisse i primi racconti, ispirato dalla letteratura italiana e rapito dai libri di Stephen King e Clive Barker, che rimangono tra i suoi autori preferiti. Laureato in legge, oggi vive in Piemonte, sulle colline del Monferrato. Il cerchio di pietre, vincitore del premio Vallavanti Rondoni 2019, è il suo romanzo d’esordio
.


Il secondo libro è un Fantasy illustrato da Lorenzo Nicoletti: "Hollow World - Il ragazzo senza memoria" di Luca Damiani (autopubblicato, 300 pp).
Si tratta di un’opera complessa e ricca di spunti, ma scorrevole e dai toni spesso leggeri. Ispirato alle
Light Novel, il romanzo attraversa vari generi (Fantasy, Romanzo Storico, Romanzo di formazione, Thriller, Mistery e Romance) per raccontarci le vicende di personaggi memorabili e offrirci qualcosa di davvero fresco e innovativo, soprattutto per un autore italiano.

Cosa faresti se ti svegliassi in un posto che non conosci? Se non ti ricordassi nemmeno chi sei, come ti chiami, da dove vieni? Se l’unica cosa che hai con te fosse un libro in una lingua incomprensibile, e dormissi in un peschereccio incastrato dentro la roccia a dieci metri da terra?
Se qualcuno ti insegnasse a rubare, per sopravvivere, e a pelare patate in un ospedale pieno di feriti, con una guerra sempre più vicina? Cosa faresti se poi questa nuova normalità venisse sconvolta da un profumo di mandorle, da qualcosa che non hai mai provato prima?
E se questa cosa ti cambiasse?
Se ti togliesse il sonno, e anche la fame?
E se poi la guerra la mettesse in pericolo e di colpo ti facesse rischiare di perderla?
Se fossi tu stesso a metterla in pericolo?
Cosa faresti per salvarla?
Fino a che punto ti spingeresti?

L’autore
Luca Damiani, classe ’78, vive a Torino con quattro ragazze (tre mordaci e l’altra... pure). Ama la pizza in tutte le sue forme e condimenti (tranne quella all’ananas!) e odia l’ultima goccia di shampoo al fondo del flacone. Tra un libro e un altro si occupa di mandare avanti un’azienda del food. Si innamora del teatro all’età di quattordici anni e dopo aver frequentato l’accademia d’arte drammatica, lavora come attore professionista per circa un ventennio. L’esperienza maturata in campo teatrale, e la passione che da sempre lo accompagna per la cultura Jpop, sfociano nel progetto “Hollow World”: un mondo in continua espansione dove spera che altri ne rimangano affascinati e, nel pieno rispetto della cultura Anime, contribuiscano alla sua crescita, caratterizzazione e diffusione
.



L'ultima pubblicazione è un romanzo dalle atmosfere molto misteriose: SORTILEGIO MORTALE di Roberto Marconi (Kimerik Ed. 210 pp).

In una stazione di polizia, di fronte a un ambiguo vice ispettore, Marco Robertini si trova improvvisamente invischiato nella misteriosa scomparsa di un’ex fidanzata e, di lì a poco, nell’omicidio di un’accompagnatrice di uomini. 
Egli ha un legame apparentemente opposto con entrambe e le circostanze sembrano prospettarlo come duplice presunto colpevole. 
L’iniziale innocenza del protagonista, che si basa sulla logica e il raziocinio, man mano stinge nell’ambiguità per l’irrompere del mistero e dell’esoterico, rappresentato da altrettante donne intrise di pensiero magico. Sarà l’indagine dentro se stesso che potrà aprire la strada alla spiegazione della realtà, ma ricorre la ciclicità del Fato e del Cigno Nero nella sua vita. Come finirà?

L'autore: Nato vicino a Jesi, nelle Marche, e vissuto quasi tutta la vita a Senigallia, Roberto Marconi si è laureato a Bologna in Giurisprudenza e lavora da sempre nel settore assicurativo e finanziario. Ha cominciato a scrivere, nei primi anni del nuovo millennio, brevi racconti e poesie pubblicati su siti per appassionati, in coincidenza casuale, ma densa di affinità elettive, con l’articolo letterario del noto scrittore americano Chuck Palahniuk intitolato La chiesa delle storie. Ha già pubblicato un’opera, Il segreto di Paracelso, edita da Booksprint Edizioni, che partecipa alla XXXIV edizione del Premio Italo Calvino. Ha tre figli e tre sogni nel cassetto che forse non aprirà mai.

sabato 19 dicembre 2020

Oggi nasceva... Eleanor Hodgman Porter


"Pollyanna, che con la sua dolcezza regala tenerezza e il cuore ti aprirà...Pollyanna, che porta sempre il sole con semplici parole e buona volontà".

Uno dei cartoni animati che ho guardato senza stancarmi, da bambina, è stato Pollyanna, la bambina sempre solare e ottimista che desiderava portare un sorriso di gioia e speranza a tutti coloro che incrociavano il suo cammino.

Questo simpatico personaggio è frutto della mente di una scrittrice britannica: Eleanor Hodgman Porter, e la sua Pollyanna è diventata sinonimo di "una persona che crede che sia più probabile che accadano cose buone che cose cattive, anche quando ciò è molto improbabile" (Cambridge dictionary), o  più semplicemente (e con un'accezione più negativa) "persona costantemente ed eccessivamente ottimista" (Collins dictionary).

Eleanor è nata a Littleton (New Hampshire) il 19 dicembre 1868.

(wikipedia)

Sin da ragazzina ha manifestato diversi talenti artistici, ad es. nel canto, tanto da essere spesso invitata come cantante in occasione di eventi sociali organizzati dalla comunità e della chiesa. 

Ha frequentato le scuole locali ma poi ha dovuto continuare l'istruzione a casa a motivo di problemi di salute. 

Andando controcorrente, la scrittrice ha coltivato i suoi interessi e talenti: ha studiato al New England Conservatory of Music. 

Nel 1892 sposò un uomo d'affari, John Lyman Porter e si trasferirono in Massachusetts. 

Ha scritto il suo primo racconto all'età di 33 anni e il suo primo romanzo, Cross Currents, nel 1907.
Secondo libro: Turn of the Tide (1908), in cui tratta il tema del lavoro minorile.
Terzo libro: Miss Billy (1911), in cui la vita di tre scapoli viene stravolta da una donna; ad esso fanno seguito Miss Billy's Decision e Miss Billy Married.
Ma il libro più famoso è sicuramente Pollyanna (1913), tradotto in 12 lingue, cui segue Pollyanna grows up.

Questo celebre romanzo per bambini è il racconto sentimentale di una ragazzina che "giocava" a trovare sempre il lato positivo delle cose, riuscendo in qualche modo a cambiare coloro che incontra, donando speranza ai disperati.

Pollyanna è diventato un film nel 1920 (regia di Paul Powell) e nel 1960 ("Il segreto di Pollyanna"), con Haley Mills nei panni della protagonista.

"Il gioco consiste nel trovare qualcosa per cui essere sempre felici", diceva la gioiosa fanciulla.

Bene, la psicologia cognitiva ha preso spunto dal  "gioco della felicità" per individuare la cosiddetta "sindrome di Pollyanna" o "ottimismo idiota": si tratta della tendenza che le persone hanno a concentrarsi principalmente sulle cose positive, atteggiamento che le porta a dare per scontato che tutto andrà bene quando si tratta di prendere decisioni anche senza avere tutte le informazioni pertinenti.
A parlarne per primi sono stati Matlin e Stang negli anni '70, che hanno spiegato come i processi cognitivi tipici di questa inclinazione favoriscano selettivamente l'elaborazione di informazioni piacevoli rispetto a quelle spiacevoli, e questo porta ad essere più ottimisti e positivi; per contro, fa sì che si tenda a ricordare eventi neutri come più positivi di quanto non fossero in realtà (quindi a falsare un po' i ricordi).

È morta a soli 51 anni di tubercolosi il 21 maggio 1920.

Fonti consultate:

https://golittleton.com/
https://www.literaryladiesguide.com/
https://www.britannica.com/
https://positivepsychology.com/

mercoledì 16 dicembre 2020

Frammenti di... LEGGERE LOLITA A TEHERAN

 

Alcuni significativi passaggi tratti da LEGGERE LOLITA A TEHERAN, l'ultimo libro recensito qui sul blog.



"Per capire quello che la guerra ha devastato, per vedere bene i crateri dove una volta c'erano le case, bisogna aspettare la pace. Solo allora le voci ridotte al silenzio, gli spiriti maligni intrappolati nella bottiglia volano fuori."

"Tornai dunque la bambina che ero stata quando prendevo il primo libro che mi capitava sottomano e mi buttavo in un angolo a leggerlo per ore. Assassinio sull'Orient Express, Ragione e sentimento, Il maestro e Margherita, Herzog, Il dono, Il conte di Montecristo, Tutti gli uomini di Smiley -i libri della biblioteca di mio padre, delle librerie di seconda mano, delle case degli amici. Li leggevo tutti, come un alcolizzato che annega il suo dolore inespresso. Se mi rivolsi ai libri fu perché erano l'unico rifugio che conoscevo, ciò di cui avevo bisogno per sopravvivere, per proteggere una parte di me stessa che sentivo sempre più in pericolo. Il mio altro rifugio, quello che mi aiutava a restituire un po' di sanità mentale e di spessore alla mia vita, era di natura più intima e personale."






Un grande romanzo acuisce le vostre percezioni, vi fa sentire la complessità della vita e degli individui, e vi difende dall'ipocrita certezza nella validità delle vostre opinioni, nella morale a compartimenti stagni…».


Per vivere una vita vera, completa, bisogna avere la possibilità di dar forma ed espressione ai propri mondi privati, ai propri sogni, pensieri e desideri; bisogna che il tuo mondo privato possa sempre comunicare col mondo di tutti. Altrimenti, come facciamo a sapere che siamo esistiti? «I fatti concreti di cui parliamo non esistono, se non vengono ricreati e ripetuti attraverso le emozioni, i pensieri e le sensazioni»


Siamo tutti perfettamente in grado di trasformarci nel censore cieco, di imporre agli altri la nostra visione, i nostri desideri. Una volta che il male viene, come dire, personalizzato, ed entra dunque a far parte della vita quotidiana, la strategia per resistervi diventa anch'essa personale, individuale. In che modo l'anima riesce a sopravvivere? è la domanda essenziale. E la risposta è: con l'amore e la  fantasia.



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