martedì 27 febbraio 2024

★ RECENSIONE ★ IL RITORNO di Diana Gabaldon (Outlander #3)



Abbiamo lasciato, nell'Amuleto d'ambra, Claire Randall impegnata a raccontare a sua figlia Brianna la verità sull'incredibile avventura da lei vissuta fra il 1945 e il 1946, quando scomparve misteriosamente; grazie al magico cerchio di pietre di Craigh na Dun, Claire era stata catapultata nella Scozia del Settecento, dove si era innamorata follemente del nobile giacobita James Fraser. 
In questo terzo volume seguiamo Jamie e Claire da Lallybroch a Culloden, intenti a provare a cambiare la storia affinché gli Highlander non soccombano davanti agli inglesi.



IL RITORNO
di Diana Gabaldon



Ed. Tea
trad. V.Galassi
394 pp
Finalmente Claire e Jamie possono fare ritorno dalla Francia (assieme al giovanissimo e devoto Fergus) alla Scozia, e casa significa Lallybroch. 
Lontani dagli intrighi di Parigi, la coppia ritrova un po' di conforto e serenità nell'idilliaca vita da Laird, ma la pacchia termina presto: Jamie, infatti, non solo deve obbedire a Prince Charles e unirsi alla battaglia contro gli inglesi, ma deve anche andare da suo nonno Simon Fraser (con cui non ha praticamente mai avuto relazioni di alcun genere) per riferirgli l'ordine da parte del re di "prestare" gli uomini del proprio clan per la guerra.

Simon Fraser, detto Lord Lovat e anche The Old Fox, è tutto fuorché un nonnino pacioccone e simpatico: è un individuo volgare, cafone e sgradevole e Claire, che accompagna il marito per incontrarlo e parlargli, avrà modo di rendersene conto da subito.

Mentre Jamie cerca di addestrare gli uomini a sua disposizione per l'imminente Rivolta, Claire continua a fornirgli tutte le (poche) informazioni che conosce sul destino della Scozia in questa fase storica.

La loro speranza è quella di poter agire sul futuro, modificando le sorti della battaglia così come Claire le conosce (che poi è come si sono in effetti già verificate, viste dalla prospettiva futura) e risparmiare un sacco di morti agli scozzesi.

Ma saranno davvero in grado di cambiare le carte in tavola o tutto ciò che avverrà è già stato deciso ed è immodificabile?

Il lettore accompagna passo passo Jamie e la sua Sassenach in questa avventura pericolosa che li vede attraversare paludi e affrontare gli acerrimi nemici; a Prestonpans, Jamie e l'esercito giacobita intraprendono la loro prima battaglia contro di essi e riescono ad uscirne vincitori.
Ma la fortuna non sarà sempre dalla loro parte...

Rivedremo vecchie conoscenze, come Colum MacKenzie, suo fratello Dougal e il viscido duca di Sandringham, che riesce a far prigioniera Claire in casa propria con l'obiettivo di poter attirare Jamie e consegnarlo agli inglesi.

Ma soprattutto non mancherà l'odiatissimo Jack "Black" Randall, sempre malvagio e perfido; eppure, sarà proprio lui a rivolgersi a Claire per chiedergli aiuto: suo fratello minore Alex è in fin di vita e la donna lo aiuterà ad andare incontro alla morte alleviandone le sofferenze fisiche.

Questo terzo volume è appassionante come i precedenti anche se ho riscontrato un ritmo meno incalzante; ci si sofferma molto sulla lotta giacobita e sulle scarse possibilità di vittoria degli scozzesi; mentre si avvicina la famosa e catastrofica battaglia di Culloden, sale la tensione e hanno luogo avvenimenti importanti, che incidono molto sui due protagonisti e sul loro amore.

Teniamo presente che questo è il resoconto che Claire fa a Brianna e Roger Wakefield nel 1968, per cui Claire è adesso nel presente ma non ha mai smesso di pensare al passato, anzi i suoi ricordi sono costantemente abitati dai "fantasmi" delle tante persone conosciute due secoli prima, primo tra tutti, il suo amato Highlander dai capelli rosso fuoco.
E a proposito di lui, ciò che le preme sapere è: fermo restando che la battaglia di Culloden fu una terribile disfatta, chi sopravvisse? E se ci fosse proprio James Alexander Malcolm MacKenzie Fraser tra i pochi fortunati che riuscirono a non morire?

Le ultime pagine sono movimentate e dinamiche perché rivediamo un'altra persona che Claire ha incontrato nel Settecento in Scozia e che... è viva nel 1968, il che significa che è anch'essa una viaggiatrice.

Mi verrebbe voglia di iniziare subito il successivo e non posso che consigliare la saga a chi ama il romance mescolato ai fatti storici con l'elemento fantasy del viaggio nel tempo; la penna della Gabaldon è ipnotica, per me, riesce a trasportarmi in un periodo storico affascinante, descrivendolo benissimo e in modo vivido, tanto da sentirmi immersa totalmente in quel contesto.
L'amore tra Claire e Jamie è sempre coinvolgente, forte, sincero, ardente e votato anche al sacrificio pur di salvare l'altro quando è in pericolo.


"Lascia che io te lo dica nel sonno quanto ti amo. Perché non c'è molto che io possa dirti mentre siamo svegli, se non le stesse, povere parole, ripetute ancora e ancora. Mentre dormi tra le mie braccia, invece, posso dirti cose che suonerebbero sciocche nella veglia, e i tuoi sogni sapranno che sono vere. Dormi, mo duinne".


Recensioni    

domenica 25 febbraio 2024

"Help, I Need a Babysitter!" [ Libri a tema ]



Buona domenica pomeriggio, cari lettori.
Come proseguono le vostre letture?
Le mie un po' lentamente, tra il lavoro e altri impegni leggo solo un po' la sera, ma essendo stanca... combino ben poco :-D

In attesa dei famigerati "tempi migliori", ho pensato di tornare con la rubrica dei "romanzi a tema..." e il tema che ho scelto oggi è....

BABY SITTER 
(et similia)



BABY-SITTER INQUIETANTI 

LA BABYSITTER PERFETTA di Sheryl Browne (Ed. Garzanti, trad. P. Barbante, 320 pp).

Melissa e suo marito cercano una babysitter per le loro due meravigliose bambine. 
Nessuna sembra all’altezza finché non si presenta Jade, che è semplicemente perfetta. 
Le loro figlie la adorano e Jade le ama come se fossero sue. 
Ma all’improvviso in casa cominciano a succedere cose strane: le bambine non sembrano più così al sicuro e Melissa ha sensazioni che non riesce a spiegarsi. 
Presto Melissa scoprirà che ogni perfezione nasconde una macchia e che non c'è persona, anche la più gentile e altruista, che non abbia un passato alle spalle, una cicatrice, un brutto ricordo. 
E soprattutto capirà che non ci si può fidare al 100% di nessuno...




,
UNA CATTIVA BABY-SITTER di Gilly MacMillian (Ed. Newton Compton).

Jocelyn Holt, cresciuta con due genitori freddi e indifferenti, ha cercato conforto nell'unica persona in grado di dimostrarle affetto: la sua adorata tata, Hannah. 
Ma una notte, all'improvviso, Hannah è scomparsa senza lasciare tracce e la bambina ne è rimasta sconvolta. 
Trent'anni dopo, Jocelyn è costretta a tornare nella sua casa d'infanzia insieme a sua figlia Ruby e a confrontarsi con il passato. Ma quando un teschio umano viene rinvenuto nel lago della tenuta, tutte le sue certezze iniziano a vacillare. 
Potrebbe trattarsi di Hannah? 


NINNA NANNA di Leila Slimani (Rizzoli, 204 pp).

Quando arriva il secondo figlio, Myriam decide di riprendere a lavorare, ma ovviamente serve una tata per Mila e Adam.
Dopo una selezione severa,arriva Louise: luminosa, solare, dolce, e i bambini, soprattutto Mila, sembrano sceglierla prima dei genitori.
La donna si guadagna l'affetto incondizionato di piccoli e grandi, anticipando i bisogni di tutti e viziandoli... finché questo rapporto di dipendenza non si incrina fino a mostrare tutte le sue crepe...







ALLEGGERIAMO L'ATMOSFERA...

IL DIARIO DI UNA TATA di Emma McLaughlin e Nicola Kraus (Rizzoli, trad. R.
Zuppet, 317 pp)
.

Nanny è una tata che lavora per una ricchissima famiglia di Manhattan; per una paga ridicola e mai puntuale, deve badare al piccolo Grayer X, anni quattro, e soprattutto fare in modo che la signora X - che non lavora, non cucina, non fa le pulizie e non si occupa del figlio - trascorra serenamente le sue giornate. 
Quando il matrimonio comincia a sgretolarsi, Nanny cercherà di salvaguardare la salute mentale del povero Grayer.



MRS ENGLAND di Stacey Halls (Neri Pozza, trad. M.Ortelio, 336 pp).

Ruby May si è appena diplomata al Norland Institute, la prestigiosa scuola londinese di bambinaie qualificate e giunge nello Yorkshire per prendere servizio presso la famiglia di Mrs England. 
Sembra la famiglia è perfetta: la nursery separata dal resto della casa, una fabbrica tessile di proprietà e una grande dimora di campagna, l'avvenente Mr Charles England, il quale le presenta la moglie, Mrs England: una giovane donna con i capelli lunghi e grandi occhi scuri, che pare sorpresa e impaurita da quell’incontro, tanto che a Ruby viene il dubbio di aver sbagliato casa. 
Una sensazione che si accrescerà nei giorni seguenti nei quali, in quella dimora silenziosa come una tomba e cupa, cinta com’è da una fitta foresta, Lilian England, così misteriosamente indifferente alla cura con cui una madre dovrebbe trattare i suoi figli, la guarderà non più con occhi smarriti, ma con ferocia e risentimento allorchè Mr England si concederà un atteggiamento troppo confidenziale nei suoi confronti...




Non ne riporto la trama ma son certa che tutti ci ricordiamo di due bambinaie super famose: Mary Poppins (personaggio creato da Pamela Lyndon Travers) e Maria di Tutti insieme appassionatamente, ispirato all'autobiografia di Maria Augusta von Trapp (La famiglia Trapp).


giovedì 22 febbraio 2024

[[ NOVITÀ CATARTICA EDIZIONI ]] LA STRADA DI CASA di Vincenzo Elviretti

 

Buongiorno, cari lettori!
Oggi sul blog diamo spazio alla segnalazione di un libro pubblicato molto di recente da Catartica Edizioni, casa editrice sassaresse.


LA STRADA DI CASA
di Vincenzo Elviretti


“…La conoscevi bene la strada di casa, l’avresti raggiunta 
a occhi chiusi da qualsiasi altro punto nel mondo.
Casa, la strada.
Il paese è quella strada.”

Il romanzo è ambientato tra la seconda metà degli anni Novanta e il primo decennio del nuovo 
CATARTICA EDIZIONI
Data di uscita:
20 febbraio 2024

Genere: Narrativa
Collana In Quiete
Prezzo: 19.00 €
Nº pagine: 272

millennio, gli anni Zero.

Negli anni '90, una festa di compleanno finita male e un bad trip segnano Mimì e Cecio nella ricerca della propria strada.
Gli imprevisti della vita cambiano le prospettive di entrambi e mentre Mimì si adatta alle mostruosità della normalità e trova il coraggio di reagire solo dopo un evento accidentale, Cecio cerca qualcosa di più profondo che lo porta a scoprire che la vera ricerca è interna.

Crescita, identità e coraggio sono le parole chiave, condite dalle paure e le incertezze a cavallo dei due millenni, e con lo sfondo della repressione generazionale di Genova del 2001, la rivoluzione tecnologica di internet e degli smartphone e l’avvento dei social network.

Una trama che si preannuncia molto interessante, anche per l’inclusione di fattori ed eventi chiave che hanno segnato la nostra storia recente e che hanno determinato il mondo attuale.




lunedì 19 febbraio 2024

>> RECENSIONE << IL BOSCO DI FAGGI di Salvina Alba



Sentirsi imbrigliati in una situazione che crea disagio, frustrazione, infelicità è una delle sensazioni più spiacevoli che si possano provare ed è proprio ciò che vive il protagonista di questo romanzo, la cui vita procede in una corsa quotidiana per compiere sacrifici per far quadrare i conti e non scontentare coloro che gli sono vicini.
Ma a volte basta poco perché avvenga qualcosa che sconvolge l'esistenza proprio quando sembrava arrivata a un punto morto.

IL BOSCO DI FAGGI
di Salvina Alba


Ed. Convalle
234 pp
Alain ha venticinque anni, vive a Torino e lavora come operaio in una fabbrica; non ama il suo lavoro meccanico, fatto di gesti sempre uguali e alienanti, ma non può certo permettersi il lusso di licenziarsi: deve lavorare, come tutti, per portare lo stipendio a casa.
Alain vive con il padre invalido e un fratello (Roberto) e una sorella (Anna) ancora minorenni; la situazione familiare è difficile perché vede Alain come l'unico responsabile dell'andamento della casa, visto che il padre è inabile e va assistito e i fratelli adolescenti, che frequentano ancora la scuola, mostrano un irritante menefreghismo verso i sacrifici del fratello maggiore, che desidererebbe da loro un po' di collaborazione per alleggerirgli il carico.

E invece, dopo otto ore in fabbrica, Alain deve pure sistemare casa, cucinare, sparecchiare, occuparsi del padre e stare anche attento a che i fratelli facciano il loro dovere a scuola.

Insomma, Alain si sente soffocato dalle responsabilità, spesso è frustrato, arrabbiato, avrebbe voglia di urlare, sbattere la porta e scappare da quella situazione (mollare casa, lavoro, tutto) ma fortunatamente ad offrigli un po' di consolazione c'è la musica e ci sarebbe anche la fidanzata, Serena. 

Con Serena il condizionale è d'obbligo ma non perché la ragazza abbia qualcosa che non va: lei è dolce, comprensiva, premurosa, innamorata di Alain e, soprattutto, vorrebbe sposarsi, metter su famiglia, costruire qualcosa di stabile insieme.
Eppure Alain temporeggia: lui si ripete di amare Serena e comprende che il desiderio di lei di sposarsi sia legittimo, ma... non è pronto a fare il grande passo.

Perché? 
La difficile situazione col padre e i fratelli, e le responsabilità che ha verso di loro, lo bloccano e lo stressano, per cui prendere un ulteriore impegno con Serena è qualcosa che per ora non se la sente di affrontare.

Ovviamente le sue esitazioni innervosiscono la fidanzata, con cui spesso litiga; menomale che c'è almeno la musica a consolarlo e distrarlo! Alain non solo suona il piano ma scrive anche canzoni che canta e suona col suo gruppo di amici - Ginko, Manuel e la sua ragazza, Silvia -, con cui si riunisce per suonare i pezzi.
Un giorno i ragazzi gli comunicano una notizia che potrebbe essere bella e brutta insieme, per Alain: hanno ricevuto una proposta imperdibile, quella di fare delle serate nel mese di agosto, in giro per la regione.

Un'opportunità davvero vantaggiosa per la band; rinunciarvi sarebbe da matti.

Eppure Alain sente la delusione montagli nel petto: come potrebbe lui lasciare casa per un mese intero?
Chi bada al padre, a Roberto e Anna, alla casa? 
Lui vorrebbe tanto poter essere libero e andarsene in giro a suonare e cantare... ma come fa?
Ha degli obblighi che gravano tutti sulle sue spalle, scrollarseli di dosso, come se niente fosse, è più facile a dirsi che a farsi.

Ma quando si vuole qualcosa a tutti i costi, la soluzione al problema la si può trovare e, in un modo o nell'altro, Alain la trova.

In un impeto di autodeterminazione e volontà, si organizza e decide di seguire il suo gruppo nella tournée estiva. 
Ma poco dopo essersi messi in viaggio i ragazzi fanno un incidente stradale che sconvolge tutti i piani e che sarà l'inizio di un'esperienza incredibile, estrema, assurda, dai risvolti inaspettati per tutti, in special modo perAlain.

Non voglio aggiungere molto altro perché ciò che vive Alain (e, fino a un certo punto, anche Ginko, Silvia e Manuel) è un po' il fulcro del romanzo; posso però accennare al fatto che l'incidente costituisce una sorta di point break per il protagonista, che viene risucchiato in una situazione inquietante, paradossale, kafkiana.

Incontra persone molto strane e poco rassicuranti e vive momenti di vero panico, in cui si ritrova accusato di aver commesso azioni terribili per le quali deve pagare un "prezzo", ma questo prezzo è incomprensibile, irragionevole; Alain finisce in un incubo dai contorni agghiaccianti, paurosi, in cui si trova ora imprigionato, ora lasciato libero di provare a scappare attraversando un bosco di faggi.

La narrazione in prima persona ci lascia entrare da subito nel vivo delle vicende personali e famigliari di Alain e, quando insieme a lui lo accompagniamo in questa esperienza al limite dell'assurdo (dopo l'incidente), non possiamo non chiederci, con lui: "Ma è uno scherzo della mente di Alain? Sta forse perdendo il lume della ragione? Quanto di ciò che sta vivendo, e che lo sta terrorizzando e confondendo, è reale?".

L'autrice è abile nell'introdurre il protagonista e il lettore in questa "seconda parte" del libro senza salti bruschi ma, anzi, in modo naturale; il ritmo e il tipo di dinamiche che si innescano sono decisamente diverse (se non opposte) alla prima parte: prima dell'incidente, la vita di Alain scorre piatta, grigia, priva di grossi stimoli ed egli è infelice, non appagato di come vive perché i suoi desideri lo porterebbero verso altre esperienze, anche verso un'altra donna; dopo l'incidente, le cose cambiano e Alain vive un'avventura surreale, pericolosa, inspiegabile, in cui si vede costretto a contare solo su se stesso per uscirne sano e salvo.

Ma da cosa o da chi deve salvarsi esattamente?

Addentrarsi nel bosco di faggi diventa per Alain una tappa obbligata e necessaria per affrontare il proprio disagio esistenziale, le cause della propria infelicità, il sentirsi ingabbiato in una prigione che, se da una parte lo immobilizza, dall'altra egli è cosciente che potrebbe addirittura lasciarla, se proprio lo volesse.

Il romanzo di Salvina Alba è un'efficace metafora di come spesso l'uomo si crei delle strade e delle dimensioni diverse e alternative rispetto a quelle che sta vivendo, nell'illusione di poter essere libero, contento, soddisfatto, cercando di ritagliarsi il proprio posto nel mondo e seguendo i propri desideri.

È una lettura che, per quanto mi riguarda, ha saputo incuriosirmi soprattutto quando, a partire dall'incidente, lo scenario muta drasticamente e ogni certezza - tanto per Alain quanto per il lettore - viene meno, per cui la voglia di capire cosa ci sia dietro l'avventura nel bosco mi ha spinta a proseguire con molto interesse nella lettura.

Un romanzo che sembra partire con un "basso profilo" per poi aprirsi a scenari ricchi di interrogativi e sorprese, oltre che di significato. 

Consigliato!

sabato 17 febbraio 2024

[[ RECENSIONE ]] NICO E I CIBI DELLA SALUTE di Imma Pontecorvo

 

Quanto è importante educare le giovani generazioni a mangiar sano e a cercare di ridurre il più possibile il consumo di cibi troppo grassi e zuccherini! 

Questa che vi presento oggi è una storia adatta sia ai bambini, per stimolarli a riflettere sull'importanza di avere sane abitudini alimentari, sia agli adulti (genitori ed insegnanti), chiamati a indirizzare i propri i piccoli verso un modo corretto di mangiare.



NICO E I CIBI DELLA SALUTE
di Imma Pontecorvo

56 pp
Nico è un bambino che frequenta la seconda elementare e ama da impazzire il momento della ricreazione perché può rilassarsi sotto il grande tiglio in fondo al cortile in compagnia di Pietro, suo grande amico e compagno di banco; non solo, ma si divertono a scambiare le figurine e poi... che bello mangiare la merendina che la mamma ha messo nello zaino!

Pietro è l'amico paffutello che mangia dolci e beve coca-cola a più non posso, col risultato che, quando si tratta di accelerare il passo o addirittura correre, Pietro non è proprio agile!

Un giorno si unisce a loro un nuovo compagno di classe di nome Alan, timido e riservato, che stupisce tutta la classe perché dal porta-merenda tira fuori... della frutta!

Eh sì, Alan non mangia crostatine, ciambelle e girelle, bensì banane e mele, il che genera commenti e smorfie da parte di qualcuno, tipo Laura e le sue "seguaci", che trovano niente meno che disgustoso il mangiare frutta.

Ma una mattina accade qualcosa che spaventa tutti e che sarà motivo di riflessione su cosa voglia dire mangiar sano.
Pietro si sente male mentre tutti i bambini sono in palestra a giocare, così viene portato al Pronto Soccorso.

Cosa gli è successo? Come mai si è sentito male?

Ovviamente Nico e i suoi amici sono tristi e preoccupati perché non conoscono la ragione del malore ma è la maestra a spiegarglielo.

Prendendo spunto proprio da ciò che è successo al loro compagno, l'insegnante tiene una bella e utilissima lezione su come il cibo che mangiamo sia determinante per la nostra salute e come alcuni cibi siano più sani di altri, che invece vanno ridotti, se non a volte proprio eliminati.

Attraverso un costruttivo lavoro di gruppo incentrato proprio sull'alimentazione e volto ad aiutare Pietro a mangiar bene, quando tornerà a scuola, Nico e i suoi compagni avranno modo di riflettere su quanto ciascuno di noi, sin da piccolo, sia responsabile di ciò che mangia perché da questo può dipendere l'insorgere di certi disturbi o, al contrario, il crescere sani e forti.

"Nico e i cibi della salute" è un breve racconto per bambini (adatto a una fascia tra i 5 e gli 8 anni) che incoraggia ad affrontare questa tematica importante e necessaria: sviluppare corrette abitudini alimentari nella vita di tutti i giorni per aiutare il nostro corpo a crescere bene, tenendo lontane quelle malattie frutto di una cattiva alimentazione (obesità, diabete ecc...).

Il linguaggio è molto semplice, adeguato a giovani lettori, corredato di illustrazioni colorate, ricco di dialoghi vivaci e molto realistico nel tratteggiare i rapporti tra compagni e tra bambini e adulti; accanto all'alimentazione, ci sono anche temi come l'amicizia, la solidarietà e l'inclusione.

Un libro di facile lettura, ideale per trattare quest'argomento fondamentale con i bambini; può costituire un valido spunto per gli adulti.

Avevo già incontrato Nico in un precedente racconto di Imma Pontecorvo, "Nico e il fantastico mondo del mare", che si soffermava sulla necessità di mantenere pulite le spiagge e di rispettare il mare, preservandolo dall'inquinamento; non posso che consigliarvi la lettura di entrambi.

giovedì 15 febbraio 2024

|| RECENSIONE || D COME DAVIDE. STORIE DI PLURALI AL SINGOLARE di Davide Rocco Colacrai

 

Leggere poesie è come attraversare una porta che conduce in una dimensione fatta di immagini, suggestioni, evocazioni, ricordi, ritratti e frammenti di vicende e persone in cui il lettore sensibile si rivede, ritrovando nei versi pezzi di sé e del proprio vissuto emotivo ed esperienziale.


D COME DAVIDE. STORIE DI PLURALI AL SINGOLARE
di Davide Rocco Colacrai


Sono 26 i componimenti che formano questa silloge poetica divisa in sei parti e caratterizzata dalla presenza, in diverse delle poesie che la compongono, di tematiche di interesse sociale, storico e civile. 
Ed. Le Mezzelane
 92 pp

Accompagnate spesso da citazioni letterarie (Antonia Pozzi, Pier Vittorio Tondelli...) e musicali (Lucio Dalla, Anna Oxa, Luciano Ligabue...), molte di queste liriche hanno un preciso rimando a fatti storici drammatici e di rilievo, come il racconto degli esuli d’Istria e Dalmazia, la tragedia di Rigopiano, la strage di Ustica, il massacro di Shatila.

In questi versi l'autore trasmette con efficacia tutto il senso di impotenza, di smarrimento, il peso della malinconia ("un alito di malinconia a soffitto del cuore") e quello dei ricordi, gli odori, i pensieri, i sentimenti associati a certe esperienze e a determinati luoghi, il dolore e la paura di chi si rende conto che sta per essere ingoiato dal buio della morte. 

Ritratti di donne, che le parole dipingono, con sapienza e sensibilità, nelle loro fragilità come nella loro forza, di uomini che hanno lasciato il segno nella storia e nelle coscienze (vedi i giudici Borsellino e Falcone), di scrittori, di gente semplice e comune, di genitori che hanno lasciato il proprio paese per emigrare all'estero.

La penna dell'autore scava, mette a nudo emozioni, memorie, sogni, speranze, e attraverso un linguaggio ricco di figure retoriche e associazioni simboliche, avvolge con malinconia e intensità, con tenerezza e dolcezza, il lettore trasportandolo in scenari emotivi e umani in cui le storie dei singoli diventano universali, e non potrebbe essere diversamente visto che il linguaggio poetico ha il dono di arrivare al cuore di chiunque vi si accosti col desiderio di essere arricchito e di ritrovare, nella forza evocativa delle parole dei poeti, squarci di vita personale, emozioni, esperienze, verità che appartengono al vissuto di ogni uomo.

È una raccolta che si lascia apprezzare per stile e tematiche, molto piacevole da leggere grazie alla capacità dell'autore di toccare argomenti dolorosi e ricchi di umanità con eleganza e autenticità.


Di questo autore ho letto e recensito sul blog un'altra raccolta di poesie:
"DELLA STESSA SOSTANZA DEI PADRI- POESIE AL MASCHILE" (RECENSIONE).



lunedì 12 febbraio 2024

RECENSIONE 👨‍👩‍👧‍👦 UNA FAMIGLIA AMERICANA di Joyce Carol Oates



Questa è la storia di una famiglia borghese benestante che negli anni Settanta vive in una fattoria da fiaba, tra cavalli e mici, in un'atmosfera famigliare serena, gioiosa.
I Mulvaney destano invidia in quasi tutti coloro che li conoscono.
Fino al giorno infausto in cui accade una cosa che colpisce uno di loro e, di conseguenza, tutta la famiglia. Un evento drammatico da cui parte il "disfacimento" dei Mulvaney, tanto a livello sociale che privato.


UNA FAMIGLIA AMERICANA
di Joyce Carol Oates



Ed. Il Saggiatore
trad. V. Curtoni
512 pp

I Mulvaney, se li conosci, li ami.
O li invidi.
Sì, perché sembrano perfetti, felici, affiatati, sereni, moderatamente cristiani, sempre educati e corretti, di un'esuberanza e di un'allegria sane, floride.
A far da sfondo a quest'allegra combriccola - composta da Micheal Sr, mamma Corinne e i quattro figli, Patrick, Mike, Marianne e Judd - c'è la loro dimora: High Point Farm, una bella e grande fattoria nel Nord dello stato di New York dove gli umani convivono pacificamente con cavalli, gattini e altre bestiole.

I Mulvaney si sono guadagnati il rispetto di tutti quelli che li conoscono: lui, il capofamiglia, ha un’impresa edile ben avviata ed è un rispettato membro del Country Club; Corinne è una donna attiva, profondamente religiosa e con la passione per l’antiquariato e la politica. 
Anche i figli fanno la loro bella figura: Mike junior è un campione di football, Patrick uno scienziato in erba (intelligentissimo e colto, dà del filo da torcere a chiunque incappi in una conversazione "filosofica" con lui, che ha sempre la risposta e le argomentazioni pronte); il piccolo Judd è la mascotte della squadra; la femminuccia di casa - la dolce Marianne - è una studentessa modello, altruista, comprensiva, sempre attenta agli altri, una sedicenne brava e obbediente che mai si sognerebbe di infilarsi volontariamente in qualche guaio né di commettere cattive azioni.

L'unica "colpa" di Marianne è essere una Mulvaney di sedici anni, ingenua.

La vita idilliaca di questo nucleo famigliare si spezza nel giorno di san Valentino del 1976: c'è il ballo della scuola, a conclusione del quale accade qualcosa di terribile alla povera Marianne. 
Quello che le accade, in famiglia verrà chiamato sempre l'«incidente», cercando di evitare accuratamente altri termini più adatti a descrivere il tipo di violenza subita dalla ragazza ad opera di un compagno di scuola, tale Zachary Lundt.

"L'incidente" diventa un fattaccio da non nominare più con nessuno e in nessun caso; Marianne sviluppa tanti e sbagliati sensi di colpa, che la inducono a tenersi tutto dentro e non voler rendere noto "il fattaccio".

A casa, quando la cosa si viene a sapere, tutti ne restano addolorati, sconvolti, arrabbiati.
Se Judd e Mike cercano "semplicemente" di evitare l'argomento doloroso per Marianne e per i genitori, Patrick matura dentro di sé un'enorme e cieca rabbia verso il farabutto che s'è approfittato della sua sorellina.
Corinne è distrutta, non accetta l'idea di non essersene accorta immediatamente e vorrebbe proteggere la sua bambina da tutto, compresi i pettegolezzi cattivi e ingiusti di chi non sa e parla alle spalle, addossando colpe a chi non ne ha e scagionando chi le ha.
E poi c'è lui, il padre: Micheal Sr è anch'egli dilaniato e vorrebbe spaccare la faccia a tutti gli ipocriti che si sono già schierati dalla parte del figlio di papà, contro cui nessuno ha intenzione di mettersi.

"...i Mulvaney erano una famiglia nella quale tutto ciò che accadeva era prezioso e tutto ciò che era prezioso era immagazzinato nel ricordo e tutti avevano una storia. Per questo molti di voi ci invidiavano, credo. Prima degli eventi del 1976, quando tutto per noi andò in pezzi e non venne mai più ricomposto nello stesso identico modo".

La serenità della casa è ormai annientata; in un attimo la famiglia perfetta non esiste più: ciascuno combatte la propria lotta in nome della giustizia, della vendetta o del perdono, tutti si trasformano e si allontanano, sia col cuore che fisicamente. 

Ogni Mulvaney prende la propria strada, prendendo le distanze dalla fiabesca fattoria in cui hanno vissuto la felicità e l'unione, per percorrere cammini differenti, distanti l'un dall'altro; per dimenticare, per non litigare, per non riversare rancori e ira su chi si ama, per cercare di andare avanti, ingoiando il boccone amaro dell'ingiustizia.

Da amati e ammirati a reietti: i Mulvaney diventano, all'interno della cerchia di amicizie (di adulti e ragazzi) degli appestati, gente da cui è meglio stare alla larga perché son capaci di combinare pasticci.

Attorno ai membri di casa Mulvaney si forma la cosiddetta "terra bruciata", un'opera meschina di isolamento e allontanamento da parte di coloro che, fino a una settimana prima, erano amici.

Pur amandosi, i due genitori e i quattro figli non sanno più interagire tra loro; a separarli c'è quel muro creato dall'incidente occorso a Marianne, ed è lei la prima che va allontanata in quanto la sua presenza ricorda troppo tutto il dolore, l'impotenza, la rabbia.

La storia ci viene narrata in retrospettiva dal piccolo di casa, Judd, attraverso il cui racconto entriamo in questa famiglia e, già dopo poche pagine, ci sembra di conoscerli e riconoscerli come se facessimo parte di loro.

"Narrando questa storia dei Mulvaney, dei quali mi trovo a essere il figlio più giovane ma anche, spero, un osservatore neutrale, o almeno qualcuno le cui emozioni sono state purgate ed esorcizzate dal tempo, io voglio scrivere ciò che è vero. (...) Molto si basa su ricordi e su conversazioni con membri della famiglia su cose che non ho vissuto in prima persona e che non potrei mai conoscere, se non seguendo le vie del cuore. Come diceva papà (...) «Noi Mulvaney siamo legati dal cuore»."

Ci fanno sorridere i nomignoli affettuosi affibbiati a tutti - umani e no -, i piccoli e simpatici aneddoti legati all'infanzia che, quando si ricordano da adulti, sembrano sempre più divertenti e buffi; li vediamo cambiare da un giorno all'altro dopo l'incidente, condividendo con ciascuno la sua tempesta emotiva; di alcuni comprendiamo le scelte, di altri meno, ma negli anni impariamo a capirli, a scusarli, e a me personalmente tutti hanno suscitato tenerezza per motivi diversi, nonostante qualcuno (come papà Michael) abbia preso una strada peggiore degli altri. 

Nell'arco di 14 anni, i Mulvaney non si allontanano mai del tutto ma ognuno di essi intraprende un cammino personale importante, imparando a liberarsi dall’obbligo sociale di incarnare la perfezione,di comportarsi secondo delle etichette, di essere per forza  accettati dagli altri per contare qualcosa, e scegliendo di diventare semplicemente se stesso.

"Quali sono le parole giuste per riassumere una vita, tanta affollata confusa felicità che si conclude con un atroce dolore al rallentatore?"

Già, lettori, quali sono le parole giuste per parlare dei Mulvaney?
Di Micheal senior: l'aitante, il gioviale, il burlone, il ricco e carismatico padre, marito, amico e imprenditore o l'uomo solo, arrabbiato col mondo e con i propri cari, ridotto a una larva che trova piacere soltanto nel bere?
Di Corinne, la madre e moglie cristiana, fervente, saggia, entusiasta, o della "seconda Corinne" che vede il proprio nido casalingo disfarsi sotto i propri occhi?
Di Marianne, debole, indifesa, bisognosa di amore, di essere accolta, accettata per ciò che è e per quella macchia sul suo passato.
Di Patrick, la cui razionalità non basta per calmare i fiumi di furore e vendetta che lo lacerano dentro.

La Oates ha saputo magistralmente raccontarci le vicende di questa famiglia, di come l'ossessione per l'ingiustizia subita da una di loro abbia pesato sulle loro vite, singole e in quanto membri del medesimo nucleo famigliare.

Il tratteggio umano che emerge da queste pagine mi ha soddisfatta appieno, la penna della scrittrice americana scorre senza intoppi e facendo crescere, di capitolo in capitolo, l'interesse e la partecipazione affettivo-emotiva ai fatti narrati e ai personaggi coinvolti.

Si fa il tifo per loro, per i cari Mulvaney.
Vi prego, ritrovatevi. Basta un abbraccio e una sincera pacca sulla spalla per spazzare via le nubi.


Un romanzo che mi è piaciuto davvero molto e che vi consiglio, se amate la narrativa americana contemporanea e le saghe famigliari.

sabato 10 febbraio 2024

SEGNALAZIONI EDITORIALI [[ fantascienza - narrativa - poesia ]]



Cari lettori, in quest post condivido con voi tre pubblicazioni, due di recente uscita e la terza è un'anteprima.


Rhet è il prequel di Elbrus, uscito ad ottobre 2020 per Armando Curcio Editore, che ho recensito qui sul blog.

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Rhet
è un’avventura di fantascienza ambientata prevalentemente sul pianeta extrasolare che dà il titolo al romanzo, dove prospera una civiltà aliena costituita da tre popoli: i [Driihh], esploratori dello spazio, i [Gummhh], operosi e dediti all’economia di sussistenza e alle infrastrutture, e i [Lypphh], reietti esiliati in un’isola-continente dove vivono in condizioni tecnologiche e culturali arretrate.

Un equipaggio inedito, quello dell’astronave [Ehima], espressione dei tre popoli di [Rhet] e delle loro diversità: un esule, un’esobiologa e una [Ohdd], le cui storie distanti si intrecceranno in un unico folle destino. Sono stati scelti da coloro che attraversano il tempo e lo spazio affinché l’origine sia rivelata e il contatto, infine, stabilito. Il loro lungo viaggio sta per iniziare. 

Gli autori 
Marco Capocasa, biologo e antropologo. Svolge attività di ricerca scientifica in qualità di vicesegretario dell’Istituto Italiano di Antropologia e la libera professione di biologo nutrizionista. Si occupa dello studio delle relazioni fra strutture sociali e diversità genetica delle popolazioni umane e della condivisione del sapere scientifico in ambito antropologico e biomedico. È autore di decine di articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali. Ha pubblicato tre libri di divulgazione scientifica: Italiani. Come il DNA ci aiuta a capire chi siamo (Carocci, 2016), Intervista impossibile al DNA. Storie di scienza e umanità (il Mulino, 2018) e Assurdità alimentari – Dalle fake news alla scienza della nutrizione (Castelvecchi, 2023). È inoltre autore, insieme a Giuseppe Di Clemente, del romanzo di fantascienza Elbrus, edito nel 2020 per Armando Curcio Editore. 

Giuseppe Di Clemente, laureato in Economia aziendale, è autore dei romanzi di fantascienza Oltre il domani. Un varco per l’universo (L’Erudita, 2019) ed Elbrus (Armando Curcio Editore, 2020). 
 

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"D come Davide. Storie di plurali al singolare" di Davide Rocco Colacrai (edizione Le Mezzelane, 92 pp) è una raccolta di 26 poesie, divise in 6 parti. 

Molti dei componimenti hanno un preciso rimando ad un uomo, una donna, un amico, un personaggio
pubblico o, più generalmente, un evento storico: Paolo Borsellino, gli esuli d’Istria e Dalmazia, il suo cane Manny, l’autore Vincenzo Restivo, Billy the Kid, lo scrittore marocchino Abdellah Taïa, Giovanni Falcone, suo nonno sono solo alcuni dei destinatari dei versi di Colacrai.

In quanto poeta civile contemporaneo Davide Rocco Colacrai dedica potenti versi a vittime di particolari avvenimenti storici dei nostri giorni come la strage dell’Hotel Rigopiano, la strage di Ustica, i numerosissimi malati a causa dell’Eternit, le povere vittime del crollo del Ponte Morandi di Genova. “Undicesimo Comandamento: non dimenticare” è titolo della prima poesia della silloge oltre che richiesta esplicita dell’autore.

Contemporanee e popolari anche le citazioni musicali che vanno da Lucio Dalla, Anna Oxa, Luciano Ligabue, Toto Cutugno fino a Jovanotti e Vasco Rossi.

Il poeta riesce con disinvolta ma ficcante profondità ad affrontare tematiche forti e dolorose, spesso slegate tra loro, rendendole un unicum, attraverso il linguaggio universale della poesia. Il Plurale al singolare.

“La Poesia e la Musica / non sono cose terrestri / appartengono al Mondo Superiore.”
Così scriveva il Maestro Peter Deunov. Sono anni che mi faccio perseguitare da questa idea, tanto precisa quanto instancabile, di realizzare attraverso i miei versi una forma di confessione, che dalla sua dimensione strettamente personale possa con naturalezza trasformarsi in una storia del mondo alla quale chi ha il coraggio di accostarsi possa ascoltarsi, e persino riconoscersi. Ed è arrivato il momento oggi di affidarvi i suoi frammenti, le sue “storie di plurali al singolare”, in modo che ciascuno possa ricomporli nella più bella delle orchestre che i versi sanno creare: quella del cuore." (Davide Rocco Colacrai)
 

Note biografiche
Giurista e Criminologo, Davide Rocco Colacrai partecipa da quindici anni ai Concorsi Letterari e ha conseguiti oltre mille riconoscimenti, anche internazionali, tra i quali quattro Premi alla Carriera, un Premio al Merito Culturale e la Medaglia del Presidente della Repubblica. 
D come Davide – Storie di plurali al singolare (Le Mezzelane) è il suo decimo libro di poesia. Hanno scritto di lui Alfredo Rienzi, Carmelo Consoli, Livia de Pietro, Armando Saveriano, Italo Bonassi, Flavio Nimpo, Mauro Montacchiesi, Gordiano Lupi, Alfredo Pasolino, Stefano Zangheri e molti altri. Sue poesie sono state tradotte in tedesco, francese, inglese, spagnolo, cinese, russo, albanese, turco, montenegrino e in lingua bengali. Nel tempo libero, studia arpa, colleziona 45 giri da tutto il mondo (ne possiede oltre duemila), ama leggere, fare lunghe passeggiate con il suo cane Mitty e viaggiare.



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ISOLATI E CONTENTI
di Ilaria Carioti


266 pp
USCITA
7 MARZO 2024
Cosa potrebbero avere in comune Jeff Del Drago, giornalista satirico super sexy, e Alice, aspirante suora? 
Apparentemente nulla. 
Con una pandemia in arrivo però tutto è possibile. L’isolamento forzato costringe entrambi a rifugiarsi sull’isoletta di San Biagio, insieme a Giordano, amico fraterno di Jeff, e sua moglie Elisa, sorella di Alice. 
Jeff promette a Giordano di girare alla larga da sua cognata, ma San Biagio è davvero troppo piccola per mantenere le distanze… 
Alice e Jeff, benché ai poli opposti, costretti alla vicinanza imparano a conoscersi e scoprono di non essere poi tanto diversi. 
Le complicazioni però sono dietro l’angolo, soprattutto quando Elisa propone a Jeff di sedurre sua sorella per distoglierla dai suoi progetti clericali… ma si sa, gli inganni sono fatti per essere scoperti. Alice, delusa e arrabbiata, lascia l’isola. 
Sarà disposto Jeff a mettere da parte l’orgoglio per seguirla in capo al mondo?


Dell'autrice ho letto e recensito "La mia favola da Le mille e una notte".

giovedì 8 febbraio 2024

⛺🔪RECENSIONE 🔪⛺ ESTATE DI MORTE di Harlan Coben

 

Dopo vent'anni dalla misteriosa scomparsa di sua sorella - legata a una serie di efferati omicidi avvenuti in un campeggio estivo - l'avvocato Paul Copeland viene catapultato nuovamente nel passato: ciò che è successo anni prima lo sta ancora inseguendo, sfidandolo a scoprire ciò che davvero è accaduto a sua sorella, scomodando fantasmi e disseppellendo segreti inimmaginabili.


ESTATE DI MORTE
di Harlan Coben



Ed. Mondadori
trad. L. Guida
378 pp
"Il passato stava tornando, tutto quanto. Sembrava che i morti stessero scoperchiando le loro tombe."

Paul Copeland, avvocato e Procuratore della contea di Essex, sta provando a costruirsi una carriera politica mentre intanto combatte le ingiustizie a suon di arringhe; vicino ai quaranta, vedovo (l'amata moglie Jane è morta di cancro e Paul ha aperto una fondazione per la ricerca in suo onore), è padre della piccola Cara, che trascorre più tempo con la zia Greta che col genitore super impegnato.

Un pomeriggio, mentre è a scuola e sta assistendo ad una rappresentazione di ballo di Clara, viene raggiunto da due detective in cerca di risposte.
Mai avrebbe sospettato che il passato, come una furia, ripiombasse di prepotenza nel presente sconvolgendoglielo.
Ancora una volta.
E questo passato ha il viso e il nome di Camille.

Camille Copeland era la sorella di Paul, di cui si son perse le tracce vent'anni prima durante un campeggio estivo; a quel tempo, accaddero fatti davvero agghiaccianti, che videro quattro ragazzi - Gil Perez, Margot Green, Doug Billingham e, appunto, Camille Copeland - protagonisti e vittime della furia omicida di un serial killer denominato "il tagliagole dei boschi"; i quattro amici si avventurano nei boschi di notte e non fecero più ritorno alle loro tende né a casa. 
Margot e Doug furono assassinati e i loro cadaveri ritrovati; ma Gil e Camille svanirono nel nulla, il che fece nascere la convinzione che il killer li avesse comunque uccisi ma fosse riuscito a nascondere molto bene i loro corpi nei boschi attorno al campeggio.
Per quegli assassinii sanguinosi fu arrestato e condannato Wayne Steubens, a quel tempo molto giovane anch'egli, e che era l'assistente principale del proprietario del campeggio, il signor Ira Silverstein.

Pur non avendo mai visto il corpo senza vita di Camille, la famiglia Copeland ha sempre creduto che fosse morta in quella sventurata estate; certo, avere una tomba presso cui piangere avrebbe potuto aiutarli ad elaborare meglio il lutto... ma è andata così.

Camille non c'è più da tanto tempo, ormai, e benché il papà di Paul (morto tre mesi prima) abbia chiesto al figlio, in punto di morte, di cercare ancora Camille, Paul sa che c'è poco da cercare e che l'unico che potrebbe dare loro un po' di pace e rassegnazione è Steubens, che però non ha mai detto dove ha sepolto i corpi di Gil e Camille.
Anzi, si dichiara innocente!

E allora che vogliono i due detective?
Paul viene chiamato all'obitorio per il riconoscimento di un uomo ucciso la notte prima; questi (che sembra chiamarsi Manolo Santiago) è in qualche modo legato agli omicidi del bosco; non solo, ma una cicatrice sul braccio di questo Santiago rivela una verità sconcertante: il morto è, in realtà, Gil Perez, il ragazzo che - assieme a Camille - era nei boschi ma non fu mai ritrovato.

Questa scoperta getta Paul in un baratro di ricordi strazianti, riaprendo ferite mai rimarginate.

Se Gil era riuscito a sopravvivere alla follia di Steubens, dove si era nascosto durante tutto questo tempo? E perché non è riapparso prima? 
Che cosa era accaduto davvero nei boschi durante quella tragica vacanza? 
È possibile che anche Camille sia ancora viva? 

Da questo momento per Paul inizia una vera e propria ricerca per sapere la verità su chi uccise Margot e Doug e su cosa accadde a Camille e Gil: è proprio la persona in carcere l'assassino?

Paul è un ottimo avvocato, attento, scrupoloso, intelligente, tenace e lo dimostra nel modo in cui porta avanti i casi affidatigli; attualmente, ad es., sta seguendo il caso di una minorenne che fa la spogliarellista e che ha denunciato due giovanotti di averla stuprata.
Il caso non è semplice, tutto è contro la ragazza e per di più i due presunti stupratori sono dei "bravi ragazzi" figli di papà, ricchi e viziati, i cui genitori sono disposti a tutto pur di far uscire puliti i propri figlioli.

Paul si ritrova a dover subire le minacce delle famiglie dei ragazzi, i loro meschini tentativi di infangarlo, colpendo anche i suoi famigliari.
Ma Paul non si lascia intimorire e porta avanti entrambe le battaglie, quella in tribunale e quella volta a scoprire cosa accadde a Camille.

Ad affiancarlo in questa ricerca c'è Lucy, una donna che ha conosciuto molto bene Paul ma che non lo frequenta più da tanto tempo, cioè proprio da quelle maledette vacanze estive: Lucy, attualmente docente universitaria con una laurea in psicologia, è la figlia di Ira, il proprietario del campeggio e "a quel tempo" non solo era anche lei al campo ma quella notte era con Paul, essendo i due fidanzati.

La tragedia li travolse, li ferì e piegò, allontanandoli, ma oggi c'è qualcuno che sta spuntando nuovamente alla porta di entrambi esigendo tutta la loro attenzione.

Sia Paul che Lucy avrebbero voluto solo dimenticare l'estate che cambiò definitivamente le esistenze di ambedue e delle loro famiglie, ma gli spettri del passato - che mai hanno smesso di perseguitarli e condizionarli - riaffiorano per presentare loro un conto salato: la verità.

L'autore ha costruito un impianto narrativo sostanzioso, con non poca "carne al fuoco": per dipanare la matassa degli omicidi del campeggio, Paul deve affrontare e sciogliere altri nodi più personali e famigliari, deve inoltrarsi in un dedalo di reticenze e ambiguità, di bugie e segreti, fare i conti con le zone d'ombra della sua stessa famiglia e con il proprio inestinguibile senso di colpa per non aver vigilato a dovere sulla sorella. 

La trama si apre a diversi piccoli colpi di scena che creano un effetto novità di volta in volta; il lettore, insieme a Paul, scopre tanti pezzi di verità che non avrebbe immaginato e che, effettivamente, possono a un certo punto sembrare "too much", nel senso che, pur di dare una spinta alla storia e renderla accattivante e ricca, Coben vi ha messo dentro tanta roba, anche lo spionaggio russo!

La soluzione di ogni piccolo/grande mistero e dubbio arriva, alla fine, ma devo dire che l'ho trovata un po' troppo tirata, come se l'autore abbia forzato per cercar di creare l'effetto wow... ma ottenendo un effetto bah.

Nel complesso, non mi è dispiaciuto perché gli riconosco una grande snellezza e agilità nel ritmo, ho apprezzato l'abbondanza di dialoghi, i riferimenti agli aspetti irrisolti del passato e anche (nella parte iniziale) l'atmosfera da legal-thriller quando il protagonista è impegnato negli interrogatori in tribunale; avrei preferito una maggiore e più matura caratterizzazione di Paul, che invece ho trovato adulto solo quando si tratta di fare l'avvocato, ma nel privato ha ancora da lavorare su se stesso.

Quindi, mi è piaciuto ma non è un capolavoro di thriller; nondimeno, lo stile di Harlan Coben mi intriga, per cui leggerò altro di suo.

Curiosità: mi è venuta la voglia di leggere questo autore dopo aver visto una mini serie ispirata a un suo romanzo, SUBURBIA KILLER. La serie è complicata e strapiena di dinamiche, sorprese, inganni e questo mi aveva affascinata. Ho scoperto che anche da Estate di morte è stata tratta una mini serie 

"Mi sforzai di ricordare che la speranza è la più crudele di tutte le amanti, che può sbriciolarti l’anima. Ma ora non volevo saperne, volevo coltivare la speranza. Volevo conservarla e fare in modo che per un po’ mi facesse sentire leggero."

martedì 6 febbraio 2024

IN USCITA A FINE MARZO: UN ANIMALE SELVAGGIO di Joël Dicker [ Anteprima Thriller ]

 

Un' anteprima che aspetto è sicuramente l' ultimo romanzo di Joël Dicker:

UN ANIMALE SELVAGGIO (La Nave di Teseo, trad. M. Zemira Ciccimarra, 416 pp, USCITA 25 MARZO 2024)

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È il 2 luglio 2022 e due ladri stanno per rapinare una importante gioielleria di Ginevra. 
Ma questo non sarà un colpo come tutti gli altri. 
Venti giorni prima, in un elegante sobborgo sulle rive del lago, Sophie Braun sta per festeggiare il suo quarantesimo compleanno.
La sua vita felice e appagata, insieme al marito Arpad e ai figli, crolla all’improvviso: i segreti che Arpad custodisce cominciano a essere troppi perché possano restare nascosti per sempre. 
Il loro vicino, un poliziotto sposato dalla reputazione impeccabile, è ossessionato da quella coppia perfetta e da quella donna conturbante. 
 Nel giorno del compleanno di Sophie, un uomo misterioso si presenta con un regalo che sconvolgerà la sua vita dorata. 
I fili che intrappolano queste vite portano lontano nel tempo, lontano da Ginevra e dalla villa elegante dei Braun, in un passato che insegue il presente e che Sophie e Arpad dovranno affrontare per risolvere un intrigo diabolico, dal quale nessuno uscirà indenne.

A VOI PIACE QUESTO SCRITTORE?
AVETE LETTO QUALCOSA DI SUO? 
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