lunedì 29 agosto 2016

Recensione: TUTTI I MOSTRI AMANO LA LUCE di Michela Oliviero



Una piccola raccolta di brevi racconti aventi come protagonisti strani esseri, morti o semplicemente dimenticati, collocati in uno scenario malinconicamente tetro.

TUTTI I MOSTRI AMANO LA LUCE
di Michela Oliviero



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I racconti di Michela Oliviero hanno il sapore di favole e leggende antiche, popolate da personaggi bizzarri, malinconici, tristi o teneri, esseri umani ed animali, che fanno le loro fugaci e teatrali apparizioni in scenari in cui a far da padrone è spesso la morte, e con essa la solitudine e la sensazione irrimediabile che qualcosa è andato perduto per sempre, lasciando dietro di sè strascichi di vite e di storie che fanno ormai parte soltanto dei ricordi di chi li racconta.

E così ascoltiamo le voci stanche di chi non c'è più ed è ormai solo un ammasso di ossa: scheletri di principi, un tempo ricchi, oramai rinchiusi nel triste regno dell'oltretomba, la cui non vita viene inspiegabilmente illuminata dalla presenza di una bimba innocente; scheletri di uomini che ci raccontano la propria dolorosa testimonianza e di come un tempo anch'essi hanno avuto sogni e speranze, che però hanno visto naufragare nel mare; uomini che hanno perduto la propria umanità a causa di esseri mostruosi e furbi che li hanno ingannati, storie di ombre rimaste intrappolate nella mente o nella penna di scrittori che non hanno trovato il tempo o il coraggio di dar loro un corpo...

Opere d'arte e scacchiere che prendono vita, uccellini in gabbia, cani abbandonati, squali malinconici... che mostrano tratti d'umanità, ed esseri umani che invece sembrano perderli per manifestare solo follia ed egoismo.

E i luoghi di queste storie sono caratterizzati dalla stessa atmosfera di desolazione e malinconia che pervade i diversi personaggi: botteghe impolverate, il cui tempo è scandito dal preciso ticchettio di vecchi orologi dimenticati, il mare con le sue misteriose profondità e i suoi segreti, le strade con i suoi cani randagi, l'oltretomba con le sue ossa... "Vecchie, fresche, umide, rotte. Siamo solo ossa adesso, tutte uguali; a volte si mischiano, a volte si perdono, nessuno viene a reclamarle. Perché siamo solo e soltanto ossa.”.

E a conclusione di questo piccolo mondo popolato da creature mostruose e strane, tristi e sole, bisognose di luce e di raccontare la propria storia come a voler ricordare a se stesse che anche in loro c'è stata la vita, l'amore, il sogno..., l'Autrice ci lascia con parole di diverso tenore, dove a far da padrone non è più la tristezza o la morte o la nostalgia, ma l'amore, quello che fa battere il cuore e fa rimanere svegli di notte.

Come dicevo, si tratta di una raccolta di racconti brevi, alcuni riempiono qualche pagina, altri anche soltanto una; alcuni sembrano avere un più definito filo logico, altri si interrompono troppo bruscamente, ed infatti in questi casi mi sembrava, a fine lettura, di non averne afferrato davvero il significato, il senso, così che mi hanno lasciato un'inevitabile sensazione di incompiutezza.

Ho trovato interessante lo stile di scrittura dell'Autrice, perchè immediato pur essendo contrassegnato da quel tocco sibillino ed enigmatico che rende le storie accattivanti, e nonostante queste pagine, con i loro personaggi e contesti, siano attraversate da un che di surreale e di assurdo, riescono a rimandarci tutta l'affascinante gamma di sentimenti umani.

Si tratta di piccole fiabe davvero particolari, per stile e contenuto, e credo che proprio il loro (apparente) nonsense sia il maggior punto di forza e di originalità.

3 commenti:

  1. C'è quel non-so-che di Sette minuti dopo la mezzanotte che m'intriga...

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    Risposte
    1. Michela Oliviero29 agosto 2016 21:05

      Non ho letto Sette minuti dopo la mezzanotte ma se me lo consigli lo leggerò!

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    2. neanche io ho letto Sette minuti. mi state facendo venir voglia :-D
      tra l'altro mi sa che ne hanno fatto anche un film che uscirà tra qualche tempo

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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