Il presente romanzo storico, ambientato nell'antica Roma, trova il suo fulcro narrativo nella celebre battaglia di Amida, avvenuta nel 359 d.C., e ci proietta in un periodo in cui l'Impero Romano deve fare i conti con l'insidiosa minaccia costituita dai Persiani Sasanidi.
SANGUE E PORPORA. L'assedio di Amidadi Francesco Maione
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| 632 pp |
Dai primi momenti, apprendiamo come Ursicino sia un uomo di altissimo valore, un generale fiero, rigoroso, abile, competente e molto amato dai suoi legionari; i suoi figli seguono l'esempio paterno e anch'essi sono giovani guerrieri volitivi, determinati, coraggiosi, che non temono di combattere per Roma.
Il lettore viene immerso totalmente nel contesto militare e civile del periodo in oggetto, vivendo assieme ad Urso, ai figli e al fedele protettore Ammiano tanto le aspre e sanguinose battaglie con i nemici dell'Impero, quanto i perfidi intrighi di una corte imperiale corrotta e disfunzionale.
In particolare è Eusebio (funzionario avente non poca influenza sull'imperatore) a tramare per far fuori Ursicino, uomo rispettato da tutti, militare capace e ben visto da quanti lo conoscono; l'eunuco desidera con tutto il cuore danneggiarlo, anche inventando calunnie su di lui ed insinuando all'orecchio dell'imperatore Costanzo che Urso - potente com'è - potrebbe anche tradirlo, se solo volesse.
"Le trame di palazzo si intrecciano sempre più fitte, avvolgendo la corte imperiale in un’atmosfera di crescente incertezza. E in quelle ombre, anche il destino del generale potrebbe essere ancora minacciato da giochi di potere pronti a travolgerlo insieme a tutto ciò che ama."
Non si rischia la vita solo sul campo, tra lance e scudi, ma anche a corte, dove le battaglie sono più insidiose e subdole e i nemici non vanno affrontati con la spada in mano.
Urso è quindi consapevole dell'invidia velenosa che suscita e di questi sporchi magheggi per eliminarlo, ma resta saldo, coerente con la propria condotta e risoluto nello svolgere ogni compito e missione con la serietà, la lealtà e la dedizione che lo caratterizzano.
«Dobbiamo fare ciò che è giusto, anche quando il sistema ci sembra sbagliato. La lealtà all’impero non è lealtà agli uomini che lo governano, ma a ciò che rappresenta. Per questo dobbiamo rispettare le decisioni dell’imperatore anche quando non le condividiamo»...
...spiega i suoi figli, i quali - giovani e sanguigni come sono - vorrebbero che il padre intervenisse con più convinzione e fermezza per fermare le macchinazioni di chi lo odia.
La scrittura immersiva, rigorosa e dettagliata dell'autore ci porta nel vivo delle questioni politiche, militari e famigliari del protagonista, permettendoci di conoscerlo da vicino, di notare la sua dolcezza con la moglie, il suo affetto paterno verso Marcello e Potenzio, nonché l'orgoglio nel vedere come essi seguano le sue orme, mostrando in ogni occasione fedeltà, coraggio, sacrificio, impavidità.
Ma la sua natura viene fuori in particolare nelle operazioni belliche e la fama di cui gode negli ambienti militari testimonia come egli sia molto apprezzato al limite della venerazione; se solo lo volesse, probabilmente davvero Urso potrebbe raccogliere un esercito per guidare rivolte contro l'imperatore..., ma non è quello cui aspira.
Al centro di questo romanzo, la cui materia narrativa è densa, sostanziosa e soprattutto caratterizzata da un'ammirevole precisione storica, lessicale, archeologica e topografica, vi è l'assedio di Amida, che si consumò in settantatré giorni infernali, inondati di sangue, morte, perdite innumerevoli, schiavitù, distruzione.
Perché è questo che ogni guerra porta con sé.
È l'agosto del 359 d.C. quando Amida (l'odierna Diyarbakır, in Turchia) viene messa a ferro e fuoco dai Sasanidi.
Sapore II (Shapur), re dei Sasanidi (persiani), chiamato "Re dei Re", è deciso a riconquistare i territori perduti e a umiliare Roma; assediando Amida, il re fa una scelta strategica, in quanto questa città costituiva una fortezza situata su un'altura che dominava il corso superiore del fiume Tigri, ed era la porta d'accesso sulla frontiera orientale dell'Impero Romano.
L'autore descrive la feroce battaglia - che vede contrapposti i romani contro i sasanidi - con un linguaggio molto accurato, con descrizioni vivide, quasi cinematografiche per quanto sono minuziose e puntuali, in modo che il lettore si ritrovi anch'egli nel cuore infuocato di questi mesi movimentati.
Macchine d'assedio imponenti, assalti sanguinosi, la cavalleria pesante, gli elefanti persiani, combattimenti corpo a corpo, frecce letali...: il racconto è fedele a ciò che accadeva a quei tempi in guerra (vengono descritte scene forti in modo nitido ed esplicito) e che viene narrato nelle cronache antiche.
La battaglia di Amida mise in luce sì la resilienza e il coraggio dei romani che fecero davvero l'impossibile per resistere all'assalto nemico, ma anche le fragilità dell'impero, che stava vivendo una crisi, un periodo di transizione, in cui la diffusione del cristianesimo e le lotte di potere interne stavano dando spazio non poche vulnerabilità.
Siamo in presenza di un romanzo storico nel senso più puro del termine, popolato da sovrani, imperatori, ufficiali, funzionari, civili e religiosi; le battaglie sono narrate con crudo realismo, tensione e con una altissima precisione tecnica, ma questo vale per il linguaggio utilizzato in generale in tutta l'opera, che colpisce per la sua accuratezza terminologica, per la profonda conoscenza dell'autore del mondo romano, descritto in maniera magistrale.
Capirete, quindi, che proprio perché siamo in presenza di un romanzo che dà molto spazio a descrizioni particolareggiate, il ritmo a volte può essere meno serrato ma nel complesso la narrazione scorre con intensità e dinamicità, accompagnata da un'atmosfera molto evocativa, epica e soprattutto molto realistica in ogni suo aspetto, dai dialoghi ai nomi specifici con cui si indicano funzionari, luoghi (interni ed esterni), schieramenti, equipaggiamenti, usi, costumi...: nulla è lasciato al caso o all'improvvisazione ma tutto è frutto di una ricerca accurata e documentata, che mi ha piacevolmente stupita.
Personalmente, amo i romanzi storici e l'Antica Roma mi ha sempre molto affascinata, per cui questo romanzo mi ha trasportata in un tempo e in luoghi suggestivi, ricchi di storia, mi ha fatto conoscere personaggi come Ursicino e Ammiano, eventi come l'assedio di Amida, e leggerlo è stata una bella avventura; lo consiglio a chi ama il genere, l'impero Romano e non teme una lettura impegnativa.





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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz