martedì 28 agosto 2018

Recensione: CENERE SULLA BRUGHIERA di Francesca De Angelis



Una ragazza proveniente dall'aspra e affascinante brughiera inglese è costretta ad affrontare la vita a muso duro e tirando fuori coraggio e determinazione. Forse l'amore riuscirà a salvarla dalle grinfie di chi cerca di distruggerla?


CENERE SULLA BRUGHIERA
di Francesca De Angelis


226 p
17.90 euro
La protagonista di questo romanzo, che si propone di ricalcare le orme del classico intramontabile di Emily Bronte "Cime tempestose", è Catherine Barret, un'adolescente che ha dovuto presto imparare a cavarsela in tutte le situazioni.
Già da bambina, infatti, resta orfana dei genitori e si ritrova a vivere assieme all'amata (e giovane) zia Clarisse e a nonna Mary; ma circostanze avverse costringono le tre donne a lasciare le brughiere dello Yorkshire, che le hanno viste crescere, per trasferirsi negli Usa.
Anche se fisicamente lontana dalla terra natìa, il ricordo dei giorni felici e il desiderio di poter un giorno tornarvi non abbandona la ragazza, anzi, costituisce una speranza cui aggrapparsi, in cui in qualche modo trova consolazione.
Perchè di consolazione avrà sicuramente bisogno, nella sua nuova vita...

Quando anche la nonna muore, zia Clarisse si fa carico di lei; ma purtroppo la sfortuna - o chi per essa - proprio non lascia in pace la nostra giovane, che viene ben presto separata pure dalla sua unica parente; la zia, infatti, ha una malattia rara che la costringe a una lunga degenza in ospedale.
I servizi sociali, allora, mandano Catherine in una famiglia affidataria senza figli: i Finch.
La coppia dimostra subito di essere alquanto stramba e mal assortita; tanto mamma Finch è arrogante e prepotente, quanto il marito è passivo, inutile e insipido. Ma la cosa più grave è che la signora Finch è ipocrita, cattiva, inaffidabile e la sua mente contorta progetta infiniti dispetti da perpetrare nei confronti della "figlia" che le è stata messa in casa.
Catherine si accorge dai primissimi momenti che la sua vita in quella orribile casa sarà un inferno, ma la speranza di ricongiungersi con la zia - quando questa sarà guarita - la incoraggia a non abbattersi; intelligente e scaltra, la ragazza capisce che l'unico modo per contrastare le piccole malvagità di mamma Finch è  dimostrarsi sempre allegra e soddisfatta e, all'occorrenza, umile e sottomessa.
Purtroppo anche la donna, che è una vera e propria megera infida e maligna, intuisce, col passare dei giorni, che Catherine non è affatto stupida, anzi, ha un bel caratterino, e sua premura sarà quella di spezzare in tutti i modi il temperamento forte e allegro della povera ragazza.

Catherine Barret è un'orfana che ne passa di cotte e di crude; è circondata da molta gente che la odia e desidera unicamente umiliarla, e poche sono coloro che invece le vogliono bene.
Oltre alla povera zia - il cui misterioso morbo le tiene dolorosamente separate -, l'unica presenza amica per lei è costituita da un compagno di classe: Logan, che le offre una sincera amicizia.

In classe, tutti i compagni non perdono occasione per umiliare e far dispetti alla nuova arrivata, e quando si accorgono del feeling tra Logan e Catherine, entrambi divengono un facile bersaglio da prendere in giro e isolare.

Ma l'affetto che di giorno in giorno lega i due adolescenti è leale e puro e diventa sempre più forte, tanto da avere tutte le caratteristiche per trasformarsi in qualcosa di diverso dall'amicizia...

Logan riesce, con la sua innata simpatia, la sua solarità, la sua dolce ironia, a crearsi un varco nel muro di diffidenza che comprensibilmente Catherine - circondata da gente che non solo non la comprende ma pare prenderci gusto a farle del male - ha innalzato attorno a sè per evitare di soffrire, ma anche lei capitombola davanti alla bellezza interiore del ragazzo, così che i due diventano un reciproco punto di riferimento.

Il loro amore viene vissuto come qualcosa di inaspettato e per questo è travolgente, crea quei teneri imbarazzi tipici dell'innamoramento, e diviene per essi qualcosa di vitale, come l'aria o l'acqua per ogni essere vivente, tanto più che entrambi sono due giovani emarginati, con alle spalle situazioni famigliari complicate e tristi.

E proprio quando la felicità sembra aver fatto timidamente capolino nell'esistenza della povera Catherine - che grazie alla presenza di Logan riesce ad affrontare con maggiore leggerezza e fiducia i dispetti malefici dei Finch e dei compagni -, ancora una volta il destino si mostra poco compassionevole verso di lei, mettendo sul suo cammino persone che vogliono danneggiarla, e infilandola in situazioni difficili, che obbligheranno Catherine a prendere delle decisioni, fino a fuggire per potersi salvare.

Che ne sarà del suo amore per Logan? Riuscirà a sopravvivere alle traversie cui andranno incontro?
Catherine riuscirà mai a riunirsi a zia Clarisse e a tornare nello Yorkshire, dov'è rimasto il suo cuore?

Catherine si ritrova, suo malgrado e senza che riesca a controllare gli eventi, in un mare di guai e più la seguiamo nelle sue avventure, più ci accorgiamo che difficilmente le cose girano a suo favore, fino al momento fatidico in cui una conoscenza del passato (un certo John Cabol, incontrato dai Finch) rivelerà il suo vero ed oscuro volto e cercherà di farle del male...


"Cenere sulla brughiera" è un romanzo che ha solleticato il mio interesse principalmente per l'accostamento con il mio classico preferito in assoluto, "Cime tempestose", che tra l'altro è citato svariate volte nella narrazione, in quanto lo stesso nome della protagonista è ispirato proprio a quello di Catherine Earnshaw Linton; sullo stesso filone corrono i riferimenti alla brughiera e allo Yorkshire, come anche le leggende su streghe e fantasmi (che tanto piacciono a zia Clarisse): questi elementi non mi sono affatto dispiaciuti e hanno sicuramente contribuito a rendere piacevole la storia narrata da Francesca De Angelis; però alcune cose mi sono piaciute un po' meno; a parte alcune ripetizioni (come, appunto, dichiarare molto spesso il motivo per cui la protagonista si chiama Catherine, o l'appellativo  "la giovane yorkese"), ho trovato che attorno a Catherine abbondassero i malvagi e che nei suo confronti si perpetrassero malvagità gratuite e incomprensibili.
Certo, immagino che l'Autrice abbia pensato a quelle eroine dei classici piuttosto sfortunate (mi viene in mente Jane Eyre) che però poi, con la loro costanza e il loro carattere dolce ma fermo riescono ad essere felici, ma effettivamente Catherine è fin troppo odiata: non solo la famiglia cui viene affidata si diverte a mettere in atto cattiverie inaudite contro di lei (percosse comprese) senza che ci venga chiarito il motivo, ma ho trovato esagerato anche l'odio di tutta la classe verso lei e Logan...

Quando Catherine deve far fronte a sciagure nelle quali mai avrebbe pensato di ritrovarsi, lo sviluppo delle (incredibili) vicende prende maggiore vivacità, fino ad arrivare ad un epilogo che, ancora una volta, prende spunto dal già menzionato romanzo ispiratore. Ammetto che, nell'atto di iniziarlo, mi ero immaginata che fosse una storia sì tormentata ma meno drammatica di come in realtà si è rivelata.

E' un romanzo che, a mio modestissimo avviso, ha qualche difetto (e non mi riferisco tanto alla forma, in quanto la copia digitale passatami dall'Autrice è una bozza, quindi eventuali refusi e sviste sono da mettere in conto), come nella formulazione dei dialoghi o nella caratterizzazione dei personaggi,  in generale per il modo di narrare, che trovo ancora poco maturo; ciò non toglie che ci sia del potenziale e auguro a Francesca di continuare a scrivere e a migliorare nella propria passione.

2 commenti:

  1. Ciao, ho trovato la recensione così, per puro caso...sì, sono proprio io, francesca de angelis (Viola Corelli è il nome che uso sul web). Allora, questa recensione è molto bella e mi fa piacere che il libro ti sia piaciuto (anche se è più drammatico di come ti aspettavi...mi dispiace per questo XD). Grazie x i complimenti e buon proseguimento).

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    Risposte
    1. Ciao Francesca, grazie a te e auguri per tutto :-)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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