giovedì 9 agosto 2018

Recensione: ALICE NON LO SA di Carmen Laterza



La vita porta con sè ogni giorno il proprio fardello e non di rado sono più frequenti i momenti di tristezza che quelli di gioia. Forse dovremmo imparare ad affrontare i problemi con il sorriso e con un atteggiamento positivo, proprio come fa la piccola Alice, che si impegna per portare gioia e serenità a chiunque le è vicino.


ALICE NON LO SA
di Carmen Laterza






Genere: Narrativa contemporanea
Editore: Libroza
Pag: 346
eBook EUR 2,99
Cartaceo EUR 15,00
La famiglia di Roberta è una famiglia come tante, e proprio come tante, ha i suoi problemi, le sue "crepe", che forse dall'esterno non si vedono ma che ci sono e sembrano far scricchiolare tutto a ogni piccolo scossa.

Roberta ha superato i quaranta ed è ancora una donna piacente..., ma sembra che nessuno ci faccia caso; si sforza di tenere tutto sotto controllo e di non far mancare le proprie attenzioni ai famigliari: cerca di essere una moglie attenta per Carlo - uomo in carriera, ambizioso, dedito al lavoro e molto assente in casa... -, una mamma responsabile e premurosa verso i figli - l'adolescente Riccardo e la piccola Alice di sei anni - e un'impiegata coscienziosa che fa bene il proprio lavoro.

Ma far quadrare i conti non è sempre facile, anche quando sei una donna determinata, orgogliosa, che preferisce portare su di sè ogni preoccupazione, ogni assillo, ogni pensiero.... piuttosto che ammettere le proprie fragilità e chiedere aiuto.

Diciamolo..., Roberta è infelice.
E' stressata, stanca fisicamente e mentalmente, sente che ogni suo sforzo risulta non sufficiente perchè tanto le redini della famiglia le stanno sfuggendo di mano e lei non sa che fare perchè le crolli tutto addosso...!

Riccardo, tredicenne chiuso, musone, dall'aria sempre arrabbiata, con le cuffiette nelle orecchie ad ascoltare musica per tener lontano chiunque voglia parlargli, allergico a qualsiasi discorso da parte degli adulti..., sembra odiare sua madre: non vuole ascoltarla, pare provare fastidio anche solo se lo tocca e si chiude in se stesso, alzando un muro di ostinatezza che Roberta proprio non sa come scalfire nè tanto meno abbattere.

Carlo, il marito e padre che c'è ma non c'è davvero: lavoro, lavoro e sempre lavoro; nessuna responsabilità verso i figli - se non quella di portare il pane a casa -, nessuna attenzione verso la moglie, che lui sembra non guardare nè desiderare più. Ma non avrà un'amante?, si chiede terrorizzata Roberta, sperando di sbagliarsi.

Sua madre, la cara Mimì, un'anziana ancora piena di vita, gentile, comprensiva, sempre disponibile, cerca di far sfogare la figlia, sperando che ella si renda conto di quanto sia infelice e faccia qualcosa per riappropriarsi di se stessa, del proprio diritto a un'esistenza più piena, più viva, che non sia fatta solo di problemi e ansia.

Ma Roberta non vuole ascoltare i consigli della madre sul cercare la felicità: non ha alcuna intenzione di mettere Carlo con le spalle al muro perchè teme che egli possa andarsene di casa e lasciarla con due figli ancora in fase di crescita e che hanno assoluto bisogno di vedere entrambi i propri genitori nella stessa casa.
Menomale che di tutti questi problemi, la piccola di casa, la vispa e sempre allegra Alice, non sa nulla.

Eh sì, lei ha sei anni, vede il mondo come un posto bello (nei suoi disegni non manca mai un bel sole giallo e splendente), tutto lilla e brillantini, e ogni giorno è una opportunità che ci viene data per essere felici, per sorridere e far sorridere gli altri; Alice è una bimba molto intelligente, acuta osservatrice: i suoi occhi limpidi scrutano a fondo i suoi interlocutori ed è sempre pronta a stupire con le sue domande a bruciapelo e a suscitare tenera meraviglia in chi la ascolta, proprio per il suo eterno ottimismo e la sua capacità di trovare il bello e il buono in tutti e in ogni situazione.


"Alice era cresciuta, ma il suo sguardo era rimasto così, vispo e curioso, attento a cogliere ogni dettaglio del mondo intorno a sè."

Tutti gli adulti sono troppo convinti che Alice sia troppo piccola per capire ciò che le succede intorno,  e invece la bimba li osserva e riesce a vedere oltre la maschera di indifferenza, di mutismo, di forzata serenità che essi ostentano e che in realtà nasconde... una grande infelicità, solitudine, stanchezza, distacco, turbamenti.

Alice non lo sa cosa può succedere tra mamma e papà: lei oberata dal lavoro e dagli impegni famigliari, che paiono gravare soltanto sulle sue spalle; lui sempre fuori casa e quando torna, la sera, è troppo stanco e seccato per prendere impegni con i figli (del resto, può farlo la mamma: che ci sta a fare altrimenti?) o per ascoltare le lagnanze della moglie stressata.

Alice non lo sa cosa frulla nella testa di Riccardo; il ragazzo ha alzato una barriera di ostilità verso tutti: il padre è come se non ci fosse e questo è un bene per lui perchè almeno non lo scoccia; la madre è un vero e proprio tormento: non fa che rimproverarlo, urlargli contro, non tenta di capirlo e con lei Riccardo non ha alcuna sintonia, anzi meno la vede, meglio sta. L'unico essere umano con cui riesce ad essere se stesso e a condividere la sua passione (la musica) è l'amico e coetaneo Giovanni: quando c'è lui - solo Alice se ne accorge - al fratello brillano gli occhi, cosa che non gli capita con nessun altro.

Alice non lo sa come sta davvero l'amata nonna Mimì: lei, sempre gioiosa, col sorriso sulle labbra, pronta ad ascoltare i racconti dell'adorata nipotina, a cercare di entrare in contatto con l'introverso Riccardo, a dare consigli alla figlia Roberta... Lei che dice di avere un sacco di spasimanti e che spesso e volentieri se ne va in vacanza col "fidanzato" di turno...
Lei che pare sprizzare gioia di vivere da tutti i pori..., è possibile che in realtà si celi ben altri dietro questa maschera di serenità?

Forse è vero che Alice non può sapere tutto, perchè tutto non le viene detto (è piccola, "non capisce", e non sarebbe neppure giusto parlare di "cose da grandi" con una bambina di sei anni, che ha il diritto di pensare solo alle cose tipiche della sua età - alle bambole, alle figurine, a Frozen e alle chiacchiere con le amichette), ma il suo sguardo attento e sensibile, l'amore sincero per i suoi cari, la spinge ad andare oltre, a cercare di capire, per quello che le è possibile, ciò che gli adulti le nascondono, arrivando a comprendere perfino quello che essi stessi non sanno o non riescono ad ammettere neppure a loro stessi.


In questo romanzo Carmen Laterza ci racconta di legami famigliari, di vita quotidiana, di problemi piccoli e grandi, di gioie e dolori che fanno parte dell'esistenza di ciascun essere umano; un'esistenza che purtroppo spesso non è avara di difficoltà, che creano panico, impotenza, paura, frustrazioni... ed è tutt'altro che facile e automatico affrontare ogni situazione col sorriso e con un'alzata di spalle, soprattutto quando accadono imprevisti dolorosi, come può essere la malattia.


"...la verità è che la vita è questa. Un'accozzaglia di imprevisti, di cambi di direzione, di delusioni e sorprese. Forse bisognerebbe saper accettare la parte di dolore e di paura. Tutto qui."

Ma "...la felicità non è rimandabile. E dunque bisogna battersi tutti i giorni per conquistarla.", ci ricorda Mimì, un personaggio femminile che mi è piaciuto moltissimo: la nonna di Alice ha una forza interiore notevole, che la porta a sacrificarsi per chi ama, a sopportare da sola i propri "guai" per non far preoccupare la figlia, che ha già i suoi grattacapi per la testa.
Deliziosa è Alice, questa bimba inaspettatamente saggia, riflessiva, che non riesce a non notare le sofferenze altrui, gli sguardi assenti, i sorrisi tristi, e si sforza perchè gli altri ritrovino il sorriso (ma quello sincero, non finto!) perchè la felicità è un bene che va condiviso.

Quando sento che qualcuno vicino a me è triste o preoccupatovorrei tanto riuscire a trovare il modo di renderlo felice.Altrimenti a cosa serve se sono felice da sola?

Di ogni personaggio - anche secondario - l'Autrice ci dà un ritratto profondo, che induce il lettore a non soffermarsi alle apparenze, alle etichette e alle facili aggettivazioni, ma a riflettere sull'interiorità di ciascuno di essi, anche su chi apparentemente ha atteggiamenti negativi, che sia lo scorbutico Riccardo o l'impassibile e freddo Carlo, i quali - ci fa capire l'Autrice - si comportano in un determinato modo per delle ragioni personali, che non vanno giudicate ma comprese.

Complesso e molto realistico il personaggio di Roberta, questa donna che dalla mamma ha preso la grinta, la tenacia e la voglia di combattere, ma che al contempo non è priva di fragilità, di timori, che lei cerca di gestire da sola, e anche lei, come la madre, lo fa per non far preoccupare chi le è attorno, illudendosi di poter fare tutto da sola, ma la realtà è che non c'è posto per wonder woman: siamo donne, che nei momenti più complicati, a volte sanno trovare una energia e una risolutezza incredibili, e altre volte si disperano, si sentono sole, e avrebbero bisogno di un abbraccio, di un gesto d'affetto, di qualcuno che riconosca gli sforzi, i capitomboli che si fanno per far quadrare tutto...

Con un linguaggio semplice, immediato, che si adegua alle situazioni narrate (alcune delle quali drammatiche) e sa farci guardare gli eventi ora con gli occhi puri di una bimba, ora con quelli preoccupati di una madre/figlia che si sente inadeguata e ora con quelli sereni e placidi di chi ha imparato tanto "semplicemente vivendo"..., la scrittura di Carmen arriva dritta al cuore,  è intensa, sensibile, delicata e profonda insieme, sa scavare nei sentimenti dei suoi personaggi, che ci appaiono così "normali", ricchi di umanità, di pregi e difetti come tanti di noi, che è difficile non immedesimarsi.
Mi sono commossa diverse volte durante la lettura, perchè tra queste pagine c'è Lei, la vita, in tutte le sue sfaccettature, con tutto quello che la caratterizza: le cose belle e quelle brutte, i problemi in famiglia, coi figli, col coniuge, la malattia, la morte, il ricordo nostalgico e a volte doloroso di quello che è stato e che, forse, non abbiamo apprezzato appieno, il rimpianto per ciò che avremmo potuto fare "se solo avessimo saputo..., immaginato...", la paura di perdere quel po' di stabilità che abbiamo faticosamente costruito, ma anche la speranza che, dopotutto, finchè i nostri piedi poggiano ancora su questa terra è possibile far qualcosa perchè la felicità non ci sfugga di mano ma resti tra le mura della nostra famiglia. Nessuno può dire che sia facile, e forse non sempre riusciremo ad evitare le lacrime e il dolore, ma ciò che può fare la differenza è come affrontiamo "le brutte sorprese": 

"Sai, nella vita succedono tante cose. Alcune bellissime, altre meno. A volte va tutto bene, a volte ci sono dei problemi. Ma se resti allegra, se prendi le difficoltà con un sorriso, è più facile superarle".


Ringrazio l'Autrice, Carmen Laterza, per avermi dato l'opportunità di leggere il suo romanzo; già in passato avevo avuto modo di apprezzare il suo modo di scrivere, la complessità dei suoi personaggi, le tematiche affrontate, e con questo libro riconferma la sua bravura; non posso che consigliarvi la lettura di "Alice non lo sa".

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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