Terminata la lettura di un libro che ho molto apprezzato per tematiche e linguaggio:
DANNY L'ELETTO
di Chaim Potok
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Ed. Garzanti
364 pp
18.60 euro
2007
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L’amicizia tra due ragazzi adolescenti apparentemente agli antipodi pur appartenendo allo stesso popolo, quello ebraico.
Siamo a New York, nel periodo del secondo conflitto mondiale, o meglio verso la fine; un periodo triste per la generazione di allora, soprattutto per quelle categoria di persone perseguitate dall’ideologia nazi-fascista.
Ma qui siamo in America, nel “Paese della democrazia” e gli ebrei non hanno rilevanti problemi di inserimento sociale.
I protagonisti di questo romanzo di Chaim Potok sono due coetanei di 15 anni, Reuven e Danny; Reuven fa parte di quella comunità ebraica di Brooklyn che si discosta un po' dagli ebrei del ghetto e che i chassidim (di cui fa parte Danny) definiscono in modo sprezzante "apicorsim", termine che indica un ebreo che rinnega i fondamenti della propria fede (che non porta i riccioli laterali, che studia troppe materie inglesi e meno il Talmud, che non parla in yiddish...).
Il legame speciale tra i due prenderà avvio da un episodio “negativo”: nel corso di una partita di softball tra i due gruppi contrapposti in seno alla società ebraica – i chassidim e gli “apicorsim” – Danny colpisce (volutamente) Reuven con la palla, in un occhio (col rischio serio di perderne l’uso) mandandolo in ospedale.
Da questo brutto episodio, i due inizieranno a frequentarsi, a conoscersi e ad apprezzarsi, nonostante le diversità caratteriali, sociali, “religiose”, di pensiero; Reuven accetterà le scuse di Danny e questo atteggiamento di umiltà e perdono sarà il terreno ideale perché due personalità intelligenti ed acute possano scoprire di avere più punti in comune di quanto pensavano.
Se a dividerli sono i modi di concepire l’educazione, l’istruzione, il cibo…. ad unirli c’è una mente aperta e desiderosa di conoscere, imparare, non rigettando gli insegnamenti e le tradizioni tipiche del proprio popolo, bensì "incastrandole" con la cultura “secolare”.
Reuven si scopre, crescendo, attratto dalla matematica e dalla logica simbolica, pur desiderando dentro di sé di poter diventare un rabbino colto e rispettato; Danny è colpito dalle materie umanistiche ed in particolare dalla psicologia, soprattutto dalla psicanalisi di Freud.
Ma per uno strano scherzo del destino, a differenza dell’amico, Danny è destinato suo malgrado a diventare rabbino come il padre, il rabbino Saunders, perché la “carica” si trasmette per via ereditaria e sembra quasi che il futuro di Danny sia deciso a priori, senza che lui possa fare qualcosa per contrapporvisi; i desideri del giovane, infatti, non vanno affatto verso questa carica religiosa, bensì verso gli studi.
Sarà proprio questa discrepanza a far da leit motiv, a un certo punto, alla narrazione, che si concentrerà sul rapporto non solo tra Danny e Reuven, ma anche tra loro e i rispettivi padri.
Dal romanzo emergono molte tematiche importanti: prima fra tutte, l’amicizia onesta e spontanea tra i due, che in qualche modo si sentono vicini l’uno all’altro nonostante l’incidente iniziale; è una sorta di “affinità elettiva” che fa sì che i due si capiscano anche con poche parole.











