mercoledì 4 gennaio 2023

INVERNO IN VERSI

 

Inauguriamo il mese di gennaio con delle poesie a tema gennaio, inverno, freddo, neve.



GENNAIO (G. Pascoli) 
Nevica: l’aria brulica di bianco;
la terra è bianca, neve sopra neve;
,

gemono gli olmi a un lungo mugghio stanco, 
cade del bianco con un tonfo lieve.
E le ventate soffiano di schianto
e per le vie mulina la bufera;
passano bimbi; un balbettio di pianto;
passa una madre; passa una preghiera!


GENNAIO (G. Pontremoli)

Nel mese dell'inverno,
quando c'è freddo e gelo
vogliamo intorno al fuoco
far risate e canzoni
parlare con gli amici
e dipingere il cielo
dedicarci all'amore
non avere padroni.



INVERNO (S. Catalano)

È di gennaio. Al guizzo delle stelle
la stanca luna si diffonde tanto
che pare un’alba a fiore di lagna.

Un’aria lieve, un canto senza accento
– voce diffusa nell’immensità –
fan baratro del cielo senza vento.

Anima mia, sei sola nel pensiero,
quale spettrale forma di ghiacciaio
.

che dà respiro ad un silenzio freddo.


NEVE (U. Saba)

Neve che turbini in alto e avvolgi
le cose di un tacito manto.
neve che cadi dall’alto e noi copri
coprici ancora, all’infinito: Imbianca
la città con le case, con le chiese,
il porto con le navi,
le distese dei prati…..


UN BIANCO INCANTESIMO (A. Negri)

Sui campi e sulle strade
silenziosa e lieve,
volteggiando la neve cade.
Danza la falda bianca
nell’ampio ciel scherzosa,
poi sul terren si posa stanca.
In mille immote forme
sui tetti e sui camini,
sui cippi e sui giardini
dorme.
Tutto d’intorno è pace:
chiuso in oblio profondo,
indifferente il mondo tace…

domenica 1 gennaio 2023

BUON 2023

 

Carissimi lettori, un nuovo anno è entrato da poche ore; tutti ci auguriamo che ciò che sarà o potrebbe essere sia meglio di ciò che è stato.

Ma a prescindere dai buoni propositi dichiarati, pensati, sperati, sospirati..., la verità è che possiamo programmare ben poco e che il fattore imprevedibilità, le incertezze, i problemi, le sorprese belle e brutte..., possono essere dietro l'angolo e prevederle non sempre è possibile.

Possiamo solo predisporci per affrontare ogni cosa che ci capiterà con serenità, impegno, tenacia, coraggio, pazienza, fede, speranza, insomma con tutte le virtù utili e necessarie a vivere giorno per giorno ("a ciascun giorno il suo affanno", dice Gesù) in modo da trarne gioia, amore, più libertà, più giustizia, più altruismo, più onestà... Ognuno sa cosa dà senso alla propria vita e per cosa valga la pena resistere, insistere, combattere, piangere, pregare. Vivere, in una parola.

Non sono brava a far discorsi, per cui concludo semplicemente augurando a chiunque passi di qui un sereno anno nuovo, che per innumerevoli aspetti sarà uguale al precedente, in altri forse diverso, ma in ogni caso vi auguro sia migliore.





venerdì 30 dicembre 2022

LE MIE LETTURE PIÙ BELLE DEL 2022

 

Questo post è per tirare le somme del mio 2022: quali sono le letture più belle che mi hanno accompagnata nel corso dell'anno che stiamo per lasciarci alle spalle?

In QUESTO POST avevo decretato i libri più belli della prima metà dell'anno; vediamo com'è proseguita la seconda metà!



NARRATIVA CONTEMPORANEA


Mi resteranno impressi sicuramente IL DUCA di Matteo Melchiorre per lo stile classicheggiante eppure molto piacevole; L'ISOLA DELLE ANIME di Johanna Holmostrom per la tematica della follia dal punto di vista della donna; immancabile per me citare Lucinda Riley, con LA SORELLA PERDUTA, settimo libro della serie, che si concluderà con la pubblicazione dell'ottavo romanzo nel 2023.


LIBRI LETTI: 16.



THRILLER/NOIR


Questa categoria mi ha regalato delle storie davvero belle e interessanti, difficile scegliere LA più bella; per dirne alcuni: coinvolgente come un film d'azione COME LEONI. RITORNO A BULL MOUNTAIN di Brian Panowich, un romanzo ruvido come i suoi personaggi e aspro e selvaggio come la natura in cui è immersa la storia; intricato e ricco di colpi di scena IL CASO  ALASKA SANDERS di J. Dickel e un noir/thriller al cardiopalma LA SETTIMA LUNA di Piergiorgio Pulixi.

LIBRI LETTI: 8.

FANTASY/ DISTOPIA

Ripetitiva fino alla nausea ma onesta: L'AMULETO D'AMBRA di D. Gabaldon, secondo vol. della serie La straniera (Outlander).

LIBRI LETTI: 4.


Per la sezione ROMANCE, 4 libri; 
- un saggio di storia; 
- due libri di INCHIESTE/CRONACA
- un romanzo storico
- due AUTOBIOGRAFIE e un memoir in prosa poetica che vi menziono e consiglio, UNA - TRILOGIA PALESTINESE del poeta Mahmud Darwish: merita perché tratta un argomento di cui bisogna parlare sempre più e senza pregiudizi, quello della vita del popolo di Palestina sotto occupazione.
- POESIA: una raccolta, RIFQA del giovanissimo Mohammed El-Kurd, che si concentra - parlandone in versi - su una tematica vicina a Darwish;
- GRAPHIC NOVEL: 1
- NARRATIVA PER L'INFANZIA: 1


TOTALE LIBRI LETTI DA LUGLIO A DICEMBRE: 42

LIBRO INIZIATO E NON ANCORA TERMINATO (ahimé): IL NIDO di T. Winton.

 
Ho iniziato due saghe nel 2022: 

        OUTLANDER (LA STRANIERA) di Diana Gabaldon; sono solo all'inizio ma ho molta voglia di proseguire, anche se i libri che compongono la serie non sono pochi;
        THE CAZALET di Elizabeth J. Howard, di cui ho letto i primi due volumi.


Sono contenta di essermi avvicinata per la prima volta ad autori come

Alessia Gazzola
Flannery O'Connor
Mahmud Darwish
Fabio Bacà
Sally Rooney

mercoledì 28 dicembre 2022

❤❤ RECENSIONE ❤❤ UN TÈ A CHAVERTON HOUSE di Alessia Gazzola



Una giovane donna, che vive "seguendo la scia di un dolce profumo" e senza fare troppi progetti a lungo termine, vola in Inghilterra alla ricerca di informazioni utili a chiarire cosa sia successo al bisnonno durante la guerra e si ritrova all'interno di una antica ed elegante dimora inglese.



 UN TÈ A CHAVERTON HOUSE 
di Alessia Gazzola



Ed. Garzanti
192 pp
16.40 euro

Angelica ha ventisette anni e non ha ancora chiarissimo cosa voglia fare e chi voglia diventare nella vita.
Beh, forse su questa affermazione la stessa non sarebbe tanto d'accordo e ci direbbe:

"...il punto è che io le idee chiare ce le ho, alla fine. Io voglio una vita piena di piccole cose belle".

Dopo che l'ultima supplenza le ha provocato una frattura al coccige e dopo aver chiuso la sua storia con Davide, fidanzato infedele, il destino le regala un'opportunità che lei, anticonformista da sempre, coglie al volo, infischiandosene della disapprovazione della famiglia, che la vorrebbe più ambiziosa e desiderosa di realizzarsi professionalmente..

È la cara zia Edvige a dare alla sua vita una spinta inaspettata; l'anziana donna, infatti, ha un desiderio: contattare dei vecchi cugini che vivono all'estero, ma a questa richiesta segue ben presto un altro desiderio, o meglio un cruccio che si porta dietro dall'infanzia.
Suo padre Angelo (bisnonno di Angelica) combatté in guerra e la versione ufficiale è che non abbia più fatto ritorno in Italia, dalla sua famiglia, perché morì...

Eppure il suo corpo non giunse mai in patria e a Edvige è sempre rimasto vivo il dubbio che il padre non sia tornato perché si rifece una vita (e un'altra famiglia?) in Inghilterra.

Ad Angelica non sembra vero di potersi fiondare in questa indagine su una vecchia storia di famiglia e ciò che scopre è che il bisnonno Angelo, dopo che fu fatto prigioniero dagli inglesi, è rimasto nel Dorset; raccogliendo man mano piccole e preziose informazioni, la vicenda dell'uomo conduce la ragazza a Chaverton House, un’antica dimora dove pare che Angelo abbia vissuto e lavorato per diverso tempo.

Chaverton House è una villa meravigliosa, di quelle in cui è facile perdersi e sognare ad occhi aperti, sentendosi a tutti gli effetti una protagonista di un romanzo di Jane Austen o di Downton Abbey, e per una persona - come Angelica - che ama la letteratura inglese, cosa può esserci di più esaltante?

Per poter proseguire nell'attività di Sherlock Holmes, la donna fa in modo (e ci riesce!) di ottenere un lavoro temporaneo proprio nella villa, come guida turistica.

Tra quelle mura piene di storia la ragazza conosce Alessandro Almirante, un uomo (di origini italiane) un po' più grande di lei e che lavora come estate manager nella villa.
Affascinante ma sfuggente, sempre sulle sue, distaccato e poco incline ai rapporti sociali, Angelica prova ad entrare nelle simpatie dell'uomo per cercare di ottenere le informazioni necessarie su nonno Angelo, così da capire quale collegamento ci sia tra lui e quel posto.

Piano piano, con costanza e tenacia, bussando alle porte giuste e grazie all'aiuto di un Alessandro più paziente e comprensivo di quanto apparisse all'inizio, Angelica non solo raccoglie particolari preziosi circa Angelo e le scelte fatte dopo la guerra, ma finisce per ambientarsi fin troppo bene a Chaverton: lei ama camminare tra quelle ampie e belle stanze, prepararsi per fare da guida ai turisti, cogliere l'occasione per parlare anche di letteratura inglese e - chi l'avrebbe mai detto! - addirittura imparare a memoria le curiosità più eccitanti di una serie tv ambientata a Chaverton e su cui tanta gente è davvero in fissa!
Tra servizi da tè, pareti dai motivi floreali, una splendida e fornita biblioteca e meravigliose e costose edizioni dei classici di Jane Austen ed Emily Brontë, ad Angelica sembra di vivere un sogno: il suo sogno, dal quale non vorrebbe più svegliarsi!

Se a questo si aggiunge che i rapporti con Alessandro si fanno sempre più stretti e il suo fascino sulla donna sempre più forte..., e beh, la decisione di restare a Chaverton diventa ogni giorno più concreta per Angelica.

"Ecco io sono quella conoscente ... che si adatta a tutto (...) Non mi chiedo cosa ne sarà di me, non mi importa costruirmi mattone su mattone una stanza tutta per me che alla fine si rivelerà una cella. Io sono una mina vagante, rifiuto l'ordine come stile di vita e le imprimo una direzione seguendo la scia di un dolce profumo."

Ma è giusto abbandonare ogni possibilità di far carriera nell'insegnamento per fare la guida turistica in Inghilterra?
A voler essere precisi, per quanto ami insegnare, tra Angelica e la cattedra si era già messa l'arte di preparare deliziosi lievitati (dal pane ai cornetti), hobby che le aveva fatto capire come per sentirsi appagati nulla conta di più che fare quello che si desidera maggiormente e che, soprattutto, fa star bene.

La ragione le suggerisce di tornare in Italia, assecondando il volere dei genitori; il sentimento le sussurra "Chaverton", "Alessandro".
Quando poi giungerà a chiudere il cerchio della storia di Angelo, andar via e tornare alla "vita di prima" sembra essere la soluzione più sensata.
Quale direzione sceglierà? Le sarà possibile far conciliare ragione e sentimento e smettere di considerarli due binari che non si incontrano mai?


È il mio primo libro di Alessia Gazzola; l'ho ascoltato su Audible ed è stata una scoperta molto piacevole perché anzitutto la voce narrante (Valentina Mari) è adatta alla protagonista e al tipo di storia e con la sua espressività ha reso l'ascolto scorrevole e gradevolissimo, e poi è proprio lo stile dell'autrice che mi ha convinta: fresco, divertente, delizioso, leggero, insomma mi ha regalato qualche ora di intrattenimento più che gradito.
C'è anche la ricetta dei cornetti sfogliati a fine libro!

Consigliato a chi ama le storie al femminile, ambientate in location inglesi le cui pareti risuonano dei chiacchiericci delle donne impegnate a prendere il tè nei salotti, e a chi non può fare a meno di farsi coinvolgere dal dolce profumino del pane o di un dolce appena sfornati.


CITAZIONI

"...penso che poi non serva molto altro per essere felici... Qualunque difficoltà si ridimensiona se si ha al proprio fianco qualcuno simile a noi".

"C'è chi trova la pace nelle discipline orientali, io la trovo nel laborioso e sfiancante procedimento di impasto dei cornetti".


martedì 27 dicembre 2022

🌲RECENSIONE 🌳 IL PARCO DEI TESORI di Mirtis Conci, Michela Luise



Quattro amichetti vivaci e curiosi sognano di poter giocare in un grande parco tutto per loro ma, purtroppo, i lavori per completarlo non sono ancora terminati. All'interno del cantiere, grazie all'amicizia con un anziano signore con un sacco nero e una pinza sempre tra le mani, i ragazzini vivranno un'esperienza che insegnerà loro il rispetto per la natura e la necessità di combattere per difenderla e preservarla.


IL PARCO DEI TESORI
di Mirtis Conci, Michela Luise


Erickson Ed 
64 PP
13€



Elena, Luca, Matilde e Yassine sono quattro amici  undicenni, molto diversi tra loro per carattere e hobbies: c'è a chi piace lo sport e chi ama le scienze e i documentari.

I quattro giocano spesso attorno alla cosiddetta casa dei fantasmi, un vecchio stabile in cui si stanno facendo dei lavori per realizzare un parco dove i ragazzi della città di Miapolis possano divertirsi all'aria aperta.
Nei pressi della palazzina incontrano un anziano professore di scienze naturali dall'aria un tantino strana e che a loro mette anche un po' di paura: si chiama Achille ma tutti lo conoscono come l'Umarell di San Giorgio, e ha sempre un sacco nero in una mano e uno strano affare con gli artigli nell'altra.
Achille ci tiene molto all'ambiente attorno a sé e non fa che raccogliere rifiuti e immondizia lasciati in giro ovunque da gente poco educata.

Sebbene intimoriti dall'uomo, un giorno i quattro cominciano a chiacchierare con lui e scoprono che, in realtà, non solo non è un "gigante cattivo" ma dice pure cose molto interessanti; inoltre, grazie a lui, scoprono che oltre i muri di quella palazzina non ci sono fantasmi bensì un prato verde ricco di cespugli e piante e fiori colorati: insomma, una vera ricchezza di cui loro finora erano stati all'oscuro!

Entusiasti all'idea che lì, in mezzo a quel verde, ci sia nascosto qualcosa di speciale (un tesoro? Chissà!!), i quattro ragazzini decidono di entrare nel cantiere per darvi un'occhiata, rendendosi conto di come i rifiuti, la plastica, l'incuria, abbiano sporcato quel posto.
A far compagnia ai quattro nella loro avventura si aggiunge proprio l'Umarell, che spiega come lui, da bambino, abbia vissuto proprio lì e vi abbia nascosto... un tesoro!! Proprio ciò che speravano di trovare gli amichetti!

Quale sarà il tesoro che Matilde, Yassine, Luca ed Elena scopriranno in quel parco in costruzione, in quello spazio verde che attende di essere ripulito, valorizzato e rispettato?
Una cosa è certa: grazie ai preziosi e chiari insegnamenti di Achille, i bambini comprenderanno quanto ogni essere vivente sia fondamentale per quel che è e per la propria specifica funzione,e quanto tutti dipendiamo gli uni dagli altri; ma oltre a questo, apprenderanno la storia di un sogno, un sogno già appartenuto a qualcuno prima di loro ma che, a ben guardare, appartiene anche a ciascuno di essi, a ogni bambino e pure agli adulti.
Il sogno è un luogo da amare, da custodire "prima che vada perso per sempre".


Il Parco dei tesoriedito da Erickson e indirizzato agli alunni della scuola primaria, con le sue colorate e belle illustrazioni e il suo linguaggio adatto ai giovanissimi lettori, è un testo che si presta ad essere adoperato da educatori e insegnanti nell'ambito di progetti e attività di educazione ambientale, con la scopo di sensibilizzare i ragazzi alle tematiche ambientali: il rispetto per l'ambiente circostante, il divieto di gettare rifiuti (plastica e non solo) lì dove non si deve (per terra, nei mari, in spiaggia...), l'aver cura degli alberi e delle piante - la cui presenza contribuisce al benessere dell'uomo e degli animali -, l'importanza di ogni essere vivente (anche piccolo) nel ciclo della vita e per l'ecosistema,

In compagnia di questo gruppo di bambini e bambine e di un caro e saggio professore in pensione, i lettori sono portati a riflettere sull’uso del suolo e sulla partecipazione attiva alla res publica.

Una storia coinvolgente che vuole educare i bambini a comprendere perché è importante tutelare l’ambiente, a prendersi cura dei luoghi in cui vivono e a farlo in maniera attiva, collaborando insieme.


Il Parco dei tesori è il secondo volume di una collana dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente (APPA), è corredate di audiolibro e materiale didattico; a fine libro vi sono una simpatica filastrocca e un gioco con i dadi.

Gli autori.
Mirtis Conci ha lavorato per anni in centri di ricerca ambientali. Vive in Germania e scrive libri per bambini focalizzati sui temi legati all’ambiente. Il suo obiettivo è aiutare i più piccoli ad apprezzare le bellezze della natura e insegnare loro come preservarle per i bambini del futuro.
Michela Luise, appassionata della Terra, attraverso la sua formazione e professionalità propone, progetta e promuove iniziative per produttori, consumatori, comunità locali che permettano di comprendere la complessità ambientale e i processi di produzione e consumo di risorse naturali e di cibo. Da molti anni si occupa di educazione e formazione ambientale e alla sostenibilità per Enti Pubblici e associazioni e di progetti di valorizzazione dei prodotti agricoli in un’ottica di consumo consapevole

venerdì 23 dicembre 2022

"Benvenuti all'interno" - INSIDE MAN (serie tv)

 

Quattro puntate sono state troppo poche: mi sarebbe piaciuto continuare a vivere più a lungo la tensione che viaggia e cresce sui binari di una storia drammatica ma in una maniera assurda, attraversata da un filo di umorismo nero e grottesco e proprio per questo capace di calamitare la mia attenzione in maniera quasi morbosa.


INSIDE MAN



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Regia: Steven Moffat
Cast: David Tennant, Stanley Tucci, Dolly Wells, Lydia West, Lyndsey Marsha, Atkins Estimond.


In questa storia ci sono un detenuto nel braccio della morte in una prigione in Arizona, una giovane giornalista britannica, una donna scomparsa e un prete che ci tiene tanto a mantenere la propria facciata di "servo di Dio" irreprensibile.

No, tranquilli, non è una barzelletta di Iva Zanicchi, quindi niente sfumature hot 😁

Il detenuto è Jefferson Grieff (S. Tucci), professore di criminologia che attende l'esecuzione della propria condanna a morte: è dentro per aver commesso un efferato omicidio ed essersi accanito sul cadavere nascondendone una parte...
Insomma, un tipo tranquillo, ecco.
Però è intelligentissimo, va detto: ha un acume invidiabile, un intuito formidabile, sa manipolare le conversazioni e ottenere scaltramente le risposte e le informazioni che vuole, senza che l'interlocutore riesca ad evitarlo; sempre pacato e impassibile, sembra che nessuna provocazione riesca a scuoterlo o anche solo ad innervosirlo; ha una buona memoria ma giustamente si fa aiutare da "un supporto esterno", costituito da un altro carcerato, Dillon Kempton che, aspettando anch'egli il proprio giorno del giudizio su questa terra, occupa la cella accanto al dottore, trascorrendo il tempo con lui in singolari chiacchierate.

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Nonostante sia un omicida impenitente e freddo, l'intelligenza di Jefferson desta non poche ammirazioni e attenzioni; ammirato ne è, ad es., il direttore del carcere, e per quanto riguarda le attenzioni, il condannato a morte costantemente riceve richieste di aiuto da gente che ha un qualche dilemma (scomparse, omicidi irrisolti...) da proporgli e che finora nessuno è riuscito a risolvere.

Janice Fife (D. Wells) è una donna riservata e perbene che frequenta la casa del reverendo per dare ripetizioni di matematica al di lui figliuolo adolescente, Ben; i due hanno un bel rapporto, basato sulla fiducia. Nonostante le ritrosie iniziali del ragazzo verso questa estranea, a lungo andare con la comprensiva e simpatica Janice studiare è diventato piacevole e per nulla noioso.
Janice potrebbe sembrare, a un occhio superficiale, una scialba zitella che ha superato i 40, senza partner e senza figli, magari un tantino bigotta o bisbetica, invece è brillante, perspicace, determinata, acuta osservatrice e, all'occorrenza, furba. E non poco.

Harry Watling
(D.Tennant)
 è lo stimato vicario di un piccolo paesino della periferia londinese,
.

sposato felicemente con Mary e padre di Ben.
Non è propriamente un "figo da paura" ma piace alle signore che frequentano la parrocchia e qualcuna arriva a dargli l'appellativo giulivo di "prete sexy".
Il religioso non è di quelli "vecchio stampo" ma, anzi, è giovanile nei modi e nel linguaggio e sembra sprizzare simpatia da tutti i pori; a fargli da sagrestano c'è un giovanotto con non pochi problemi di natura psichica ed emotiva, con alle spalle tentativi di suicidi, una madre super bigotta e incredibilmente oppressiva verso questo figlio tenuto costantemente sotto controllo, e un viziaccio che sarà alla base di tutto ciò che accadrà: il ragazzo, infatti, ha l'abitudine di visionare e conservare materiale pornografico.

Un giorno, per salvarlo dai pasticci e dagli aspri rimproveri materni, Harry decide di prendere la  pennetta del giovanotto (su cui c'è il materiale sporcaccione) e di nasconderla a casa propria.
Purtroppo, i video lì memorizzati vengono visti, per sbaglio, da Janice...: da quel momento nulla sarà più come prima in quanto si creerà una catena di equivoci, errori madornali, litigi, decisioni assurde... che scombinerà la vita di tutti i personaggi coinvolti.

Janice, infatti, sconvolta per il contenuto del materiale sulla chiavetta (che lei crede sia di Ben e invece è del sagrestano con i problemi), che non è "semplicemente" pornografico, ma anche pedo-, vuol fare ciò che lei ritiene giusto, per la morale e per la legge: denunciare Ben e, in questo modo, aiutarlo anche a rendersi conto della pericolosa e criminale deriva che sta prendendo.

Ma Harry non può permetterlo, per due ordini di ragioni: 1. il materiale non è di Ben e non è giusto che il ragazzo paghi per ciò che non ha commesso! 2. Il prete non può dire di chi sia la pen drive perché è la sua tonaca a impedirglielo: è una questione di rispetto per l'anima disgraziata che gliel'ha data supplicandolo di tenerla con sé e "coprirlo" (va detto che Harry non aveva un'idea precisa di che tipo di immagini e video ci fossero...)! Il colpevole è già pieno di problemi..., se lui lo "tradisse" per quello sciagurato sarebbe la fine.

La situazione precipita.
Cercate di immaginarvela: un uomo (prete, marito, padre) vuol salvare capra e cavoli, vuol cercare di non far incriminare ingiustamente il figlio e, al contempo, salvaguardare il "vero colpevole", e in tutto questo deve convincere una donna retta e devota a non andare alla polizia a fare denunce basate su false congetture.
Cosa fareste voi, se foste Harry?
Cerchereste di convincere con dolcezza Janice della bontà e giustezza delle vostre ragioni? E se lei non volesse ascoltarvi o credervi, tenacemente convinta che sia giustissimo denunciare Ben per pedopornografia?

Il prete è disperato e quando si è in preda alla disperazione, si rischia di compiere azioni e scelte che, in condizioni di lucidità e tranquillità, non solo non si farebbero ma si riterrebbe abominevole anche solo il pensare di commetterle!!

Eppure è proprio questa la strada presa da Harry: una sequela di azioni e decisioni irrazionali, alcune sceme, altre proprio folli e senza logica, e soprattutto pericolose, criminali, che innescheranno un effetto domino imprevedibile e non governabile, dando spazio al verificarsi di una serie di eventi e situazioni paradossali.
Si andrà di male in peggio e ovviamente il prete si vedrà costretto, suo malgrado, a coinvolgere la moglie Mary, e questo non farà che ingarbugliare ancor di più i fili di questa trama già contorta.

Manca un personaggio, dei quattro iniziali, che non ho ancora menzionato e che ha il suo ruolo importante nella storia: la giornalista Beth Davenport (L. West).

.
Beth conosce Janice prima che accada tutto questo "patatrack"; le due diventano amiche, pur non sentendosi o vedendosi spessissimo; fatto sta che un giorno (e non uno qualsiasi, ma il giorno in cui tutto comincerà ad accadere) riceve dalla donna una foto poco chiara e molto strana, in cui Beth percepisce che qualcosa non va: e se Janice fosse in una situazione di pericolo e quella foto, inviata forse in fretta e furia, fosse una richiesta d'aiuto?

Come mai? Cosa sta cercando di farle capire Janice con quel bizzarro messaggio senza testo ma con solo un'indefinibile e sgranata fotografia?

E qui entra in gioco Grieff: la tenace e intrepida giornalista decide di rivolgersi a quel famoso omicida che aspetta la morte in Arizona e di cui si vocifera che aiuti, con il suo intelletto sopraffino e il suo intuito infallibile, chi gli chiede aiuto per risolvere casi misteriosi e per i quali si vaga in un vicolo cieco.

Ma Jefferson  è un omicida capriccioso: ok, sarà pure in attesa di essere ammazzato per le nefandezze compiute, ma ha comunque i suoi principi e la sua "etica"; è vero, è disposto a risolvere i casi altrui ma essi devono rispondere a una conditio sine qua non: la moralità.
Chi gli fa richiesta dev'essere spinto da ragioni di tipo morale, da altruismo, empatia, desiderio di soccorrere chi è in difficoltà.
Insomma, non aiuta chiunque il caro Grieff.

Come valuterà le ragioni di Beth? L'aiuterà a far chiarezza su cosa sia accaduto a Janice?

Io mi fermo qui perché la serie è brevissima e, se la iniziate, la finite in un niente e non solo perché sono quattro episodi, ma perché "vi prende", in quanto la narrazione si basa tutta sulle scelte drammatiche e stupide fatte dal prete, che si ritrova in una spirale in cui non saprà come agire se non continuando a sbagliare e a impelagarsi sempre più in una gabbia di errori che potrebbero costar cari non soltanto a lui, ma anche alle persone che lui stesso voleva proteggere.

Si guarda la serie chiedendosi cosa avremmo fatto noi al posto dei personaggi, con la speranza ovviamente che ci saremmo comportati in modo più intelligente e sensato.
Ma chi può dirlo con certezza?

Harry ci ricorda in modo evidente un principio che in fondo è noto a tutti: l'abito non fa il monaco. Non basta un colletto bianco a qualificare una persona, a guidarne le decisioni e la moralità, a preservarlo da certi passi falsi in cui una persona di fede non dovrebbe incorrere (o meno facilmente, se vogliamo); ma la verità è che quando ci si sente in pericolo, quando si vede minacciata la serenità della propria famiglia, si rischia di tirar fuori un lato di sé che neppure si pensava di possedere e, quando emerge, la persona ne resta, lei per prima!, oltremodo spaventata e confusa.
Tanto da dare il via a comportamenti terribili, che non fanno onore.
Il prete, quindi, ci sembra davvero il più assurdo di tutti, quello a cui spesso ci verrebbe da dire: "Ma che cavolo stai facendo??".

Janice non figuratevela come la povera disgraziata in balia di una mina vagante e impazzita, perché è scaltra, ci sa fare con la dialettica e ha una finezza psicologica da far concorrenza al nostro criminologo.

Per quanto riguarda lui, non possiamo non sorridere davanti a quell'aria compassata, placida, al suo cinismo nel raccontare qualche macabro particolare del delitto che lo porterà alla morte e che, se da una parte ci fa innervosire, dall'altra ha un che di irresistibile e strappa pure sorrisi stupiti.

C'è del geniale in questa serie e personalmente l'ho guardata con molto interesse, col desiderio di scoprire di volta in volta l'evoluzione di ogni situazione, quali balzane idee affioravano nelle mente confusa del prete e quali sagaci interpretazioni e indicazioni dava il criminologo dalla sua celletta.
Questi è in pratica l'esatto opposto del prete perché mentre Harry non accetta di avere in sé una parte oscura e di poter quindi essere capace di commettere brutte azioni, Grieff è assolutamente cosciente di essere un assassino spietato, non vuole essere assolto e sa di meritare la condanna inflittagli.

Nel suo essere così bizzarra e ai limiti dell'incredibile, questa serie mette lo spettatore davanti ad una incontrovertibile verità: ogni uomo è capace di compiere azioni malvagie se si ritrova in situazioni fuori dall'ordinario, in grado di metterne in crisi ogni certezza e quei principi di vita da sempre ritenuti saldi.

"Lo siamo tutti. Ci sono momenti che rendono assassini tutti noi.
Non siamo mostri in gabbie che vanno osservati, giudicati, raccontati come se fossimo un'altra specie: siamo l'uomo comune in una brutta giornata.
Si possono aprire voragini nelle vite più ordinarie e inghiottire chiunque.
Nessuno è al sicuro della sue azioni peggiori."


Davvero una serie bella, che tiene incollati fino alla fine. La consiglio e spero ci sia la seconda stagione!


 

mercoledì 21 dicembre 2022

^^ RECENSIONE ^^ UNA TRILOGIA PALESTINESE di Mahmud Darwish


«Ti chiamavano sognatore perché hai sempre fabbricato ali, invisibili agli occhi degli adulti, per le parole.».

Poeta tra i migliori del Novecento e, senza dubbio, colui che ha dato voce al popolo palestinese, che ha fatto della scrittura un mezzo per parlare delle sofferenze sue e dei suoi connazionali, Mahmud Darwish è stato "testimone eloquente dell'esilio e dell'appartenenza" (Naomi Shihab Nye).

Nato nel 1941 nel villaggio di al-Birwa, che fu distrutto dalle forze israeliane nel 1948 quando fu formato lo Stato di Israele, Darwish fu testimone dei massacri che costrinsero la sua famiglia a fuggire in Libano; quando un anno dopo essi ritornarono da clandestini in patria, furono considerati dei «‘presenti assenti’ perché non avevamo diritto a nulla.»

 «Eccoci di nuovo in Palestina. Dunque era, quello, il ritorno. Non potevamo sapere che da profughi in Libano ci saremmo trasformati in profughi in patria. Non potevamo sapere che la nostra presenza fisica in patria sarebbe diventata assenza nella legge imposta dagli invasori in tutta fretta. (...)  Che cos’è più doloroso: essere profugo in un’altra terra o nella tua?»


Patria, identità, senso di sradicamento, esilio, espropriazione, perdita della cultura nazionale, trauma dovuto allo sfollamento, perdita di amici e parenti, l'orrore della violenza...: sono temi ricorrenti nelle memorie e nelle poesie dello scrittore arabo, il cui stile è andato modificandosi negli anni, passando da un modo di fare poesia proprio dello stile arabo tradizionale ai versi liberi per cui è noto e apprezzato.


Ed. Feltrinelli
 E. Bartuli (a cura)
trad. R. Ciucani, 
E. Bartuli
4167 pp
12 euro
Questa pubblicazione, UNA TRILOGIA PALESTINESE, è una raccolta di testi in prosa poetica: Diario di ordinaria tristezza (1973) ripercorre il tempo che precede la scelta dell’esilio – gli arresti domiciliari, gli interrogatori degli ufficiali israeliani, il carcere – e chiude la  “fase rivoluzionaria e patriottica" del poeta. Memoria per l’oblio (1987) evoca l’invasione israeliana di Beirut nell’agosto del 1982; In presenza d’assenza (2006) è una riflessione sull’esperienza poetica (l'ultimo decennio è stato il più fecondo della sua carriera di poeta, non solo e non più come "poeta nazionale" ma semplicemente come poeta) e sulla lingua; quando lo pubblica, Darwish vive tra Ramallah, in Palestina, e Amman, in Giordania. Chiude la presente raccolta lo struggente poema Il giocatore d’azzardo (tradotta da Ramona Ciucani), l'ultimo poema compiuto di Mahmud Darwish, più volte recitato ma edito soltanto nel 2009 dopo la sua morte. 

L'humus delle poesie di Mahmud è la sua terra, dove era nato, aveva trascorso infanzia e adolescenza, aveva studiato e, crescendo, aveva sviluppato una coscienza politica. 
Da profugo a presente-assente e arabo d’Israele senza cittadinanza, più volte è stato incarcerato e anche condannato agli arresti domiciliari nella sua casa di Haifa, condividendo la condizione vissuta dalla sua gente: l’esilio (mai la sua fu una partenza volontaria, bensì un’espulsione, una cacciata), il sentirsi (e il vivere da) esiliati in patria, la sete di libertà, le miserie del vivere quotidiano, l’atroce dolore della disfatta del giugno 1967.

Nei suoi scritti (in versi e no) vediamo formarsi l'immagine del palestinese non più e non solo come eroe e vittima, ma ancor prima come essere umano che desidera e ha diritto, come ogni uomo, ad una vita normale, semplice, ordinaria.

"Abbiamo nostalgia di esercitare la nostra umanità in un posto che sia nostro.(...) La differenza tra paradiso perduto nel senso assoluto del termine e paradiso perduto nel senso palestinese risiede nel fatto che la nostalgia e l’appartenenza psicologica e giuridica nel primo  sono privi della dimensione conflittuale del secondo. Finché dura la battaglia, il paradiso non è perduto, anzi è occupato e riconquistabile."

Ritorna di sovente sul concetto di patria: patria è la tua identità, è la tua vita; è il desiderio di morire per recuperare terra e diritto.

"Non gli è bastato impadronirsi di tutto. Vogliono impadronirsi anche del tuo senso di appartenenza per diventare la realtà tra te e la patria."

La patria non è solamente un luogo geografico, ma anche uno stato interiore ("Né gli alberi sono solamente alberi, ma costole d’infanzia e pianto colato dalle punte delle dita"), è custodire la memoria, quella memoria palestinese che i sionisti si sono prefissi di combattere e seppellire per sostituirla con la memoria ebraica, israeliana, basata sulla rivendicazione del diritto della terra di Palestina ed incapace di riconoscere il diritto altrui e di apprezzarne il senso della memoria. 

"Gli israeliani rifiutano di convivere con la memoria palestinese, rifiutano di riconoscerla".


Darwish scrive che alimentare la memoria israeliana ha avuto da subito un intento politico ben preciso, dopo la seconda guerra mondiale e la tragedia immane dell'Olocausto: convincere gli israeliani che la minaccia dello sterminio non era un ricordo, anzi era ancora presente, per cui per evitare altre persecuzioni e poter vivere in sicurezza, era necessario tornare e rifugiarsi in “terra d’Israele”; in pratica, sostiene il poeta, ai palestinesi e a qualsiasi altro arabo è stato "imposto "di pagare il prezzo di crimini che non hanno commesso, come una sorta di "risarcimento dell’Olocausto".

Ma in realtà svuotare di arabi la Palestina, lungi dall'essere frutto di una misura d’emergenza dettata dalle circostanze, è stata una precisa strategia sionista già da prima della creazione dello stato di Israele.


Darwish parla anche di resistenza e lotta: la patria stessa è lotta e non puoi non combattere per ciò cui appartieni e che ti appartiene.

Ripercorrendo la storia di come è sorto lo stato d'Israele e della conseguente Nakba per i palestinesi, il poeta rammenta episodi drammatici come il massacro Sabra e Shatila o quello di Kafr Qasim: "gli abitanti di questo villaggio, calpestato e ignorato, non hanno mai fatto niente per suscitare la rabbia di qualcuno (...) sono morti per accrescere il nostro odio contro l’oppressione e l’usurpazione, per accrescere la nostra devozione alla terra. (...). Per cosa sono morti dunque? Non per noi, ma per gli assassini. Per far sentire i sionisti capaci d’interpretare nella storia un ruolo diverso da quello di vittima. Per dimostrare loro che possono provare piacere a uccidere. “O sei l’assassino o sei la vittima.” Questa è la scelta obbligata che si sono trovati davanti."


Darwish denuncia, quindi, i crimini commessi da Israele contro i civili arabi, azioni che costituiscono la prassi della peggiore tradizione sionista.

Eppure, di massacro in massacro, il suo popolo va comunque avanti, si moltiplica in mezzo alle macerie, alza il braccio nel segno della vittoria, aggrappandosi alla patria con le unghie e con i denti.

La poesia è stata per Darwish un mezzo per dire la verità, per rispondere agli invasori, per nutrire e tener vivo l'amor patrio. 

E se è vero che la lingua costituisce un elemento fondamentale dell'identità di ogni persona, allora lui non può che servirsi della propria lingua - quella parlata in Palestina -, l'arabo, per mantenere la propria identità nazionale: la lingua come una "casa" non solo per i palestinesi, ma anche per tutte quelle persone nel mondo che sono esiliate, sfollate o alienate.

L'esperienza personale dello scrittore si identifica con quella del suo intero popolo, raggiungendo però anche una valenza universale.

È un libro intenso e denso, pieno di metafore (legate agli elementi naturali) e immagini poetiche che si rifanno all'Antico e dal Nuovo Testamento, alla letteratura araba classica; c'è una continua interazione tra narrativa e discorso lirico; l'autore utilizza ampiamente la forma del dialogo e di immaginarie conversazioni, il che contribuisce a coinvolgere a livello empatico il lettore; le parole sono il veicolo privilegiato per esprimere sentimenti e pensieri, e attraverso la raccolta di memorie autobiografiche di questo straordinario scrittore e poeta ci arriva il grido di ribellione di un intero popolo, la sua resistenza contro l'oppressione, le continue frustrazioni di un'esistenza costantemente sotto assedio e sotto occupazione, il racconto della perdita e di un dolore intensi e strazianti.

Una lettura impegnativa ma necessaria, che vi consiglio.


Alcune citazioni

 « La Palestina resta la tua patria. È una carta geografica, un massacro, una terra, un’idea. È la tua patria. Nessun pugnale riuscirà a convincerti che è loro.»

«Nessuno riuscirà a nasconderti il dolore, che si vede, si tocca, si sente come il sonoro infrangersi del luogo. Eccoti qui con noi a guardare il dolore che, in un colpo solo, ci saccheggia di tutto e si sfila sadico da noi come la lama di un coltello, poi si siede sulla sponda opposta del fiume, barriera divenuta parola pietrificata. Il dolore trascorre le notti assieme a noi, ululando da lontano come le sirene: “Venite da me, venite”. Noi non andiamo né torniamo. In questo giorno maciullato dai cingoli del carro armato, non abbiamo più bisogno di miti: quel che accadeva in essi, ora, accade a noi. Chi racconterà la nostra storia? Di noi che camminiamo sopra questa notte scacciati dal luogo...»

«La mia patria non è una valigia
E io non sono un viaggiatore
Io sono l'amante e la terra la mia amata.» 

lunedì 19 dicembre 2022

DISOCCUPAZIONE FEMMINILE IN ITALIA (Fondazione Idea)

 

Qual è il tasso di disoccupazione femminile in Italia?

,
Se è vero - e lo è! - che la disoccupazione è un problema presente in tutta l’Italia, la situazione è ancor
più critica quando si analizzano i dati sull’occupazione femminile.

Nel nostro Paese solamente 1 donna su 3 ha un lavoro regolarmente retribuito e, secondo le statistiche del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, nel 2021 l’occupazione era pari al 49%. Il tasso di occupazione degli uomini invece è molto più alto. 

La pandemia non ha fatto che peggiorare questa condizione, portando moltissime donne a perdere il proprio posto di lavoro; tuttavia la causa principale è che ancora oggi alla donna viene attribuito il ruolo di madre e casalinga. 

Quant’è il divario di genere fra uomo e donna nel lavoro? 

Il Global Gender Gap Report del 2022, nell'analizzare il divario di genere fra uomo e donna nel mondo, ha preso in considerazione 4 fattori: 

1. Partecipazione economica e opportunità
2. Istruzione
3. Salute
4. Politica

Tra i 146 Paesi inclusi in questo studio, l’Italia si posiziona 63esima, con un peggioramento rispetto all’anno precedente. 

Se invece consideriamo solamente i fattori economici e le opportunità presenti per le donne nel mondo del lavoro, allora il nostro Paese scende ulteriormente di moltissime posizioni, classificandosi nientemeno che al 110° posto.

Le donne hanno meno opportunità rispetto ai loro colleghi uomini: a quali cause può essere attribuito questo dato di fatto?

Per prima cosa si è notato che all’aumentare del numero di figli aumenta anche il tasso di disoccupazione, e questo non dipende solamente dalla decisione, da parte di numerose donne, di  interrompere la propria carriera lavorativa per dedicarsi totalmente alla cura dei figli, ma anche dal fatto che purtroppo portare avanti una gravidanza se si è dipendenti non è semplice. Non sono pochi, infatti, i datori di lavoro che decidono di assumere uomini per evitare di gestire in futuro questa eventualità.




In secondo luogo, il 30% delle donne ha ancora contratti part-time mentre, se guardiamo ai dati relativi agli uomini, solamente l’8% non ha un contratto full-time. 

Perchè?
Ancora una volta la risposta è da ricercare, in prima istanza, sulla responsabilità affidata alle donne di prendersi cura dei figli: andarli a prendere a scuola o portarli alle attività extra-scolastiche. 


Le proposte di legge per ridurre il Gender Gap 

Le cause che portano il nostro Paese ad avere un divario così grande fra uomo e donna nel mondo del lavoro, come si è visto, sono radicate nella cultura. 
Ecco perché il governo ha sviluppato delle iniziative che favoriscono l’occupazione femminile. 
Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è stata introdotta la Certificazione della Parità di Genere, la quale viene assegnata alle aziende che hanno un punteggio minimo del 60%. Questo attestato valuta la parità di genere all’interno delle organizzazioni. 
Un’altra iniziativa è l’Esonero Contributivo del 100%. Si tratta di agevolazioni fiscali che vengono riconosciute alle aziende che decidono di assumere donne che si trovano in una situazione di svantaggio e difficoltà. Queste organizzazioni vengono quindi esonerate dal pagamento dei contributi lavorativi che verranno coperti dallo Stato. 

Tantissime associazioni oggi stanno cercando sempre di più di limitare questo divario con l'obiettivo di eliminarlo definitivamente in futuro, ma la situazione per non sembra cambiare velocemente.


Con la pubblicazione di questo post desidero dare spazio sul blog all'associazione "Fondazione Idea" e condividerne le tematiche attraverso una serie di articoli che si soffermino sull'universo femminile e raccontino storie di donne che hanno fatto la differenza.


Post originario:

>> DISOCCUPAZIONE FEMMINILE IN ITALIA <<

Fondazione Idea è un progetto creato da donne per le donne, in cui si celebrano i successi di tantissime figure femminili che sono riuscite a realizzarsi in diversi campi, nonostante i tantissimi ostacoli.



ALTRI ARTICOLI "FONDAZIONE IDEA" 

domenica 18 dicembre 2022

A GENNAIO IN LIBRERIA



In arrivo a gennaio!

I thriller esercitano sempre il loro fascino su di me; Pulixi e Mencarelli calamitano sempre la mia attenzione ad ogni uscita; il romanzo di Ammaniti mi attira per i risvolti psicologici

Che ne pensate?


L'IMPOSTORE
di Martin Griffin


Giunti Ed.
trad. A.Tissoni
304 pp
16.90 euro
USCITA
4 GENNAIO 2023
Mackinnon Hotel. Remie Yorke sta svolgendo il suo ultimo turno  prima della chiusura invernale, quando si scatena la tempesta Ezra:  ogni collegamento col mondo esterno è interrotto bruscamente. 

Mentre le temperature precipitano e diventa impossibile utilizzare itelefoni, un uomo ferito chiede rifugio. 
Si tratta dell'agente Don Gaines, rimasto coinvolto in un terribile incidente. 
L'unico altro sopravvissuto è il detenuto che la sua squadra stava trasportando. 
Ma poco dopo arriva un secondo sconosciuto: anche lui è ferito e anche lui dichiara di essere Don Gaines. 
Qualcuno sta mentendo e Remie, senza alcuna via di fuga, dovrà scoprire chi dei due prima che sia troppo tardi. 
Perché se non la ucciderà il freddo, lo farà uno di loro...




Pulixi firma un giallo pieno di suspense e ironia che parla di libri e omaggia i classici del mystery, rendendo i lettori i veri protagonisti di questa storia.


LA LIBRERIA DEI GATTI NERI
di Piergiorgio Pulixi



Marsilio Editore
304 pp
15 euro
USCITA
10 GENNAIO 2023
Marzio Montecristo è un grande appassionato di gialli e ha aperto, da qualche anno, una piccola libreria nel centro di Cagliari, ovviamente specializzata in romanzi polizieschi.
Il nome della libreria, Les Chats Noirs, è un omaggio ai due gatti neri che un giorno si sono presentati in negozio e non se ne sono più andati, da lui soprannominati Miss Marple e Poirot. 
Nonostante il brutto carattere del proprietario, la libreria è molto frequentata, ed è Patricia, la giovane collaboratrice di Montecristo, di origini eritree, a salvare i clienti dalle sfuriate del titolare. 
La libreria ha anche un gruppo di lettura che si fa chiamare “gli investigatori del martedì”, un manipolo di super esperti di gialli che si riuniscono dopo la chiusura per discettare del romanzo della settimana. A guardarli, si direbbe una banda mal assortita ma in realtà è molto unita.
Un anno prima il gruppo ha addirittura aiutato una vecchia amica di Montecristo a risolvere un vero caso da tutti considerato senza speranza.
Ora la sovrintendente Angela Dimase torna a chiedere la loro collaborazione per un’indagine che le sta togliendo il sonno: un uomo incappucciato si è presentato a casa di una famiglia, ha immobilizzato due coniugi e il loro figlioletto e ha intimato all’uomo di scegliere chi doveva morire tra la moglie e il figlio; se non avesse deciso entro un minuto, li avrebbe uccisi tutti e due.
Il sadico killer viene presto soprannominato «l’assassino delle clessidre», visto che sulla scena del crimine ne lascia sempre una. 
Riusciranno gli improbabili “investigatori del martedì” a sbrogliare anche questo caso?


Con Fame d'aria Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.


FAME D'ARIA
di Daniele Mencarelli



Ed. Mondadori
180 pp
19 euro
USCITA
17 GENNAIO 2023
Pietro Borzacchi è in viaggio con il figlio Jacopo quando la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. 
Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. 
A guardarlo, si vede da lontano che Jacopo ha qualcosa che non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. 

In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione.
A Sant'Anna del Sannio vivono poche centinaia di anime ed è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato. 
Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, dal sorriso aperto e spontaneo.

Convinto che "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione.", Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore: il  disamore. Per tutto. 
Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca.
Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole.



Niccolò Ammaniti è ritornato più cattivo, divertente e romantico che mai.


LA VITA INTIMA
di Niccolò Ammaniti



 
Ed. Einaudi
312 pp
19 euro

USCITA
17 GENNAIO 2023



Maria Cristina Palma ha una vita all’apparenza perfetta, è bella, ricca, famosa, il mondo gira intorno a lei. 
Poi, un giorno, riceve sul cellulare un video che cambia tutto. 
Nel suo passato c’è un segreto con cui non ha fatto i conti. 

Come un moderno alienista Niccolò Ammaniti disseziona la mente di una donna, ne esplora le paure, le ossessioni, i desideri inconfessabili in un romanzo che unisce spericolata fantasia, realismo psicologico, senso del tragico e incanto del paradosso.

venerdì 16 dicembre 2022

< 🦁 RECENSIONE 🦁 > COME LEONI - RITORNO A BULL MOUNTAIN di Brian Panowich



Un cerchio tragico che non smette mai di girare e non risparmia nessuno, nemmeno i bambini: questo è Bull Mountain.
Tra queste aspre montagne della Georgia o sei duro come l'acciaio o non sopravvivi, e lo sceriffo Burroughs lo sa bene.
Zoppo, stanco e con troppi pesi sul cuore, cerca di andare avanti, convincendosi che in fondo la sua vita non è così orribile, nonostante quello che è successo tempo prima (e a cui è sopravvissuto): ha ancora il suo lavoro, la sua meravigliosa moglie e il loro piccolo bambino.
Ma i fantasmi del passato sono come quelle montagne: ingombranti e solidi.
Difficili da spostare. Quasi indistruttibili, insomma.
E a volte un quasi può fare la differenza.



** ATTENZIONE: POSSIBILI SPOILERS! **
Essendo il secondo volume di una trilogia, è inevitabile che alcune informazioni ed eventi siano la conseguenza di ciò che è accaduto nel primo libro (BULL MOUNTAIN); per precauzione e per evitare sgradevoli rivelazioni a chi non ha ancora iniziato la saga e non esclude di farlo (fatelo! :-D), evidenzio in nero i probabili spoiler 



COME LEONI - Ritorno a Bull Mountain 
di Brian Panowich



NN Editore
trad. A. Colitto
272 pp
19 euro
2018
Finalmente su Bull Mountain regna la pace: una volta tolto di mezzo "il re delle montagne", colui che dominava sulla gente di quella zona a colpi di soprusi, violenze e attività criminali, ecco che si può tirare un sospiro di sollievo.

Certo, lo sceriffo di McFalls County, Clayton Burroughs, ha dovuto uccidere suo fratello Halford e la drammatica esperienza lo ha lasciato menomato nel corpo e nello spirito, ma magari ne è valsa la pena, no?

La vita sua, di Kate, del loro piccolo e innocente Eben, e di tutti i montanari del posto, scorre tranquilla come un placido fiumiciattolo in quella verde e immensa vallata.

Beh, più o meno.
I fuorilegge da quelle parti crescono come funghi e ce ne sono alcuni che aspettavano solo il momento giusto per prendere il controllo dei traffici di marijuana, whiskey e anfetamina, sostituendosi a Burroughs. 

E proprio questi criminali decidono di alzare la cresta - convinti di essere rimasti i soli galli nel pollaio - e di far sentire la propria presenza e intraprendenza, ma devono fare i conti con ciò che comunque rimane del "clan Burroughs".

E la domanda sorge spontanea: cosa, o meglio chi, è rimasto in piedi in questa famiglia potente?

Clayton è sempre stato fuori dal giro, avendo preso la strada della giustizia; ma dopo la morte di Hal per mano sua e dopo lo scontro a fuoco con l’agente federale Simon Holly,, non si è ancora ripreso dalle ferite riportate, non ha né la forza né la voglia di reagire e ha anche ripreso il viziaccio di bere, di far tardi (e non sempre al lavoro), insomma è demotivato, infelice, frustrato.
Nemmeno l’amata moglie Kate o il piccolo Eben riescono a scuoterlo dallo stato depressivo in cui si trova.

Pur avendo una personalità forte e un carattere deciso, Clayton ha le sue umane debolezze:

"si attaccava a tutto. Accumulava dolore e sensi di colpa come altri accumulavano giornali e riviste, finché a un certo punto non diventavano parte del paesaggio quotidiano."


Eppure, che lo voglia o no, la vita va avanti non solo per lui ma ancor più per i clan che vogliono prendere possesso di Bull Mountain e usarla per portare avanti affari illeciti e criminali; la lotta è appena cominciata e i Viner - capeggiati dallo spietato e crudele Coot - sono intenzionati a smantellare i commerci dei rivali e diventare i nuovi punti di riferimento.

Quando il figlio di Coot, insieme con degli amici, commette una sciocchezza contro i Burroughs che gli costerà molto cara e che vedrà coinvolto, suo malgrado, proprio Clayton, inizierà una vera e propria guerra che metterà in pericolo la famiglia dello sceriffo.

Clayton non si ritrova da solo, però, a dover arrestare la folle avanzata dei Viner: con lui ci sono gli uomini da sempre fedeli ai Burroughs, al padre Gareth prima e ad Halford poi; in particolare, Clayton sa di poter contare su Scabby Mike, alleato devoto, sincero e leale, che in più di un'occasione cercherà di dare allo sceriffo saggi consigli.

Ad aggiungergli ulteriori pensieri, poi, ci pensa un certo Bracken, desideroso di proporgli "un affare" per continuare ciò che aveva iniziato Halford.
In pratica, si vedrà servita l'occasione propizia per prendere il posto del padre e del fratello maggiore, così da continuare a controllare Bull Mountain.

“Nessuno crede davvero che ci siano cose più importanti del denaro o dell’amore, finché non arriva il momento di sedere a capotavola: di riconoscere il potere. Ecco cosa sentiva Clayton su quella sedia: il potere”.

C'è solo un "dettaglio": Clayton avrà pure tanti difetti ma resta pur sempre un uomo di legge!
Ok, non è un uomo perfetto, non è lo sceriffo limpido e irreprensibile che McFalls County  merita, ma una cosa è certa: lui non si sente come tutti gli altri Burroughs; non è un criminale, né uno spacciatore né tanto meno un assassino. Non solo, ma quel giogo di violenza e paura imposto agli abitanti dalla sua famiglia è terminato con la morte di Halford e non sarà certo lui a rimetterlo.

Il castello di carte costruito su questa montagna si è sempre retto sulla paura. La paura è lo strumento migliore per farsi obbedire senza se e senza ma; la gente ha cominciato a scambiare la paura con il rispetto che aveva per i Burroughs, finendo per non vederne più la grande differenza e restando soggiogata alla volontà e ai capricci di chi ha più potere, più soldi, più scagnozzi, più armi.

Clayton Burroughs è stufo e disgustato di "tutta la violenza e la depravazione che scendevano dalla montagna" ma, se le insidie e gli affari disonesti portati avanti dal fratello adesso non sono più un problema, non è negando che ne stanno nascendo altri che terrà al sicuro la sua famiglia e la sua gente: lui deve fare qualcosa, non può starsene con le mani in mano mentre vede i Viner avanzare, ammazzare e minacciare.

Purtroppo per lui, i nemici sono violenti e senza scrupoli, pronti a prendersela non solo con lo sceriffo ma anche con degli innocenti; Kate, dal canto suo, capisce che sono tutti in pericolo e sa che deve fare anche lei qualcosa per combattere questa minaccia e difendere così Eben e lo stesso Clayton.

Sarà una faida all'ultimo sangue e non mancheranno rapimenti, incendi, colpi di pistola, coltellate..., insomma di azione ce n'è a bizzeffe e si sta con l'adrenalina sempre in circolo, come al cospetto di un film avventuroso, in cui non sai mai cosa aspettarti e dal protagonista e dai suoi nemici.

Kate è la donna adatta a Clayton perché è una certezza, è un pilastro per lui: ama il marito ma non è  disposta ad assecondarlo nelle sue debolezze, anzi, lo sprona anche con durezza pur di aiutarlo a rialzarsi, a non crogiolarsi nei rimorsi, negli errori commessi in passato, nelle mancanze sofferte in famiglia.

C'è in lui un'eterna lotta tra i fantasmi del passato e del presente, che lo hanno affondato nel senso di colpa e nella vergogna per gran parte della sua vita adulta;  a volte Clayton sente un'indefinibile nostalgia per una famiglia che non ha più, per un padre cattivo che però - misteri della vita e dei legami basati "sul sangue" - gli manca, per un fratello che non gli ha mai voluto bene; ma in realtà, la sua è la nostalgia di chi sa di appartenere a qualcosa (la sua famiglia) che non ha mai sentito come sua.

Tutta la sua vita era sempre andata in due direzioni: o stare in cima alla montagna o finirci schiacciato sotto.
C'è una terza opzione?
Sta a te scoprirlo, sceriffo.


Anche questo secondo capitolo della saga di Bull Mountain è un romanzo dal ritmo incalzante, un crime ambientato in una zona di montagna suggestiva ma resa "sporca" e pericolosa da personaggi tutt'altro che raccomandabili; tra quelle montagne, se vuoi vivere senza problemi, devi fare ciò che ti dice chi comanda, senza prendere iniziative personali; non è semplice voltare le spalle ai famigliari criminali per scegliere strade diverse, ma c'è chi vuol farlo a tutti i costi e Clayton vive proprio questo "dramma": appartenere ai Burroughs è un marchio che può renderti un privilegiato, un potente, oppure un reietto. Quale direzione darà alla propria esistenza?

I personaggi, come già nel precedente libro, sono molto ben caratterizzati e per lo più si tratta di uomini duri, privi di morale, che fanno della violenza e della sopraffazione il loro linguaggio; Clayton mi piace perché è complesso, non è un santo, ok, ma neppure un bruto, tanto meno è un uomo che si fa trascinare dagli eventi: lui vuol essere libero di operare delle scelte e di affrontarne le conseguenze, nel bene e nel male.

La descrizione del contesto e dell'ambiente naturale è sobria, equilibrata e soprattutto essenziale e funzionale alla storia, a cui fa da cornice e da contrasto: la vedete quant'è bella questa montagna? Ebbene, non lasciatevi ingannare: dietro di essa c'è un universo umano la cui bruttura, malvagità, spietatezza, è da brividi.

Leggendo e addentrandoci con sempre maggiore coinvolgimento nelle appassionanti vicende che coinvolgono il protagonista, la famiglia, gli amici e gli avversari, ci sembra di essere lì, di vedere il sole mentre sta per tramontare e il cielo, ancora di un morbido color mandarino, fare da sfondo alle Blue Ridge Mountains, accompagnandole verso la sera, mentre man mano diventano sagome scure che torreggiano in lontananza.
Ancora pochi minuti e quel cielo arancione fuoco svanisce sotto i nostri occhi: è lo sfondo perfetto, che ci ricorda come lassù c'è comunque posto per una bellezza perfetta... ma attenzione, è un'illusione destinata a durare poco: la luce del giorno sta per essere inghiottita dal buio e non ci resta che guardarci le spalle da chi vuol farci le scarpe.

Un libro che ho letto "di fretta", nel senso che mi sono adattata al ritmo narrativo, alla densità della storia in sé, piena di fatti e dinamiche tra i personaggi; Come leoni appartiene, per me, a quei libri adatti a questo periodo, in cui fuori fa freddo e io mi godo il calore del camino e intanto faccio un salto con l'immaginazione tra criminali, sceriffi e donne con non poca cazzimma.
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