lunedì 6 febbraio 2017

Recensione film: JOHN WICK - LETTERE DA BERLINO



Due film visti di recente che mi sento di condividere con voi sono JOHN WICK, il cui sequel sarà presto sul grande schermo, e LETTERE DA BERLINO, ambientato negli anni del nazismo in Germania e tratto da fatti realmente accaduti.


JOHN WICK



2014
GENERE: Thriller, Azione
REGIA: David Leitch, Chad Stahelski
ATTORI: Keanu Reeves, Willem Dafoe,Adrianne Palicki, Alfie Allen, Bridget Moynahan, Jason Isaacs, Dean Winters.


John ha appena perduto l'amata moglie e riceve da lei, dopo la sua morte, un delizioso e vivacissimo cucciolo di beagle accompagnato da un biglietto che lo esorta a non dimenticare mai come si fa ad amare. 

Per il vedovo è difficile riprendere la vita normale, ma quando a complicartela ci si mette un gruppo di delinquentelli, e beh..., le cose non possono che precipitare.

A dar noia al solitario Wick ci pensa Iosef Tarasof e i suoi idiotissimi amici, che fanno il grandissimo errore di "desiderare la roba d'altri": vedono la bella Boss Mustang del 1969 e vogliono comprarla, ma quando John si rifiuta di venderla, Iosef e i suoi tirapiedi irrompono di notte in casa sua, rubano l’auto, picchiano ferocemente John fino a fargli perdere i sensi e... uccidono il cucciolo.

E questo non si fa.
Non puoi uccidere il cagnolino di John Wick e pensare di passarla liscia e continuare a vivere tranquillamente.
Eh no...

Perchè John Wick non è un uomo qualunque; lui è uno dei più crudeli assassini che la malavita abbia mai conosciuto! 
In passato egli ha lavorato come sicario per organizzazioni criminali che portano avanti i propri sordidi affari a New York, ed era così bravo ed efficiente come killer da divenire quasi una leggenda nell'ambiente.

E a quel tipo di vita John aveva detto basta.
Ma dopo aver subito l'aggressione e aver perso il cucciolo regalatogli dalla defunta moglie, in lui si risveglia l'animo da serial killer spietato.

Appreso che il suo aggressore è l'unico figlio del boss Viggo Tasarov, un tempo suo principale datore di lavoro, John medita vendetta. 

Pur avendo sempre stimato Wick per il suoi "ottimi servigi", e pur sapendo che Iosef è una grandissima nullità, Viggo sa che si sta parlando sempre e comunque di suo figlio, così farà di tutto per proteggerlo da Wick; consapevole che il "nemico" non è un assassino qualsiasi, ma che trova chi sta cercando e gli fa fare una brutta fine, Viggo decide di mettere una taglia su John e di offrire una generosa ricompensa a chiunque riesca a fermarlo.

Inizia una vera e propria doppia caccia all'uomo: Wick cerca Iosef ed è pronto a tutto pur di realizzare la sua vendetta; Viggo ingaggia i migliori mercenari  e sguinzaglia tutti gli uomini disponibili sulle tracce dell'ex collaboratore.

Per uscirne vivo, John dovrà tornare ad essere la spietata macchina di morte che il mondo della criminalità una volta temeva.

Che dire...?
Non è propriamente il mio genere; non stravedo e non ricerco frequentemente i film d'azione, soprattutto quelli un po' "incredibili", quelle "americanate" dove l'eroe di turno, con una sola pistola o un coltellino, o peggio ancora a mani nude, riesce a sbaragliare e ad ammazzare cinque, sei..., che dico?, dieci uomini in 5 minuti!

Quei film in cui, a un certo punto, c'è un vero e proprio sterminio di gente che muore e cade giù come birilli, come se niente fosse, e tu li guardi e, in mezzo agli zampilli di sangue, quasi quasi hai dimenticato da cosa e come ha avuto origine sta carneficina.
Poi, verso la fine, ti ricordi tutto: ah sì, a John è partito l'embolo perchè gli hanno assassinato il cucciolo.
Non voglio neppure immaginare cosa avrebbe architettato se gli avessero fatto fuori moglie, figli o genitori.

Meglio non saperlo.

Appagata la sua sete di giustizia molto personale, si ritirerà o no da questa vita leggermente movimentata, il nostro Wick?

Hum.., ho seri dubbi, visto che il 23 marzo al cinema ci sarà JOHN  WICK 2 (nel cast anche due attori "di casa nostra", Scamarcio e Claudia Gerini) e dubito abbia nel frattempo deciso di fare volontariato presso case di riposo. Ma per carità, non si sa mai.

Ironia a parte..., di per sè è un film che si lascia guardare dall'inizio alla fine; che non ci siano tempi morti, è sicuro, però di morti ce ne sono parecchi. Mi ha ricordato (non ho molto materiale cinematografico su cui ragionare, ho già detto che di solito preferisco altri tipi di pellicole) un po' il caro Brian (Liam Neeson, nella trilogia Taken), il papà che tutti vorremmo, che ti difende da intere bande di criminali, che lui va a cercare e scovare ovunque siano, uscendone miracolosamente illeso nonché "vincitore".

Keanu è sempre strepitoso, non invecchia mai e comunque è un grande gnocco e punto: sguardo intenso e un po' malinconico, l'aria imperturbabile dell'assassino professionista, l'agilità felina..., insomma, guardarlo è un piacere e nelle vesti del suo John Wick sta proprio bene.

Il finale è forse un po' scontato, ma comunque, nel suo genere, è un film con una bella tensione, adrenalina, e inevitabilmente si fa il tifo per lui, per il caro e arrabbiatissimo John, sperando che ammazzi tutti i cattivi. Tanto a lui basta una matita (dai John, dimmi almeno che l'hai temperata!!!) per farne fuori già tre; pensa te quello con una stilografica che ti combina!!!
Ovviamente consigliato agli amanti del genere.


Secondo film.
La storia vera di una coppia che, negli anni Quaranta, decise di non aderire al nazismo ma di opporvi resistenza.

LETTERE DA BERLINO


2016
GENERE: Drammatico
REGIA: Vincent Perez
ATTORI: Emma Thompson, Daniel Bruehl, Brendan Gleeson, Mikael Persbrandt, Louis Hofmann

Tratto dal romanzo di Hans Fallada "Ognuno muore da solo".



Siamo a Berlino, a guerra iniziata. 
La città è paralizzata dalla paura e sul fronte ormai cadono tanti giovani soldati.
Otto e Anna Quangel sono una coppia appartenente alla classe operaia, umile, che vive in un appartamento malmesso e che, come tutti, cerca di stare alla larga dai guai durante la dominazione nazista; Otto sostiene il Fuhrer (ma non ha la tessera del partito) e anche sua moglie fa parte di un'associazione di donne impegnate a sostenere l'ideologia nazista.

Ma quando il loro unico figlio, Hans, viene ucciso al fronte, il dolore della perdita logora Otto e Anna facendo maturare in loro la convinzione che il loro ragazzo è morto a causa di Hitler, e quindi questo maledetto dittatore non va osannato, bensì contrastato, perchè sta portando solo dolore e morte alla nazione (e non solo ad essa).

Otto, supportato dalla fedele consorte, è spinto così a compiere uno straordinario atto di resistenza e rivolta, che essi portano avanti con la forza delle parole.
Iniziano infatti a diffondere per tutta la città cartoline anonime contro il regime di Hitler, in cui "criticano" la sua politica violenta e incoraggiano le persone a desiderare la libertà da tutto questo.

Ovviamente il rischio di essere scoperti e giustiziati è concreto, e i due devono stare molto attenti sia quando mettono i biglietti, sia quando, spinti dalla curiosità (soprattutto Otto), si soffermano a guardare le reazioni della gente nell'atto di leggere il messaggio antinazista.

Chiaramente, questo tipo di propaganda richiama l'attenzione dell'ispettore della Gestapo, Escherich,  che inizia una serrata caccia all'uomo, del cosiddetto "uomo ombra".

Non possiamo non ammirare l'atteggiamento determinato e dignitoso con cui Anna e Otto - due persone semplici, che in fondo avrebbero voluto soltanto vivere tranquillamente - danno il via a una ribellione silenziosa ma decisa, sfidando il regime spietato e dispotico di Hitler con la sola forza delle parole.

Avrebbero potuto piangere la morte del proprio figliolo in silenzio, accettandolo come una tragica fatalità, e invece questo lutto è per loro come uno schiaffo che ha il potere di risvegliarli dal torpore; i due genitori si rendono conto che continuare a fingere di condividere Hitler è sempre più difficile per loro, e se dichiararsi apertamente contrari al regime è impensabile perchè l'arresto sarebbe immediato, allora essi proveranno a farlo diffondendo il loro pensiero con la parola scritta.

Nel corso delle indagini, un furioso e tenace Escherich - messo sotto pressione dai superiori - tenterà in tutti i modi di scovare il traditore: ci saranno errori che porteranno alla morte degli innocenti, e i due coniugi dovranno stare davvero molto attenti, perchè se la polizia tedesca dovesse giungere a loro,li attenderebbe un triste destino...

Ma Otto ed Anna sanno cosa stanno facendo e perchè, e sono pronti ad affrontare le conseguenze del loro eroico gesto, convinti che, a prescindere da ciò che potrebbe loro accadere, il seme del messaggio di libertà intanto è stato gettato.

La storia dei Quangel mi ha ricordato un altro bel film che ho visto qualche anno fa, "La rosa bianca - Sophie Scholl", che narra la storia di una studentessa universitaria che, insieme al fratello e a un amico, hanno fatto parte dell'associazione Rosa Bianca un gruppo di studenti cristiani che si oppose in modo non violento al regime della Germania nazista; negli anni '42-'43 diffusero degli opuscoli nei quali esortavano i tedeschi a ingaggiare la resistenza passiva contro il regime nazista e a perseguire valori come tolleranza, giustizia e libertà. Proprio come Otto ed Anna, anche questi studenti intrapresero la loro nobile campagna senza lasciarsi intimorire dalle conseguenze che ne sarebbero derivate.

"Lettere da Berlino" è un bel film, che racconta un periodo difficile, mostrandoci lo spaccato di una società attraversata da un fanatismo che elettrizzava le masse e terrorizzava chi non vi aderiva; a me fa sempre un certo effetto vedere le scene in cui le SS agivano nei confronti dei civili con una tale barbarie da far rabbrividire, e posso solo immaginare con quale angoscia tanta gente abbia vissuto quel periodo.

Sì, perchè questo film ci ricorda che anche tra gli stessi tedeschi, ce ne furono tanti che non aderirono passivamente alla politica hitleriana, e anzi provarono ad opporvisi con i mezzi loro disponibili; sono stati uomini e donne delusi, amareggiati, arrabbiati contro le bugie raccontate dal nazismo, che non ha dato loro nulla, anzi ha tolto.

Significativa la scena in cui, a un certo punto, un nazista chiede ad Otto se lui abbia mai dato e fatto qualcosa per la causa del Fuhrer, e l'uomo risponde a sua volta con una domanda: Cosa c'è di più grande che donare il proprio unico figlio al Fuhrer?.

Bello, un film significativo, fatto bene; da vedere.


fonte

i Quangel

2 commenti:

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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