mercoledì 22 febbraio 2017

Recensione: POKER CON LA MORTE di Marvin Menini


Un giallo all’italiana, o meglio “alla genovese”, con un linguaggio vivace, con pochi ma essenziali personaggi e interessanti riferimenti al gioco del poker, che rende le vicende molto accattivanti.


POKER CON LA MORTE
di Marvin Menini


Matteo De Foresta è un valido giornalista che sta passando un periodo non proprio sereno.
In casa, i rapporti con la compagna Barbara sono tesi come una corda di violino; i due non si parlano se non a monosillabi, e solo in presenza della figlia di cinque anni riescono a trattenersi e a fingere di essere una famiglia felice in stile “Mulino Bianco”, quando in realtà tra loro tira davvero una brutta aria. 
Lui vorrebbe certezze e risposte da lei, vorrebbe sapere di cosa è accusato, a cosa deve i suoi musi lunghi, mentre la donna vorrebbe che il compagno fosse più sensibile ed attento ai segnali di crisi che lei cerca di fargli arrivare, senza pretendere spiegazioni che dovrebbe immaginare da solo.
Barbara e Matteo non riescono neppure a litigare davvero, ma entrambi si trincerano dietro silenzi carichi di ostilità e risentimenti.

Come se non bastasse, anche il lavoro sta ricevendo qualche brutto colpo: il giornale rischia di chiudere e per evitare il peggio viene venduto e rilevato da una certa Clara Manzini, una giovane donna determinata, dal carattere forte che sembra aver preso di mira proprio Matteo e di provare piacere nello stuzzicarlo.

Ma i problemi non finiscono qui: un caro amico di Matteo, Evge (di nazionalità bulgara), va da lui per chiedergli un grande favore: indagare sulla morte del cugino, Alexander. Questi, infatti, è stato trovato annegato ma Evge è convinto che non sia stato un incidente, bensì che sia stato ucciso.
Da chi, il bulgaro non ha idea, ma una cosa sa: il cugino era invischiato nel complicato mondo dei pokeristi e chissà…, forse qualcuno aveva motivo di avercela con lui e volerlo morto.

Matteo, pur non volendo infilarsi in qualche pasticcio improvvisandosi investigatore, non riesce a dir di no all’amico, cui è molto legato, soprattutto perché cinque anni prima il ragazzo gli ha salvato la vita; così accetta l’incarico e decide di ricorrere alla propria  amicizia con Guido Rocchetti, vicequestore, sperando di ricevere da lui informazioni utili sottobanco.

Le cose precipitano, ci scappa un altro morto e Matteo si ritrova pian piano sempre più coinvolto negli ambienti del poker, che è “costretto” a frequentare per cercare di dare nome e volto a chi ha commesso i due omicidi.

Aiutato da un pokerista intelligente e un po’ spocchioso - , Attilio, coinquilino di Evge -, disposto a fargli da maestro e ad insegnarli i trucchetti per vincere con le carte, Matteo cercherà di raccogliere tutti gli indizi utili alla risoluzione del caso.
Restare concentrato non sarà facile, vista la tensione in casa, ma menomale che a tirarlo su di morale ci sono gli amici di sempre (Andrea e Bruno) e a distrarlo ci si mette pure lei, Clara, il capo più sensuale che poteva capitargli.

I problemi di cuore si alternano all’indagine, che a un certo comincia a succhiare tutto l’interesse di Matteo, che deve avere sangue freddo e mente lucida per imparare in fretta a giocare a poker come un professionista, imparando ad anticipare le mosse dell’avversario per poterlo battere; solo fingendosi un pokerista vero Matteo potrà entrare negli ambienti giusti e scovare il colpevole (o i colpevoli?) della morte prima di Alexander e poi di un’altra persona a lui cara.
Attento Matteo, fidati solo di te stesso e del tuo sesto senso, e ricorda, giocando giocando, che potrebbe aspettarti la partita più importante, quella in cui rischi non solo i soldi, ma anche la vita…!
Simpatico il personaggio di Guido: burbero, burino, col suo linguaggio colorito (e da romanaccio doc), dispettoso ma anche competente e in fondo disposto ad aiutare l’amico Matteo, anche se lo rimprovera spesso e volentieri, intimandogli di smettere di fare il giornalista-poliziotto.

È molto forte il valore dell’amicizia, in questo libro: quella fraterna e affettuosa tra Matteo ed Evge; quella goliardica e quasi fanciullesca con Andrea e Bruno; quella piena di riconoscenza con Guido (anche lui in passato ha fatto qualcosa di importante per aiutare Matteo).
Bella l’ambientazione: l’Autore, con le sue brevi ed essenziali descrizioni di Genova, ci restituisce una città ora poetica e solitaria, ora vivace, misteriosa e ricca di sorprese (in base all’umore del protagonista e allo sviluppo degli eventi).

Al centro di “Poker con la morte” vi è un’indagine che coinvolge il lettore per le piccole svolte che si susseguono, le intuizioni e i ragionamenti formulati dal protagonista, le cui conclusioni non ci vengono svelate subito ma gradualmente, fino a giungere all’epilogo in cui ogni pezzo del puzzle trova il proprio posto.

Un giallo/poliziesco scorrevole, molto piacevole per linguaggio, trama e ambientazione, come del resto tutti i romanzi della Frilli Editore (che ringrazio per la copia) che finora ho letto.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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