domenica 9 febbraio 2020

Recensione: SCOGLIERE D'OMBRA di Marco Casula



E se fosse vero che, alcuni istanti prima di morire, il film della nostra vita ci passasse davanti agli occhi (della mente) a ricordarci, in una asciutta, veloce e inarrestabile sequenza di inaspettati fotogrammi, le persone, i luoghi, i fatti, i successi e i fallimenti... che hanno contrassegnato la nostra esistenza? Cosa proveremmo: angoscia, rimorso, nostalgia, serenità?


SCOGLIERE D'OMBRA
di Marco Casula


Intrecci Ed.
208 pp
Alfredo è un uomo che, nella sua vita, ha cambiato nome, identità, faccia, posti in cui vivere, lavori, donne.
Adesso che giace quasi cadavere in una piscina, in attesa che lo sparo che l'ha ferito faccia il suo corso e lo conduca alla morte, gli restano momenti di lucidità e lui non può fare a meno di riflettere sulla propria esistenza. 

"L’unica cosa veramente certa di cui mi stupii, furono i tanti pensieri, la memoria di tutto un passato e i brandelli sciolti dei miei ricordi e il baccano del vento e le nostalgie e i tratti di esaltazione che solcarono la mia mente a una velocità che non avrei potuto e saputo descrivere, se me ne fosse stata data facoltà. E in un così breve lasso di tempo."

Cosa riaffiora nella testa in momenti di fatale solitudine, quando sei solo con te stesso e aspetti (e forse speri) che il gelido sonno della morte ti afferri e ti porti via?

Gli istanti del suo trapasso si tramutano nella rievocazione di ciò che è stato e ha vissuto, e la disgregazione della sua psiche si consuma in una sorta di fuga dalla Giungla Inestricabile della mente.

La memoria corre a quando era un giovanotto di belle speranze, alla sua città, al tempo delle aspirazioni giovanili che spingono lui e l'amico di sempre, Nanni, verso la Città Giusta, luogo utopico e simbolo di qualcosa di più e di meglio: perché ridursi a "tirare a campare nel carcere familiare" e vivere una vita di rassegnazioni, sopportando il piattume di una quotidianità tranquilla e noiosa? Non sarebbe bello "abitare nella capitale, ancora meglio nella Città Giusta"? 
Nanni e Alfredo erano giovani, aitanti, euforici, impazienti, sentimentali e, per ciò stesso, insofferenti. 
E negli anni della gioventù è lecito ambire a spazi più vasti, a un destino più alto da costruirsi con ingegno, intraprendenza e un pizzico di fortuna.

Seguendo i tortuosi meandri della sua mente, apprendiamo come Alfredo Bartolomeo Dessole a un certo punto sia diventato Bardile Del Sol, costretto a cambiarsi i connotati e ad una vita da latitante per non essere acchiappato dalla polizia o, peggio ancora, da chi poteva volerlo morto.
Brutti giri, per Alfredo; quando si è giovani e un tantino incoscienti, la frenesia di far soldi e vivere bene guida verso scelte e compromessi, ed è facile che ci si metta nei guai, frequentando cattive compagnie che permettono sì di fare la bella vita con il minimo sforzo, ma a quale prezzo? Perché un prezzo, prima o poi, lo dovrai pagare, caro Alfredo.

E ripensando a se stesso e alle mille peripezie affrontate, la sua mente non può non ritornare al suo caro amico Nanni, da lui tradito per essersi invaghito della donna sbagliata; la voglia di sfondare come scrittore che sbatte contro gente che non crede in lui e nel suo talento, affidandogli piuttosto incarichi improbabili e umilianti; gli anni da gigolò e la fuga per evitare di essere ucciso da brutti ceffi.
E poi c'è la seconda parte della sua vita, contrassegnata da un fatto misterioso e inquietante: in casa di una zia, presso cui si trova ad alloggiare, c'è un intruso, un uomo che non solo lui non ha mai visto e non conosce (e pure zia Battistina, a telefono, gli dice che non sa chi sia) ma lo sconosciuto stesso non sa dire quale sia il proprio nome e come sia finito a intrufolarsi in casa d'altri.
Sembra smarrito, confuso, non proprio con la testa a posto e parla di un appuntamento e di un luogo  che si chiama Corte delle Tre Dame.
Alfredo/Bardile vuole aiutarlo ma ha anche i fatti propri da salvaguardare: forse il sogno di pubblicare un romanzo suo sta per realizzarsi e si affretta a recarsi al colloquio con un editore, un tale Arturo Gambella, di cui conosce la moglie, la bella e giovane (molto più giovane del marito) Morgana, con cui scatta immediatamente una scintilla d'attrazione, che Bardile farebbe bene a spegnere se non vuole avere (ancora una volta) guai.

Ma evidentemente un po' se le va a cercare e la voglia irrefrenabile di vivere ogni giorno come fosse l'ultimo, di "succhiare il midollo" della vita fino all'ultimo, di non lasciarsi scappare occasioni ma godere fino in fondo senza pensare alle conseguenze, ha sempre la meglio su tutto.
E nuovamente il protagonista, sempre più solo e senza amici, si ritrova a vivere situazioni quasi surreali, inspiegabili, che lo inquietano, lo spaventano e, allo stesso tempo, gli mettono in circolo l'adrenalina necessaria per affrontarle con l'istinto e la sconsideratezza che di sovente l'hanno guidato nelle sue scelte.

"Scogliere d'ombra" è un romanzo difficile da etichettare e da inserire in un'unica categoria, avendo elementi di noir, di spy-story ma anche di dramma psicologico e romanzo d'introspezione.

Le vicende narrate si servono di numerosi flashback, essendo il protagonista alle soglie del trapasso e sono accompagnate dalla malinconica consapevolezza che caratterizza chi si guarda indietro, verso ciò che ormai è successo e non può più essere riafferrato.

Alfredo pensa al se stesso di un tempo, a quel mondo della prima gioventù, quando tutto era più spensierato e il domani era nutrito d’indimenticabili bellezze; quando era pieno di fanciullesche speranze, convinto che il mondo fosse suo e sarebbe cresciuto con lui, assecondandone ambizioni, attese e sogni.

"...non ho fatto che impilare passato sopra passato, ogni passato con la sua vita complicata, tentacolare e sempre aggrovigliata su se stessa, come tante matasse da sbrogliare. E se una vita così contorta mi pesava tanto, figurarsi molte vite, con i suoi passati che continuavano a imbrigliarsi tra loro. Era come stare in una giungla: la mia vita come una Giungla Inestricabile. Da quella volevo uscire."

Che è rimasto di quell'Alfredo, che insieme all'amico Nanni voleva conquistare il mondo?

"Dov’era la vita che si era immaginato per lui? Non c’era nessun posto dove volesse andare, niente cui valesse la pena pensare, nessuno ad attenderlo. Come poteva muovere un passo in una direzione, se tutte le direzioni erano uguali?"

Il suo è un viaggio mentale intricato, alla fine del quale arriverà a comprendere che la vita altro non è che un mattino che si ripete tutti i giorni, che l’esistenza è un continuo ripiegarsi su se stessa, in modo ciclico.

E' un romanzo particolare, con un tipo di narrazione che, lungi dall'essere lineare, segue i tormentati ricordi del protagonista, il suo riandare indietro nel tempo, al se stesso dei passato, a ciò che ha vissuto, alle persone incontrate, a quello che ha provato e a ciò che sente nel presente, dove la linea di demarcazione tra vita e morte è forse meno netta di quanto potrebbe sembrare. 
Una lettura interessante, di quelle che richiedono la giusta dose di attenzione per seguire labirintici flussi di pensieri e ricordi; adatto a chi ama le letture che scavano nelle inestricabili complessità dell'interiorità proprie dell'animo umano.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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