domenica 11 giugno 2023

❌ RECENSIONE ❌ COME AGNELLI IN MEZZO AI LUPI di Diego Pitea



Un omicidio efferato si abbatte su Roma e chiama ad agire l'Unità Anti Crimini Violenti: quando il burbero commissario Marani si trova davanti ad una una scena del crimine agghiacciante e sinistra, intuisce che la nuova indagine cui dovrà dedicarsi sarà bella complicata; non gli resta che coinvolgere l'amico e psicologo Richard Dale, confidando nella sua perspicacia, nella sua mente contorta e intelligente, nel suo sesto senso e nella sua straordinaria capacità di vedere ciò che nessun altro vede e di scovare anche l'assassino più scaltro. 


COME AGNELLI IN MEZZO AI LUPI 
di Diego Pitea



AltreVoci Ed.
413 pp
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Il commissario Marani è di cattivo umore e questa non è una novità; non per nulla è stato soprannominato l'Orso per i suoi modi di fare non proprio affabili, ma da quando ha ricevuto una promozione - con destinazione Sicilia -, il malumore è aumentato, perché il commissario non ha alcuna voglia di lasciare Roma e cambiare vita; ad incupirlo ancora di più ci si mette la notizia del ritrovamento di un cadavere a Villa Borghese.
Marani non ha idea di che genere di scenario gli si sta per profilare davanti agli occhi.
E come questo si rivelerà essere soltanto l'inizio di un vero e proprio incubo.

La scena, di quello che è palesemente un atroce delitto, vede il corpo senza vita di un povero disgraziato che giace incastrato all’interno di un’anfora; sulla sua fronte sono stati incisi tre simboli. 

L'esperienza suggerisce immediatamente all'Orso come quello non sia un omicidio qualunque, idea che viene suffragata immediatamente dal fatto che all’UACV era giunto uno strano messaggio, purtroppo ignorato: un individuo che si fa chiamare Nemesis aveva mandato, infatti, pochi giorni prima un biglietto con su scritto che avrebbe ammazzato la sua prima vittima (Alfa), alla quale ne seguiranno altre: cinque vittime in cinque giorni.
A turbare il commissario, il fedele agente Adrian e tutta la squadra (della quale fa parte, anche se non ufficialmente, la profiler Doriana Guerrera), è la presenza di un dettaglio che, in teoria, avrebbe dovuto essere loro d'aiuto: c'è una foto allegata che ritrae un particolare del luogo scelto da Nemesis per il delitto. 
Che strano assassino: manda biglietti per preannunciare il suo prossimo omicidio e, con esso, un dettaglio del luogo del crimine.
Perché lo fa? Sarebbe ingenuo pensare che egli voglia dare realmente un aiutino alla polizia così da facilitarla nel catturarlo! O è vero, semmai, che l'assassino si sente così sicuro di sé, della propria intelligenza, da sfidare la polizia a trovarlo, fornendole degli indizi quasi a voler prendere in giro?

È il caso di chiamare il caro Richard Dale, il cui contributo nel risolvere il precedente caso dell'Escissore è stato determinante: Marani è affezionato allo psicologo, anche se si guarda bene dal dimostrarlo troppo palesemente, e sa che lui e Monica sono usciti devastati (più di tutti gli altri coinvolti) da quella bruttissima e atroce storia criminale.
Ma la necessità di acchiappare e fermare questo assassino, che potrebbe essere tanto un folle occasionale quanto un serial killer furbissimo, è troppo forte, per cui Dale viene chiamato a rapporto.

Egli è restio, da una parte, ad essere coinvolto, proprio a motivo di tutto il dolore e il pericolo passati l'ultima volta, ma dall'altra c'è una parte di lui che... non vede l'ora di tuffarsi in questa nuova "avventura"!!
Non c'è solo la voglia di fermare un assassino ma anche quella di raccogliere la sfida lanciata da Nemesis.

Quest'ultimo, infatti, sfida apertamente Dale e continua a mandare messaggi per annunciare gli altri quattro assassinii; lo schema è sempre lo stesso e ogni volta il bigliettino è corredato di una foto che riprende un dettaglio del posto in cui avverrà il delitto.

Ma purtroppo non è così semplice riconoscere il posto da un particolare al quale quasi sicuramente nessuno ha mai dato troppa attenzione; per indovinare il posto Richard ricorre a tutte le risorse che gli vengono in mente, come l'amico studioso, il professor Meunier (che ha una vasta biblioteca personale, una gran memoria e una notevole conoscenza) e addirittura il figlio, Samuele.

Samuele è un po' come il padre: è particolare, intelligente ma hai dei modi di fare che non di rado lasciano perplessi gli adulti che gli sono vicini, come per esempio il fatto di avere comportamenti estranianti, ripetitivi, ma è anche un bimbo curioso, fa un sacco di domande e, soprattutto, ha una formidabile memoria visiva, è una "macchina fotografica umana" capace di registrare, anche con una sola occhiata, i dettagli di un luogo e di ricordarli a distanza di tempo.
Caratteristica, questa, che in almeno un omicidio di Nemesis, risulterà utile a Dale.

Richard mette tutto sé stesso nella ricerca del killer, sfruttando al massimo saperi e conoscenze (non solo psicologiche, criminologiche, ma anche matematiche - ha un debole per i numeri e le formule), l'esperienza accumulata e la sua abilità nel fare ipotesi, ragionamenti, deduzioni... cercando di pensare come penserebbe il nemico; comprende di essere in presenza di un tipo particolare di edonista, cioè serial killer che "provano piacere nel compiere l’atto omicida e amano dimostrare, con i messaggi, la loro superiorità nei confronti della vittima e degli inquirenti. Si tratta di individui molto organizzati, con un quoziente intellettivo superiore alla media. I più pericolosi di tutti."

Per Dale, la sequenza di omicidi forma una sorta di quadro, di opera d’arte, che ha tutti gli elementi per affascinare e far riflettere ed egli è quasi rapito dalla mente del serial killer cui sta dando la caccia, perché nel suo comportamento vede intelligenza, lucidità; c'è un disegno ben preciso dietro quelle morti, e il modo in cui sono "organizzate", i luoghi scelti, le incisioni, gli indovinelli e gli indizi inviati alla polizia lo dimostrano: non è un pazzo che agisce in modo scriteriato e a caso, tutt'altro!
Nemesis sa benissimo cosa sta facendo, dove vuole arrivare, e le persone coinvolte - che egli uccide con voluta efferatezza - sono frutto di una scelta e di una volontà ben definite.

Forse, pensa Richard, il nocciolo della questione sta proprio nelle vittime: chi sono, cosa le lega? si conoscevano tra di loro? E Nemesis come le conosceva e perché ha interesse a farle fuori?
Rispondere a queste domande è la chiave di volta che permette di dare un senso ai messaggi criptati e, soprattutto, a tutto il sangue versato.

Purtroppo, nonostante l'entusiasmo e l'impegno da parte di tutti, la corsa verso la cattura del killer subisce i suoi rallentamenti a causa di alcuni imprevisti.

Succede, ad esempio, che a un certo punto viene meno il contributo di Doriana all'indagine, a causa di un brutto "incidente" che la vede coinvolta in prima persona; ma la ragazza ha un fibra forte e la voglia di aiutare il suo Orso buono e burbero, unita ai sentimenti che prova segretamente per Dale, faranno sì che possa dare un input in grado di accendere una lampadina nel turbine di pensieri di Richard.

Lo psicologo deve anche combattere contro il nervosismo (legittimo) della moglie Monica (che non gradisce il suo coinvolgimento in casi come questo) e contro le idee di Marani, che pare non vedere più in là del proprio naso e la cui frenesia di chiudere il caso rischia di fargli prendere un grosso abbaglio.

Dale deve sudare non poche camicie per far capire al commissario che Nemesis non è uno stupido né un matto psicopatico: lui ha un movente, anche perché non esistono omicidi senza movente, e per catturarlo è fondamentale prevedere le sue intenzioni.

Fortunatamente, accanto a loro due ci sono presenze preziose e utili, come l'agente Adrian (insospettabilmente sveglio e arguto) e Valeria Sabbatani, la responsabile del Sistema per l’Analisi della Scena del Crimine, che è una donna razionale, pratica e con molto sangue freddo.

L’indagine si fa via via sempre più ingarbugliata, complicata, arricchendosi di biglietti criptici e foto enigmatiche; la cosa che più innervosisce Dale è che questi omicidi non sono irrisolvibili in quanto essi hanno degli elementi su cui indagare: per assurdo, è proprio il ricercato a darglieli, a dire alla polizia come, dove, quando e, nonostante questo, ottenere risultati sembra un'illusione.

C'è qualcosa che sta facendo inceppare il meccanismo che impedisce a Dale di vedere, di assumere gli occhi dello scaltro Nemesis e carpirne il modo di ragionare, di arrivare al cuore del dilemma: perché sta uccidendo quelle persone? Cosa lo spinge?
 
Quella tra Richard e la mente geniale del killer è una vera e propria sfida intellettuale, che richiede da entrambi un incredibile sangue freddo, seppur per scopi diametralmente opposti: se Nemesis deve restare lucido per portare avanti la propria sanguinosa missione, Dale deve chiamare all'appello tutto il proprio intelletto e una buona dose di coraggio per infilarsi in più di un labirinto, da quelli "fisici" a quelli mentali: la soluzione del "caso Nemesis" passa per strade buie, che faranno venire a galla terribili verità e azioni deprecabili che hanno causato dolore; passa per un nome che contiene in sé già un dettaglio imprescindibile per capire: Nemesi, che nella mitologia greca era la dea della giustizia, della vendetta.


Anche questo thriller di Diego Pitea mi ha convinta appieno; oltre ad essere scritto molto bene, ha tutti i requisiti per appassionare i lettori: la trama ha una struttura complessa ma assolutamente coerente, in cui ogni dettaglio è ben inserito e collegato con gli altri, senza buchi o domande lasciate senza risposte; il lettore viene portato sulle scene dei crimini e segue passo passo le fasi dell'indagine, si pone gli interrogativi di Dale, ne rincorre i pensieri, i dubbi, le ipotesi, lo vede scoraggiarsi ma anche riprendere slancio e motivazione, cerca assieme a lui gli indizi che facciano capire l'identità del serial killer e i motivi che lo hanno spinto ad architettare quel tipo di omicidi, con enigmi annessi; la narrazione è sostenuta da un ritmo incalzante (trovare l'assassino è una corsa contro il tempo) e da un'accuratezza nel racconto - di ambienti, scene, dialoghi, personaggi - che permette di sentirsi coinvolti e immersi nella lettura.

Il protagonista è un soggetto particolare, consapevole della propria difficoltà nell'esternare emozioni ("mancanza" che ovviamente non è voluta, ma è riconducibile alla Sindrome di Asperger*, di cui è affetto) ma non per questo freddo o privo di sentimenti; lo si ammira e fa simpatia per la sua passione per la matematica e la logica, per la risoluzione di ogni tipo di rompicapo, per la sua risolutezza nel voler vincere le sfide con le proprie forze.

Un libro che consiglio agli amanti dei thriller perché merita di essere letto e apprezzato, come del resto anche gli altri romanzi dell'autore.




*  È una condizione inserita nel 1994 nel DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) dell’American Psychiatric Association come sottocategoria dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo. Il DSM-5 non prevede più diagnosi di Sindrome di Asperger, in quanto essa (insieme al Disturbo Autistico e al Disturbo Pervasivo Non Altrimenti Specificato) rientrano all’interno di un’unica categoria diagnostica definita "Disturbi dello Spettro Autistico" (fonte).




ALTRI ROMANZI DI DIEGO PITEA RECENSITI SUL BLOG


LA STANZA DELLE ILLUSIONI
L'ULTIMO RINTOCCO (caso dell'Escissore)

 

4 commenti:

  1. Una sfida tra Bene e Male è sempre un'ottima proposta di lettura. Non conosco l'autore ma dalla tua approfondita recensione ho raccolto spunti che mi hanno fatto pensare al grande Donato Carrisi. Prendo nota e un caro saluto :)

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  2. Sempre assolutamente coinvolgenti le tue recensioni, a prescindere dal fatto che il libro ed il genere siano più vicini ai miei gusti o no.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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