lunedì 5 giugno 2023

** RECENSIONE ** ZANNUTA di Amneris Di Cesare



Questa è la storia di una donna che dalla vita ha ricevuto tanti schiaffi, calci, umiliazioni e insulti, ma a queste cattiverie ha sempre risposto con la forza e la determinazione di una persona semplice e dal cuore buono e pieno di amore, pronta a sacrificarsi per i propri figli e a sopportare ingiustizie e offese con dignità restando fedele a sé stessa.


ZANNUTA
di Amneris Di Cesare



self-publishing
142 pp
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"A’ zannuta: la dentona. Venivo chiamata così per via degli incisivi sporgenti che ho sul davanti, grandissimi. Si protendono ancora oggi con orgoglio fuori dalle labbra carnose."


Maria bella non lo è mai stata, e neppure particolarmente sveglia o intelligente: i suoi dentoni troppo sporgenti le hanno conferito, sin da bambina, un'aria da "ddurmuta", da ciòta, da una un po' scema che non capisce ciò che le viene detto.
Questo tratto caratteristico, poi, la fa assomigliare a una coniglia e, in effetti, mette al mondo tanti figli, proprio come ‘na cunigghjia, appunto.
E "li fa" tutti con uomini diversi.
Amanti di una notte o per brevi periodi; uomini che si divertono (con alcuni di loro, lei pure s'è divertita) e poi l'abbandonano, lasciandola di nuovo sola e con una reputazione sempre più rovinata.

Amanti e figli, nell'esistenza di Maria a' zannuta, non sono mai mancati, come anche le botte, le ingiurie, i pregiudizi e il disprezzo della gente del paesino calabrese in cui la donna ha sempre vissuto: paesani che l'hanno sempre additata come un'idiota e per di più brutta e "di facili costumi", sempre disposta ad accogliere nel proprio letto uomini con cui sollazzarsi e, disgraziata com'è, si fa mettere incinta e da queste povere e disgraziate creature non vuol neppure separarsi.

Lo sgradevole soprannome le è stata affibbiato da sua madre in persona quando Maria era soltanto una bimba di quattro anni, intenta a giocare davanti a casa con altri bambini: è stato l'inizio di una sequela di prese in giro relative alla sua (brutta) faccia e al suo essere considerata stupida.

Maria è cresciuta senza amore: non ne ha avuto dalla madre - troppo intenta a vergognarsi di quella figlia che nessun maschio avrebbe mai sposato - né tanto meno da quel padre rozzo e violento che non le ha mai risparmiato brutte parole e percosse, fino a farle il torto peggiore.
Quando ha soltanto quindici anni, Maria viene violentata, resta incinta ma purtroppo il piccolo le viene tolto: suo padre "baratta" l'indesiderato nipote - figlio del disonore - con un furgone (il bambino verrà dato al padre biologico).

Quel figlio  (Rosario) sottrattole con la forza non verrà mai dimenticato da Maria, che in cuor suo continuerà ad amarlo, augurandosi che sia felice, ovunque si trovi.

La vita di Maria è un susseguirsi di giorni contrassegnati dalla povertà, dalle ostilità della gente del paese, che la scaccia e che non vuol avere nulla a che fare con lei, una reietta, una svergognata; c'è qualcuno disposto a darle una mano, come il parroco (don Oreste) o Mariuzzo il barista, ma per lo più per la ragazza è un continuo sopportare la malignità delle donne e gli sguardi e le battute lascive dei maschi.
E se si fermassero ad occhiate e allusioni, sarebbe il male minore: il problema è che certi uomini depravati credono di poter fare di Maria ciò che meglio aggrada loro, di prenderla con la forza se lo vogliono, di riempirla di botte, di insultarla..., insomma non c'è pace per la povera cunigghjia, che nessuno difende, nessuno ama davvero ma tutti sfruttano, scacciano, scherniscono.

E lei, però, libera e coraggiosa, prosegue la propria vita solitaria e da rinnegata senza troppo curarsi dei pareri altrui, e se le va di accogliere un uomo in casa e di esserne l'amante, lo fa e basta.

Che sia un marinaio straniero, un turista, un avvocato...: Maria è affamata d'amore e va con chi le dimostra interesse, con chi la tiene tra le braccia e la fa sentire viva e desiderata, una donna come le altre, che ha diritto a un po' d'amore.
Certo, non tutti gli uomini che ha avuto l'hanno trattata bene, però qualcuno che l'ha rispettata c'è stato e, soprattutto, a riempirle l'esistenza - grama di relazioni umane sane - sono stati i figli, i suoi cari ragazzi, che lei ha tirato su con sacrifici, cercando di racimolare sempre qualcosa per mettere il cibo sulla tavola e per mandarli a scuola, ché le sue creature non dovevano fare la stessa sua fine - analfabeta ignorante - ma avere la possibilità di costruirsi un futuro dignitoso.

E per i suoi figli, la zannuta è sempre stata disposta a tutto, pronta a difenderli con le unghie e con i denti, ad aggredire chiunque volesse portarglieli via o far loro del male.

Tormentata, infelice, solitaria, disprezzata, usata e gettata come una bambola di pezza, sottoposta a ogni tipo di umiliazione: la vita per Maria è tutt'altro che semplice eppure, di anno in anno, qualcosa cambia in meglio, grazie all'aiuto di qualche uomo buono ma, in special modo, grazie a sé stessa e alla sua forza di volontà, al suo spirito indipendente e combattivo.

Maria è un personaggio femminile particolare, così vivo, viscerale e genuino da uscire dalle pagine del libro e prendere vita; la narrazione è in prima persona ed è la stessa zannuta, ormai sessantacinquenne, a raccontarci la sua storia, le amarezze, le discese e le risalite, la solitudine e l'andare e venire dei tanti amanti, i sacrifici, gli abusi e le violenze, le piccole soddisfazioni, le lacrime trattenute e mai versate e infine l'amore: tutto l'amore - imperfetto, momentaneo, carnale, sensuale e passionale e con radi, ma importanti, momenti di tenerezza - che lei è stata capace di dare e che l'hanno fatta sentire, nonostante le non poche difficoltà e sofferenze, viva e padrona, sempre e in ogni caso, del proprio destino, del proprio corpo, delle proprie scelte.

La scrittura dell'autrice è immersiva, coinvolgente, il lettore assume il punto di vista della protagonista-narratrice e ne segue da vicino le drammatiche e forti vicende, lasciandosi trasportare in questo paesino calabrese dalla mentalità chiusa, dove i pettegolezzi e le cattive parole possono segnare le singole esistenze, dove i mormorii e le maldicenze rovinano una reputazione, dove una fimmina sola, invece di essere aiutata e difesa, rischia di essere malmenata ed emarginata.
Maria è un personaggio che resta a lungo nei pensieri di chi la conosce perché è autentica, semplice e vera, senza artifici, senza ipocrisie, non fa sconti a sé stessa, alle proprie azioni o ai propri errori, non li nasconde, ne paga le conseguenze e guarda avanti, sempre, rialzando la testa nonostante le batoste.

Un romanzo che conquista il lettore per lo stile, il contesto e per la sua protagonista, alla cui esistenza piena e travagliata ci si appassiona; il coraggio di essere sé stessi e di conservare la propria libertà, la violenza (in tutte le sue forme - verbale, fisica, sessuale) da parte di certi cosiddetti uomini verso le donne, le ingiustizie e le discriminazioni verso chi è più debole, solo e  svantaggiato, il rapporto madre-figli, sono alcune delle tematiche presenti nel libro.

Non mi resta che consigliarvelo, merita tutta la vostra attenzione. 


2 commenti:

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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