domenica 13 maggio 2018

Recensione: UNA NOTTE SOLTANTO, MARKOVITCH di Ayelet Gundar-Goshen



Una favola del 21° secolo, capace di incantare il lettore con la sua prosa ricca di ironia e tenerezza e che, sullo sfondo di un Israele vicino a significativi cambiamenti socio-politici, ruota attorno alla sincera amicizia tra due uomini e alle dinamiche personali e famigliari che li vedono coinvolti.



UNA NOTTE SOLTANTO, MARKOVITCH
di Ayelet Gundar-Goshen





Ed. Giuntina
trad. R. Scardi e Ofra Bannet
326 pp
16.50 euro
2015
Siamo in Israele, negli anni vicini alla seconda guerra mondiale e alla nascita dello Stato d'Israele (avvenuta nel maggio del 1948); gli eventi narrati sono suddivisi in tre parti: prima-durante-dopo (rispetto alla guerra, che chiaramente porterà molti sconvolgimenti nelle vite dei personaggi del romanzo).

Il protagonista è un giovanotto, Yaakov Markovitch, un tipo dal volto talmente anonimo da non suscitare alcun interesse nè tanto meno alcuna emozione o ricordo in chi lo guarda; è così insulso anche nei modi di fare e di parlare che l'unico lavoro adatto a lui sembra essere quello di trafugare armi per l'Irgun (gruppo paramilitare sionista che operò nel corso del Mandato britannico sulla Palestina dal 1931 al 1948), proprio perchè tanto... chi vuoi che faccia caso a lui?
Quando non trafuga armi, Yaakov si dà all'agricoltura e ama dar da mangiare ai piccioni.

Insomma, una vita priva di grossi stimoli e sorprese; l'unica persona che gli vuol bene e lo stima per quello che è, è l'amico Zeev Feinberg, un tipo vivace, chiacchierone, intraprendente, compagnone e, soprattutto,  seduttore impenitente, i cui occhi (e possibilmente pure le mani...) vagano da un corpo di donna all'altro alla continua e godereccia ricerca del piacere e della sensualità.
Ed infatti, quando una notte l'appassionato ma imprudente Zeev viene beccato in atteggiamenti discutibili in compagnia della bella e seducente Rachel, e proprio dal marito di lei, il macellaio Abraham Mandelbaum (omaccione di cui è nota l'irruenza e la facilità a riempire di botte chi lo fa arrabbiare), Feinberg capisce che è arrivato il momento di svignarsela, almeno per un po', fino a quando la cieca e furente gelosia del macellaio non sia scemata.
Così, insieme al fedele Yaakov, va a chiedere aiuto ad un vecchio amico, Efraim, l'aitante e impavido vicecapo dell'Irgun, che gli propone qualcosa di inaspettato: salpare su una nave diretta dal territorio palestinese verso l'Europa, dove ad attendere lui, Yaakov ed altri uomini, ci saranno venti giovani donne, che gli uomini non hanno mai incontrato; si tratta di accettare dei matrimoni combinati per consentire alle donne ebree di fuggire dalla Germania nazista e di entrare in Palestina senza essere respinti dagli inglesi.

Zeev vuole scappare, ma non così...; di certo non sposandosi con una sconosciuta (anche se Efraim garantisce che in capo a pochi giorni i rabbini provvederanno ad annullare il matrimonio) e poi... c'è Sonia, la fiera e procace Sonia, alla quale si sente molto legato; anzi, diciamocela tutta: se proprio si dovesse sposare, solo la sua incantevole Sonia, la cui pelle emana una fragranza inebriante e sensuale d'arancia, potrebbe stargli accanto quale moglie e compagna di vita.

Però intanto Zeev e Yaakov partono, si sposano "per finta" e tornano in Palestina; ma mentre Feinberg divorzia immediatamente e torna dall'amata, sposandola, Yaakov comprende di non voler lasciare andare la ragazza che ha sposato: Bella Zeigerman, la donna più bella che lui abbia mai visto: il cielo (il caso? il destino?) gliel'hanno messa accanto..., l'hanno resa sua moglie..., come potrebbe lui rifiutare un tale dono inaspettato e celestiale senza neppure provare a farsi amare da lei, a corteggiarla..., a farla sua?

Gli altri sono sgomenti: proprio Markovitch, un essere invisibile, insignificante, che non ha mai mostrato alcuna determinazione o carattere, adesso tira fuori i denti per perpetrare una tale ingiustizia verso una povera ragazza dalla quale dovrebbe - come tutti si aspettano - prontamente divorziare e lasciarla andare, libera.

Allo stupito e contrariato amico Zeev, che gli chiede come mai si ostini a voler tenere accanto a sè una donna che lo detesta e che mai lo amerà, egli risponde:

«Il mio sangue era già secco, Feinberg. È questo che tu non capisci. Quello che tu, Sonia, il vicecapo dell’Irgun e tutti gli energumeni che vengono a farmi visita non riuscite a capire. Il mio sangue era già secco. Nelle mie vene scorreva solo l’attesa che qualcosa accadesse una buona volta. Ti è mai capitato di dover aspettare che accadesse qualcosa? No. Le persone come te non devono aspettare. Alle le persone come me devono aspettare che gli capiti qualcosa. E quando finalmente succede qualcosa, finisce subito. Hop! Ecco la donna più bella che hai mai visto. Hop! Ecco che è tua moglie. Hop! Ecco che non lo è più. Ho bisogno di questa bellezza vicino a me, Feinberg. Ho bisogno di questa bellezza vicino a me perché il cielo non ti manda una cosa simile due volte. Se non la tieni forte forte, se la lasci andare perché ti hanno rotto un dente, o una mano, evidentemente non la meritavi. E lei mi amerà. Ne sono sicuro: alla fine mi amerà. Aspetterò con calma, con pazienza, lavorerò sodo, le dimostrerò che sono degno di lei. Alla fine mi amerà».

Sarà davvero così, come auspicato dal povero e incompreso Yaakov? Egli desidera essere da lei amato, fosse anche per una notte soltanto...: a Markovitch basterebbe una notte per vivere un'esistenza intera come se avesse realizzato tutti i desideri del mondo.
Bella arriverà mai a volergli bene e ad accettare la propria condizione di signora Markovitch? 

Da questo momento in poi, le cose si complicano, il gelo e il disprezzo fanno il loro terribile ingresso in casa Markovitch e ogni giorno sarà un'eterna lotta tra i due, tra l'amore non corrisposto di Yaakov verso la sua bellissima gelida moglie, e la repulsione della stessa verso quest'uomo, che per lei è solo un carceriere, insipido ed egoista.

Di capitolo in capitolo, entriamo tra le fredde e tristi mura di casa Markovitch, assistiamo allo svolgersi degli eventi che caratterizzeranno il rapporto tra marito e moglie, avvertiamo come questa testardaggine di Yaakov sia un'ossessione che lo accompagnerà per tutta la vita; ma veniamo coinvolti anche nelle vicende degli amici dei due, di Zeev e Sonia, il cui amore è oggetto di invidia da parte di chiunque si soffermi a guardarli, eppure questo loro grande amore, pieno di passione e ardore, viene messo alla prova da segreti ed episodi drammatici...
A stordire tutti ci si mette poi la guerra, cui i due amici parteciperanno (esperienza che inevitabilmente avrà un impatto su di loro, in particolare su Zeev, che non sarà più lo stesso), e gli avvenimenti che portarono alla formazione dello Stato d'Israele.

I PERSONAGGI

Fa tenerezza il personaggio di Rachel Mandelbaum, la moglie del burbero macellaio, che ripensa al suo passato in Europa e intanto scrive struggenti e malinconiche poesie, in cui riversa tutta la sua infelicità.

Zeev ci viene descritto come un uomo esuberante, sicuro di sè, il cui tratto fisico distintivo è dato dai rigogliosi baffi, che gli danno un'aria simpatica che di certo difficilmente passa inosservata.
E quei baffi piacciono alle donne, a quanto pare, che da essi si lasciano solleticare...; la sua passione per le avventure amorose però lo rende facile bersaglio di eventuali mariti gelosi.

Zeev e Yaakov sono due protagonisti che colpiscono il lettore per i loro caratteri totalmente agli antipodi: tanto è bontempone e goliardico il primo, quanto è inutile e grigio il secondo, che pure, a modo suo, sa evolversi negli anni, maturando insospettabili briciole di determinazione.
Non solo, ma viene naturale chiedersi da dove sbuchi fuori tutto quell'amore, quell'ardore per Bella: è testardaggine o disperazione? O semplicemente è la consapevolezza di aver trovato qualcosa di così bello e prezioso da voler combattere contro tutto e tutti pur di tenerselo?

A sua volta, Bella è tale di nome e di fatto; ha fascino, eleganza, sembra un angelo che cammina a due metri da terra: desiderata dagli uomini e odiata dalle donne, basta uno straccio di carta a renderla schiava e infelice.

Interessante il personaggio di Sonia: uno spirito libero dal carattere fumantino, passionale e voluttuosa, carismatica e battagliera, l'unica che sa tenere a bada un tipetto come Zeev Feinberg col persistente profumo d'arancia emanato dalla propria pelle, che pare uscire dalle pagine e solleticare il naso del lettore, oltre i baffi del suo innamorato... e i sensi di un altro uomo, segretamente e inutilmente invaghito di lei... 

CONSIDERAZIONI

In questo romanzo vengono narrate le miserie umane, il dolore vissuto al chiuso della propria solitudine, lontano da occhi indiscreti e da sguardi indifferenti, che tanto lo giudicherebbero come una "colpevole follia": si narra di amore, quello viscerale e carnale, quello tenero, quello ossessivo e capriccioso; l'amore ricambiato, quello non corrisposto, quello nascosto; la nostalgia per il proprio paese; e poi la felicità e l'illusione, la gioia di chi ha tutto e il dramma di perdere questo tutto...

C'è qualcosa di tormentato e commovente nei personaggi e nelle vicende che li coinvolgono, e di essi ci colpisce come alla fin fine, ognuno per ragioni proprie, fatichino a trovare la felicità.

Uomini e donne che amano, desiderano, soffrono, espiano peccati, sospirano angosciati e portano su di loro una sorta di interminabile inquietudine, una "malattia della perpetua attesa".



"Hanno compiuto imprese impossibili così tante volte da trasformare lo straordinario in normalità".

Donne e uomini straordinariamente comuni, che si trasformano e provano a crearsi il proprio futuro mentre intanto il mondo è in balia di stravolgimenti dall'immane portata:


Un romanzo sorprendente e profondo, che pur narrando di fatti possibili su uno sfondo storico preciso, ci affascina per quel realismo magico, per quell'atmosfera surreale nella quale le vicende intime si legano ai grandi eventi storici; l'Autrice è bravissima nel raccontare con sensualità e umorismo di storie guidate dall'amore, dal desiderio, da un destino spesso beffardo, che sembra prendere in giro i vari protagonisti.
Sfumature malinconiche e struggenti che si alternano ad altre vivaci e bizzarre, come del resto sono i personaggi.
Divertente e tenero, con un finale che lascia addosso un'ineluttabile mestizia, Il romanzo della scrittrice israeliana è una storia indimenticabile, per intreccio, personaggi e per lo stile, inebriante, sensuale ma anche ironico e leggero quando serve; una penna matura e consapevole, che sa risvegliare emozioni, sensazioni, immagini e profumi nella mente del lettore, che si lascia volentieri accarezzare o trascinare dalla forza dei sentimenti narrati e da una scrittura ricca di profondità, che denota una notevole sensibilità per la conoscenza dell'animo umano da parte dell'Autrice.

Come posso non consigliarvi la lettura di questo romanzo? Io ne sono rimasta ammaliata, sono felice di aver conosciuto quest'autrice.


Citazioni:

"Solo chi è pieno di qualcosa al di fuori di se stesso soffre per averlo perduto."

"..ci sono persone che si aggirano per il mondo come se ci fossero capitate per sbaglio, come se in qualunque momento potesse arrivare qualcuno, posare una mano sulla loro spalla e gridargli nell’orecchio: «Cosa ci fai qui? Chi ti ha dato il permesso d’entrare? Prego, sloggiare al più presto». Altre invece non camminano affatto nel mondo. Ci navigano, fendendo l’acqua come una nave sicura."

P.S.: PERDONATE LA LUNGHEZZA DELLA RECENSIONE...!!!! L'ho scritta di getto e mi son lasciata prendere dalle emozioni che il libro mi ha suscitato; magari tra qualche giorno mi vien voglia di accorciarla... o forse no..? ^_^ 


L'autrice.
Ayelet Gundar-Goshen è nata in Israele nel 1982. Si è laureata in Psicologia clinica all’Università di Tel Aviv. Redattrice per uno dei principali quotidiani israeliani, è attivista del movimento per i diritti civili del suo paese. È anche autrice di sceneggiature che hanno riscosso un grande successo di critica e vari premi, tra cui il Berlin Today Award e il New York City Short Film Festival Award. Il suo primo libro, Una notte soltanto, Markovitch (Giuntina) ha vinto in Israele il premio Sapir e in Italia il premio Adei- Wizo «Adelina Della Pergola». Da Svegliare i leoni sarà prodotta una serie tv dalla NBC.

2 commenti:

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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