lunedì 12 agosto 2019

Recensione: TRADITI E CONSEGNATI ALLA MORTE di Emilia Anzanello



Le vicende avventurose e drammatiche di un gruppo di soldati tedeschi appartenenti alla 3. SSPanzer Division Totenkopf che, alla fine della seconda guerra mondiale, si sono visti traditi dagli americani e consegnati alle truppe sovietiche, andando così incontro ad un tristissimo destino dal quale in pochi usciranno vivi.



TRADITI E CONSEGNATI ALLA MORTE
di Emilia Anzanello



Streetlib
547 pp
Tra le pagine di questo corposo romanzo viene scostato il velo su alcuni avvenimenti storici di cui non si parla molto e che forse non in tanti conoscono (io stessa non avevo mai approfondito l'argomento): quando l'8 maggio 1945 la Germania si vide costretta a firmare la resa incondizionata, anche la 3. SSPanzer Division Totenkopf, ormai priva di mezzi, di armi e con soli 6000 uomini, dovette obbedire a ordini provenienti dall'alto e deporre le armi, accettando di aver perso la folle guerra iniziata dal Fuhrer.
L'esercito dei Totenkopf si consegnò così agli Americani, che avevano assicurato ai comandanti tedeschi che le truppe sarebbero state trattenute quali prigionieri di guerra e trattati quindi secondo le convenzioni di Ginevra.

In realtà i soldati americani "giocarono sporco" e tradirono i soldati tedeschi: dopo averli tenuti prigionieri in un campo provvisorio, senza cibo né acqua, li consegnarono tutti ai Sovietici - che li reclamavano quali criminali di guerra - consapevoli di mandarli a morte, ma del tutto indifferenti alla loro sorte.


"Sul finire del mese di settembre del 1945, quello che restava dei soldati della Totenkopf, poco più di 3000 effettivi in tutto, molto meno della metà degli uomini di cui era in origine composta la Divisione, al momento della capitolazione, venne messa in marcia verso i campi di prigionia."

Da quel momento, per le truppe Totenkopf ha inizio un vero e proprio viaggio all'inferno: dopo aver assistito all'esecuzione sommaria di tutti gli ufficiali superiori, i superstiti sono costretti ad affrontare la terribile marcia fino a Odessa, a viaggiare su carri merci, a trascorrere quasi due anni in un monastero (dove subiscono, tra le altre cose, ore di durissimi interrogatori da parte dei russi) e infine a rimettersi in marcia fino ai campi di prigionia, dove vivranno per anni in condizioni orribili, con scarso cibo, obbligati a ore e ore di lavoro massacrante nella foresta.

La vita in questi lager sovietici è ai limiti dell'umana sopportazione e l'autrice ci racconta di come centinaia e centinaia di camerati, durante tutto quel tempo, siano morti progressivamente, e chi all'inizio era sfuggito ai colpi delle mitragliatrici americane, successivamente è stato fatto fuori da quelle sovietiche, o ancora ucciso da stenti, fame, sete, malattie e sfinimento.

Ogni soldato è morto sognando e sperando di ritornare in patria per riabbracciare i propri cari ma a pochi di loro - meno di un centinaio! - è stato concesso il privilegio di sopravvivere e tornare a casa, diversi anni dopo la fine del conflitto.

Il racconto dei fatti storici riguardanti il destino dei soldati di questa divisione, la loro permanenza nei campi di prigionia in Russia e la relativa odissea di sofferenza che li decimò lentamente, uno dopo l'altro, è arricchita dai racconti delle vicende personali di alcuni di essi.

Conosciamo più da vicino, ad es., Ulrich, il cui pensiero è sempre volto alla compagna e al figlio che attendono il suo ritorno, e per questo tenterà la fuga; e poi altri altri loro camerati, ciascuno con i propri sogni, le proprie speranze, le stesse ideologie, uomini come tanti, ai quali non è mai stata concessa voce per farsi ascoltare, ma che hanno anch'essi la propria personale storia da raccontare; soldati che hanno combattuto per la propria patria e per i propri ideali fino all'ultimo, e che per la fedeltà alla Germania hanno continuato a soffrire anche dopo la fine della guerra.
Ma uno dei personaggi principali è sicuramente il giovane Fabian Gruber, che si arruola poco più che diciottenne; quando diviene un prigioniero dell'Armata Rossa, deve fare i conti con le indicibili condizioni in cui sono costretti a vivere e lavorare lui e i suoi amici; a comando del lager c'è una donna, la dottoressa Zoryana, che quando riceve la comunicazione di dover gestire il lager in cui saranno rinchiusi i prigionieri della divisione Totenkopf, ne è estremamente soddisfatta e non vede l'ora di poter sfogare il proprio odio verso quei miserabili tedeschi tiranneggiando su di loro.
L'astio nei confronti di questi soldati non è solo frutto della propria fiera appartenenza al vittorioso popolo sovietico, ma ha origini più personali e risalenti a pochi anni prima: lei stessa, in passato, si è ritrovata prigioniera di un gruppo di soldati Totenkopf e due di essi hanno commesso un'azione infame verso di lei: per una notte intera è stata violentata e da quello stupro è nato un bambino, il suo dolce Aleksandr, che lei ha lasciato alle cure dei propri genitori per poter seguire la carriera militare.
La donna ricorda bene i cognomi dei due vigliacchi che l'hanno violentata, e uno di questi se lo ritrova tra i prigionieri: si tratta proprio di Fabian, che a quel tempo aveva soltanto 19 anni e che fu il primo ad abusare della donna.

Zoryana sente montare dentro di sè un tale odio feroce da non desiderare altro che vendicarsi, e così fa di tutto per colpire sia il suo stupratore che i suoi camerati.
Ma la donna non ha preventivato che i suoi desideri femminili, il suo bisogno di dare e ricevere amore, protezione, di accarezzare un uomo e di lasciarsi andare tra le sue braccia, non tengono conto degli ideali politici, religiosi, etnici: l'amore supera tali barriere e ben presto il suo cuore passerà dall'ostilità e dalla vendetta più profonde a sentimenti opposti, di tenerezza e affetto verso il giovane Fabian.

Dal canto suo, il soldato si sente colpevole e in debito verso la donna per la violenza di quattro anni prima, e un po' per questo e un po' per altre ragioni (egoistiche ed altruistiche insieme), accetterà di diventare l'amante di Zoryana, illudendola quanto basta circa i propri sentimenti.

Del resto, cosa non si è disposti a fare pur di garantire un po' di cibo in più e meno crudeltà per sè e per i propri camerati? 
E se Zoryana dovesse capire che Fabian non l'ama ma si serve di lei per trarne vantaggi personali, come potrebbe reagire? Il suo amore ossessivo verso il bel tedesco potrebbe ritrasformarsi nuovamente nel cieco odio iniziale?

Come andrà a finire tra i due amanti, lo lascio scoprire a chi vorrà intraprendere questo viaggio leggendo il libro; vi dico solo che quando si ama si è capaci di gesti inaspettati di grande generosità e sacrificio, e spesso ci si rende conto dell'amore ricevuto quando è troppo tardi...

Il filone narrativo con al centro Fabian e Zoryana si evolve in base agli eventi che si susseguono, per poi proseguire con le peripezie personali e famigliari dell'ex-soldato  anche negli anni successivi al lager; la sua storia si incrocia con quella di un suo superiore di Divisione, tale Wilhelm Tanne, ed entreremo anche nella vita di quest'uomo e nelle vicende concernenti lui e i suoi cari.

Il romanzo è, dunque, diviso in due parti: nella prima si narra della sofferta e durissima prigionia dei soldati nel lager, nella seconda di come alcuni di essi abbiano ripreso in mano la propria vita dopo essere sopravvissuti a quella comune esperienza.

Si passa da una narrazione più cupa e triste ad una più "leggera", se vogliamo anche romantica, in cui non mancano scene, di famiglia e di coppia, tenere, serene, di amore e passione.
La componente dell'eros è presente, e non poco, anche nella prima parte, a proposito del complicato rapporto tra Zoryana e Fabian, e se all'interno di un lager il sesso assume contorni meno dolci e più "animaleschi", diverso è quello vissuto, con consapevolezza e maturità, tra le mura domestiche, come tra il buon Wilhelm e la sua bella moglie MariaAnna.

E' un romanzo che ci accompagna lungo un percorso difficile in cui assistiamo all'annientamento e all'umiliazione dell'essere umano ad opera dei suoi simili (la guerra non può che abbrutire l'uomo, facendo emergere il peggio che è in lui) ma anche alla capacità che c'è in questi soldati di "rinascere", trovando la forza (alla quale si aggiunge, non di rado, un pizzico di "fortunata casualità") di non soccombere e, in seguito, di ricostruirsi un'esistenza dignitosa, senza mai dimenticare le cicatrici che certe esperienze hanno prodotto in loro.
Tutto è alterato, durante la guerra, a cominciare dalla percezione dell'altro: il nemico da torturare/ammazzare è personalmente un estraneo, che non mi ha fatto nulla e che, in altre condizioni, non detesterei, ma in guerra merita il mio odio "semplicemente" perché dall'altra parte della barricata. 
Sono alterati gli ideali, i valori che guidano tanto un popolo quanto i componenti di un esercito, che si macchiano di crimini e azioni ignobili che forse, in condizioni "normali", non commetterebbero...
Ciò che alla fine viene fuori da questo libro, che racconta episodi forti e drammatici, è l'umanità che caratterizzava, e non ha mai abbandonato, questi soldati che erano uomini come tutti, che hanno cercato di conservare, a tutti i costi, la propria dignità, il proprio orgoglio patriottico, il senso di lealtà verso i propri camerati, lo spirito di sacrificio.

Pur essendo un libro con un numero di pagine consistente, la lettura scorre agevolmente, favorita sia dallo stile fluido dell'Autrice (di cui ho molto apprezzato le conoscenze storiche), sia dall'interesse scaturito dalla materia narrativa in sè e da come è sviluppata; c'è un buon equilibrio tra la scrupolosa descrizione dei fatti storici (che infatti non eccede mai e non c'è il rischio di trovarsi davanti a un'asettica lezione di storia) e quella squisitamente narrativa, in cui si dà molto spazio alle interazioni tra i personaggi, alle complicate dinamiche che nascono tra loro, da cui emerge la loro personalità e l'evoluzione delle stesse nel corso degli eventi.
In particolare, le figure femminili spiccano per il carattere determinato, la tenacia, la forza interiore, la chiarezza di idee e obiettivi, l'abnegazione, la capacità di Amare il proprio uomo oltre tutto, scavalcando debolezze, mancanze, e restandogli accanto per sostenerlo sempre e fino alla fine.

Presupposto fondamentale per leggere questo libro che in tanti potrebbero ritenere "scomodo": sforzarsi di mettere un po' da parte pregiudizi e preconcetti e, se si ama la Storia, cercare di conoscere anche quella parte di essa che non compare nei libri di scuola, ma che anzi forse fin troppo volutamente viene celata o minimizzata; e questa è una necessità che prescinde dai colori politici e dalle proprie ideologie.
Io, in merito al nazionalsocialismo, resto della mia idea (che credo sia nettamente all'opposto di quella dell'Autrice), ma ciò non toglie che mi piaccia conoscere il punto di vista e le argomentazioni di chi la pensa diversamente da me.

Non lasciatevi spaventare dalla mole: la prosa, a mio modesto avviso, è piuttosto scorrevole e gli intrecci creati sanno destare l'interesse del lettore.

N.B.: "Traditi e consegnati alla morte" è il seguito di “Erano Knochensturme” (trama).

4 commenti:

  1. Un argomento particolarmente interessante e particolare.

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  2. Purtroppo sono tanti gli avvenimenti nascosti tra le pagine della Storia. Come ben dici, non si tratta di giudicare ma di conoscere i vari punti di vista. Un saluto :)

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    1. Si, Conoscere è sempre importante e può aiutarci ad avere più elementi per valutare certi fatti (senza con questo giustificare ciò che va condannato).

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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