venerdì 6 ottobre 2023

[[ RECENSIONE ]] UNA VITA COME TANTE di Hanya Yanagihara



"Tutti adoravano e ammiravano Jude".
L'indimenticabile protagonista di questo imponente romanzo è Jude St. Francis, l'uomo al quale tutti  vogliono bene - gli amici, i colleghi, semplici conoscenti - e anche anche il lettore non può fare a meno di affezionarglisi.
Una sola persona detesta Jude con un odio e un disprezzo senza eguali: Jude stesso.
Si odia, si vede come un essere sporco, abietto, inutile, limitato, non degno di essere apprezzato e amato.
Non sa quanto si sbaglia e il lettore vorrebbe potersi sedere accanto a lui, abbracciarlo, ricordargli quanto è speciale e forte.
"Sei stato trattato in modo orribile. Ma ne sei uscito, e sei sempre rimasto te stesso.".


UNA VITA COME TANTE
di Hanya Yanagihara


Ed. Sellerio
trad. L. Briasco
1104 pp
Willem Ragnarsson, Jude St. Francis, Malcolm Irvine e JB (Jean-Baptiste) Marion sono quattro amici che si conoscono dai tempi del  college e anche nell'età adulta continuano a frequentarsi.
Li conosciamo quando sono attorno ai venticinque anni e cercano di ritagliarsi ciascuno il proprio posto nel mondo in una New York vivace e pulsante di vita e di affari.
Da sempre vicini l’uno all’altro, legati da una solida e sincera amicizia, i quattro amici provano un grande affetto reciproco e si sostengono in ogni scelta, successo, fallimento, ognuno con la propria personalità, il proprio background e le proprie ambizioni. 

L'autrice non si risparmia nel presentarci con attenzione i quattro uomini, nel darci un quadro generale dei loro caratteri, fisicità, sogni, limiti, difetti, pregi e se c'è una cosa che il lettore è "costretto" a comprendere subito è che per la (lunga) lettura che lo attende non gli è consentito avere fretta di "arrivare al dunque". Si legge e si procede con la consapevolezza che in oltre 1000 pagine ci sarà tempo per tutto e tutti, per ogni domanda, curiosità e risposta.

E così cominciamo a farci un'idea di chi siano i quattro ragazzi: Willem è un'anima gentile, è altruista, pronto ad aiutare, sembra frivolo e privo di ambizioni concrete perché fa il cameriere con l'aspirazione di diventare un bravo attore ma avremo tempo e modo di imparare che c'è molto di più dietro questa facciata.
Egli proviene da una famiglia di origini islandesi; i suoi genitori sono persone semplici (braccianti) e ha un fratello (Hemming) disabile che ama molto e di cui si prende cura come, quando e quanto può; lo fa anche quando Hemming peggiora, mentre è impegnato a far decollare la sua carriera di attore, fino a quando poi il fratello muore e questo segna la fine dei rapporti anche con i genitori, due persone da sempre molto fredde e distaccate, incapaci di dimostrare affetto.

JB è un tipo scaltro, esuberante, sa essere cinico e, a volte, addirittura crudele;  cerca di costruirsi un nome e un posto nel mondo dell’arte e, nel tempo, in effetti, il suo talento verrà fuori. 
Orfano di padre (morto quando era piccolino), di origini haitiane, è cresciuto in una famiglia di sole donne che lo hanno sempre super coccolato, che lo adorano, credono in lui, nelle sue doti artistiche e lo sostengono convintamente e ciecamente.

Malcolm è architetto in uno studio prestigioso; abita con i (benestanti) genitori e non si sente all'altezza delle aspettative paterne; vive con una certa problematicità il suo essere un "nero a metà", essendo sua madre bianca.
All'interno del gruppo è forse colui che fa un po' più fatica a trovare soddisfazione nel proprio lavoro e a 28 anni si sente frustrato e teme di aver (già) perso immaginazione e creatività.
In realtà, nel corso degli anni e della loro lunga amicizia, sarà uno degli elementi più solidi, colui al quale ci si potrà sempre rivolgere e che resterà un punto fermo per gli altre tre anche nei periodi in cui i rapporti tra alcuni di loro rischiano di allentarsi e deteriorarsi.

E poi c'è lui, Jude, brillante e stimatissimo avvocato (verso i 25 anni è assistente procuratore nella divisione penale del procuratore generale) e uomo dalla personalità sfuggente, enigmatica, riservata oltre ogni dire.
Lo capiamo subito che è proprio Jude il centro di gravità del gruppetto.
Gli vogliono tutti un gran bene, è quasi difficile litigarci ed è più semplice essere d'accordo con lui perché Jude ha innumerevoli qualità, quelle che tutti loro vorrebbero avere: è bello, intelligente, gentile, calmo, un grande e serio professionista, un genio della matematica, è colto, ha una splendida voce, suona benissimo il pianoforte ed è molto sensibile, buono, su di lui si può sempre contare.

Eppure quest'aura di perfezione è incrinata dalla consapevolezza di non saper nulla di lui, del suo passato.
Malcom, JB e Willem raccontano tranquillamente della propria infanzia, della famiglia, mentre Jude ha il massimo riserbo sul proprio passato, che diventa qualcosa di inaccessibile, un regno inviolabile, una fortezza inespugnabile alla quale nessuno ha accesso.
Neanche il caro Willem sa granché del passato misterioso e oscuro di Jude, pur essendo i due più legati tra loro che con gli altri.

Un po' a motivo della personalità di ognuno e un po' per questa caratteristica di Jude di non riuscire (e di non volere) sbottonarsi, i tre matureranno nei suoi confronti, negli anni a venire, diversi modi di interagire e diversi gradi di intimità/vicinanza/confidenza, pur nutrendo tutti grande affetto e solidarietà.

Inevitabilmente, però, qualcosa su di lui si intuisce; ad es. sono palesi i suoi problemi alle gambe e ha qualcosa che non va alle braccia, visto che indossa sempre camicie con le maniche lunghe pure se fa caldo.
La motivazione a noi lettori viene mostrata: Jude ha l'abitudine di tagliarsi ma non ama parlarne con nessuno, non si sfoga, non si lamenta, non piange... niente.

Jude aveva sempre saputo di aver avuto un'infanzia atipica e 

"la sua stranezza lo proteggeva e lo isolava al tempo stesso: era quasi inconcepibile che qualcuno ne indovinasse la natura e le peculiarità. Se ci fossero riusciti, significava che aveva seminato indizi grandi come escrementi di vacca: macroscopiche, disgustose, pacchiane richieste di attenzione."

Si sente inadeguato, come se la vita gli scorra accanto senza che lui riesca ad afferrarla e viverla appieno e con soddisfazione, e questo nonostante stia bene economicamente e professionalmente.
Cosa c'è che non va allora?
Egli vive giorno per giorno tenendo lontano da sé lo spettro della persona che era stata un tempo e che nulla sembra avere a che fare con quella che è diventata nel presente.

Chi è stato in passato? Perché non riesce a rispondere a domande su genitori, infanzia, adolescenza?

La prima persona con la quale è riuscito ad abbattere il muro del silenzio è stata Ana, l'assistente sociale, una donna davvero disponibile, empatica e sinceramente interessata a lui.

Avvertiamo, di pagina in pagina e addentrandoci nella quotidianità di Jude, che ciò che tiene nascosto agli amici è qualcosa di troppo doloroso per lui, che soffre al solo pensiero di doverlo raccontare.

Cosa ha subito il povero Jude e che lo ha reso così fragile, tormentato, convinto che la propria vita sia misera, brutta, un cencio intriso di sangue e fango? Perché si sente così in colpa verso tutti coloro che gli dimostrano stima, affetto, premure?


"Certe volte aveva l'impressione che tutto gli facesse paura e si odiava per questo. Paura e odio, paura e odio: era come se riuscisse a provare solo quei due sentimenti. Paura di tutti gli altri; odio per se stesso".

E di persone amorevoli che gli vogliono davvero bene ce ne sono: non solo i suoi tre amici di sempre (Willem su tutti), ma anche successivi che verranno in altre fasi della vita, come Andy, il suo medico di fiducia e amico vero, che costituirà sempre una roccia, una presenza sicura che non smetterà mai di offrire il proprio aiuto - professionale e umano - a Jude; ci sono Harold e sua moglie Julia, due docenti universitari più grandi di lui che compiono un gesto nobile verso quel giovane uomo così schivo, gentile sì ma sempre imbarazzato e chiuso, come se fosse sul punto di nascondersi per la vergogna.

Tutti hanno il diritto di essere amati, tranne lui: Jude si aggrappa dolorosamente a questa amara convinzione perché ha paura di abbandonarsi, di fidarsi ancora una volta di qualcuno che, proprio a motivo del suo essere vulnerabile e bisognoso di amore, può approfittarsene per fargli del male.

E lui di male ne ha ricevuto in quantità enormi, per anni e anni, durante l'infanzia e gran parte dell'adolescenza.

Qui - nel drammatico e crudo vissuto di Jude prima di diventare un bravo studente e un ottimo avvocato civilista - sta il fulcro del romanzo: i demoni che danno l'assalto all'anima di Jude, che occupano la sua mente, i suoi incubi, che impediscono al suo cuore di aprirsi agli altri, di lasciarsi scaldare dalla sincerità degli affetti di chi lo circonda, sono la conseguenza di ciò che gli hanno fatto persone malvagie, responsabili di avergli procurato tanto, troppo dolore.
Un tale cumulo di umiliazioni, sofferenze, sevizie... che lo hanno devastato e la cui narrazione travolge il lettore, lo lascia attonito e atterrito al cospetto di ciò che Jude, sin da bambino, ha dovuto sopportare.

I malesseri dell'anima di Jude sono tutti scritti sul suo povero e magro corpo: una mappa di cicatrici, ferite, tagli, senza contare le conseguenze in termini di malattie che lo hanno reso un uomo con numerosi problemi di salute, che rendono la sua esistenza dolorosa e limitata fisicamente (le difficoltà a deambulare si aggraveranno fino a rendere necessaria la sedia a rotelle). 

Nella prima metà del libro al lettore vengono dati indizi frammentari su ciò che è successo a Jude, ma ciò che cominciamo a intuire non è nulla rispetto a ciò che poi apprendiamo procedendo nella narrazione.

Come si affronta tutto il carico di angoscia, paure, ricordi terribili, sfiducia nell'essere umano..., che Jude è stato costretto a covare dentro di sé e che non riesce ad eliminare nonostante il presente sia bello, luminoso, sicuro, lontano anni luce dalle brutte persone che lo hanno danneggiato, ingannato, trattato come un panno sporco e inutile?

Jude vive sentendosi costantemente sull'orlo di un baratro nero che è sempre pronto a fagocitarlo; teme che se cominciasse a confidarsi, quella sorta di corazza che si è costruito per proteggersi potrebbe rompersi e lui, a sua volta, si frantumerebbe in mille pezzi.

Chi sarebbe stato senza le sue cicatrici, le sue ferite, i suoi tagli?

Ovviamente non voglio dire troppo su questo passato pieno di dolore del protagonista in quanto, come dicevo, è il cuore della nostra storia; posso solo dire che Jude è stato abbandonato da piccolo e trovato da dei religiosi che lo hanno cresciuto in monastero; sin dal suo soggiorno qui, il piccolo Jude ha cominciato ad essere trattato male, a non essere rispettato e a subire le ire e i capricci dei monaci; ad essi, seguiranno altri adulti che, invece di prendersi cura di lui, non faranno che infliggerli ulteriori cattiverie...

Jude cresce pensando di non valere nulla, di meritare botte, offese e malvagità; impara che il suo corpo è un ricettacolo di nefandezze, di sporcizie, e lui è un essere inutile, vuoto.

"La mia vita, penserà, la mia vita. Ma la sua mente non riuscirà ad andare oltre, e ripeterà continuamente quelle parole tra sé e sé (...) scivolando nel mondo nel quale si rifugia quando il dolore è insopportabile, un mondo che sa non essere molto lontano dal suo ma che, dopo, non riesce mai a ricordare: la sua vita."


Durante gli anni infelici dell'infanzia, avrebbe voluto ricevere attenzioni sane, amore e protezione, invece ha ricevuto tutt'altro.
Jude non sa come spiegare sé stesso a sé stesso; come potrebbe allora aprirsi agli altri, nonostante questi altri - in particolare Willem, Andy, Harold... - lo amino al di là di tutto? 

Le esperienze fatte lo hanno reso insicuro, pauroso: egli, da adulto, si sente solo e vorrebbe poter instaurare una relazione sentimentale ma il pensiero dell'intimità,  di mostrare il suo corpo martoriato da cicatrici, lo terrorizza.

Quando proverà a far entrare una persona nella propria intimità, "l'esperimento" si rivelerà fallimentare e non farà che recargli altra sofferenza (fisica, psichica, emotiva) e confermargli che la solitudine è preferibile a qualunque sensazione di terrore, disgusto e sconforto.

Non gli resta che la condanna a un'esistenza solitaria, ossessionata da ricordi che continuano a inseguirlo anche quando ormai è grande e la sua vita è palesemente opposta al degrado vissuto da ragazzino; ma quel ragazzino, coi suoi occhi impauriti, con i suoi silenzi, le lacrime versate di nascosto, è sempre acquattato in un angolo e continua a guardarlo, a scuotere il capo e a ricordargli che il buco nero in cui è finito prima, è ancora aperto e lui non è affatto un individuo migliore solo perché adesso indossa la cravatta e ha i soldi.

Come reagirebbero gli amici, Andy, Harold e gli altri se sapessero chi è stato quando loro non lo conoscevano?
Possibile che il suo passato sia un maledetto cancro le cui metastasi non riuscirà mai ad eliminare?


Non è facile amare un uomo come Jude, che si odia e si disprezza con tutte le sue forze.
Eppure, chi lo ama  sa bene che

"Jude meritava la felicità. A nessuno di noi può essere mai garantita ma lui la meritava davvero."

E gli amici amano Jude sempre e contro ogni suo tentativo di allontanarli.
Il numero di persone buone e speciali è decisamente inferiore a quello degli esseri viscidi che si sono approfittati di lui trattandolo come un pezzo di carne privo di valore e non meritevole di rispetto.
Può l’amore puro di pochi cancellare le sozzure provocate da tanti?

Le emozioni che colgono il lettore sono tante e diverse: tenerezza per il piccolo e innocente Jude, sporcato dalla malvagità di persone senza coscienza né morale; la rabbia verso questi esseri laidi e crudeli; un senso di impotenza perché, mentre si legge, si viene presi dalla voglia di aiutare Jude, di poter quasi intervenire per preservarlo, confortarlo, liberarlo.

Ma c'è anche la commozione davanti alla dolce testardaggine di chi ama Jude (come amico, compagno, genitore adottivo, medico, collega ecc...) e non intende lasciarlo sprofondare nel buco nero dei suoi demoni; persone che nella vita di Jude St.Francis sono come degli angeli, sempre pronti ad afferrarlo se sta per cadere, a rialzarlo se è a terra, a trattenerlo su questa terra e a questa vita se lui cerca di porvi fine.

Sono angeli che purtroppo non c'erano negli anni terribili, ma sono apparsi dopo, negli anni dell'ambizione, dell' insicurezza, della gloria, delle illusioni, delle speranze... e non se ne sono più andati.

L'autrice ha dato vita ad una storia piena di eventi, personaggi, relazioni interpersonali, a una galleria di esseri umani di varia natura - da quelli più oscuri, negativi, cattivi, "malati" in un certo senso, opposti ad altri meravigliosi, generosi, leali -, ha intessuto una trama mai banale o retorica o patetica, ma anzi emotivamente ricca, che chiama in causa il lato più empatico del lettore, il quale si sente coinvolto dalle vicende umane (e disumane) del protagonista (e anche degli altri personaggi, principali e secondari) e non riesce a staccarsi dalla lettura, quando legge a cosa Jude è sopravvissuto.

È un romanzo, come scrivevo all'inizio, da leggere senza fretta, non tanto per la mole ma per godere di ogni descrizione, dialogo, dettaglio, riflessione, pensiero, emozione..., grazie ai quali il lettore può immaginare minuziosamente ciò che viene narrato e sentirsi coinvolto.

L'inizio è, quindi, più lento e molto descrittivo in quanto introduce i personaggi, la loro amicizia, le loro personalità e il tipo di relazioni che hanno l'uno con l'altro, perché in qualche modo  tutto ciò resterà uguale durante tutta la loro vita.

I personaggi di questo libro sono così magnificamente delineati da avere vita propria e personalmente, a un certo punto, mi sono confrontata con la consapevolezza che... si può provare una sorta di "affetto" per un personaggio letterario speciale come Jude, sentire verso di lui tenerezza, dispiacere, preoccupazione, voglia di abbracciarlo, pensare a lui come se fosse reale, tanto forte e intensa è la sua storia.
Si comincia a voler bene a Jude non appena si entra a piccoli e timidi passi nella sua vita passata e ogni rivelazione e ogni informazione apprese ci avvicinano a lui.

È un libro che ha tutti i requisiti per entrare nella lista delle letture indimenticabili, perché credo davvero che Jude, una volta entrato nel cuore, non ne esca più; se dovessi dirvi un unico difetto, forse esso starebbe nella sensazione che ho provato, a un dato momento, che l'autrice ripetesse qualcosa di espresso già abbondantemente (mi riferisco al disagio esistenziale e psicologico di Jude) e che anche con un centinaio (e pure qualcosa in più) di pagine in meno sarebbe stato chiaro comunque, perché a rendere potente "Una vita come tante" non è il gran numero di pagine bensì il tipo di storia raccontata, che raggiunge in modo vibrante e vigoroso chi legge.
La narrazione è in terza persona, fatta eccezione per pochi passaggi in cui essa è affidata ad Harold; tanti sono i momenti in cui è facile che ci si senta molto commossi.

Detto ciò, il mio giudizio sul romanzo è ASSOLUTAMENTE positivo, è un libro che mi resterà nel cuore a lungo (per sempre) e ne consiglio la lettura. Non vi spaventino le oltre 1000 pagine, più si avanza nella lettura e più il libro scorre e appassiona.



ALCUNE CITAZIONI

"Sente (...) che la sua vita è un qualcosa che ha solo subito, e che non ha mai contribuito veramente a creare. Non è mai stato in grado di immaginare come avrebbe potuto essere la sua vita; persino da bambino quando sognava luoghi e vite diversi, non riusciva mai a visualizzarli, e si era limitato a credere a tutto quello che gli era stato insegnato su chi era e su chi sarebbe diventato. ma i suoi amici (...) avevano immaginato la sua vita al posto suo. lo avevano visto in un modo completamente diverso e gli avevano permesso di credere a delle possibilità che non avrebbe mai neppure concepito senza di loro."

"Sei stato trattato in modo orribile. Ma ne sei uscito, e sei sempre rimasto te stesso."

" la sensazione che lo coglieva ogni volta che gli capitava di pensare a Jude e a cosa fosse stata la sua vita: avrebbe potuto definirla tristezza, purché fosse chiaro che in quella tristezza non c'era ombra di compassione.
Era una tristezza più grande e profonda, che sembrava voler abbracciare tutte le persone infelici, i miliardi di persone che non conosceva e che si sforzavano di vivere le loro vite; una tristezza mista stupore e ammirazione per gli sforzi che tutti quegli esseri umani dedicavano a tirare avanti anche quando era così difficile farlo e le circostanze invitavano solo ad arrendersi. La vita è così triste, pensava in quel momenti. È così triste eppure continuiamo a viverla, tutti: le restiamo attaccati, tenacemente, cercando qualcosa che ci offra un po' di sollievo."

" ora non puoi capire le mie parole ma un giorno le capirai: l'unico segreto dell'amicizia, credo, è trovare persone migliori di te - non più furbe o più vincenti, ma più gentili, più generose e più comprensive -, apprezzarle per ciò che possono insegnarti, cercare di ascoltarle quando ti dicono qualcosa su di te, bella o brutta che sia, e fidarti di loro, che la parte più difficile di tutte. Ma anche la più importante."

"Gli era sembrata l'espressione ideale di una relazione adulta avere qualcuno con cui poter discutere i dettagli più meccanici di un'esistenza condivisa".

"Durante i suoi vent'anni c'erano stati periodi in cui guardava i suoi amici e provava una gioia così pura, così profonda da fargli desiderare che il mondo si fermasse, che nessuno di loro dovesse andare oltre quell'istante in cui tutto era in equilibrio e il suo affetto per loro era assoluto".

4 commenti:

  1. Ciao Angela, ricordo di aver visto la copertina di "Una vita come tante" su molti scaffali, ma purtroppo non mi sono mai soffermata a leggere la sinossi.
    Sembra un romanzo capace di toccare l'anima del lettore.
    Bella la tua recensione, sempre accurata e mai banale.
    A presto

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    1. Ciao Fra.
      Esattamente, tocca l'anima ❤️ anche io me lo sono ritrovato spesso davanti in libreria ed è un libro di sovente consigliato dai librai
      Grazie 。⁠◕⁠‿⁠◕⁠。

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  2. Ciao Angela, non si può rimanere indifferenti dopo aver letto la tua appassionante recensione. La mole del libro non mi spaventa ormai hai risvegliato la mia curiosità e voglio assolutamente conoscere Jude e i suoi demoni. Leggerti è sempre un piacere :)

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    Risposte
    1. sono contenta di averti incuriosita, è un libro che merita!

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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