domenica 2 agosto 2026

Recensione: IL CANTO DI VEGA di Silvia Bardesono

 

Un romanzo ricco di intensità che esplora i temi della memoria, della spiritualità, della rinascita, con protagoniste femminili resilienti ed empatiche.



IL CANTO DI VEGA
di Silvia Bardesono



Pedrini Ed.
274 pp
Sara è una ragazza con una figlia (Bibi) ancora molto piccola; non ha mai conosciuto i propri genitori biologici ed è stata cresciuta da una coppia di genitori adottivi.
Nel corso della sua giovane vita ha affrontato molte difficoltà, abbandono, solitudine e si è spesso "persa", ma da quando è diventata madre sta cercando di dare una direzione più equilibrata alla propria vita.
Attualmente si tiene impegnata in lavori socialmente utili e sta facendo volontariato in una Residenza per Anziani, dedicando il proprio tempo nel leggere libri per i "nonnini" e ascoltarli mentre raccontano le proprie storie.
In particolare, è molto affezionata ad Agnese, una donna in stato vegetativo.

Un giorno decide di cominciare per lei la lettura di un romanzo, il cui autore è un indiano di nome  Vikram Singh.

Inizia quindi a leggere e, assieme a lei e ad Agnese, anche il lettore viene trasportato in un altro tempo e in un altro luogo, incontrando Mary Doyle e Vikram Singh - irlandese lei, indiano lui - che si innamorano pur tra non pochi impedimenti.

Sara racconta ad Agnese e a noi come l'amore tra i due protagonisti fosse clandestino, vissuto tra il timore di essere scoperti dai parenti di lei (lo zio Ed e suo figlio John, presso cui la giovane vive e Vikram lavora) e un'inarrestabile passione che li lega inesorabilmente.

Il loro legame è ostacolato dai pregiudizi (razziali, sociali) della famiglia di Mary verso Vikram e dalla ossessione e possessività che il cugino John nutre per la ragazza, che - unito all'odio e al disprezzo per quello straniero pezzente - lo porta a commettere atti di feroce violenza fisica e psicologica verso l'oggetto del proprio incontenibile astio.

La storia nella storia narrata nel romanzo letto da Sara racconta, quindi, di umiliazioni, cattiverie, vendette e conflitti vs un sentimento puro che vorrebbe solo poter essere vissuto liberamente.

La lettura del romanzo appassiona non solo Sara ma evidentemente anche la povera Agnese, da sempre muta e immobile in quel letto d'ospedale.
Eppure, a un certo punto, nel corso di questi incontri, qualcosa scatta nell'anziana, che non soltanto sembra comprendere ciò che ascolta, ma si agita come se ne fosse personalmente colpita e come se volesse parlare a Sara.

Quest'ultima capisce che qualcosa non torna e che dev'esserci un motivo se la storia d'amore dei protagonisti del romanzo ha tanto coinvolto Agnese, così decide di indagare sul passato della vecchina e scopre che esso è costellato da sofferenze, abusi, abbandoni, ingiustizie...

Sara empatizza facilmente con la sua dolce ed anziana amica perché anch'ella ha alle spalle un background fatti di traumi, lotte interiori, errori e, ad oggi, disperati tentativi di proteggere sua figlia e tenerla con sé, avendo sempre il fiato sul collo da parte degli assistenti sociali.

Proprio quando inizia a raccogliere le prime informazioni su Agnese, un losco individuo fa la sua comparsa minacciando Sara e avvertendola di non impicciarsi in nulla che riguardi Agnese...

Intanto, mentre in Italia accade questo a Sara ed Agnese, lontano, in Nuova Zelanda, ad Oamaru, vive una donna di nome Vega.

Vega è scappata dall’inferno per ricominciare una nuova vita ed è riuscita a trovare pace, serenità ed equilibrio grazie al sostegno di Roimata, una saggia guaritrice Maori, che l'ha aiutata a riconciliarsi con sé stessa e con ciò che ha vissuto e sofferto prima di arrivare lì.

“Il passato è la possibilità di perdonare e pacificare” (...) “il futuro è la possibilità di creare. Sarai tanto più libera di creare il futuro che desideri quanto più avrai fatto pace con il tuo passato”.
 Roimata insegna, con pazienza e determinazione, alla sua allieva che per guarire dentro deve compiere un viaggio, imparare ad affrontare i propri demoni, fare pace con sé stessa e con il proprio vissuto, lasciarsi alle spalle l'arido deserto che ha attraversato e trovare sollievo nel dolore avvicinandosi ad altri esseri umani, a loro volta bisognosi di condividere le proprie storie, i tormenti, le lacrime, le speranze.

"Preserva la tua anima, ascoltati, scrivi la storia della gente... è un compito importate figlia mia, non pensare ad altro dolore, liberati attraverso le storie. Non vivere per te stessa  ma per il mondo, e guarirai”.

E Vega infatti è conosciuta ad Oamaru come colei che ascolta le storie e le confidenze altrui per trasformarle in parole e queste in lettere, in messaggi da inviare ogni volta a uno specifico destinatario.

"Mi chiamo Vega e scrivo lettere. Intreccio storie come il luppolo selvatico lega i boschi, unisco  frammenti di vita con ponti di parole. Al mattino, quando siedo al banco di legno giù al porto, di fronte all'oceano, mi metto in ascolto delle persone che una dopo l’altra mi siedono accanto, ma non solo. Ascolto il vento e ascolto il mare."

Vega è serena, vive ogni giorno con la giusta prospettiva, consapevole di ciò che fa e della bellezza di ciò che la circonda, che sia la natura, gli animali o le persone intorno a lei.

Fino al giorno in cui questo tanto agognato equilibrio viene interrotto dall’arrivo di alcune lettere dal Vecchio Mondo, che sono rivolte a lei in persona e che riaprono ferite mai del tutto rimarginate, squarciando il velo che Vega aveva posto sul suo passato.

Accanto a sé, a sostenerla e accompagnarla in questa ennesima sfida personale, che la mette davanti a ciò che ha vissuto e che le ha fatto del male e alla possibilità di farsi nuovamente toccare (e sconvolgere?) da quel passato doloroso c'è non solo la cara Roimata, ma anche un uomo, tanto complicato quanto sfuggente, eppure di giorno in giorno sempre più importante per Vega: il capitano Frank Powers.

Tra i due nasce una sintonia, un legame che prima è amicizia e poi sembra virare verso qualcos'altro.
Vega vorrebbe non farsi travolgere dall'amore, evitare di perdere il controllo ma la parte di sé più femminile e passionale rivendica il proprio spazio...

La narrazione scorre, dunque, su un doppio binario, che vede da una parte Sara, il romanzo di Vikram ed Agnese, e dall'altra Vega, che è fuggita da un travagliato passato, costruendosi un presente altrove, ma portandosi dietro profonde cicatrici e tante domande senza risposta.

Attraverso questi due filoni l'autrice ha imbastito una trama ricca di intensità e temi importanti, che hanno a che fare con la ricerca dell'identità, con il potere della memoria e del racconto di sé, il perdono, il viaggio che ciascuno deve intraprendere per conoscere sé stesso, per guardare in faccia i propri demoni e maturare il coraggio di rinascere, accettando di convivere con le proprie ombre senza che questo impedisca di trovare la pace e la libertà interiore.

La lettura di questo romanzo è stata densa di emozioni, in quanto contrassegnata da profondità emotiva e un'elevata introspezione; la narrazione è in prima persona, ha un tono intimo, a volte poetico e sempre molto riflessivo, ho trovato la scrittura molto matura e ho apprezzato tanto la sensibilità dell'autrice nel tratteggiare personaggi aventi spessore umano e psicologico, nello scavare nei loro sentimenti e stati d'animo, cogliendone le diverse sfumature emotive e caratteriali, e questo vale tanto per 
i principali quanto per i secondari, perché ciascuno è complesso a modo suo e di essi "vediamo" le vulnerabilità, le virtù e i vizi, la forza interiore e il  desiderio di riscatto.
I dialoghi sono realistici, efficaci e contribuiscono a definire i personaggi, nonché i rapporti tra loro.

Il mio parere su questo romanzo è assolutamente positivo: è profondo, interessante nella trama, nella sua costruzione e nella scelta dei temi narrativi, per cui non posso che consigliarlo.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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