Con grande acume, un pizzico di umorismo nero e soprattutto con la finezza psicologica che lo contraddistingue, Daniele Mencarelli ha scritto un noir che mette a nudo i peccati di personaggi pieni di fragilità, esseri umani macchiati da errori e cadute, appesantiti da sensi di colpa, in balia della parte più oscura e ambigua di sé stessi.
Ma persona altresì bisognose di pace, di una possibilità di riscatto che li liberi dal male che, troppo spesso, si annida dentro di loro, come dentro ciascun uomo.
QUATTRO PRESUNTI FAMILIARI di Daniele Mencarelli
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| Sellerio Ed. 304 pp |
I poveri resti sono finiti nella macchia molti anni prima e a salvaguardarli ci hanno pensato le particolari condizioni ambientali e forse un pizzico di "fortuna" o di fatalità.
Fatto sta che adesso bisogna capire a chi appartengono, da quando sono lì, cosa è successo al proprietario di quei tristi resti e contattare eventualmente i famigliari.
Per adesso, in attesa che vengano aperte formalmente le indagini, il maresciallo ordina a Circosta - giovane appuntato senza tante pretese né evidenti qualità, ma con una sincera quanto insaziabile voglia di fare esperienza e acquistare credibilità agli occhio dello stimato superiore - di convocare i parenti stretti di tre donne scomparse tempo prima e di cui le famiglie fecero denuncia, con la speranza che tra essi ci siano i cari della persona (che si appura essere una donna) i cui resti sono stati casualmente ritrovati.
E così, quattro presunti familiari vengono convocati: tra loro chi avrà lo stesso DNA recuperato dallo scheletro?
A presentarsi sono quattro persone: i coniugi Marino, la signorina Parrino e un giovanotto di nome Lucio Marino.
I primi hanno perso una figlia (Assunta), la Parrino una sorella (Isabella) e Lucio la propria madre, una tossica di nome Linda, la cui sparizione non destò - rispetto alle altre due - molto clamore o preoccupazione.
Tutti loro vorrebbero poter forre fine ad anni di strazio, sofferenza, a quel tempo di angoscia eternamente sospeso e senza risposte che ha accompagnato gli anni di assenza del proprio congiunto, finito a ingrossare le file degli scomparsi di sui è smarrita ogni traccia.
Forse per uno di loro è giunto finalmente il momento di mettere un triste ma definitivo punto al proprio martirio e potersi concedere il "lusso" di piangere il proprio caro e magari seppellirne ciò che n'è rimasto.
"...quella vacanza a spese del comune di Latina poteva rappresentare la fine di un incubo rimasto in sospeso per anni e anni. Le loro tre denunce di scomparsa si chiusero, come di norma, a distanza di dieci anni con una sentenza di morte presunta. O si è morti o si è vivi. Non c’è via di mezzo. Non c’è niente di meno presunto della morte. La legge tenta di mettere pezze ai destini più infami con parole che fanno ridere, o piangere, a seconda dei punti di vista."
Secondo gli ordini del maresciallo, ad occuparsi dei quattro presunti familiari è l'appuntato Emanuele Circosta, che accompagna gli ospiti nel ristorante-pensione della signora Garvan (amica di Damasi), e che sarà impegnato ad organizzare il prelievo del loro DNA nei locali dell’ospedale civile per compararlo con quello del cadavere.
Da questo momento, i quattro presunti familiari sono costretti a condividere tempe e spazi nell'attesa dei risultati del DNA, ciascuno sperando di essere il macabro vincitore di questa cupa lotteria.
Nel susseguirsi di ore, giorni e notti, il clima fra i quattro oscillerà tra una gelida indifferenza e una tensione affilatissima, che in non poche occasioni sfocerà in veri e propri tafferugli verbali... e anche fisici.
"...nessuno aveva realmente valutato la mole di follia e disperazione covata dai presunti familiari della vittima. Non erano civili, erano bombe, mine antiuomo..."
C'è chi ha crisi isteriche, chi soffre di una malattia mentale, chi mette le mani addosso al proprio coniuge, chi si prende di nascosto dosi esagerate di morfina, chi testimonia di telefonate intercorse con il congiunto scomparso (presumibilmente morto) in collegamento diretto dal Purgatorio..., insomma non si respira un'aria tranquilla e più di una volta Circosta e la sgomenta signora Garvan devono tenere a bada le bizze di questi quattro individui, evidentemente molto scossi e sotto pressione dal punto di vista psicologico ed emotivo, il che è senza dubbio comprensibile.
Purtroppo, però, Circosta (che non è propriamente un ragazzino, ha passato i trenta) non sempre si mostra pronto e professionale nel fronteggiare i momenti di crisi, il che gli fa guadagnare le ramanzine di Damasi che, pur rimproverandolo duramente, gli fa capire che vuole fidarsi di lui, che lo ritiene un carabiniere serio, dalla promettente carriera e che spera di non restare deluso.
Ma anche Emanuele si percepisce così?
Il protagonista e narratore, Circosta, è un uomo complesso e semplice allo stesso tempo; è semplice perché fondamentalmente è una brava persona, un carabiniere tranquillo, con buone intenzioni, che crede in ciò che fa e la violazione delle regole non è un'abitudine per lui ma un'eccezione; complesso perché - ahilui - l'eccezione c'è, si chiama Liberati ed Emanuele non sa come liberarsi della tirannia psicologica che questi ha nei suoi confronti.
Liberati è un brigadiere (quindi un superiore di Circosta) ed è uno di quei carabinieri che decisamente sporcano la divisa, la disonorano con comportamenti, scelte, opere e omissioni che non solo non gli fanno onore ma costituiscono dei soprusi, degli abusi di potere, dei reati...
Circosta fa spesso coppia con lui e ormai ha imparato a conoscerlo: Liberati è un bullo, un prepotente, un essere volgare e cinico che si fa rispettare (o meglio, temere) dai colleghi perché sa essere aggressivo, minaccioso, privo di morale e di scrupoli, "un bandito debosciato che sfrutta la divisa per fare quello che dovrebbe impedire agli altri"; fare appostamenti con lui significa andare incontro ad esperienze non proprio edificanti ed una in particolare creerà un prima e un dopo nel rapporto tra brigadiere e Circosta, il quale ha sempre avuto verso l'altro un atteggiamento remissivo, da zerbino, accettando passivamente insulti sarcastici, schiaffi, ordini discutibili, sino ad arrivare a una notte in cui entrambi rischieranno grosso...
Ma da quella notte, qualcosa comincia a cambiare ed Emanuele sarà costretto a guardarsi dentro, a individuare le proprie lacune, i propri errori, la propria ignavia e la paura verso Liberati, e domandarsi che razza di carabiniere e, prima ancora, che genere di uomo vuole essere.
Ad aiutarlo in questo momento cruciale c'è l'esempio di un uomo e di un carabiniere retto e onesto qual è Damasi e ci sono anche loro, i quattro presunti familiari - "individui masticati dal destino, più morti che vivi" -, che con i loro problemi, le baruffe, le urla e i litigi, i loro silenzi colpevoli e le loro paure, gli daranno modo di interrogarsi su sé stesso, sulla propria mediocrità e superficialità alla quale, però, non deve convincersi di essere destinato ma, al contrario, da esse può affrancarsi ed essere qualcosa di diverso e migliore.
"Quattro presunti familiari" è un romanzo che mi è piaciuto davvero molto perché si serve dell'elemento giallo (il mistero dello scheletro ritrovato e la sua identità) per esplorare con profondità complesse dinamiche umane e sociali.
Daniele Mencarelli l'avevo già conosciuto ed amato con Tutto chiede salvezza, Fame d'aria e La casa degli sguardi, e anche in quest'opera egli conferma il proprio stile diretto, realistico e introspettivo.
La narrazione spazia tra azione e introspezione, per cui vi sono segmenti riflessivi ma anche situazioni movimentate e complicate, i dialoghi sono vividi e dinamici, il linguaggio è diretto ed essenziale e tutto conferisce autenticità a ciò che viene narrato e in particolare ai personaggi.
Si dà molta importanza alle sfumature emotive e psicologiche e tanto il protagonista quanto gli altri uomini e donne che gli ruotano attorno sono delineati in tutta la loro complessità interiore, attraverso gesti, atteggiamenti, sguardi, parole che ce li restituiscono nella loro frangibile umanità, sospesi tra la speranza e la disperazione.
Nessuno di essi è completamente positivo o negativo, ma ciascuno ha il proprio bagaglio di colpe, rimorsi, insicurezze e desideri di riscatto; lo stesso Emanuele Circosta è un uomo pieno di paure, disagi e dubbi morali, costantemente alle prese con i propri limiti e fallimenti.
Ritroviamo alcuni elementi tipici del noir, come l'atmosfera un po' cupa, c'è un'indagine ma, più che l'aspetto poliziesco, contano la dimensione esistenziale, le dinamiche relazionali e sociali, gli sbagli, i tormenti e i segreti.
Il risultato è una lettura intensa e coinvolgente che mi sento di consigliare assolutamente.




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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz