mercoledì 2 settembre 2026

Recensione: LA BUGIA DELL'ORCHIDEA di Donato Carrisi

 

Una scrittrice in fuga da sé stessa si mette sulle tracce della verità che si cela dietro al massacro feroce consumatosi in una famiglia apparentemente felice; il suo sarà un viaggio verso i confini del male, contrassegnato da illusioni, allucinazioni sensoriali intense ma ingannevoli; una storia che si muove tra il reale e il sovrumano, tra bugie e verità, tra domande e misteri mai risolti definitivamente.




LA BUGIA DELL'ORCHIDEA
di Donato Carrisi 


Longanesi
400 pp
"A volte il male viene a cercarci, per attirarci in un luogo con l’inganno. Era accaduto a me con la lettera anonima.
Questa è la cronaca del mio viaggio ai confini del male. Un viaggio intrapreso con la consapevolezza di non poter più tornare indietro.
Il compito di chi scrive è preservare il ricordo delle cose. E il ricordo adesso appartiene a voi. Io voglio solo dimenticare. E il libro che state per leggere è servito proprio a questo."

È un giorno di febbraio del 2015 quando la scrittrice Victoria Anthon si vede recapitare una lettera anonima; non c'è il nome del mittente, ma solo quello del destinatario, quindi il proprio.
Al suo interno c'è soltanto un ritaglio ingiallito di giornale che riportava la notizia di una strage familiare avvenuta in una sperduta località di campagna: una notte di dieci anni prima, un agricoltore, spinto da un improvviso quanto inspiegabile raptus, aveva tagliato la gola a moglie e figli piccoli mentre dormivano. 
L'arma utilizzata era un grosso coltello da carne.
Ad allertare i carabinieri era stato lo stesso pluriomicida, l'unico sopravvissuto di un'intera famiglia da egli stesso sterminata in quell'abitazione di campagna, un grande casale rosso ed isolato.

La foto a corredo dell'articolo colpisce Victoria perché, se a un primo sguardo trasmette la serenità e la semplice spensieratezza di una famigliola come tante mentre si immortala in un autoscatto, dall'altra fa inorridire il pensiero che è l'ultima immagine in cui compaiono vivi, accanto al papà Lorenzo C. (l'assassino), la moglie/mamma Beatrice, la figlia maggiore Luigia, Giacomo e la piccolina di casa, Caterina.

C'è qualche dettaglio - in apparenza trascurabile - che in quella foto "stona" e la mente di Victoria si mette in moto, convinta che se qualcuno le ha inviato l'articolo di giornale (scritto da un giornalista di nome Alfredo F., che ogni anno dal 2005 continua a scrivere articoli sulla tragedia, come per non dimenticarla), l'ha fatto per una ragione e con uno scopo ben precisi.

Sì, ma quali e perché?
E chi sa dove lei si nasconde? Chi conosce la sua vera identità, visto che da anni Victoria si trasferisce da un luogo all'altro cambiando identità proprio per restare invisibile? Nessuno sa più nulla di lei da quando ha fatto perdere le proprie tracce (dopo un evento a dir poco traumatico che l'ha vista protagonista) e gli stessi suoi lettori e gli agenti letterari che la seguono non l'hanno mai vista in volto.


Ormai coinvolta da questo caso di cronaca vecchio dieci anni, Victoria - assumendo il falso nome di Lidia - decide di recarsi a Nazareth ("...nome fittizio perché, dal momento in cui vi ho messo piede, ho capito che era il paese perfetto per una parabola biblica. Una di quelle allegorie in cui viene versato il sangue degli innocenti e gli uomini si dividono in probi e malvagi"), di incontrare Alfredo F. e di "indagare" per capire se ci sia un'altra verità dietro quella ufficiale.
È vero, l'assassino - Lorenzo - confessò, si prese ogni colpa e, nella sua estrema drammaticità, il caso fu anche sin troppo semplice da risolvere e da chiudere..., eppure a Victoria mancano dei tasselli importanti.

"Come succede di frequente coi fatti di sangue di particolare gravità, è sbagliato ridurli a un unico accadimento. Spesso sono il prodotto di una serie di concause, concatenate fra loro e distribuite in un lasso di tempo più o meno ampio.
Così si creano le condizioni che generano la violenza finale."

Il presupposto da cui parte è che, se è vero che quella notte Lorenzo dev'essersi sporcato le mani, la causa scatenante la furia omicida potrebbe non essere stata un raptus.
Forse la famiglia del casale rosso non era così felice come sembrava ad un occhio esterno e superficiale.
Forse tra Lorenzo e la moglie Beatrice non era tutto "rose e fiori".

Forse ci sono dei segreti da portare alla luce e in essi risiedono tutte le risposte alle domande che gradualmente affollano la testa di Victoria.

Aiutata da un curioso e intuitivo Alfredo, la coppia comincia quindi a parlare, a tornare indietro a quel maledetto giorno in cui Alfredo si recò al casale rosso, a ricostruire e fare ipotesi alternative, arrivando a fare due chiacchiere con altre persone coinvolte, come il maresciallo che seguì il caso, l'avvocato di Lorenzo C. e addirittura quest'ultimo.
L'incontro con Lorenzo turba Victoria e Alfredo e, invece di fare luce, getta ulteriori ombre e dubbi su ciò che è accaduto al casale quella notte e non solo, anche su tutta la situazione famigliare.

E se tornare in quel luogo infernale in cui degli innocenti hanno incontrato prematuramente e crudelmente la morte potesse aiutarli a fare chiarezza? 

Nel corso della sua personale indagine, Victoria si imbatte in diversi personaggi ambigui, sfuggenti, oltre che in particolari sinistri - riguardanti Beatrice, Lorenzo e in generale la vita della famiglia C. in campagna - che le fanno gelare il sangue e, se una parte di lei le urla di andare via da Nazareth, un'altra sa che quei fatti di cronaca ormai le sono entrati dentro, come se le scorressero nel sangue, e lei stessa non è più la persona di prima.

"Il male è un germe. Quando avviene un fatto traumatico, il posto in cui è accaduto si ammala proprio come una persona. Una volta fuoriuscito dalla sua tana immonda, il male si attacca agli oggetti, li ricopre.
Bisognerebbe evitare di toccarli, altrimenti c’è il rischio d’infettarsi."

Risolvere l'enigma che ruota attorno al massacro della famiglia C. diventa un'ossessione per la scrittrice, che verrà messa di fronte ai propri demoni interiori che non hanno mai smesso di inseguirla.

"La bugia dell'orchidea" è un thriller psicologico che ho letto tutto d'un fiato grazie ai capitoli brevi e al fatto che terminano sempre in un modo che inevitabilmente stuzzica la curiosità di andare avanti.

Attraverso la protagonista, l'autore usa la tecnica del "romanzo nel romanzo" in quanto il lettore, aprendo il libro, scopre che sta leggendo un'opera dal titolo "Labia sericea", un romanzo di Victoria Anthon, la quale avverte (il libro è stato pubblicato nel 2025) i propri lettori che quanto si apprestano a leggere si basa su fatti realmente accaduti.

Mi rammarica scriverlo ma... è il Carrisi che non mi aspettavo e, ahimé, non in senso positivo.

Premesso che amo questo autore e che ogni sua nuova pubblicazione è da me accolta con entusiasmo, devo confessare che ho trovato questo romanzo un po'... confuso, con troppa carne al fuoco, troppe finestre aperte, il che di per sé non è un problema perché anche altri suoi thriller sono così ma in essi (Il Suggeritore, Il tribunale delle anime, Il maestro del labirinto...) la complessità della trama è ben gestita, i colpi di scena sono intriganti, il ritmo è ricco di suspense,.., qui invece ho trovato tutto debole, la storia è piena di spunti che poi restano incompiuti, sospesi, non spiegati né risolti.
Alcune "soluzioni" di certi dettagli misteriosi (?) sono banali, scontate, certi elementi paranormal mi sono apparsi forzati, gli stessi personaggi principali li ho trovati piatti, con scarso - se non nullo - spessore psicologico, a partire da Victoria; il finale è aperto nel senso che il lettore, giunto alla fine, può farsi una propria idea e darsi la propria spiegazione su cosa possa essere successo davvero nelle ultime pagine; certo è che le note finali non danno risposte ma fanno sorgere ulteriori domande su cosa sia vero e cosa non lo sia di tutto ciò che viene narrato nelle pagine precedenti.

E questa vaghezza non è di certo casuale e lo si evince già dal titolo scelto: l'orchidea di cui si parla è un fiore della cui esistenza non si è scientificamente certi ma di cui comunque si parla come se fosse reale, il che ci conduce al gioco di illusioni, percezioni alterate, odori forti che forse esistono solo nella nostra mente, il groviglio di menzogne e verità che popolano il romanzo, alla fine del quale è facile che ci si senta disorientati.

Alla fine della fiera, posso dire che non promuovo in toto questo thriller perché troppe cose non mi tornano, ma attenderò comunque il "prossimo Carrisi" sperando mi rapisca nuovamente con quelle sue storie labirintiche e appassionanti che ho imparato ad amare.
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