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sabato 17 agosto 2013

Recensione: I GIORNI DEL TE' E DELLE ROSE di Jennifer Donnelly






Un romance corposo ma assolutamente piacevole e avvincente, il primo libro di una bellissima trilogia.


I GIORNI DEL TÈ E DELLE ROSE
di Jennifer Donnelly


Sonzogno
trad. L.Fochi,
S. De Franco,
638 pp
Quella narrata dalla Donnelly è una storia densa di avvenimenti, colpi di scena, con personaggi ben caratterizzati, a cominciare dalla protagonista, Fiona Finnegan.
Fiona è una diciassettenne di origini irlandesi, che vive a Londra, a Whitechapel (quartiere londinese, zona est); suo padre lavora al porto e lei è impiegata presso la Burton Tea, un’azienda molto importante che commercia tè.
La vita di Fiona procede serena e piena, circondata com’è dal calore della famiglia e dall’amore dell’uomo che ama, il giovane Joe Bristow, venditore ambulante di frutta e verdura.
I due ragazzi si conoscono e si amano praticamente da sempre; pur non vivendo nelle agiatezze e pur lavorando ogni giorno con fatica, i due conservano un sogno comune: aprire una drogheria, un negozio in cui vendere tanti prodotti di prima necessità ma anche di prima qualità, e per cercare di realizzare il prima possibile questo progetto, Fiona e Joe stanno mettendo da parte del denaro, uno scellino alla volta.
Sentir tintinnare il “salvadanaio” (una lattina  di cacao) li rende euforici ed eccitati e ogni volta che aggiungono anche solo qualche penny, sono già felci.
Ma la vita nel vecchio quartiere londinese, negli anni Ottanta dell’Ottocento, non è affatto facile e i sogni dei due innamorati devono fare i conti con la realtà circostante.
Anzitutto, i problemi economici, che vanno a incrociarsi con quelli sindacali, con i diritti dei lavoratori che non vengono assolutamente rispettati.
Il padre di Fiona, il buon Paddy Finnegan, è un sindacalista e, insieme ad altri colleghi, si impegna a far nascere nei colleghi una coscienza sociale, per pretendere un aumento salariale che non è che uno dei tanti diritti di cui il capo dell’azienda priva i suoi dipendenti.
Chiaramente, questa situazione è tutt’altro che rosea e il padre di Fiona incontrerà non pochi problemi nella sua lotta sindacale…
A questo si aggiunge l’atmosfera di terrore che aleggia per le strade e i vicoli di Whitechapel: un pericoloso serial killer va adescando delle prostitute e poi le ammazza crudelmente, infierendo sul loro corpo a colpi di coltello.
E chi sarà mai quest’assassino?
Immediatamente gli viene affibbiato il soprannome di Jack Lo Squartatore, dalla polizia, come dalla stampa, come dalla gente comune.
Ma nonostante tutto, il mondo di Fiona resiste, sta in piedi e lei prosegue a testa alta e con entusiasmo, lavorando e mettendo da parte i suoi scellini, mentre cerca di essere utile alla sua bella famiglia: il caro papà Paddy, la bella e saggia mamma Kate, il fratello minore Charlie, un po’ testa calda ma in fondo un bravo ragazzo, il piccolo Seamie, di quattro anni e l’ultima arrivata, la piccola Eileen; per non parlare degli amici, dal caro e buono “zio” Roddy, un agente di polizia, amico di famiglia, alla mamma di Joe, Rose.
Ma il bel quadro familiare si frantumerà ben presto e i sogni di un futuro come commerciante, nonché moglie di Joe, cominceranno a sfumare in modo drammatico.

Il “male” si insinuerà come un serpente, strisciando silenzioso, e come il serpente dell’Eden inizialmente avrà sembianze positive. Joe, stanco di lavorare obbedendo al padre dalla mentalità chiusa, che non ha “mire espansionistiche” e non crede di dover modificare e migliorare il proprio modo di lavorare per aprirsi margini di guadagno maggiori, decide di accettare una allettante proposta di lavoro a Covent Garden, da parte di un imprenditore, tale Tommy Peterson
E in effetti imparerà un sacco di cose e accrescerà le proprie competenze di commerciante, essendo già lui portato per questo e avendo da sempre tante belle idee e un grande entusiasmo; ma lontano dalla famiglia e dalla sua ragazza – che pure cerca di tranquillizzare, dicendole che con questo lavoro metterà da parte più soldi e più velocemente per poter aprire il loro negozio -, Joe si ritroverà invischiato suo malgrado in un ambiente che tenterà di “risucchiarlo”, allontanandolo dalla gelosa Fiona, che col suo istinto di donna capisce che sta rischiando di perdere il suo Joe..

Il mondo di Fiona comincerà  ben presto a crollarle addosso e diversi colpi di scena condurranno la bella, spaventata ma coraggiosa Fiona, a prender la manina del piccolo Seamie e a fuggire alla svelta da Londra, salpando su una nave della White Star (la stessa compagnia del Titanic), in compagnia di un giovanotto strambo ma simpatico e onesto (Nick) conosciuto per caso, e approdando in America, a New York, dove vive uno zio, fratello del padre, possessore di una drogheria, in cui Fiona intende imparare tante cose per aprire un giorno il proprio negozio (sogno che comunque non ha smesso di custodire).

Sola, senza famiglia e senza l’amore di sempre, Fiona non troverà a New York la situazione ”idilliaca” che sperava, ma questo non le impedirà d fare come sempre: alzare il mento, arrotolarsi le maniche e mettersi a lavoro per partire da zero e costruirsi un futuro.
La grinta e la determinazione di questa giovanissima ragazza, che non ha ancora 18 anni ma i cui occhi e le cui orecchie hanno visto e udito di tutto e il cui cuore nasconde pesi troppo grandi per una fanciulla, attraversano tutte le pagine di questo libro, in cui impariamo a conoscere Fiona ed apprezzarla, ammirarla per il suo carattere forte, non privo di fragilità, certo, ma capace di andare avanti nonostante le lacrime e i tanti momenti di solitudine, di disperazione, sempre circondata da persone che le vogliono bene e che le saranno di grande aiuto per realizzare i propri sogni, andando anche al di là delle proprie aspettative.

Un sogno che ha il sapore deciso e delizioso del tè e l’odore delicato delle rose tè.

Un sogno che si realizza non solo grazie alla caparbietà e alla forte personalità di colei che continua a crederci, ma anche grazie alla presenza di persone sincere e affettuose nelle quali, pure nella sconosciuta e frenetica New York, Fiona riesce a porre la propria fiducia.
Certo, non sarà sempre facile la via per il raggiungimento dei propri sogni e attraversandola Fiona incontrerà diverse persone e un paio di uomini, ai quali in qualche modo si legherà: Will McClane e Nick Soames, entrambi affettuosi con lei, sinceri nei loro sentimenti e, in qualche modo, entrambi ricambiati.
Ma nulla che somigli vagamente all’amore ardente e alla passione travolgente che il suo cuore e il suo corpo hanno provato con e per Joe.

Distanti chilometri e chilometri, divisi dall’oceano, entrambi vivono struggendosi l’un per l’altra, credendo che sia ormai troppo tardi e che ognuno ha ormai la propria vita.
Ma ci sono fuochi che non si possono estinguere e ciò che lega Joe e Fiona è qualcosa che mira a durare per sempre, a superare matrimoni sbagliati, risentimenti, destini avversi, anni di lontananza.

I giorni del tè e delle rose è una splendida storia d’amore, in cui quest’ultimo c’è in tutte le sue forme: l’amore tra i membri di una stessa famiglia, tra due innamorati, l’amore per il proprio lavoro, l’amore non corrisposto, l’amore non compreso (come quello omosessuale), l’amore che caratterizza la vera amicizia.

È anche una storia di rivincite, vendette, di odio e di crudeltà, sentimenti davanti ai quali Fiona non riuscirà mai ad abituarsi e che anzi la spingeranno a stringere i denti e ad andare diritta per la sua strada, a volte con successo, altre volte correndo rischi incredibili, ma sempre con la determinazione di chi agisce per amore, per il senso di giustizia, per orgoglio, per rispetto verso se stessi e i propri valori.

Diversi sono i personaggi che satellitano attorno alla testarda e bella protagonista, alcuni ci faranno indignare, altri ci commuoveranno o ci faranno sorridere di simpatia e tenerezza, ma è probabile che comunque non li dimenticheremo in fretta.

Un romanzo che ho letto in tutta fretta, non perché qualcuno mi corresse dietro ma per la voglia di andare avanti, di scoprire insieme a Fiona cosa le riservava il giorno dopo.
Fiona è un personaggio femminile che spesso mi ha ricordato Rossella O’Hara, anche se rispetto a quest’ultima, Fiona è molto più generosa, sensibile verso il prossimo, fedele all’amore che vive nel proprio cuore coma una fiammella inestinguibile; però le accomuno per la stessa forza, audacia, capacità di tenere la schiena dritta e il mento su, pronte a stringere i pugni e a guardare verso il futuro con il desiderio di prenderlo in mano e non di lasciarsi sopraffare dagli eventi (tragici) che la vita spesso riserva.
Anche il personaggio maschile mi è piaciuto molto, e in generale i personaggi principali sono ben tratteggiati e la stessa tecnica narrativa scelta dall’Autrice (sempre in terza persona) ci permette di vedere le cose da diversi punti di vista e di “sbirciare” in diverse vite, così da “sentire” le vicende più da vicino.

L’ambientazione anglo-americana della seconda metà dell’Ottocento, il riferimento a Jack Lo Squartatore, la descrizione vivida e vivace dei quartieri, delle persone, dei mercati, mi hanno catturata e immersa in quel contesto, come se fossi lì e potessi sentire odori, sapori, voci...

E’ il primo libro della Donnelly che leggo e non sarà l’ultimo; ho già pronto “Come una rosa d’inverno”, da portare con me in vacanza e da “spolpare” in auto, nel corso di 12 ore di viaggio dalla Puglia alla Svizzera.!! ^_^

Ok, non so se si è intuito, ma lo consiglio vivamente a chi ama il genere romance!!

sabato 5 gennaio 2013

Recensione: IL BAMBINO CHE SOGNAVA I CAVALLI di Pino Nazio



Oggi voglio parlarvi di un libro che narra una storia  triste; triste due volte: perché lo è in sé, in virtù dei fatti narrati, e perché purtroppo è veramente accaduta.


IL BAMBINO CHE SOGNAVA I CAVALLI.
779 giorni ostaggio dei corleonesi
di Pino Nazio



Ed. Sovera
384 pp
19.50 euro
2010
Questa triste storia vede coinvolto un innocente, un bambino senza colpa alcuna.

È un libro che ho letto con molta emozione e commozione e credo sia inevitabile perché chi si accosta ad esso lo fa con la consapevolezza che non è un romanzo, non è una "fiction"..., ma sono pagine che trasudano realtà..., una realtà per alcuni vicina, per altri (come me) piuttosto lontana (e grazie a Dio!), ma che non riesce a lasciarti indifferente perchè ti tocca nel profondo dell'anima, ti interroga, ti mette con le spalle al muro e ti scopre il velo su ciò che c'è di più profondo e complesso al mondo: l'animo e il cuore dell'uomo.

A quanta bassezza può scendere un essere umano?
Di quali atrocità e malvagità si può macchiare?

A cosa si è disposti a rinunciare di se stessi, della propria dignità di esseri umani (pensanti e con un cuore..) pur di restare fedeli a un'organizzazione dominata da logiche di potere, sopraffazione, abusi, violenze perpetrate su scala individuale e sociale?

Questo libro ci racconta la breve esistenza di un bambino, nato e cresciuto (seppur per pochi anni) nel posto sbagliato, forse anche nel tempo sbagliato; un posto in cui a far da padrona era (ed è? forse sì, ma voglio sperare in modo meno incisivo...) lei: la Mafia, Cosa Nostra.

"Il bambino che sognava i cavalli" ci racconta la storia vera di un bambino, Giuseppe Di Matteo, ostaggio dei corleonesi per 779 giorni; a fare questa ricostruzione lucida ma sensibile allo stesso tempo è Pino Nazio, giornalista ed inviato di "Chi l'ha visto?".
Giuseppe era un ragazzino di 13 anni come tanti; o meglio, sarebbe potuto essere uno dei tanti, ma non  lo era, suo malgrado: suo padre Santino era un affiliato di Cosa Nostra, come anche il nonno Giuseppe.

giuseppe
Con una sapiente ricostruzione del contesto storico-sociale, nonché "ideologico" proprio di cosa Nostra, Pino Nazio ci lascia scendere i gradini di una storia che, pagina dopo pagina, si tinge di colori scuri, cupi; gradini che ci conducono all'ultimo "passaggio segreto", al quale il lettore può decidere di non accedere; nel libro, verso la fine, c'è infatti  un capitolo chiuso, che può essere saltato senza perdere il filo della narrazione.

È chiuso perché arrivati lì ci si possa sentire liberi di decidere di non scendere i gradini che portano in un abisso, in un inferno che spaventa e inorridisce perché tragicamente reale.

Giuseppe Di Matteo
Giuseppe fotografato dai rapitori
Giuseppe era un bambino felice, che viveva col fratellino Nicola, la madre Franca e il padre Santino; affezionatissimo ai cavalli, Giuseppe partecipava alle gare di equitazione e tutti erano orgogliosi di lui; era un bambino dolce, pieno di gioia di vivere, curioso.
La sua vita è trascorsa serena fino al giorno in cui il padre è stato arrestato in quanto mafioso; l'uomo decide di diventare un "pentito" e di raccontare i "segreti di Cosa Nostra", i retroscena e i nomi di coloro che hanno ordinato delitti e stragi (compresa quella di Capaci).

Ma questo "cambiamento di pensiero" non piace ai vertici mafiosi, che decidono di vendicarsi dell'"infame pentito" Di Matteo sequestrandogli il figlio.
Tra questi "uomini d'onore" c'è lui, "u verru" (in siciliano, "il porco", chiamato anche "lo scannacristiani", per la crudeltà con la quale agiva verso le proprie vittime), Giovanni Brusca.
Brusca

Lo tengono nascosto per 775 giorni, trasferendolo spesso in varie "celle", umide, spoglie, tristi, dove il ragazzino è costretto a vivere (o sopravvivere ...) solo, senza poter respirare l'aria di fuori, senza poter fare ciò che tutti i ragazzi della sua età hanno il diritto di fare: vivere con serenità ed entusiasmo la propria fanciullezza, i propri sogni,
A Giuseppe questo diritto è stato tolto e così l'11 gennaio 1996 viene ammazzato: i suoi assassini lo strangolano e infine, per far perdere ogni traccia, lo sciolgono in una vasca piena di acido nitrico.

Non ce l'avrete con me se vi svelo questo triste finale; è una storia nota (purtroppo), che sarebbe stato meglio non scrivere per il semplice fatto che non è giusto che sia accaduta.
Della triste storia di Giuseppe si è tanto parlato, da allora, e questo libro più che mai riesce a fermare l'attenzione sui particolari, sulle parole, sui sentimenti di coloro che hanno subito la malvagità di uomini che hanno perso ogni barlume di umanità macchiandosi di efferati delitti.

Lo consiglio e credo che sarà apprezzato non solo per la sua accuratezza ma anche per la sensibilità nel palesare le emozioni, i pensieri, i conflitti interiori dei protagonisti, compresi i pensieri e le sofferenze subite da un bambino innocente: pensieri che avremmo voluto sapere da lui, se fosse stato liberato piuttosto che ucciso crudelmente, ma che possiamo solo immaginare, e l'autore ha saputo, anche in questo, essere toccante e profondo.
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