sabato 15 maggio 2021

Recensione: LA CONGIURA DELLE PASSIONI di Pietro De Sarlo


Ambientato in Basilicata nel periodo cruciale del Risorgimento, il romanzo storico di Pietro De Sarlo si concentra su fatti ed antefatti che, nel condurre dritti al processo di unificazione del nostro Paese, mostrano un Sud disomogeneo, frammentato, in balìa della confusione, diviso tra chi vorrebbe che il proprio presente restasse tale ma se lo vede, suo malgrado, scivolare tra le mani, e chi, in nome di un presunto progresso, è proiettato al "nuovo" che avanza, il quale sopraggiunge con il subdolo aiuto di chi è pronto a tradire le proprie radici e la propria terra, e la crudele forza delle armi e delle vessazioni da parte dello straniero occupante.


LA CONGIURA DELLE PASSIONI
di Pietro De Sarlo



Altrimedia Ed.
238 pp
"...la Storia va avanti per le sue correnti misteriose e non
dove sia giusto che vada e opporvisi non è una grande idea".

A Monte Saraceno (nome di fantasia), nell'Appennino Lucano, vive il figlio del Notaro di paese, il giovanissimo Pietrino, che si ritrova spettatore (e non solo) di eventi storici molto più grandi di lui.
In casa e in paese, ormai, non si parla d'altro: di questo personaggio che, alla testa dei suoi Mille, vuole conquistare il Regno delle Due Sicile:

"questo Garibaldo chi è e perché viene a invadere il Regno? Nessuno ci ha dichiarato guerra, Dio ci scampi e liberi!» (...) questo Garibaldo chi lo manda? Nessuno? E allora non è generale ma bandito, mi pare, o no?» 

Il fratello della mamma di Pietrino, lo zio Nicola Maria, ha abbracciato la causa dei Piemontisi, che vogliono il Mezzogiorno per formare un Paese unito, e il ragazzo ne è oltremodo affascinato; intanto, in cambio della fedeltà al Re di Sardegna, Vittorio Emanuele II, e di un arruolamento tra le file dei suoi eserciti, ai cafoni sono state promesse le terre, così da incoraggiarli a voltare le spalle a Franceschiello - il re Ferdinando II di Borbone - e ad accogliere il nuovo Re.

Il curioso Pietrino vive le proprie giornate divertendosi con gli amici ma con un orecchio sempre teso "alle cose degli adulti", di cui legge, tanto nei volti tirati quanto nei toni di voce irati, cruccio, timore, rabbia, perplessità, dubbi.
Attorno a lui gravitano altri personaggi, a partire da suo padre (il Notaro), preoccupato dalla piega che stanno prendendo gli eventi a causa di questo Garibaldo e dell'esercito piemontese; il cugino di lui, 'U Barone, uomo di potere, da sempre tenuto in considerazione da tutti in paese, che però pare stia mostrando un atteggiamento favorevole verso "lo straniero", cosa che non viene ben vista dai compaesani.

E poi ci sono la bella e procace Mirna (che provoca in un imbarazzato ed infatuato Pietrino i primi brividi di piacere) e sua madre 'A Masciara, una donna combattiva, dal carattere forte e determinato, che in molti rispettano e temono perché considerano una "strega", una fattucchiera che lancia malocchi e sentenze senza fallire mai un colpo.

Se i personaggi maschili sono per lo più, e a diverso titolo, coinvolti nelle questioni politiche, militari e sociali inerenti il passaggio dal regno borbonico a quello sabaudo (con tutto ciò che l'ha caratterizzato, tra brigantaggio, massacri di civili, plebisciti farsa, ufficiali borbonici trasformatisi in delatori e spie...), e spesso si impongono per la volubilità, l'arroganza, l'infedeltà - che sia il borioso Barone, convinto di dover avere tutti e tutte ai suoi piedi, o il tenente Corsini, che alterna alle imprese militari amorose avventure con ingenue (o quasi) donzelle(cosa che gli costerà cara) o il Capitano Emilio Sole, la cui irreprensibile e convinta devozione alla causa borbonica verrà messa alla prova -, ad apparirci più coerenti, decise e granitiche sono donne come Giulia, governante del Barone, ormai immune al fascino e alla prepotenza di quest'ultimo, la coraggiosa Mirna o ancora come sua madre, 'A Masciara, un personaggio femminile rilevante che incarna il Meridione, col suo carisma, la sua forza, le sue ancestrali superstizioni e, più di tutto, l'attaccamento viscerale alla propria terra, che lei vorrebbe poter difendere con le unghie e con i denti dal vigliacco usurpatore.

Ogni personaggio di questo libro, che potremmo rassomigliare - come suggerisce nella prefazione Gennaro De Crescenzo - ad un'opera teatrale, concorre, più o meno attivamente, a dare il proprio contributo all'avvicendarsi di fatti, intrighi, tradimenti, drammi individuali, famigliari e collettivi, tutti incastonati in un unico contesto: quello di una terra - lucana, nello specifico; meridionale, in generale - e di un momento storico contrassegnati da venti di cambiamento, da turbolenze e difficoltà di varia natura che contrassegnano e feriscono il Mezzogiorno, calpestato da una parte da nuovi ceti liberali dominanti, bramosi di potere e ricchezza, dall'altra dalla "ottusa e selvaggia repressione dei generali piemontesi".

Come poteva il Sud, e ancor meno un paesotto di contadini, diviso al suo interno tra chi resta fedele a re Francesco - Dio guardi! - e chi pensa che ormai il Regno delle Due Sicilie sia sinonimo di arretratezza e appartenga al passato, resistere?

"Sarebbe bastata una scintilla per far precipitare tutto e con l’estate, più che una scintilla, fu il fuoco delle passioni civili e amorose a determinare la catastrofe."

A creare dinamicità e a tenere incollato il lettore alle vicende narrate, quindi, sono sia le tante piccole storie che vedono alternarsi quali protagonisti alcuni di questi personaggi, sia la Storia - dove quella ufficiale, quella nota perché scritta dai vincitori, riportata sui libri e che abbiamo appreso anche a scuola, si scontra con "l'altra Storia", l'altra faccia della medaglia, con una narrazione dei fatti diversa che vede con un occhio decisamente meno edulcorato il processo di unificazione del nostro bel Paese.

Un'annessione o un'invasione? I piemontesi erano un esercito di occupanti in cerca di una terra da conquistare o lo strumento per liberare il povero e ignorante Mezzogiorno dal giogo arretrato dei Borbone?

«...qui a Monte Saraceno siete tutti contro la modernità e preferite il medioevo del Borbone! I piemontisi porteranno le strade, la via ferrata e il viver civile e… danari»
«Danari dite? L’Unità d’Italia è stata e sarà, ne ho fede invitta, la nostra redenzione morale. Ma è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, solo lo scorso anno, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L’Unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali.».


De Sarlo racconta questo complesso periodo storico in modo superbo, incastrando armonicamente gli elementi fittizi, propri della forma romanzata, con quelli veri appartenenti alla Storia, e in particolare a quella parte di storia meno nota ai più perché, si sa, la "versione" dei vinti viene facilmente sacrificata sull'altare delle "versioni ufficiali".

Ed è ai vinti che, in un certo senso, De Sarlo dà voce, mostrandoci con energia e realismo, con dialoghi incalzanti e un linguaggio vivace e consono al contesto e ai singoli attori, quanto travagliato sia stato il parto da cui ha avuto origine il nostro Paese, nato tra le doglie dolorose dei tradimenti e del sangue versato di innocenti.


"Questa Italia è una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco il Meridione e le isole squartando, fucilando e seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentano di infamare chiamandoli briganti."

Ciò che ne viene fuori è il ritratto affascinante e profondamente complesso di un'Italia purtroppo divisa, di un Mezzogiorno costretto, suo malgrado, ad attraversare il passaggio (tutt'altro che indolore e felice) da un regno ad un altro, passaggio che non necessariamente ha significato un vero miglioramento e che automaticamente è stato un "passo in avanti" dal punto di vista sociale, economico ecc.

Ringrazio di cuore l'Autore per avermi nuovamente omaggiato con la sua ultima fatica letteraria; è il suo terzo romanzo che leggo, e ogni volta resto piacevolmente colpita dalla bravura nella scelta e costruzione della struttura narrativa, nella caratterizzazione di personalità sempre particolari e ben delineate, nella precisa descrizione del contesto, che nel caso di questo romanzo storico ho davvero molto apprezzato, e non solo perchè amo la Storia (il periodo risorgimentale è tra quelli che maggiormente mi affascinano) ma anche per la capacità di farmi entrare dentro di essa, di portarmi sui "morenti borghi montani di Basilicata", di farmi sentire coinvolta dalle vicende raccontate.

Conoscere e ricordare chi siamo, da dove veniamo, di "cosa" siamo figli, quali sono le nostre radici, non è solo interessante per accrescere il personale bagaglio culturale, ma anche perché il presente e, ancor più, il futuro necessitano della memoria e del passato per essere costruiti con consapevolezza.

Assolutamente consigliato, tanto più se amate il genere e il periodo storico in oggetto.


Citazioni:

“Fummo traditi egualmente, egualmente spogliati, risorgeremo allo stesso tempo dalle nostre sventure; ché mai ha durato lungamente l’opera della iniquità, né sono eterne le usurpazioni. Una guerra ingiusta e contro la ragione delle genti ha invaso la Patria, non ostante che fosse in pace con tutte le potenze straniere d’Italia e d’Europa. Vedete in che stato siamo."

«E questo è quello che lascerete su questa terra. Una terra che fu data all’Origine del Mondo dal Sempiterno per antico patto a streghe e fieri briganti e che voi avete ucciso ma non piegato. Avete vinto con il tradimento e l’inganno e con l’aiuto di serpi con sembianze umane lanciate in mezzo a noi dal Maligno. Senza pudore hanno succhiato il latte della Madre Terra che li ha messi al mondo per poi avvelenarla e darla in pasto allo straniero che tutto ha depredato, stuprato e vilmente ucciso.»


2 commenti:

  1. Ciao Angela e buona domenica :) Che bel libro! Molto interessante lo spaccato di questo paese lucano con i suoi personaggi investiti dal vento della storia. Come in ogni situazione tragica viene fuori il meglio e il peggio dell'animo umano...

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    Risposte
    1. Verissimo, erielle!
      E tra queste pagine le singole storie sono scandite dalla grande storia...

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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