giovedì 20 agosto 2020

Libri in wishlist (agosto 2020)



Libri che vorrei leggere: nel primo si narra del terribile - e di cui poco si parla - genocidio del popolo armeno, visto con gli occhi di una bambina che ha vissuto in prima persona la tragedia; nel secondo si parla di disagio psichico; il terzo affronta il tema della memoria, del ricordo, e della ricerca delle proprie radici.


Le stanze di lavanda. 
Il romanzo di un'infanzia armena 
di Ondine Khayat

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«Sono nata ricca, ma ho visto la mia fortuna involarsi come uno stormo d’uccelli. Soltanto i miei ricordi mi appartengono, sono tante fragili tracce impresse dentro di me. Certi giorni, il sole le illumina; certe notti, rimangono intrappolate in una tempesta di ghiaccio.
Vivevamo a Marache, in Turchia, al confine con la Siria. È lì che sono venuta al mondo nel 1901. Mio nonno, Joseph Kerkorian, era armeno. Un uomo importante e saggio, solido come una roccia. 
Se, dopo l’inferno che ho conosciuto, dentro di me è rimasta una particella di fiducia nell’umanità, è grazie a lui.
Avevamo una casa magnifica, e un immenso giardino dai fiori di mille colori. Sono stata amata da mio padre, dalla mamma dai baci di lavanda, dalla sorellina Marie, dal mio impetuoso fratello Pierre e da Prescott, il nostro gatto armeno con un nome da lord inglese. 
E da Gil, il piccolo orfano ribelle che un giorno, sotto il salice piangente, mi ha dato il mio primo bacio. 
Erano giorni immensi, eppure non potevano contenerci tutti.
Nell’aprile 1915, il governo turco ha preso la decisione che ha precipitato le nostre vite nell’orrore: gli armeni dovevano sparire.
Può un cuore dilaniato continuare a battere? E un giardino devastato dare nuovi fiori? Come posso donare ancora, proprio io, a cui hanno tolto tutto? Ascolta Joraya, mia adorata nipote, il racconto di una vita mille volte dispersa.»

L'autrice.
Ondine Khayat è nata nel 1974 da madre francese e padre armeno. Attualmente vive a Parigi, dove collabora con varie ONG per la realizzazione di progetti umanitari. Per Piemme ha pubblicato Le stanze di lavanda e Il paese senza adulti.



IL MANICOMIO DEI BAMBINI.
Storie di istituzionalizzazione
di Alberto Gaino


Ed. Gruppo abele
224 pp
"Avevo tre anni quando un’assistente sociale mi portò a Villa Azzurra che di quel colore non aveva proprio nulla. Ci finii perché quella buona donna di mia mamma mi aveva avuto da un uomo che della paternità se ne infischiò allegramente, non l’ho mai incontrato. Lei era giovane e sola…"

Comincia così, con una storia terribilmente simile a molte altre, questo libro scritto per non dimenticare. 
Raccogliendo le cronache e le testimonianze di chi ha trascorso la propria infanzia dentro i manicomi, Alberto Gaino costruisce un racconto di quello che avveniva fra gli anni ’60 e ’70, prima della Legge Basaglia del 1978, senza tuttavia trascurare il presente e il futuro del disagio psichico, spostando l’analisi sui tagli ai servizi pubblici, sulla metamorfosi dei vecchi istituti, fino agli abusi degli interventi psichiatrici. 
In questo scenario, si allarga lo sguardo sulle odierne forme di disagio psichico giovanile e sull’adeguatezza ed efficacia degli interventi da parte della società.





VOGLIO SAPPIATE CHE CI SIAMO ANCORA
di Esther Safran Foer


Guanda
288 pp
Esther Safran Foer è cresciuta in una casa in cui il passato faceva troppa paura per poterne parlare. 
Figlia di genitori immigrati negli Stati Uniti dopo essere sopravvissuti allo sterminio delle rispettive famiglie, per Esther l’Olocausto è sempre stato un’ombra pronta a oscurare la vita di tutti i giorni, una presenza quasi concreta, ma a cui era vietato dare un nome. 
Anche da adulta, pur essendo riuscita a trovare soddisfazione nel lavoro, a sposarsi e a crescere tre figli, ha sempre sentito il bisogno di colmare il vuoto delle memorie famigliari. 
Fino al giorno in cui sua madre si è lasciata sfuggire una rivelazione sconvolgente. Esther ha deciso allora di partire alla ricerca dei luoghi in cui aveva vissuto e si era nascosto suo padre durante la guerra, e delle tracce di una sorella di cui aveva sempre ignorato l’esistenza. 
A guidarla, solo una vecchia foto in bianco e nero e una mappa disegnata a mano. 
Quello che scoprirà durante il suo viaggio in Ucraina – lo stesso percorso che Jonathan Safran Foer ha immaginato per il protagonista del suo romanzo, Ogni cosa è illuminata – non solo aprirà nuove porte sul passato, ma le concederà, finalmente, la possibilità di ritrovare se stessa e le sue radici

L'autrice.
Esther Safran Foer è stata per anni a capo del centro di cultura ebraica Sixth & I. Vive a Washington con il marito Bert e insieme hanno tre figli – Franklin, Jonathan e ­Joshua – e sei nipoti.

8 commenti:

  1. Ciao Angela! Non conoscevo questi libri ma sembrano interessanti! Sicuramente sono libri molto intensi e, secondo me, bisogna trovare il momento giusto per immergersi in essi! Ma sono curiosissima di sapere il tuo parere quando li leggerai! :)

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    1. Hai ragione, infatti le rimando all autunno perché in questo periodo sono poco concentrata :-/

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  2. Ciao Angela, mi interessano molto queste letture, soprattutto il primo, leggerò di sicuro le tue recensioni per sapere cosa ne pensi :-)

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  3. Il secondo libro sembra particolarmente interessante.

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    1. un tema delicatissimo; ne sono attratta anch'io, molto.

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  4. Ciao Angela, come sempre i libri che scegli di leggere affrontano temi impegnativi ma di sicuro interesse.Non conosco i romanzi che hai elencato ma "Il manicomio dei bambini" è un titolo a dir poco agghiacciante.Leggerò con vivo interesse le tue recensioni. Un caro saluto :)

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    1. Hai ragione, è un titolo forte!
      Un saluto :)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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