sabato 22 ottobre 2022

[[ RECENSIONE ]] QUELLO CHE RIMANE di Paula Fox



Paula Fox orienta lo sguardo del lettore sulla quotidianità di una coppia che, schiacciata dal peso della noia, dell'abitudinarietà e dello stress di ogni giorno, non sa più comunicare, comprendersi, accogliersi.
Un evento apparentemente insignificante incresperà le acque chete e noiose della loro vita a due.


QUELLO CHE RIMANE
di Paula Fox



Fazi Editore
trad. A. Cogolo
202 pp
Sophie e Otto Bentwood sono una coppia di mezz'età senza figli; lui è avvocato, lei lavora (saltuariamente) come traduttrice.

La sensazione che si ha da subito, nell'entrare nella loro casa, è di una vita famigliare monotona, piatta, priva di grosse emozioni e sorprese; quello tra i due coniugi dà l'idea di un rapporto annoiato, se non logorato quanto meno "stanco", scialbo, in cui a regnare è l'incomunicabilità.
Otto e Sophie non sanno parlarsi né tanto meno ascoltarsi; i loro dialoghi mi son parsi non dico surreali ma sicuramente irritanti e frustranti: l'uno sembra tapparsi le orecchie e non sentire ciò che dice l'altra, soprattutto se l'argomento è "scomodo" o fonte di tensione o divergenze d'opinione.
Spesso si parlano alzando la voce, manifestando nervosismo, fatica a sopportarsi; quasi sempre uno dei due - di fronte al menefreghismo e all'atteggiamento supponente del coniuge - deve arrendersi e non insistere, cambiando argomento o fingendo a sua volta indifferenza, ma in realtà accumulando risentimenti.

Lo so, mi rendo conto di non essere stata molto generosa con questa mia presentazione, ma è l'aria che si respira tra le loro mura.

Siamo a New York, verso la fine degli anni Sessanta; a ben guardare, Otto e Sophie Bentwood sono una coppia come tante e, a loro merito (ammesso che lo sia), va detto che nulla sembra scalfire la loro serenità di gente borghese.

Eppure, un pomeriggio, qualcosa di imprevisto accade. Benedetti imprevisti! Certe volte ciò che non ci aspettavamo e che va a creare frizioni e agitazione, potrebbe rivelarsi un evento positivo che dà un necessario scossone a una placidità che è sintomo di apatia!

Ebbene, a creare problemi è un gatto randagio, insistente visitatore alla ricerca di cibo.

Sophie, nonostante il marito sia di parere contrario, dà da mangiare alla bestiola, che però - che ingrato! - l'aggredisce, mordendola a una mano e procurandole una leggera ferita. 

Questo incidente, apparentemente sciocco e di scarsa importanza, innesca una strana reazione a catena: nell’arco di un weekend, la ferita di Sophie si fa sempre più preoccupante, la mano si gonfia e diventa rossa e dolorante; la donna cerca di restare razionale e lucida, di ostentare disinteresse e tranquillità ma in realtà dentro di sé è preoccupata e turbata.
E se la ferita dovesse peggiorare?

Otto, dopo una prima reazione di calma, si rende conto che quel morso è da far vedere a un medico: e se il gatto fosse affetto da rabbia e fosse necessaria un'antitetanica?

Mentre i due cercano di mascherare (ma perché, poi? Perché restare lì ad arrovellarsi il cervello sulla gravità della cosa invece che togliersi ogni dubbio andando in ospedale? Cosa spinge due adulti a comportarsi così? La paura di affrontare un problema serio e imprevisto?) le personali preoccupazioni - e di tranquillizzarsi l'un l'altra sminuendo la ferita -, altri piccoli episodi turbano la vita della coppia, come ad esempio i cattivi rapporti di Otto con il proprio collega Charlie.

Le pagine ci scorrono davanti e osserviamo marito e moglie mentre si urlano, si fraintendono, si innervosiscono, si chiudono nei propri silenzi ed elucubrazioni mentali, che non fanno che rendere il muro tra loro sempre più alto.
Li guardiamo, proviamo a capirne le motivazioni, i sentimenti, i desideri, le paure, i blocchi emotivi, ma non è facilissimo perché sono impenetrabili e hanno modi di ragionare ristretti e, forse, un tantino bizzarri; ingigantiscono e fanno drammi su bazzecole, non sanno gestire le contrarietà e quel vago senso di insoddisfazione, scontentezza, saltano su per un nonnulla, quando invece basterebbe fermarsi uno di fronte all'altra, guardarsi e parlarsi con sincerità, ritrovandosi.

Otto e Sophie vivono l'uno accanto all'altra da anni, si conoscono (o credono di conoscersi) a menadito, sanno prevedere reazioni, parole, silenzi, sospiri, rispostacce..., ma al lettore non sfugge come ciascuno sia ben murato nella propria roccaforte e non sappia chiedere aiuto e comprensione, né darne, di conseguenza.

Il grigio è il colore dominante di questa coppia di borghesi vicini ma lontani, perso ognuno nei propri pensieri, rimpianti e crucci; non c'è nulla di nuovo a rinvigorire il rapporto, sono esasperati ed esasperanti, pronti a sputarsi accuse reciproche; ci sembrano infelici, inappagati, scostanti, indolenti, sopportano a malapena la presenza del coniuge, pur non potendo immaginare la vita senza l'altro.

Questa insipidità si riversa su ogni altro aspetto della vita della coppia: lo sono i loro amici (banali, sgradevoli, superficiali, enigmatici, demotivati, tra il depresso e l'euforia sospetta), i luoghi e le case (descritti con una minuziosità esasperante che, alla fin fine, nulla aggiunge alla storia), i dialoghi e le interazioni con gli sconosciuti (passanti, medici...): l'autrice ci trasmette tutta la passività e la languida indolenza che scorre in queste persone e nella loro quotidianità.

A me Otto e Sophie hanno fatto pensare a due persone che stanno affogando pian piano e che sono incapaci di chiedere aiuto, pur urlandosi addosso e arrabbiandosi tantissimo (le emozioni le hanno pure loro, come tutti, ma scarseggiano in intelligenza emotiva); mi hanno comunicato sostanzialmente due tipi di  sentimenti: ora irritazione per la loro apatia, ora pietà per la loro infelicità.

La questione del morso accompagna i Bentwood per tutto il tempo, condizionandoli e costringendoli a rimettere in discussione non solo il loro matrimonio, ma anche la loro stessa esistenza, e forse quel maledetto morso potrebbe, seguendo percorsi inspiegabili, costituire un motivo per riavvicinarsi davvero e salvarsi reciprocamente dai dubbi, dal piattume, da una pericolosa abitudinarietà che finirebbe per soffocarli e allontanarli.

Il mio parere su questo romanzo, ahimè, non è positivo perché ho faticato ad avanzare nella lettura in quanto la trovavo poco stimolante in ogni aspetto:
- nell'argomento in sé: la cosa più interessante è proprio il morso... e non lo dico per fare dell'ironia, ma davvero... Leggevo ed aspettavo sostanzialmente di capire come si evolvesse la ferita, quasi aspettandomi un dramma che portasse un po' di movimento nella storia;
- per come è trattato e per la psicologia dei personaggi: io amo i romanzi incentrati sulle relazioni di coppia/famigliari, sulle loro dinamiche complesse in cui emergono fragilità, paure, insicurezze..., ma non sono riuscita ad entrare in sintonia con i protagonisti, con le loro vicende; non hanno personalità affascinanti e mi hanno per lo più seccata, quasi infastidita, per i loro atteggiamenti privi di energia, carattere e volontà; ripeto, il massimo dell'empatia l'ho provata attraverso il sentimento della pietà... (per la loro tristezza e infelicità, individuale e di coppia);
- le battute tra i protagonisti, e tra loro e i personaggi secondari, non hanno contribuito a creare dinamicità, a sostenere il ritmo narrativo, anzi... 

Ecco, per onestà intellettuale va detto, però, che - a prescindere dal mio personalissimo impatto emotivo e su come questo condizioni il mio ritenere il libro godibile o meno - se la Fox ha voluto sottolineare la mancanza di comunicazione nella coppia, il loro essersi persi nel labirinto di un legame e di un'esistenza sempre uguale, priva di stimoli e vigore, annoiata e annoiante, beh allora ci è riuscita in pieno, perché questo mi è arrivato, effettivamente!

Concludendo: sarà stato lo stile, quest'atmosfera un po' borghese-vintage e, passatemi il termine, "ammuffita", o forse sarà stata colpa mia e di una cattiva predisposizione..., non lo so..., ma non posso dire sia stata una lettura che mi ha coinvolta, incuriosita e appassionata. Ahimé.

venerdì 21 ottobre 2022

📚 Anteprima NN Editore - SLEEPWALK di Dan Chaon

 

Vi segnalo un'anteprima NN Editore che, personalmente, mi incuriosisce non poco.

È il nuovo romanzo di Dan Chaon, Sleepwalk,  in arrivo in tutte le librerie il 31 ottobre!


È la storia di Will Bear e del suo viaggio

Ed NN Editore
Trad. S. Castoldi
320 pp
USCITA
31 OTTOBRE 2022

attraverso un'America tanto devastata da essere quasi irriconoscibile.

Will Bear ha cinquant'anni e vive fuori dal mondo, viaggiando con il camper "Stella Polare" attraverso un'America distopica controllata da droni e uomini potenti.

Non ha mai avuto un vero lavoro, non ha mai pagato le tasse, non ha mai avuto una relazione seria.
Bonario scagnozzo con un passato complicato e solitario e una passione per  l'LSD, Will trascorre il suo tempo facendo commissioni, a volte losche e spesso pericolose, per un'organizzazione potente e spietata su cui si fa poche domande.

Quando riceve la telefonata di una certa Cammie, che gli dice di essere sua figlia e di essere in pericolo, comincia a dubitare di tutto quello in cui ha creduto fino a quel momento, diradando sempre di più la foschia che avvolge il suo passato.

In un viaggio senza sosta, Dan Chaon ci racconta un paese che ha perso ogni traccia di morale e senso del futuro, si interroga su dove siamo stati, dove stiamo andando e sui legami che ci portiamo dietro, a prescindere da quanto lontano viaggiamo per evitarli o quanto abilmente proviamo a nasconderli.

mercoledì 19 ottobre 2022

Paula Jean Welden, la vera Cappuccetto Rosso || un mistero irrisolto ||



In questo giorno, nell'anno 1928, nasceva Paula Jean Welden, figlia del noto ingegnere, architetto e designer William Walden.
Era una ragazza come tante, cresciuta  a Stamford, nel Connecticut, assieme ai genitori e tre sorelle; le piaceva dipingere a olio e acquerelli, disegnare a matita e carboncino, suonare la chitarra ed era un'esperta escursionista e campeggiatrice.

Il 1° dicembre del 1946, verso le 14.30, la diciottenne Paula Jean lasciava il dormitorio del Bennington College per incamminarsi lungo il sentiero di Long Trail e sparire per sempre, senza lasciare alcuna traccia.

Bennington College oggi



Si sa che indossava un parka rosso con pelliccia (soprannominata per questo Cappuccetto Rosso), jeans e scarpe da ginnastica.

La ragazza ha fatto l'autostop fino all'inizio del sentiero a Woodford; all'automobilista disse che avrebbe fatto un'escursione sul Long Trail fuori dalla Route 9, vicino al monte Glastenbury, ed è sulla Route 9 che è stata lasciata.
Si è intrattenuta a parlare con un gruppo di escursionisti ed è stata avvistata in quella che oggi è conosciuta come Harbour Road.
L'ultimo avvistamento confermato della Welden risale alle 16:00, quando ha parlato con un uomo sul sentiero e gli ha chiesto per quanto si estendesse.
 
Il sole è tramontato intorno alle 17:00 e ha iniziato a nevicare poche ore dopo; da tener presente che Paula indossava abiti troppo leggeri e poco adatti al rigido clima dicembrino.

Non vedendola tornare e attendendo fino al mattino successivo, la coinquilina si allarmò e cominciò ad avvertire le autorità scolastiche, le quali avvisarono la famiglia.


Seguirono settimane di ricerche; il college chiuse per diversi giorni e tutti, compresi studenti e docenti, parteciparono alle ricerche, assieme a volontari, familiari, truppe della Guardia Nazionale e vigili del fuoco. 

Che fine ha fatto Paula Jean?

La maggioranza delle persone si convinse che la Welden si fosse persa nei boschi. 

Ma poiché non emersero tracce del suo passaggio, pian piano iniziarono a essere prese in considerazione altre teorie.

Pare che fosse di umore insolitamente allegro quel giorno: e se avesse deciso di scappare per iniziare una nuova vita? Magari aveva un amante segreto e voleva fuggire con lui!

O forse si era ferita o colta da un'improvvisa amnesia!
Altri ancora hanno pensato che potesse essere depressa..., forse si era tolta la vita.
E se l'avessero rapita e poi uccisa?

Ad aggiungere un tocco di inquietudine in più ci pensa una "leggenda" legata proprio a quella zona del 
immagine 1
Vermont - denominata Triangolo di Bennington: si dice che essa fosse teatro di un numero non irrisorio di sparizioni misteriose tra gli anni '20 e gli anni '50.
Si racconta anche che i nativi americani fossero convinti dell'esistenza, nei boschi del Vermont, di creature mostruose e di uomini selvaggi che avrebbero abitato la zona da tempi antichi. 
Glastenbury, in particolare, è tradizionalmente considerata come "area maledetta" dagli indiani d'America.

Ispirandosi a questo misterioso ed irrisolto fatto di cronaca, Erin Kate Ryan ha scritto QUANTUM GIRL, un romanzo prismatico a metà tra il giallo e la storia di fantasmi, tra la cronaca e la finzione pura, in cui tutti i personaggi si specchiano inesorabilmente nei destini degli altri, in un vortice cangiante di possibilità e mistero.

Anche Shirley Jackson ha trattato questo caso davvero inquietante e senza soluzione in HANGSAMAN, ambientato in un college, che racconta la storia della diciassettenne Natalie Waite, una ragazza desiderosa di andare a scuola e lasciare la propria casa. Una volta arrivata al campus, Natalie si rende conto che la vita al college non le porta la felicità che desiderava, ma piuttosto altre ansie. A poco a poco, il mondo di Natalie inizia a diventare più complicato, finché non sarà più sicura di ciò che è reale e di ciò che è frutto della sua immaginazione.

L'interesse della Jackson per il caso Welden è da attribuire, molto probabilmente, al fatto che lei stessa vivesse a Bennington in quegli anni, mentre il marito, Stanley Edgar, lavorava nel college cui non fece più ritorno Paula.




Fonti consultate:

https://obscurevermont.com/ (immagine 1) 

domenica 16 ottobre 2022

❤ RECENSIONE ❤ LA SORELLA PERDUTA di Lucinda Riley (vol. #7)



Dopo aver percorso, insieme alle prime sei sorelle D'Aplièse (Maia, Ally, Star, CeCe, Tiggy ed Electra), l'incredibile viaggio di ciascuna alla scoperta delle proprie origini e famiglie biologiche, con il settimo volume della bella saga "Le Sette Sorelle", la compianta Lucinda Riley ci presenta la più misteriosa tra loro: la famosa "sorella perduta".
Il cammino per giungere a lei, scoprirne l'identità e appurare che non ci siano errori di identificazione, è lungo e molto avventuroso, porterà a sciogliere diversi nodi, a rispondere a tante domande e, giunti alla fine, si avrà la consapevolezza che, a fronte di alcuni misteri svelati, ne resta uno - il principale - da conoscere e risolvere: quello di Pa' Salt, il padre delle sette sorelle. 


8. Atlas: la storia di Pa' Salt (sul sito dell'autrice è riportato che il romanzo sarà pubblicato in tutto il mondo a maggio del 2023, e che Harry Whittaker, figlio di Lucinda, ne è il co-autore).


LA SORELLA PERDUTA
di Lucinda Riley



Ed. Giunti
trad. F. Zaniboni
G. Taddeo
864 pp
Mary-Kate McDougal ha ventidue anni, vive a Gibbston Valley (Nuova Zelanda) ed ha da poco perso suo padre, Jock.
La sua famiglia è proprietaria di The Vinery, un'azienda vinicola che sta rendendo bene e che negli ultimi tempi è passata (anche) nelle mani del fratello Jack (maggiore di dieci anni); adesso che il papà non c'è più, tocca al giovane e alla mamma Merry (nomignolo datole sin dall'infanzia, ma il suo vero nome è Mary) portare avanti l'attività, mentre Mary-Kate cerca di sfondare come cantante nel mondo della musica.
Ma la sua vita e ogni certezza stanno per subire un colpo non indifferente, che travolgerà come un fiume in piena non solo lei ma anche la madre e il fratello.

E sì, sono coinvolte le sorelle d'Aplièse.

Maia ed Ally hanno appena scoperto, grazie all'avvocato di Pa', Georg, che la sorella perduta vive in Nuova Zelanda, si chiama Mary, che il loro defunto padre non ha fatto in tempo ad adottarla, avendone perduto le tracce (?), e che come segno di riconoscimento questa figlia mancata e mancante (corrispondente a Merope) ha un anello speciale a sette punte (tante quante sono le sorelle delle Pleiadi), impreziosito da smeraldi e diamanti.

Le due sorelle sono entusiaste all'idea di essere vicine al ritrovamento dell'ultima sorella, tanto più che s'avvicina il giorno del primo anniversario della morte di Pa' ed esse hanno in programma una crociera da fare tutte insieme per commemorare il genitore deponendo una corona di fiori in Grecia.
Sarebbe davvero meraviglioso se la trovassero in tempo per questa importantissima occasione, così da essere finalmente tutte unite a ricordare il defunto padre adottivo.

Ma le cose si riveleranno meno semplici del previsto e richiederanno, da parte delle sorelle D'Aplièse, tutta la loro caparbietà e il loro impegno per cercare Merope.
Si scatena, quindi, una vera e propria "caccia alla sorella", che vedrà coinvolte tutte loro in diverse parti del mondo: CeCe e la compagna Chrissie volano in Nuova Zelanda a parlare con Mary-Kate, la quale sembra avere tutti i requisti per essere la sorella perduta, per età perché è stata adottata dai McDougal; inoltre possiede un anello che - stando alla descrizione - pare essere proprio quello indicato da Georg; purtroppo non ce l'ha in quel momento disponibile in quanto sua madre Merry l'ha portato con sé  in viaggio: dopo la morte del devoto e amato marito, la donna ((una bella 58enne in formissima e di origini irlandesi) si è presa un periodo di svago per allontanarsi un po' da casa e andare in giro per Stati Uniti, Canada ed Europa, magari cogliendo l'occasione di visitare famigliari e vecchi amici.

Le sorelle D'Aplièse capiscono che il perno di tutto è questa Merry: ha l'anello (fondamentale per capire se la figlia sia o no la loro sorella perduta) ed è l'unica a poter chiarire le origini biologiche della stessa Mary-Kate, informazioni indispensabili per identificarla come Merope o meno.

Insomma, questa Merry McDougal va rintracciata, ovunque sia e a qualunque costo!

Il lettore assiste, da questo momento, a una situazione che forse lo farà anche sorridere: le sei sorelle sono sparse ovunque nel mondo - Star in Inghilterra, Electra a Toronto, CeCe nell'isola di Norfolk (dove Merry è andata all'inizio del suo tour, a trovare una cara amica d'infanzia), Ally si reca in Provenza ad incontrare il figlio Jack per carpirgli informazioni utili, Tiggy potrebbe raggiungere Dublino, Maia resta ad Atlantis a coordinare le operazioni... - e si aggiornano costantemente per poter volare là dove si ferma Merry, così da avvicinarla e farle le domande che stanno loro più a cuore.

Ma Merry, in realtà, non le vuole incontrare, è terrorizzata all'idea (perché?) e ogni volta che capisce che una di queste strambe sorelle D'Aplièse - tutte con i nomi delle stelle della costellazioni delle Pleiadi, tutte adottate da questo fantomatico padre di cui non sanno né nome né professione né origini, chiamato solo Pa'Salt - le sta dando la caccia, la donna scappa via impaurita.

Cosa vogliono da lei queste sorelle sconosciute? E cosa vogliono da sua figlia Mary-Kate? È vero, la ragazza è stata adottata, ma in base a quale criterio esse pensano che sia la loro "sorella perduta"? 
In virtù dell'anello?? Ma quello è un regalo fatto a Merry stessa dal suo padrino Ambrose tanti anni prima, non ha nulla a che fare con Mary-Kate in maniera diretta!

Fatto sta e come sia sia, Maia&Sisters sono all'affannata ricerca di Merry, l'unica che può fugare ogni dubbio e il prima possibile, perché a breve ci sarà la crociera per commemorare Pa' e loro vorrebbero essere in sette e non solo in sei.

Ok, cari lettori, questa è la situazione di partenza: ogni risposta può darla solo Merry, ma Merry non vuole.
Perché? In realtà Merry fugge da qualcuno che per lei, da ormai più di trent'anni, è il suo incubo, la sua minaccia più terribile, colui per colpa del quale ha dovuto cambiare identità, Paese, continente addirittura, trovando rifugio in Nuova Zelanda e rifacendosi una vita in una zona sperduta, dove nessuno la conosce.
Dove nessuno sa chi sia lei davvero, quale sia il suo passato e da cosa e da chi sia scappata, piena di terrore.

Merry McDougal non è il suo vero nome; lei è Mary O'Reilly ed è nata e cresciuta nella contea rurale del West Cork, nel sud dell'Irlanda, da cui è andata via quando aveva ventuno anni per non tornarci più.
La spasmodica caccia che le stanno dando le sei donne e il suo tour per ritrovare un po' di serenità, diventano, suo malgrado, l'occasione propizia per ritornare a quel passato e a quelle origini che le appartengono, alle quali è legata nell'intimo e questo legame non è stato reciso neppure in trentasette anni di lontananza.

Merry torna a Dublino, dove ha studiato, e incontra Ambrose, il suo padrino, un uomo ormai anziano e provato che non ha mai smesso di pensarla, volerle bene e chiedersi che fine avesse fatto.
Perché Merry lasciò l'Irlanda in fretta e furia, come se avesse il diavolo alle calcagna e non vi ha fatto più ritorno neanche per una visita ai suoi cari? Cosa o chi l'hanno tenuta lontana?

È arrivato il momento di rispondere a ogni dubbio e interrogativo e, nel dare risposte e spiegazioni, altre domande sorgeranno per Merry, che si ritrova - ripercorrendo la propria storia personale e  famigliare - a scoprire particolari di sé e delle proprie radici che non conosceva... e che gettano una luce nuova e diversa sulla sua stessa identità: chi è davvero Mary O'Reilly/Merry McDougal?

Come sempre accade nei romanzi della Riley, la narrazione degli avvenimenti del presente (2008) viene interrotta per dare spazio alle vicende del passato; un passato chiaramente collegato a quello che è l'argomento principale: l'identità della sorella perduta.

In questo libro il passato è diviso in due filoni: il 1920 e gli anni Sessanta; l'ambientazione è però comune ed è il West Cork, Irlanda.

Il nostro viaggio nel 1920 ha luogo grazie alla lettura di un diario; a scriverlo è stata una giovane donna, Nuala, appartenente a una famiglia di convinti feniani *, che combattevano per la libertà dell'Irlanda dal giogo inglese.
La vita di Nuala è ricca di avventura e non priva di pericoli, in quanto non solo i membri della sua famiglia sono dei ribelli pronti a lottare con le unghie e con i denti per il loro amato Paese, sacrificando anche la loro stessa vita, ma pure lei è parte delle "Cumann na mBan" (pronuncia: cu-mann na mahn), il consiglio delle donne irlandesi,  una forza paramilitare che diede il suo rilevante contributo alla rivoluzione irlandese; erano donne che lavoravano per aiutare i propri uomini in questa guerra, preparando loro i pasti, lavando indumenti, portando messaggi di nascosto, facendo le spie e raccogliendo notizie importanti per colpire il nemico britannico.

Nuala è un bel personaggio: è una donna forte, saggia, sensibile ma anche tanto tenace, combattiva, disposta al sacrificio, devota al proprio marito, Finn, anch'egli ribelle e repubblicano convinto, fedelissimo alla causa irlandese.
La Riley racconta il periodo della rivoluzione irlandese in modo vivido, immersivo, permettendo al lettore di sentirsi uno spettatore coinvolto nelle vicende narrate, drammatiche e in cui viene versato inevitabilmente molto sangue, intrise di dolore, perdite, lutti, nonché divisioni in famiglia se qualcuno cominciava a pensarla diversamente e si tirava indietro dal far parte dei ribelli.

L'altro filone del passato, come dicevo, si aggira attorno agli anni Sessanta e riguarda l'infanzia di Merry, vissuta nella stessa contea di Nuala (non è un caso, certo, e scopriremo nel corso della lettura cosa le lega); intelligente e acuta, la piccola Merry cresce in una famiglia numerosa: il papà John (gran lavoratore, marito amorevole e padre premuroso ma, ahilui, con la debolezza di alzare il gomito ai primi problemi), la dolce e cara mamma Maggie (che muore giovane, di parto) e molti fratelli e sorelle, tra cui Kate, di poco più grande e con cui è sempre stata legatissima nell'infanzia e nell'adolescenza.

A vegliare su questa bella famiglia ci sono due figure maschili importanti: padre James O'Brien (un parroco che ama davvero e di cuore i suoi parrocchiani, visitandoli, aiutandoli e spendendosi per loro in ogni modo) e Ambrose, amico del prete, uomo di cultura e padrino di Merry, della cui istruzione si occuperà con determinazione fino a quando potrà (fino al college, poi Merry sparirà, come abbiamo detto).

Il motivo per cui O'Brien e Ambrose sono legati in modo speciale alla piccola Merry ci viene spiegato nel corso della lettura.

Il romanzo sulla settima sorella è forse il più denso e complesso dei sette: è pieno di dettagli, piccoli colpi di scena che aprono la porta  nuovi scenari, a nuove letture e nuove chiavi per aprire altre porte e fare le necessarie connessioni, capire parentele, svelare identità e porre ogni tessera al posto giusto in questo mega puzzle che Lucinda compone passo dopo passo.

È quindi una narrazione intrecciata, intricata, con molta carne al fuoco; se è vero che, giunti alla fine, ci vien detto esplicitamente chi sia la sorella perduta, è altrettanto vero che i dubbi vengono tranquillamente abbastanza presto, per cui c'è solo da riceverne conferma e mettere i puntini su ogni i.

Se, come dicevo più su, la caccia alla donna da parte di Maia&Sisters mi ha quasi divertita, ad avermi colpito e coinvolto molto a livello empatico è stata quella relativa a Nuala e alla rivoluzione per rendere l'Irlanda una Repubblica, separata dagli inglesi; essendo piuttosto appassionata di Storia, il contesto di questa terra meravigliosa il cui suolo s'è sporcato di tanto sangue prima di conquistare la libertà tanto agognata - sommosse e attacchi terroristici, guerra di religione cattolici-protestanti, "Cumann na mBan"... - mi è piaciuto davvero molto e conto di fare ricerche per conto mio; questo è l'aspetto, dei libri dell'autrice, che amo di più: il fatto che mi invogli a "studiare", a fare ricerche per colmare eventuali lacune culturali.

Il volume consta di 840 pagine, non proprio un libriccino, dunque, ma vi dico che l'ho terminato in poco tempo; in particolare, le ultime 450/500 pagine le ho letteralmente divorate, passando da un capitolo all'altro senza riuscire a fermarmi.
In conclusione, è un romanzo intricato, pregno di dettagli e informazioni che chiariscono il mistero delle Sette Sorelle e che, al contempo, convergono sempre verso la figura più sfuggente ed enigmatica: Pa'Salt.

Ogni risposta su di lui è rimandata all'ottavo ed ultimo libro di questa saga famigliare che, non smetto di ripeterlo, trovo appassionante, avvincente e scritta magistralmente dalla cara Lucinda..., che mi mancherà sempre perché avrebbe avuto senza dubbio ancora tante storie emozionanti da regalarci.


"Penso sia nella natura umana credere che le persone che ami vivranno per sempre, quindi spesso si evita di porre le domande fondamentali finché non è troppo tardi".



Se avete voglia di un'infarinatura circa l'ambientazione, fate un salto sul sito della scrittrice >> QUI <<

*  membri di organizzazioni segrete irlandesi il cui scopo era l'instaurazione, attraverso la rivolta armata, di una Repubblica irlandese indipendente dal governo inglese

giovedì 13 ottobre 2022

PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA ♥ Joyce Carol Oates // Donato Carrisi ♥

 

Due anteprime per me degne di attenzione, e magari lo sono anche per voi ☺

Torna in libreria Joyce Carol Oates con RESPIRA: in parte romanzo psicologico, in parte ghost story, è un’esplorazione dell’ossessione – radicata nella domesticità coniugale – di essere fedeli all’amato e allo stesso tempo di sopravvivere al trauma della perdita.


Ed. La Nave di Teseo
Trad. C. Prosperi
432 pp
USCITA
18 OTTOBRE 2022

Michaela e Gerard, originari di Cambridge (Massachusetts), si stabiliscono a Santa Tierra, nel New Mexico, in mezzo a paesaggi bellissimi e inquietanti.
Gerard ha ottenuto un’importante borsa di studio per le sue ricerche e Michaela l’ha seguito senza esitare.
Quando Gerard viene colpito da una misteriosa malattia (inizialmente viene mal diagnosticata), le loro vite vengono sconvolte.
A trentasette anni, Michaela rischia di perdere il marito, che nel tempo è diventato un pilastro fondamentalea nella sua formazione e per la sua identità.
Michaela si prende disperatamente cura di Gerard nei suoi ultimi giorni, ma le sue amorevoli cure non bastano a salvarlo.
Il lutto provoca un vero e proprio sdoppiamento in Michaela, con il suo alter ego disposto a tutto pur di ricongiungersi al marito, desideroso di seguirlo fino alla fine.

Con un racconto vivido, doloroso e sentito, che mescola sogno e realtà, Joyce Carol Oates descrive la traiettoria di sofferenza di chi resta ed è costretto a resistere alla perdita e a combattere per ritrovare il proprio posto nel mondo.


📚♥📚♥📚♥


Altro attesissimo ritorno: Carrisi, non Al Bano ma Donato 😅


LA CASA DELLE LUCI



Ed. Longanesi
432 pp
USCITA
8 NOVEMBRE 2022
Eva, dieci anni,  vive con una governante e una ragazza finlandese, Maja Salo.

Dei genitori nessuna traccia.
È proprio Maja a cercare disperatamente l’aiuto di Pietro Gerber, il miglior ipnotista di Firenze, l’addormentatore di bambini.
Da qualche tempo Eva ha un amichetto immaginario, senza nome e senza volto. E a causa di questa presenza, forse Eva è in pericolo.
Ma la reputazione di Pietro Gerber è in rovina e, per certi versi, lo è lui stesso. Confuso e incerto sul proprio destino, Pietro accetta, pur con mille riserve, di confrontarsi con Eva e col suo amico immaginario.
È in quel momento che si spalanca una porta invisibile davanti a lui: la voce del bambino perduto che parla attraverso Eva, quando lei è sotto ipno­si, non gli è sconosciuta e, soprattutto, quella voce conosce Pietro, il suo passato, e sembra possedere una verità rimasta celata troppo a lungo su qualcosa che è avvenuto in una calda estate di quando lui era un bambino. Perché a undici anni Pietro Gerber è morto. E il misterioso fatto accaduto dopo la sua morte ancora lo tormenta.

lunedì 10 ottobre 2022

Buon compleanno, Nora Roberts!!



Oggi è il compleanno di Nora Roberts, che compie 72 anni!

Eleanor Marie Robertson (all'anagrafe) è nata a Silver Spring il 10 ottobre 1950.

Entrambi i suoi genitori sono di origine irlandese e lei spesso si descrive come una "donna irlandese in tutto e per tutto".

Nel corso della sua carriera, ha scritto molte opere con gli pseudonimi di J.D. Robb, Sarah Hardesty e Jill March.
A tal proposito, pare che sia stato il suo editore (negli anni '90) a proporle di pubblicare sotto pseudonimo in quanto egli non riusciva a tenere il passo con l'elevata produzione di romanzi di Nora.

La scelta del nome J.D. Robb - i libri sotto questo nome erano del genere romantic suspense - "nasce" dalle iniziali dei suoi due figli - Jason e Dan -, mentre Robb è una forma abbreviata di Roberts.

È stata la prima autrice ad essere inserita nella Romance Writers of America Hall of Fame.

Molti dei suoi libri sono stati adattati in film per la TV, come Luci d'inverno, La palude della morte, Montana Sky.
I suoi romanzi (ne ha scritti più di 150) scalano sempre le classifiche e tanti di essi sono stati classificati tra i bestseller dal New York Times.

Ha scritto la sua prima storia nel 1979, a quasi 30 anni, mentre era bloccata in casa a causa di una bufera di neve. Il suo primo romanzo è stato "Irish Thoroughbred".

Quando la Roberts scrive trilogie, preferisce terminare tutti e tre i libri di fila.

La maggior parte dei suoi romanzi è ambientata ad Ardmore, contea di Waterford.  
I suoi romanzi sono stati pubblicati in 35 paesi.

Durante il secondo anno di liceo, alla Montgomery Blair High School, ha incontrato il suo primo marito, Ronald Aufdem-Brinke; hanno divorziato nel 1983.

È una fan sfegatata del baseball.

Nel 1997 ha intentato una causa di plagio alla collega Janet Dailey, che ha ammesso di aver scopiazzato.

È proprietaria di una libreria chiamata "Turn the Page Books" a Boonsboro, nel Maryland.


pagina FB



Nora e il suo secondo marito possiedono l'Inn BoonsBoro, un b&b le cui suite si ispirano alle coppie letterarie dei romanzi rosa (di Nora e non solo).


b&b




Fonti consultate:

sabato 8 ottobre 2022

[[ RECENSIONE ]] LE SORELLE LACROIX di Georges Simenon



Una famiglia in apparenza come tante, in cui sembra regnare l'armonia, la tranquillità; ecco, tutt'al più si potrebbe additare la vita famigliare dei Vernes-Lacroix come fin troppo comune, anzi, diciamo pure noiosa e insipida.
Ma il lettore è avvertito già nell'epigrafe dall'autore: «Ogni famiglia ha uno scheletro nell'armadio».
Sì, perché a ben guardare, tra le mura di quella grande casa a più piani a Bayeux, non si odono voci allegre e non si vedono uscire dalla porta persone con un sorriso felice: c'è molto silenzio, poche parole dette a voce bassa, accompagnate da sguardi carichi di diffidenza, di odio e vendetta, di rabbia covata e vecchia di anni.
Un'aria vischiosa, cupa ed irrespirabile si percepisce in quella silenziosa dimora; il lettore ne avverte tutta la pesantezza e sente come i personaggi che vi abitano ne siano contaminati, nel corpo e nell'anima.


LE SORELLE LACROIX 
di Georges Simenon


Adelphi
trad. F. e L. Di Lella
171 pp
«Fa’ che sia io a morire per prima!... O che moriamo tutti insieme, mia madre, mio padre, Jacques...».

A pronunciare, tra le lacrime, questa singolare invocazione alla Madonna è una ragazza di soli diciassette anni, Geneviève, mentre è in chiesa a pregare.
E sarà l'ultima volta che metterà il piede fuori di casa.
Non solo, ma dal momento in cui varcherà la soglia dell'abitazione - che condivide con la madre (Mathilde), la zia materna Poldine, il padre Emmanuel e il fratello Jacques - la sua salute, già cagionevole, diventerà sempre più debole, la sua esistenza inattiva e, similmente ad un cerino che va via via spegnendosi e la sua fiammella si fa sempre più piccola, anche il fisico della giovane ragazza si ammalerà, di giorno in giorno e progressivamente.
Le uniche mura che vedrà, nelle settimane successive, saranno quelle della propria spoglia cameretta.
Ne uscirà mai? 
Ma soprattutto, cos'ha che non va Geneviève? È malata? Se sì, di cosa?

La famiglia interpella più dottori e luminari, che però non capiscono quale sia il male che affligge il corpo di quest'adolescente che si sta "semplicemente" spegnendo da sola, in un letto, senza far nulla per aiutarsi, senza sentire il desiderio e il bisogno di mangiare o la forza per mettersi in piedi.
Geneviève non ha voglia di vivere.
È profondamente infelice; è stanca di guardarsi intorno "come un animale che fiuta un pericolo", di essere preda di una costante agitazione che le fa provare un dolore fisico. 
Se qualcuno le chiede il perché di tanta sofferenza, la ragazza non sa cosa dire.

"Chissà, forse soffriva in anticipo per qualcosa che non era ancora successo. O forse, come a volte aveva pensato, soffriva al posto di qualcun altro, per errore."

Per cercare di capire quale sia l'origine del malessere mentale e fisico di Geneviève, dobbiamo entrare con lei in casa sua e porci come osservatori attenti.
Solo osservando ogni dettaglio (ad es., gli sguardi che si scambiano i membri della famiglia, ogni impercettibile gesto), ponendoci all'ascolto di ogni bisbiglio, di ogni porta aperta o chiusa, di ogni passo sulle scale, possiamo cominciare a capire come siano le giornate tra quelle mura.

E così vedremo come dietro le esistenze monotone e placide di una famiglia "normale", non ci sia, in realtà, nulla di normale, di bello, di gioioso. Tutt'altro.

Mathilde - la madre di Geneviève e Jacques - è una donna triste, silenziosa, che guarda tutti da una prospettiva "storta": con la testa inclinata di lato, non guarda i famigliari bensì li spia, lanciando occhiatine furtive, con quelle sue labbra che cercano costantemente di ingannare l’altro con un pallido sorriso, nascondendo pensieri, emozioni, desideri, richieste.
Mathilde non è una madre affettuosa, si è data poco ai propri figli, i quali infatti non provano grossi slanci d'affetto per lei; Jacques, in particolare, prova un misto di indifferenza e disprezzo.
È una moglie stanca, priva di dolcezza, comprensione; lei col marito non dialoga, neanche litiga. Come potrebbe farlo? Ha giurato, in passato, di non parlargli mai più. Perché? La ragione c'è, certo, ed è la stessa che da anni crea tensioni, frizioni, rancori, ostilità. 

È proprio lui: lo scheletro nell'armadio.
Quel segreto antipatico e umiliante che unisce e al contempo divide le due sorelle Lacroix, Mathilde e Poldine, che si conoscono alla perfezione come solo due sorelle cresciute insieme, e mai separate, possono conoscersi.
Si odiano, non si sopportano, si parlano a monosillabi e quando la dose di parole aumenta è solo perché è Poldine a volerlo, a provocare, stuzzicare, ferire, con il suo tono tagliente, le sue battute acide e l'atteggiamento presuntuoso e prepotente.

Poldine l'odiosa e l'odiata; Poldine, l'effettiva padrona di casa, quella con cui vanno a parlare il fittavolo o il medico, colei che decide pure cosa si mangia e distribuisce zuppe nei piatti per tutti.
Poldine, che si è sposata ma è stata praticamente sempre nubile; suo marito è un'ombra debolissima e ormai invisibile che vive tranquilla per i fatti suoi in Svizzera, e intanto la moglie e la figlia, Sophie, sono vissute con Mathilde e famiglia.

Poldine, la sorella forte, decisa, tirannica, impicciona: vuol sapere tutto di tutti in casa, non sopporta di essere esclusa o ignorata; bisogna chiederle il permesso pure per alzarsi da tavola.
Insomma, non è propriamente la sorella, la cognata e la zia che tutti vorremmo.

E lei lo sa ma non fa nulla per farsi amare.
Perché, come sua sorella - più remissiva, che la detesta ma, allo stesso tempo, non potrebbe mai separarsi da lei, anzi ne è dipendente - anche lei cova sentimenti negativi e distruttivi, di vendetta, odio, pieni di risentimento.
E tutto questo marcio non può non venir fuori, in qualche modo..., magari con un deplorevole tentativo di avvelenamento da parte di uno di loro, degno di un giallo "alla Agatha Christie"...!

La figlia, Sophie, è il contrario di Geneviève: ben piazzata, rumorosa, sicura di sé, indipendente, irriverente, pratica.
E zoppa. E la zoppìa l'ha resa poco simpatica e molto livorosa verso colei che, in qualche modo, è legata all'evento che le ha procurato l'incidente alla gamba.

Emmanuel Vernes è il marito di Mathilde.
Fa il pittore e si chiude nel proprio atelier per ore ed ore; non ci tiene ad uscire da quella stanza - gabbia e rifugio insieme - e non siamo noi a dover biasimarlo per questo: chi avrebbe voglia di trovarsi in mezzo a quelle due sorelle che si odiano ma non riescono a star lontane, che sporcano di malignità tutto ciò su cui posano lo sguardo?
Mathilde non gli parla e lo guarda con disapprovazione o, nel migliore dei casi, con indifferenza.
Poldine altrettanto, ma talvolta gli rivolge la parola per rimproverarlo, trattarlo male, farlo sentire un essere inutile.
Ed è così che, effettivamente, l'uomo si sente in quella casa in cui tutti si spiano con la coda dell'occhio, dove non ci sono mai sorrisi né parole gentili, dove ogni parola o breve dialogo scorre sui binari del doppio senso e delle espressioni ambigue, dei toni di voce aspri, degli sguardi impietosi e sempre pregni di sottintesi e mancanza di fiducia.
Anche Emmanuel è molto infelice; l'unica persona che sembra amarlo è la povera Geneviève, che però dal basso del suo giaciglio non fa nulla per alleviare la solitudine del padre.

E poi c'è Jacques, il ribelle di casa. L'unico che sembra destarsi dal torpore di quell'atmosfera carica di parole non dette, di mormorii spiacevoli, intervallati da qualche violenta sceneggiata.
L'unico che si accorge che la loro non è una famiglia normale, ma una "gabbia di matti", un posto da cui scappare, che puzza di un deprimente e desolante squallore, dove l'unico colore è il grigio, cupo e triste.

Insomma, cari lettori, la famiglia Lacroix ha i suoi piccoli torbidi segreti; segreti che, però, a dire il vero, sono chiari come il sole che brilla nel cielo, eppure tutti fingono di non sapere, impegnati come sono a ripiegarsi su loro stessi, a chiudersi ciascuno nel proprio bozzolo.

"La verità è che voi, tu e tua sorella, avete bisogno di odio...".

C'è che rimpiazza un amore con un altro amore e chi rimpiazza un odio con un altro odio, e non riesce a vivere se non ha un'idea fissa, un'ossessione da alimentare e da rovesciare su qualcuno.

Il legame tra le due sorelle Lacroix - indiscusse protagoniste di questo breve romanzo -  è morboso, insano ed è alimentato e tenuto in vita dai continui sospetti e dall'odiarsi a vicenda,  dal sorridersi a mezza bocca, dall'osservare di nascosto, dal camminare in punta di piedi e dall'aprire le porte senza fare rumore, sbucando fuori all'improvviso per cogliere l'altra in flagrante...

Quale sia il segreto di questa famiglia, quali siano i comportamenti che ciascuno dei membri mette in atto per sopravvivere (o per sfuggire) in questo circo - popolato non da buffi pagliacci ma da maschere di Pierrot che comunicano tristezza -, li lascio scoprire a voi lettori, se avrete voglia di mettere il naso in una casa che - vi avviso - non ha un'atmosfera allegra, piuttosto è greve e soffocante.
Ed esercita per questo una fascinazione misteriosa e inevitabile sul lettore, che viene indotto a restare in quelle camere, a far su e giù da un piano all'altro, a origliare conversazioni, a guardare impotente chi si lascia scivolare tra le dita la voglia di vivere, a irritarsi tanto con i passivi quanto con i dispotici.

Simenon ha costruito una storia di per sé semplice, in cui non si può dire che accada chissà quale avvenimento sensazionale, dove i personaggi non sono attraenti, vincenti, gradevoli, come non lo è (volutamente) l'ambientazione (sempre la medesima in tutto il libro) e la sensazione di essere chiusi anche noi in un ambiente piccolo e irrespirabile è palpabile.

Ma ciò che mi affascina di questo autore è il suo essere un maestro raffinato e acuto quando si tratta di  scrutare nei rapporti umani, facendo emergere i lati oscuri e torbidi dell'essere umano, rendendo visibili malesseri interiori, lasciandoci respirare odio, cattiverie, animosità, ripicche, che noi riusciamo poi a vedere scritti negli occhi, nei toni di voce, nelle poche ma efficaci parole, nei silenzi carichi di livore e solitudine.

Questa è la storia di un dramma famigliare in cui a contare è l'universo emotivo dei personaggi, le loro sofferenze, gli inganni, l'ipocrisia, i dispetti commessi l'uno a danno dell'altro, che si trasformano in ragnatele pronte a legarli per sempre ma altresì a renderli immobili, senza vie d'uscita, avvolti inesorabilmente in una profonda infelicità, vittime di un clima malsano che ciascuno di essi ha contribuito a creare.



[CURIOSITÀ: cercavo una lettura breve e veloce, mi sono "imbattuta" nella recensione di questo libro sul blog di Aquila Reale.. e ho colto la palla al balzo ^_- ]


mercoledì 5 ottobre 2022

** GIORNATA MONDIALE DEGLI INSEGNANTI **

 

Il 5 ottobre è la GIORNATA MONDIALE DEGLI INSEGNANTI.




A differenza degli anni precedenti, (in questo periodo) non posso dire che questa sia una giornata che mi riguardi personalmente perché non sto attualmente esercitando la professione, ma ciò non toglie che io continui a sentirmi, nel cuore, ancora un po' maestra.

Ho pensato di contribuire alla "celebrazione" di questa figura assolutamente importante nella nostra società attraverso... tadaàààà!!... i LIBRI! 

Eccone alcuni in cui figurano insegnanti e, soprattutto, in cui essi sono, se non centrali e protagonisti, quanto meno personaggi dall'influenza non secondaria.


"Avete mai avuto davvero un maestro? Uno che vi vedeva come qualcosa di rozzo ma al tempo stesso prezioso, un gioiello che, con la saggezza, sarebbe potuto assurgere a fulgidi splendori. Se siete così fortunati da trovare insegnanti del genere sulla vostra strada, sarete sempre capaci di tornare da loro. A volte solo con la vostra mente." (M. Albom)



GLI INSEGNANTI CHE FANNO LA DIFFERENZA


SPEAK. Le parole non dette di Laurie Halse Anderson

Si racconta la storia di Melinda Sordino, un'adolescente appena 14enne che ha vissuto un'esperienza traumatica che, oltre a causarle tanto dolore, la rende un’emarginata.
Al liceo, infatti, tutti la evitano.
Melinda si isola e comincia ad avere difficoltà a parlare sia a scuola che a casa, rinchiudendosi nell’eremo dei suoi pensieri, dove le bugie e le ipocrisie della scuola, degli insegnanti e dei genitori sprofondano nel suo stesso silenzio e l’unico sollievo che le rimane è quello di non parlare.
C'è una sola persona che riesce ad infilarsi nel groviglio di quei pensieri e a scalfire il muro di silenzio: il bizzarro prof. di Educazione Artistica, che pretende che i suoi alunni, dai propri disegni ed opere, traggano fuori e mostrino la propria anima? 
Forse lui è più sensibile degli altri?
È un libro che affronta tematiche importanti, dal bullismo alla violenza fisica, ai conflitti con i genitori e con gli insegnanti, e invita anche gli adulti a riflettere sul proprio ruolo di educatore delle giovani generazioni, sulla necessità di affinare le proprie capacità di empatia, ascolto, comprensione, a maggior ragione quando da parte dei ragazzi di parole ne giungono troppo poche.


EPPURE CADIAMO FELICI di Enrico Galiano  

Anche Gioia - sebbene per altre ragioni - vive con fatica la propria adolescenza, non si sente capita se non da un adulto, che ha ha intuito come dietro l'apparente indifferenza della ragazza e quel volersene stare per conto proprio, ella celi un universo di domande, interrogativi, timori, speranze, perplessità che desidera condividere con qualcuno, un adulto maturo, possibilmente: è il professor Bove, docente di filosofia, che ogni giorno raggiunge Gioia e si dispone molto socraticamente ad ascoltare la sua domande, per provare a darle non tanto una risposta soddisfacente e univoca, quanto una "strada" per ragionare con la propria testa, per scavare dentro sè perchè spesso le risposte a tanti quesiti sono già lì, da qualche parte nella nostra testa, bisognava solo trovare il modo per farle emergere.
È l'insegnante che tutti vorremmo: saggio, ironico, incoraggiante, che rende la propria materia qualcosa di vivo, concreto per i propri studenti e li "costringe" a riflettere, valutare, autoesaminarsi, farsi domande.


I MIEI MARTEDI' COL PROFESSORE di Mitch Albom

Anche l'autore di questo libro breve ma denso di insegnamenti, ha avuto un prof indimenticabile, unico.
Mitch è solo in apparenza un uomo soddisfatto; in realtà, cova dentro di sè più di un vuoto, che - anche se non lo ammette neppure con se stesso - desidera colmare. E per farlo ha bisogno di qualcuno che lo aiuti.
Bisognoso di un maestro di vita, un mentore, un educatore che gli indichi la via per ritrovare sé stesso, ritorna con la memoria agli anni verdi della giovinezza e a quel docente universitario che insegnava sociologia e che ha amato e apprezzato, come uomo e come insegnante, per la sua profondità spirituale, per la sua umanità, per la capacità empatica nel rapportarsi agli altri, studenti compresi.
Quell'uomo è il professor Morrie Schwartz e, quando Mitch scopre che è molto malato, va a trovarlo ogni martedì: un appuntamento fisso con un uomo che saprà dargli ciò che cerca.


ALMARINA di Valeria Parrella

Elisabetta è un'insegnante che ogni giorno va in un carcere minorile e incontra le proprie alunne, giovani detenute tra cui c'è Almarina, e con lei instaura un legame speciale: due donne in divenire, che si trovano, si comprendono, e a dispetto dei cavilli burocratici, dei tanti interrogativi e della paura di sbagliare, si regalano reciprocamente la possibilità di essere un punto di partenza l'una per l'altra.
Elisabetta con Almarina sente di voler provare ad andare oltre il semplice affezionarsi agli alunni, di fare qualcosa di concreto per dare una possibilità a questa giovane che con la sua presenza ha dischiuso una luce nuova nel suo cuore.

  
BIANCA COME IL LATTE, ROSSA COME IL SANGUE di Alessandro D'Avenia

Leo è un sedicenne come tanti, che ama stare con gli amici a divertirsi e giudica i professori "una specie protetta che speri si estingua definitivamente". 
Fino al giorno in in classe arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, che da subito sembra diverso dagli altri docenti: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno. 
Parallelamente, Leo  custodisce dentro di sé un sogno di nome Beatrice. 
Quando scopre che Beatrice è ammalata, il ragazzo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande...


UNA MISSIONE...  TANTI MODI PER VIVERLA



Beatrice è l'insegnante di questo romanzo storico: è alla ricerca di un’indipendenza economica e sociale; pur sapendo e volendo, in una certa misura, obbedire alle etichette e alle convenzioni sociali, in lei si nasconde uno spirito battagliero e femminista, soffocato dalle circostanze avverse e dalle persone che le sono vicine e che le impongono il ruolo di donnina nubile sottomessa, debole, sola, bisognosa di protezione, incapace di gestire da sé le proprie necessità.
Il lavoro come insegnante è un’àncora cui Beatrice vuole aggrapparsi per non dover dipendere da nessuno, uomo compreso, convinta com’è della propria libertà di donna non maritata.


STORIA DI UNA PROFESSORESSA di Vauro Senesi

La protagonista è Ester, una professoressa che crede fermamente nel suo lavoro, nel suo ruolo.
Fin da ragazza, da quando frequenta la parrocchia e aiuta don Carlo, un prete di borgata che legge ai ragazzi don Milani oltre che il Vangelo e cerca di strappare i figli degli ultimi al loro destino di esclusione.
È stato lui a creare il doposcuola in cui Ester ha compiuto i primi passi da insegnante e attraverso la vicenda appassionata e appassionante di questa donna, prima scolara e studentessa e poi professoressa, il lettore ripercorre oltre quarant’anni di scuola e di società italiana, dagli anni sessanta a oggi.


IL ROSSO E IL BLU di Mario Lodoli

Insegnante di professione, l'autore nel proprio libro affronta i molti «cuori ed errori» che sono disseminati nella scuola italiana, e di cui è testimone quotidiano, esprimendo così il proprio punto di vista sui tanti temi che entrano nel dibattito pubblico sull'educazione scolastica e i giovani di oggi: dal momento topico dell'esame di maturità alla piaga emergente del bullismo; dalla straniante e defatigante esperienza delle gite di classe al problema della droga, dall'angoscia degli studenti per il loro futuro alla sintonia magica che talvolta si crea con il loro professore.


GLI ANNI FULGENTI DI MISS BRODIE di Muriel Spark.

Bontà, Bellezza e Verità: sono i dogmi dell'insegnamento di Miss Jean Brodie. Siamo a Edimburgo, negli anni Trenta, Miss Brodie ammette, con candida alterigia, che la sua unica vocazione sono le allieve, e l'unica missione farle diventare "la crème de la crème". 
Tanto zelo può persino indurla a cercare di trasformare le più dotate in doppi di se stessa e a scegliere una di loro per vivere in sua vece un amore che ritiene improprio soddisfare di persona. 
Tortuose collusioni psicologiche, tentativi di plagio, una passione repressa e goduta per interposta persona, il rigore calvinista di una crisi di coscienza: il libro è un labirinto psicologico ed insieme un congegno narrativo perfetto.


QUESTA SCUOLA NON È UN ALBERGO di Pino Imperatore

Il protagonista di questo romanzo spensierato e simpatico è il diciottenne Angelo, la cui vita si snoda tra scuola e famiglia, ed è resa unica e bella dalla presenza dei propri cari, del pappagallo Cico, dei compagni di classe, con cui si appresta ad affrontare la maturità, e anche degli insegnanti, di cui l'autore di offre una galleria variegata, buffa, divertente che, a me che sono stata studentessa più di venti anni fa, ha instillato un pizzico di dolce nostalgia.

❤❤❤


Il mio è lontano dall'essere un elenco esaustivo, quindi se avete altri titoli interessanti a tema "insegnanti/maestri", mi farà assolutamente piacere leggere i vostri consigli!


martedì 4 ottobre 2022

Scarica gratis "Caldo, terrore a 42°" di Gianfranco Virardi

 

Buongiorno, cari lettori!

Volevo segnalarvi che mercoledì 5 ottobre fino alle ore 24.00 per 24 h sarà scaricabile gratuitamente da Amazon in formato Kindle, il nuovo romanzo thriller di Gianfranco Virardi: Caldo, terrore a 42°.

Ecco il link al download gratuito su Amazon



Sinossi 
174 pp



Torna il commissario Dilori, già protagonista del thriller Nickname, morte in rete. Anche questa storia è del tutto autonoma e leggerla senza conoscerlo, non altera minimamente la comprensione della narrazione. Ci sono cose orribili che avvengono inspiegabilmente, sono le azioni peggiori perché il loro immotivato accadere produce effetti devastanti anche per chi non ne resta direttamente vittima. 
L'estate romana, che sta per esplodere, sarà ricordata da tutti come la più orrenda stagione di terrore senza senso. 
Nell'orrore di solito non c'è ragione, ma può esserci una causa, una spiegazione, un movente. Nei fatti di sangue che leggerai, invece, non c'è un motivo apparente. 
Nessuno saprà mai perché sono stati commessi, tranne l'autore degli stessi crimini e tu che stai leggendo.
Un altro romanzo che ti cattura fino all’ultima pagina, ambientato tra le vie di Roma, dove il senso di giustizia diventa movente criminale e la vendetta si trasforma in insana follia, oltre il tempo, contro gli
innocenti.
Il traffico cittadino, l’afa che rende l’aria quasi irrespirabile, i vapori acri e catramosi dell’asfalto, la temperatura vicina ai quarantadue gradi, pochi pendolari arrostiti alle fermate del tram.
Eccezionale ondata di caldo da oltre una settimana. 
Una strage nelle viscere della città e subito dopo un triplice omicidio in superficie, in uno scenario macabro e inspiegabile. 
Cosa sta succedendo? Le indagini di un abile commissario e la voglia di scoop di un buffo giornalista locale riusciranno a fermare il colpevole?

domenica 2 ottobre 2022

✔ RECENSIONE ✔ 2030: APOCALYPSE WAR di Elisa Delpari



Se in 1944: THE REBELLION, Elisa Delpari ci aveva trasportati nel periodo della seconda guerra mondiale attraverso un incredibile viaggio nel tempo della protagonista (Elektra), quest'ultima, in 2030: APOCALYPSE WAR, vive nella New York del futuro (un futuro comunque non lontano rispetto al nostro) in cui il mondo è oggetto delle brame di potere di un tirannico imperatore giapponese che va assolutamente fermato; a farlo, saranno gruppi di resistenza armata, guidato proprio da Elektra.


Ed. Gruppo Albatros Il Filo
454 pp
Sono trascorsi più di dieci anni da quando Elektra ha vissuto l'esperienza più straordinaria della propria vita: dopo aver scoperto (in seguito a delle inspiegabili visioni) che la bisnonna Lisa era stata attiva sul fronte della resistenza partigiana durante la guerra, combattendo contro i nazisti, la ragazza aveva avuto modo di vivere - con l'aiuto di un ipnotista -  in quel drammatico periodo "incarnandosi" (anche se solo mentalmente) nei panni della bisnonna.

Attualmente vive nella Grande Mela, lavora in ospedale come medico chirurgo ed è sposata con Daniel, responsabile del reparto informatico nella Tec Enterprise, un'azienda che si occupa di creare  nuovi software per poi impiantarli nel “corpo” di robot.

Siamo nel 2030 e l'autrice immagina un prossimo futuro in cui, tra i tanti cambiamenti, si riscontra la massiccia diffusione di robot, costruiti con tanta precisione da poter sostituire senza problemi l'uomo in tantissimi ambiti; uno di questi - chiamato Zeus - lavora proprio in casa di Elektra come aiutante, pur essendo la donna molto scettica circa la presenza di questo essere robotico e non umano in famiglia.

Ogni tanto Elektra pensa con nostalgia a Bologna e alla bisnonna, a ciò che "insieme" hanno vissuto, ma un giorno succede qualcosa che le fa capire come ciò che l'è capitato in passato stia per ripresentarsi: le visioni, infatti,  ritornano, ma questa volta esse non rivelano episodi già accaduti, bensì che accadranno, che sia a breve o tra molto, Elektra ancora non può saperlo.

Fatto sta che, ovviamente, ne è turbata: cosa vogliono significare questi "sogni ad occhi aperti" che durano pochi minuti ma che le permettono di individuare specifici e chiari personaggi, volti, nomi, ambientazioni e azioni?

Le visioni (o meglio, premonizioni) sembrano appartenere a un futuro post-apocalittico, nel quale la protagonista scorge una New York distrutta da un evento devastante, e poiché esse aumentano d'intensità mostrando scenari di morte e distruzione, in cui si vede coinvolta in prima persona assieme ad altri ragazzi - e vede anche coinvolto, in una certa misura, anche Daniel e la Tec con i suoi robot -, Elektra comprende che un grave pericolo sta per travolgere l'intero pianeta.

In particolare, ad esser sempre più evidente è il Paese da cui sta per giungere il nemico: il Giappone, dove l'imperatore Wuang Lee è salito al potere con cattive intenzioni e con metodi di governo oltremodo discutibili, dittatoriali e violenti, volti a sottomettere la popolazione e a reprimere ogni accenno di rivolta e ribellione.
Ma come se non bastasse, quest'imperatore mira ad espandere il proprio potere ovunque nel mondo, per sottomettere anche altri popoli.

Elektra è sconvolta da queste premonizioni e dal fatto stesso di aver scoperto di possedere il dono di preveggenza, e sente inoltre l'urgenza di dover essere pronta nel momento in cui queste visioni si realizzeranno.
Perché non ci sono dubbi che avverranno, quindi bisogna stare attenti e prepararsi.

Anzitutto, ne parla con il marito, che le crede e si dimostra comprensivo e preoccupato al pensiero che lui stesso, seppur non volendo, sarà coinvolto nella costruzione di robot intelligenti e distruttivi, che verranno impiegati per agire contro i civili; Zeus, il robot di casa, pian piano dà segnali di essere una macchina diversa dalle altre, in grado di provare e riconoscere le emozioni, di mostrare empatia verso la sua "padrona" Elektra, che infatti apprende come lui sia speciale e come dietro quella corazza si nasconda un'anima sensibile (la ragione ci viene spiegate nel corso della narrazione).

Grazie al suo lavoro in ospedale, la donna ha modo di incontrare diversi ragazzi e ragazze che, nei giorni e settimane a venire, andranno a formare la squadra di combattenti di cui lei sarà a capo: Jack, Sara, Sakura ed altre persone, ciascuna con poteri straordinari (potere di guarigione, telepatia, teletrasporto, controllo degli elementi della natura...) che risulteranno molto utili, anzi necessari, per iniziare e portare avanti con successo la resistenza armata contro i giapponesi.

Di lì a poco, secondo quanto mostra la tv, il folle imperatore comincia la sua opera di occupazione militare dei Paesi vicini e non solo: giunge in Europa ed è pronto ad arrivare anche in America.
Va fermato, Elektra è pronta a scendere in campo e a guidare i suoi compagni di lotta perché il male non abbia il sopravvento, a scapito di miliardi di persone innocenti e inermi.

In particolare, dovrà vedersela con il generale dell’impero giapponese Yamamoto, a comando dell'esercito inviato per sottomettere gli abitanti attraverso metodi barbari e crudeli; quando arriva a New York, in poco tempo crea caos e paura, e riesce ad avere il totale controllo della metropoli. 

Ma Elektra, proprio grazie alle premonizioni, al costante sostegno del marito e all’aiuto dei suoi amici coraggiosi e pieni di talenti paranormali, formerà un team di ribelli decisi a combatterà l’invasore fino allo scontro finale, per riconquistare la libertà.


Il paranormal fantasy di Elisa Delpari passa dallo sfondo storico del romanzo precedente a quello futuristico/distopico di questo romanzo, che immagina un domani in realtà piuttosto vicino a noi, in cui i robot si sono affiancati agli esseri umani - soppiantandoli in alcuni ambiti professionali -, i grattacieli altissimi e moderni hanno sostituito completamente le case in pietra, niente schermi ma proiezioni olografiche..., insomma le conoscenze tecnico-informatiche sono andate avanti.

Come l'altro romanzo, anche questo ha il pregio di risultare di facile e immediata lettura, con una generosa presenza di dialoghi e di momenti avventurosi che creano ritmo e dinamicità.

A mio avviso, lo stile di scrittura ha mantenuto le stesse caratteristiche del precedente libro, in cui avevo sottolineato come - pur apprezzando lo sforzo nel voler contestualizzare le vicende in un periodo storico ben preciso - ci fosse però una certa "ingenuità" e un po' troppa leggerezza nel descrivere determinati aspetti (importanti) del nazismo; ecco questa cosa l'ho ravvisata anche in questo testo, in cui trovo ci sia troppa precipitazione nel voler fornire un sacco di elenchi, dettagli e informazioni per far capire al lettore il tipo di contesto in cui è collocata la storia, col rischio però di non dosare le informazioni superflue e di curare poco quelle che meriterebbero magari più attenzione.

Ho trovato la scrittura un po' ripetitiva tanto nella descrizione di alcune situazioni,quanto nell'uso di determinati verbi ed espressioni, il che rischia di appiattire la narrazione in sé, nonché i personaggi e le loro personalità, ciascuna delle quali dovrebbe emergere nel vivo dei dialoghi e delle azioni, più che negli aggettivi elencati dalla voce narrante (Elektra, nel nostro caso), cosa che potrebbe impedire al lettore di immedesimarsi in ciò che legge e far apparire tutto troppo distante.

inoltre, ci sono alcune imprecisioni legate all'uso della punteggiatura e altre di tipo linguistico (ad es. il pronome complemento "gli" viene impiegato per rivolgersi a personaggi femminili).

Nel complesso, il romanzo è piacevole, si lascia leggere, il materiale c'è e le idee pure, pur con qualche pecca (ovviamente è solo il mio parere, per cui è opinabile) e son certa che per il resto - come una maggiore attenzione e cura circa lo spessore psicologico dei personaggi (almeno i principali) o l'aspetto del linguaggio - c'è sempre modo e tempo per migliorare.

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