venerdì 22 aprile 2016

Recensione: LE FATE DEL TRAVANCORE di Nicola Tenani



Le Fate del Travancore di Nicola Tenani è una raccolta di tre racconti che ci parlano dell'India, in particolare del Kerala, dei suoi colori, dei suoi odori e sapori, delle tradizioni e delle credenze, ma soprattutto della sua gente, con il suo carico di dolori, sogni, speranze, di umanità.


LE FATE DEL TRAVANCORE
di Nicola Tenani


Editore: Panesi Edizioni
Formati: epub e mobi
150 pagine
Prezzo: € 2,99
Genere: narrativa, viaggio spirituale
Data di uscita: 
09/03/2016
Il Travancore è una regione dell’India prima dell’Indipendenza del 1947, a cavallo tra gli attuali confini meridionali dello stato del Kerala (allora suddiviso in tre regioni, Travancore, Kochi, Malabar) e parte del confinante Tamil Nadu.

A prescindere dalla suddivisione del territorio, il Travancore esiste ancora in virtù della specificità della sua cultura, di cibi, usanze, aspetti naturalistici, templi, luoghi, storie di uomini e donne forgiate nei millenni al senso dell’armonia interreligiosa e alla convivenza tra caste ed etnie variegate.

La protagoniste di questo libro sono tre donne, diverse per età, che l'Autore definisce "fate".

"Chi sono “Le fate del Travancore”?Sono il lato femminile, lunare, di quell’angolo meridionale e tropicale di India che nel passato aveva il nome di Travancore: assieme a Kochi e Malabar le tre antiche aree che assieme compongono il Kerala oggi.Le mie fate sono nate tra leggende e storie quotidiane molto diverse dalle fiabe europee; la “fata” come concetto legato alla magia non esiste, non così riferito, non di certo pensato come pensiero etereo di entità piccine e incantate, o incantatrici.Eppure nei lunghi mesi vissuti in più periodi in Kerala, ho incontrato tante fate, senza ali, senza bacchetta: sono le bambine, le donne, le vecchie che ogni giorno lottano, soffrono, ridono, pregano, gioiscono, cucinano, studiano, giocano, lavorano, sopportano la loro condizione di essere donne nate in una cultura che le vuole relegate ad un gradino (a volte molti di più in qualsiasi altro stato del sub-continente indiano), posto più in basso rispetto al genere maschile."

Nel primo racconto conosciamo Subha, vedova e madre del giovane Suraj, fidanzato con la bella Bitja; su di lui la donna ripone tutte le speranze di madre e futura nonna, ma un tragico incidente spezza la vita del ragazzo, togliendo a Subha non solo l'adorato figlio, ma anche tutto ciò che di bello era legato a lui.
Cosa le resta?
Il dolore, la solitudine, i giorni sempre uguali, sono l'unica sua compagnia, e le avversità sembrano non lasciarla in pace; eppure, un filo di luce si fa spazio tra le nubi scure e giunge a portare inaspettati giorni di serenità e letizia.

E poi c'è la piccola Sajitha, danzatrice di Mohiniyattam, alle prese non soltanto con le faticose prove di ballo insieme alla sua maestra Manju, ma ancor di più con la scoperta di sé, del suo talento nella danza sacra, dei suoi sogni di danzatrice, nonchè del rapporto profondo che la lega all'insegnante, esigente e rigorosa quando si tratta di preparare le coreografie, ma anche comprensiva e materna quando c'è bisogno di consolare ed incoraggiare la sua pupilla nei momenti di sconforto. Ma quando i piccoli traguardi non sembrano raggiunti come si vorrebbe, non bisogna mai disperare perchè la vita può riservare piacevoli sorprese, e questo Sajitha avrà modo di impararlo...

E poi c'è la giovane moglie e mamma, Judy, di religione cristiana, sposata con Joosamarian, un uomo fondamentalmente buono che però negli ultimi tempi ha problemi con l'alcool, finendo per diventare troppo spesso violento con la povera moglie.
Purtroppo le "poche prospettive, lavori saltuari, un oceano depauperato dai grandi pescherecci senza scrupoli" stanno rendendo l'uomo (e non soltanto lui, ma anche altri uomini della comunità) frustrato e in preda alla disperazione; inevitabilmente la moglie è infelice e triste, e spesso le lacrime le rigano il volto mentre è seduta in riva al mare, non riuscendo a vedere delle possibilità di cambiamento.
Ma Joosamarian deve ritrovare in se stesso la voglia di riscattarsi, di prendere in mano la vita sua e della propria famiglia e provare a cambiare le cose attraverso piccoli progetti realizzabili con qualche sacrificio, certo, ma quelli si affrontano insieme:

"....dopo mesi di buio finalmente una luce in fondo agli occhi immensi di un uomo ancora ragazzo si accese. Entrambi avevano venticinque anni, entrambi avevano ventimila sogni ma piccoli come un regalo inatteso.".

Sono tre storie che ci mostrano la vasta e ricca realtà di questa zona dell'India, che danno modo al lettore di immergersi totalmente in essa, passeggiando con calma e attenzione - non con la superficialità del turista che sa di restare nel luogo di vacanza alcuni giorni per poi andar via in compagnia di foto, ricordi e souvenir (il turista è troppo impegnato a vivere la vacanza in frivolezza per soffermarsi a pensare alla realtà locale) - per le strade e i villaggi, osservando da vicino le persone, i loro abiti particolari e colorati, gli ornamenti delle donne, la loro bellezza semplice eppure affascinante, assaporando i loro cibi esotici speziati, apprezzando la capacità di far convivere diverse culture e fedi.
Un'India diversa da quella troppo spesso raccontata dai media - come ci fa notare lo stesso autore nell'introduzione al libro -, che è quella della violenza sulle donne, della povertà; non che essa non sia reale, lo è eccome, ma c'è anche un'India ricca di fascino e colori, di bellezze naturali non solo da immortalare con una digitale (o forse dovrei dire con l'Iphone) ma da "gustare da vicino", soffermandosi a godere del tepore del sole o dell'odore del mare, lasciando che la natura e le persone coinvolte ci parlino di loro stessi, e se questo non è possibile farlo fisicamente (viaggiando), allora lo si può fare leggendo libri come questo.

La scrittura chiara ed accurata, le descrizioni vivide e poetiche di persone e luoghi, fanno emergere l'amore e l'ammirazione dell'Autore per quei posti, in cui di certo ha lasciato un pezzetto del proprio cuore, e proprio questo modo di parlarci della "sua India", così appassionato e realistico, dà al lettore attento e sensibile una prospettiva "interna" (frutto della personale esperienza e dei viaggi di chi scrive, condivisi con noi in forma romanzata) che ci lascia entrare nel vivo del tessuto culturale e naturale di un Paese lontano da noi ma che, grazie alle pagine vive di questo libro, diventa famigliare, ed è impossibile non riuscire ad immaginare ambienti, gesti, abiti, persone, e a non provare simpatia o tenerezza per le dolci fate del Trevancore.

Un libro che ci trasporta nel Kerala, permettendoci di fare un viaggio che, lungi dall'essere una mera descrizione di paesaggi, usi e costumi, assume un carattere "spirituale", umano, chiedendo al lettore di togliersi i propri occhiali di turista occidentale per vedere tutto con gli occhi meravigliati e "incontaminati" del viaggiatore "che non appartiene ad alcun luogo in particolare" ma che "si sposta lentamente da un punto all’altro della Terra...".

Ringrazio l'Autore per l'opportunità di leggere il suo libro e non posso che consigliarvelo!!

2 commenti:

  1. Grazie dell'ottima recensione, hai colto nel sottile i minimali e preziosi scrupoli che volevo si cogliessero... solidarietà, coraggio, femminilità vera, passione, grazie sul serio

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    Risposte
    1. grazie a te per questo viaggio :-)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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