In una mescolanza di realtà e fantasia, tra personaggi fittizi e reali, questo romanzo incanta e fa sorridere di tenerezza e fanciullesco stupore per il suo essere poetico e commovente, denso di passaggi significativi che portano il lettore a riflettere sul potere e sulla bellezza della parola, della poesia e della letteratura, su come esse possano portare luce e donare nuove e più ricche prospettive da cui guardare il mondo e le persone attorno a sé.
IL MISTERO DI ANNAdi Simona Lo Iacono
![]() |
Neri Pozza 160 pp |
La piccola proviene da una famiglia molto semplice e povera ma altresì dignitosissima, guidata da genitori umili e gentili.
La famiglia Cannavò vive ai margini della società ma Anna non ne soffre perché ciò che la distingue da chi le è intorno è il suo sguardo: lei vede ogni cosa attraverso gli occhi di chi ama imparare parole nuove per poter descrivere con consapevolezza la realtà attorno a sé ma soprattutto per esprimere emozioni, stati d'animo, pensieri, sogni.
È affascinata dal mistero delle parole poetiche e sta imparando ad amarle, a giocare con esse, a scoprire nuovi significati e a saperli adoperare nei momenti e contesti giusti.
È una bimba straordinariamente vispa, dall'intelligenza acuta e vivace, con un'invidiabile velocità di apprendimento e una inconsapevole maturità nel dare valutazioni su fatti e persone, dando giudizi ed opinioni con estrema pertinenza e con una naturalezza da lasciare stupiti gli adulti.
Quando la maestra annuncia in classe che il ministero della Pubblica istruzione ha indetto un concorso e che il premio consiste nel trascorrere un'intera settimana a Milano in compagnia di una famosa scrittrice, Anna Cannavò decide di partecipare.
Il concorso consiste nello scrivere una lettera alla scrittrice Anna Maria Ortese raccontandole la propria giornata e la giovanissima studentessa si lancia con gioia, fiducia ed entusiasmo in questo compito, scrivendo - con quella schiettezza e freschezza che appartengono a una ragazzina curiosa e piena di gioia di vivere qual è lei - com'è la sua vita e quella della sua famiglia, e soprattutto manifestando tutto il suo amore per le parole e la poesia, conscia di star scrivendo ad una scrittrice e poetessa famosa.
Con grande stupore di tutti (del preside, che ne è egoisticamente contrariato; dei genitori, persone semplici che nulla sanno di letterati e artisti ma sono felici per questa vittoria della loro piccola) e della stessa Anna Cannavò, questa viene scelta e così parte alla volta di Milano per trascorrere sette giorni a casa della «signora Anna».
Arrivata a destinazione la bambina si accorge che ad ospitarla non è soltanto la signora Ortese, ma anche sua sorella Maria.
Anna è felicissima di poter condividere una settimana con le due sorelle Ortese, di chiacchierare amabilmente con Maria e di sentire il ticchettio dei tasti della macchina da scrivere della "signora Anna" quando è concentrata nel suo lavoro.
I giorni trascorsi insieme rompono la solitudine nella vita della scrittrice e della sorella, e queste ultime godono dell'allegria e della spensieratezza che la piccola sicula porta con sé in quell'appartamento milanese, regalando risate e conversazioni vivaci e divertenti.
La stessa scrittrice resta meravigliata dalla sensibilità della bambina verso il magico mondo delle parole:
"...ti capita spesso di rimanere colpita dalle parole?""Spesso? Signorina Anna, io non faccio altro che restare colpita da tutte le parole, quelle libere e quelle oppresse. E da quelle poetiche, soprattutto, che riconosco per il semplice fatto che mi danno una sensazione di caldo, qui, ma anche di dolore. Oppure le riconosco perché invece di farmi proseguire mi fanno fermare, o perché sono dolci ma hanno pure un certo sapore di inferno. Io mi sono ammalata di parole poetiche, signorina Anna, e sono dispiaciuta di non conoscerle tutte, perché mi sono detta che – forse – a conoscerle davvero tutte, le parole, capivo meglio il mondo...".
Il racconto dell'eccitante esperienza di Anna Cannavò nel 1968 si alterna a un altro racconto, che si colloca negli anni Cinquanta e che ci viene narrato in forma epistolare, attraverso lo scambio di lettere tra due donne e amiche: Anna Maria Ortese e una certa "signora R.".
In queste lettere, il lettore ha modo di conoscere un po' meglio Anna Maria Ortese, il rapporto con l'amata e fedele sorella (che verrà colpita da una malattia degenerativa), il dolore per la morte dei fratelli, le sue opere letterarie, le sue preoccupazioni, i dubbi, le collaborazioni con altri intellettuali e con le case editrici, il continuo cambiare casa e città, e personalmente un tale "assaggio" della vita e delle opere di questa letterata italiana, mi ha fatto venir voglia di conoscerla ancora meglio attraverso i suoi scritti.
I due filoni narrativi - l'incontro della "piccola Anna" con la "grande Anna", nel 1968, e lo scambio di lettere avvenuto oltre un decennio prima tra la Ortese e la misteriosa amica R. - sembrano scollegati ma ovviamente non lo sono e verso la fine del romanzo capiamo cosa li lega.
Il personaggio fantasioso di Anna Cannavò è meraviglioso, l'ho amato moltissimo, mi ha divertita e commossa insieme; il suo amore per le parole poetiche e per il loro "potere" benefico sulle persone nel guidarle su come vedere e affrontare la vita, è trascinante.
Anna è davvero una "singolare creatura", "Poverissima, ma inconsapevole di esserlo. Poetica, senza
sapere cosa sia la poesia. Innamorata di tutte le parole, che la schiudono al mistero della felicità.
Anna viene (...) guardando i libri alle pareti con gli occhi sgranati, la vedo che si dibatte per il desideri di leggerli. (...) Anna è una creatura letteraria. Per ogni parola trasale, per ogni fenomeno umano mostra uno stupore dolente. Ha capito che la vita è un mistero, e va enumerando tutto ciò che in quel mistero si muove. Non sa ancora che la scrittura è l’unico modo che avrà per sopravvivere, e ignora la forza di questo suo sguardo."
Gli adulti, a causa dei problemi, delle paure, dei fardelli e dei dolori che accompagnano il vivere quotidiano..., spesso sembrano dimenticare com'è stato essere bambini, come ci si sentiva eccitati nel far domande su domande, nello stupirsi ad ogni minima scoperta, entusiasmarsi anche per una piccola novità o traguardo raggiunto...: dovremmo sforzarci di recuperare l'Anna curiosa di apprendere e crescere che vive dentro ciascuno di noi e imparare ogni giorno a guardare il mondo con gli occhi dei fanciulli, più ottimisti, più sensibili, più semplici.
Questo romanzo mi è piaciuto moltissimo, leggerlo è stata una piacevolissima scoperta e lo consiglio perché, nella sua leggerezza e semplicità, ci permette di conoscere meglio la scrittrice Anna Maria Ortese e lo fa attraverso una bambina sveglia e intelligente che "richiama alla mente certi cardilluzzi chiusi nella gabbia, inconsapevoli di essere in prigione, che si struggono a cantare la bellezza senza sapere di piangere".
Citazioni
"⟪pure per voi la vita è solo il presente?⟫
⟪Sì, è solo il presente, ma la vita si pone anche sul piano dell’immortalità, perché è una chiamata, una scelta non nostra, una specie di obbedienza a un disegno voluto da altri. Ma una obbedienza tutta speciale e particolare, come risposta a un progetto pensato solo per te. ⟫
(...)
⟪E io a cosa venni chiamata?⟫
⟪Tu sei chiamata alla bellezza, perché cercare la bellezza è emergere dal male. E perché la scuola della bellezza non è altro che disciplina. La disciplina dello straordinario.⟫"
"... la periferia è qualcosa che sta ai margini di qualcos’altro, perciò se ami le parole devi andare a cercarle proprio dove nascono, e anche là dove mancano.
Ma cose dei pazzi, mi sono detta a quel punto. E io che pensavo che le parole nascevano dalle cose belle. Quanto mi sbagliavo. La signorina Anna mi ha fatto capire che le parole non nascono dalla bellezza ma dalla mancanza. E non dal centro ma dai margini. E non dal Duomo di Milano, ma dai muri pieni di scritte."
Nessun commento:
Posta un commento
Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz