mercoledì 14 gennaio 2026

Recensione: I LOVE SHOPPING di Sophie Kinsella




Romanzo d'esordio della compianta Sophie Kinsella, I love shopping è un romanzo chick lit divertente con una protagonista giovane, carina, pasticciona e con la mania per lo shopping sfrenato e, spesso, privo di senso.
Un "difetto" che rischia di procurarle non pochi problemi...


I LOVE SHOPPING 
di Sophie Kinsella



Mondadori
trad. A. Raffo
416 pp

Rebecca (Becky) Bloomwood ha venticinque anni, vive a Londra e lavora come giornalista finanziaria, scrivendo articoli per la rivista “Far fortuna risparmiando”.

Il suo è un buon lavoro se non fosse che Becky non lo ama più di tanto, di economia e finanza non ci capisce nulla, scrive i suoi articoli meccanicamente, va alle conferenze stampa e ad altre riunioni senza alcuna motivazione ma solo per ritrovarsi con l'amica Elly e spettegolare su tutto e tutti.

A darle carica ed eccitazione ci pensa un hobby che, in realtà, è una vera e propria compulsione: lo shopping.

La sua è una irrefrenabile passione che la spinge a comprare di tutto: abiti, casalinghi, cosmetici, biancheria, oggetti di vario genere, grandezza, scopo... che - a ben guardare - neppure le servono davvero ma che lei non riesce a non comperare.
Tanto più se la merce desiderata è in saldo: lì proprio le scatta qualcosa che le impedisce di far finta di nulla, di tenere la carta di credito chiusa e al sicuro nel portafoglio, no..., lei deve acquistare quel tale oggetto a tutti i costi.

Il problema è che Becky non è mica ricca.
Sì, ha un impiego dignitoso ma i suoi conti non sono delle riserve inesauribili, ovviamente, benché lei sia quasi convinta del contrario.
Becky spende al di là delle proprie possibilità ed infatti le sue carte di credito sono in rosso e al suo indirizzo di casa non fanno che giungere continui solleciti di pagamento dei debiti contratti con gli istituti di credito presso cui è cliente.
Solleciti che Becky finge di non ricevere, dando loro un'occhiata impanicata e rispondendo ogni tanto alle comunicazioni inventando scuse improbabili (lutti famigliari, malattie, imprevisti di vario genere) per rimandare gli appuntamenti con il direttore di turno; una volta risposto, getta via le lettere con la vaga speranza che arrivino tempi migliori per saldare ogni debituccio.

Solo che per saldare i debiti dovrebbe ascoltare uno dei due consigli del padre: tirare la cinghia (quindi non sperperare) o guadagnare di più.

E benché Rebecca sembri una ragazza leggera, che non si dà pensiero per i propri problemi finanziari (lei che scrive articoli su come risparmiare!!) e che preferisce affogare ogni preoccupazione negli acquisti, la parte più razionale di lei sa che deve imparare a risolvere queste difficoltà, create con le sue stesse mani.

Come fare?

Rebecca prova a risparmiare, a frenarsi dal comperare cose che, in fondo, lei stessa valuta come non realmente essenziali per la vita di tutti i giorni.
Ma quando si rende conto che la tentazione di fare acquisti folli non l'abbandona, comincia ad affiorare in lei un interrogativo: e se provasse a cercare un lavoro più prestigioso e remunerativo?

Becky ce la mette tutta per dare una svolta matura e responsabile alla propria esistenza da scialacquatrice professionista, ma inutile dire che cambiare abitudini è tutt'altro che semplice e la sua  dipendenza non solo la porta ad accumulare debiti ma anche a cacciarsi in situazioni esilaranti, assurde e imbarazzanti, mentre cerca di non far trapelare questa sua ossessione a familiari, amici e al fascinoso uomo d'affari Luke Brandon. 

Il lettore segue, quindi, le buffe e allegre vicissitudini vissute da Becky giorno per giorno, che sia al lavoro, con le amiche, con i genitori (apprensivi, semplici ma anche amorevoli e comprensivi), con i vicini di casa, con Luke Brandon (che le piace anche se si rifiuta di ammetterlo a se stessa, convinta che lui non possa interessarsi a un tipo come lei) e sorride nel leggere i suoi pensieri che vagano come saette nella sua testa, nel vedere come lei provi a tenere a bada la sua voglia di comprare qualunque cosa senza riuscirci, nell'assistere alle mille scuse e bislacche bugie inventate sul momento per tirarsi temporaneamente fuori dai pasticci, e prova anche simpatia per questa giovane donna alle prese con una forte dipendenza da shopping di cui una parte di sé vorrebbe liberarsi.

A volte, per dare una virata decisiva all'esistenza c'è bisogno di un evento forte, anche "traumatico", che ci spinga a riconsiderare seriamente le nostre azioni e scelte, così da prendere la decisione drastica di agire con maggiore responsabilità e intelligenza e non solo sulla base di ciò che ci piace e desideriamo.

Rebecca, al di là delle risate che suscita per il suo modo di essere pasticcione (alla Bridget Jones), è sensibile e insicura, ha una gran paura di valere poco, di non essere presa sul serio, di dover affrontare la verità sulle proprie incompetenze professionali, di essere insomma un fallimento vivente.

Ma in realtà ha solo bisogno di credere di più in sé stessa, di scoprire quali sono le sue capacità, conoscenze, aspirazioni e sfruttarle al meglio, facendo ciò che la gratifica realmente.

Un romanzo, dunque, che affronta in chiave comica le dinamiche della dipendenza da shopping compulsivo e il necessario percorso di Becky per rimettere ordine nella propria vita finanziaria e sentimentale.

Molto carino, pieno di umorismo, vivace e di una leggerezza acuta e brillante.
Consigliato a chi desidera una lettura d'evasione.

lunedì 12 gennaio 2026

Recensione: UNA DI FAMIGLIA di Freida McFadden

 


Millie è una giovane ex-detenuta che desidera ripartire da zero lasciandosi alle spalle i tanti sbagli commessi. Ma per farlo ha bisogno di un lavoro e quando la ricca signora Winchester sembra intenzionata ad assumerla come aiuto tuttofare, l'occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire.
Ma entrare in quella sfarzosa dimora potrebbe rivelarsi il più grande errore della sua vita...




UNA DI FAMIGLIA
di Freida McFadden



Newton Compton
trad. E.Motta
320 pp
Millie Calloway ha trascorso gli ultimi dieci anni della propria vita in carcere.
Adesso ne è fuori e sa di dover rigare dritto.
Per prima cosa, ha bisogno di un lavoro e, possibilmente, anche di una casa, perché vivere notte e giorno nella propria Nissan non è il massimo.

Consapevole di non poter offrire alcuna referenza, quando riesce ad ottenere un colloquio con la signora Nina Winchester, Millie vorrebbe quasi gridare al miracolo per la felicità.
Ma si limita a dare un'immagine di sé posata, affidabile, professionale e, mentre risponde alle domande della donna che potrebbe diventare la sua datrice di lavoro, Millie non può fare a meno di guardarsi intorno e provare un pizzico di invidia per la giovane signora seduta davanti a lei.

La lussuosa villa dei Winchester è lo scenario adatto per accogliere una famiglia felice: Andrew (Andy) Winchester è un affascinante e attraente uomo d'affari, sposato con la bionda ed elegante Nina, ed hanno una figlia di nove anni, Cecelia. 

Poter lavorare in una casa come quella, a servizio di certa gente raffinata, piena di soldi e appagata, sarebbe un sogno... che infatti diventa realtà in quanto, contro ogni previsione, Millie viene assunta come governante dei Winchester.

Quello che si era immaginata come il lavoro dei sogni si rivela da subito un impiego faticoso: polvere e cattivo odore invadono le stanze, e la padrona di casa è una donna annoiata e instabile, che sembra godere nel vederla faticare dalla mattina alla sera. 
Il suo umore è pericolosamente altalenante, è vittima di veri e propri attacchi isterici (che la spingono a gettare oggetti per aria, creando macelli che poi ovviamente è Millie a sistemare) e soprattutto è una gran bugiarda, che inventa frottole per incolpare la nuova governante di errori che in realtà non ha commesso.

A peggiorare la situazione ci si mette anche Cecilia: la bambina - che viene vestita come una bambolina, tutta pizzi e merletti - ha un profondo astio verso Millie, la tratta con sufficienza ed è fastidiosamente capricciosa.

Gli unici esseri umani che si salvano in questa gabbia di matti sono gli uomini: Andy, che è un padrone di casa gentile e simpatico, e il giardiniere Enzo.
Enzo è di origini italiane, non parla fluentemente l'inglese, è molto schivo e a tratti inquietante, ma è anche sexy da morire. 
Certo, sin dal primo momento in cui si è imbattuta in lui, l'uomo ha avuto con Millie un atteggiamento strano e inspiegabile, come se volesse metterla in guardia da qualche indefinito pericoloso riguardante i Winchester. Ma se non le spiega di che si tratta, Millie non sa che farsene dei suoi oscuri avvertimenti!

E poi, lei preferisce credere che sia tutto ok: è un impiego come un altro e, in fondo, nonostante le preoccupazioni e le paranoie imprevedibili di Nina, Millie in questa casa può fingere di essere un'altra persona e sentirsi al sicuro dalle ombre del passato che la tormentano. 

Eppure, col passare delle settimane, la sensazione di turbamento che ha sempre provato, dal primo momento in cui ha messo piede nella villa, si fa sempre più concreta, tanto più perché è costretta a convivere con l'assurda situazione concernente la camera in cui è stata confinata.
La sua camera, infatti, è su in soffitta, in uno stanzino dalle dimensioni ridotte, dall'aria soffocante, con un mobilio decisamente essenziale, un frigorifero con dentro tre bottigliette d'acqua e una finestrella bloccata, che non si può neppure aprire per far entrare un po' d'aria da fuori.
Ma cosa ancora più bislacca (e sinistra!) è che la serratura della porta si trova solo all'esterno, per cui...

"Se a qualcuno venisse la malaugurata idea di chiudermi qua dentro, potrebbe farlo tranquillamente. E c’è solo quella finestra minuscola che si affaccia sul retro della casa. Questa stanza potrebbe diventare una trappola mortale. Ma perché mai qualcuno dovrebbe rinchiudermi?"

Insomma, più di qualcosa non quadra in casa Winchester: non c'è giorno in cui Millie non percepisca che in quella famiglia sono tutti troppo bizzarri e la coppia è tutto fuorché felice come lei aveva creduto nei primi giorni.

Se Andy è il marito (e il datore di lavoro) ideale - disponibile, affettuoso, paziente... -, Nina è completamente fuori di testa e a confermarlo ci sono i pettegolezzi delle mamme delle compagne di Cecilia, che bisbigliano cose preoccupanti in merito alla salute mentale di Nina Winchester.

In che guaio si è cacciata? 
Nonostante i presagi siano sempre più cupi, Millie deve resistere, non ha altra scelta: questo lavoro, ad oggi, è la sua unica salvezza per avere una vita come tutti e dimostrare che può farcela. 

Fortunatamente, c'è Andy, presenza rassicurante che, man mano che il tempo passa, si dimostra sempre più gentile con lei, forse troppo...
E Millie - che non ha una relazione da prima che entrasse in prigione - ha una gran voglia di avere un uomo, di essere corteggiata e desiderata.
Ovviamente sa che è pericoloso nutrire sentimenti inopportuni per il proprio datore di lavoro, soprattutto perché ha avuto modo di appurare come Nina sia gelosissima e che noti con diffidenza anche il più piccolo gesto confidenziale tra il marito e la cameriera.

Eppure, a un certo punto, accade quello che Millie aveva, suo malgrado, cominciato a desiderare: Andy è insofferente nei confronti della moglie e quest'ultima sembra sempre più fuori controllo.

E se il loro matrimonio fosse ormai giunto al capolinea?
Per Millie potrebbero aprirsi magari delle eccitanti e inaspettate strade verso una vita finalmente diversa e più bella?


La narrazione è affidata a Millie per metà romanzo.
L'altra metà è il racconto che Nina Winchester fa della propria vita, a partire dal primo incontro con Andy, passando per il matrimonio e poi per il suo rapporto con lui.

Il lettore segue con curiosità crescente le vicende di Millie fino al punto in cui la ragazza si ritrova in una situazione che fa presagire come il pericolo sia dietro l'angolo, per poi passare a Nina e ritrovarsi in un incubo peggiore.

Non aggiungo altro, se non che è un domestic thriller che sa appassionare il lettore offrendogli due punti di vista di una storia che sembrava averne uno soltanto; i colpi di scena si susseguono numerosi, creando dinamiche e sorprese nella narrazione, tenendo col fiato sospeso il lettore, il quale viene messo dinanzi alla triste realtà che spesso dietro le belle facciate si nascondano le cose più torbide e paurose.

In quella casa e in quella maledetta soffitta si nascondono molti segreti e, se quelle mura potessero parlare, racconterebbero una brutta storia di malvagità e sadismo, umiliazioni e violenza fisica e psicologica.

È un romanzo dal taglio decisamente cinematografico e non per nulla è al cinema in questo periodo; mi sento di consigliarlo, io l'ho letto tutti d'un fiato perché l'autrice ha creato, di capitolo in capitolo, molte aspettative, interrogativi, voglia di vederci chiaro e di capire chi sia il vero mostro, il vero pericolo, in casa Winchester.

Consigliato.
Sarei curiosa di vedere il film.


venerdì 9 gennaio 2026

Recensione: L'ATTESA DELL'ALBA di Francesco Caringella


Caringella, in questo romanzo, affronta con estrema delicatezza e rispetto un tema sempre attuale e ostico: il diritto di una persona - che si trova in una condizione di vita percepito e vissuto come insostenibile - a decidere di morire e di essere aiutato a farlo. Giustizia e Legge sono messi al servizio di una storia toccante e struggente che chiama in causa il principio della sacralità della vita ma anche il diritto a rinunciarvi quando vengono i requisiti fondamentali per vivere in modo dignitoso.



L'ATTESA DELL'ALBA 
di Francesco Caringella



Mondadori
216 pp
"Qual era la cosa giusta da fare? Quale l’impulso da ascoltare? Doveva comportarsi da avvocato o da uomo? Coscienza e legge, il solito dilemma tra etica e diritto. Ma in quel caso, in quel particolarissimo caso, erano davvero cose così diverse? Quando si tratta del desiderio di morte di un sofferente, ci può essere una legge diversa dalla coscienza?"

Filippo Santini è un avvocato penalista che svolge tale professione al meglio delle proprie capacità, difendendo i clienti che si rivolgono a lui con convinzione, anche quando si ritrova a difendere una persona che non è propriamente "uno stinco di santo". 
Ciò che conta per lui è porsi dalla parte degli imputati, innocenti o colpevoli che siano: ognuno di essi è portatore di una storia unica e va difeso strenuamente, nel pieno rispetto di ciò che il Codice penale dice e consente, a prescindere dai buoni sentimenti e dal senso comune di ciò che è giusto o sbagliato.

L'austero e integerrimo padre, Giovanni, lo avrebbe voluto magistrato e non condivide che Filippo si accontenti di fare "l'avvocato dei poveri", espressione con cui etichetta il figlio perché questi a volte difende anche soggetti con evidenti problemi economici e che potrebbero non essere in grado di pagarlo.
Negli anni, Filippo - uomo intelligente, deciso, brillante - è diventato un avvocato bravo ma anche un po' cinico e disilluso... fino al giorno in cui alla porta del suo studio non bussa Sandra.

Sandra è una donna ancora giovane, è bella e raffinata.
Ed è sposata con Alberto, con cui ha una figlia ormai grande.
La donna si rivolge all'avvocato Santini con una richiesta che spiazza l'uomo in quanto è la prima volta che si trova davanti a un caso del genere: Alberto, ormai da cinque anni, è paralizzato dal collo in giù, dopo che è stato travolto da un pirata della strada, e desidera porre fine alla propria vita.

Da persona sportiva, attiva, dinamica, piena di vita qual era, attualmente Alberto vive confinato in un letto, dipendente dagli altri in tutto. 

Questa per Alberto non è vita. Si sente un peso per sé stesso e per gli altri e il suo unico desiderio è... morire, chiudere finalmente gli occhi a questa non-vita che rende infelice lui, la moglie e la figlia.
Vorrebbe che Sandra lo accompagnasse in questo ultimo tratto dell'esistenza, che lo aiutasse a morire dolcemente, a porre termine alla sofferenza fisica e psicologica che ormai lo accompagna notte e giorno da anni.

Sandra non è mai stata d'accordo con la richiesta di Alberto: lei ama suo marito ed ha accettato l'idea di stargli accanto, di prendersi cura di lui in ogni necessità e per tutto il tempo che sarà necessario.

Ma ultimamente l'uomo ha intensificato le proprie pressioni affinché Sandra acconsenta che gli sia praticato il suicidio assistito e lei, con il cuore in frantumi, si è rassegnata ad accontentarlo. 

Filippo resta spiazzato inizialmente: sa molto bene come questa caso sia altamente delicato e spinoso e la sua esperienza, il buon senso e il suo stesso padre gli gridano di non accettarlo, ma c'è una parte di lui che si sente ineluttabilmente attratta e dalla fragilità, mista a un'insospettabile forza interiore, di Sandra, e dai numerosi e difficilissimi interrogativi che la questione del "fine vita" gli impongono, come uomo e come avvocato.
Decidere se accettare o meno il delicatissimo compito di condurre Alberto verso la fine dei propri giorni non sarà semplice e Filippo, da professionista serio e diligente qual è, studierà a fondo cosa dice la Legge italiana su "fine vita", "eutanasia", "suicidio assistito", passando per casi dolorosamente noti (Eluana Englaro, Piergiorgio Welby, DJ Fabo), discutendo con amici che "masticano" la materia in oggetto, e con i giorni una voce sempre più prepotente, dentro di lui, lo indurrà presto a chiedersi se la vita sia un diritto o un dovere, e cosa siamo disposti a fare dopo aver risposto a quella domanda.

"Ma la giustizia può dare risposte a domande che interrogano l'uomo sul significato più recondito del suo essere?"


"L'attesa dell'alba" è un romanzo che, come ben comprendete, esplora un tema che inevitabilmente divide: quello del diritto alla vita e alla morte, della sofferenza e di come essa incida sulla qualità di vita di una persona che si trova in una condizione psico-fisica debilitante, degenerativa, in cui non vi sono margini di miglioramento.

Siamo quindi davanti ad un'opera dall'argomento centrale importantissimo, trattato con molta lucidità, chiarezza, empatia, coinvolgimento emotivo, competenza*, in cui il lettore si trova - assieme al protagonista - a valutare, soppesare, analizzare le argomentazioni di chi sostiene la sacralità della vita umana a prescindere da tutto (perché la vita è un dono di Dio e Lui solo può darla e/o toglierla) e quelle di chi pensa che una vita di dolore, di menomazione grave, sia un ergastolo al quale il malato ha il diritto di porre fine, se non riesce a sopportare tale condizione.

La narrazione è ricca di dialoghi e riflessioni di ordine etico, morale, religioso, filosofico, giuridico, medico, e mi è piaciuto molto il fatto che l'autore non dia risalto ad una posizione rispetto a un'altra, ma che sottoponga al lettore (che quindi è incoraggiato a maturare una propria opinione in merito) tutte le possibili posizioni, 
 arrivando a domandarsi se l'eutanasia sia, in definitiva, un atto di libertà o una sconfitta dell’umanità.

Leggendo, ci sembra di provare i medesimi, legittimi conflitti interiori di Filippo, forse per la prima volta al cospetto di un caso che mette alla prova la sua etica, la sua morale, il suo sistema di valori; ho apprezzato anche la sua evoluzione umana e professionale. 

Non posso che consigliarvi questo primo libro recensito nel 2026 perché merita: è stimolante, profondo, credibile, efficace e dettagliato sull'argomento in questione.




*Barese d’origine e romano d’adozione, ha indossato le divise di ufficiale della Marina militare e di commissario di polizia, poi la toga di magistrato penale, prima di diventare Consigliere di Stato e ora Presidente di Sezione del Consiglio di Stato. È giudice del Collegio di garanzia della giustizia sportiva e Presidente della Commissione di Garanzia dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.


mercoledì 7 gennaio 2026

LE LETTURE E LE SERIE TV PIÙ BELLE DEL 2025

 

Gennaio 2026 è entrato da poco ma non dimentico di tirare le somme delle mie letture del 2025. 





NARRATIVA CONTEMPORANEA


Adolescenti sfortunati in balìa di questo mondo pieno di insidie, due amiche che, pur essendo agli antipodi sotto molti punti di vista, restano unite per sempre, donne che cercano sé stesse scavando nei segreti di famiglia, un deceduto che ci racconta i fatti dei propri cari, una famiglia borghese cattolica macchiata da crimini deprecabili, la tragedia d'amore più celebre di sempre narrata dalla voce di un'innamorata respinta, uomini in fuga dalle proprie azioni che cercano un riscatto e un futuro, bambine intelligenti e curiose le cui vite vengono cambiate da incontri speciali, amici che si ritrovano a vivere perdite e sofferenze in una terra occupata e massacrata: tante letture mi hanno accompagnata in questa seconda fase del 2025 ed ecco quelle che ho preferito...



RECENSIONE
 


Libri letti: 10.


ROMANZO STORICO

Uomini che la guerra tiene separati dai propri affetti, donne che combattono per la propria libertà, la conoscenza del passato per dare senso e scopo al presente, due fratelli intraprendenti e protagonisti della propria vita in un momento ricco di fermenti politici e sociali, donne coraggiose che, in tempi di guerra, hanno sfidato i pregiudizi per servire la patria.

In questa categoria, mi sono piaciuti molto:

RECENSIONE
 
RECENSIONE


Libri letti: 6.



THRILLER/GIALLO/NOIR


Bugie, segreti e inganni a colpi di sedute terapeutiche, ragazzi troppo giovani che diventano assassini, una saga famigliare che assume sfumature poliziesche, un serial killer ossessionato dal peccato e dall'espiazione, una ragazza scomparsa e una cittadina solo apparentemente tranquilla ma in realtà piena di torbidi segreti, omicidi di giovani ragazzi dietro cui si nascondono i tentacoli di uomini potenti,  una maestosa villa in cima a una scogliera in cui il colpo di scena è dietro ogni angolo, due sorelle uccise in modo feroce e nel medesimo modo dalla stessa mano sadica, un gruppo di bambini speciali che si sentono detective, un assassino che crede di essere un giustiziere e intanto ammazza gente innocente 💢 ecco i miei preferiti:




DISTOPICO


Anime in cerca di amore e del proprio posto nel mondo, società future che rigettano la cultura e la complessità del sapere.
Sono stata contenta di aver recuperato un classico contemporaneo come Fahrenheit 451!


RECENSIONE



Libri letti: 3.



ROMANCE


Un'insegnante alla ricerca di un luogo tranquillo in cui riprendere la propria vita, Claire Beuchamp che torna nel passato per ritrovare il suo Jamie (vent'anni dopo), una donna impara ad affrontare il dolore della perdita attraverso una travolgente storia d'amore tra due persone vissute decenni prima, le vicende personali e famigliari di una famiglia benestante e dei loro domestici.


RECENSIONE



Libri letti: 4.


PARANORMAL/URBAN FANTASY



Vampiri innamorati sempre al centro di incredibili avventure e la famiglia Caskey sulla soglia dell'ultimo definitivo sconvolgimento.


Libri letti: 3.


(AUTO)BIOGRAFIA/AUTOFICTION


Rapporti madre-figli complessi raccontati in modo struggente, una donna cresciuta in una famiglia di Testimoni di Geova, da cui si è allontanata, la confessione di un doloroso segreto famigliare.

RECENSIONE




Libri letti: 3.


NARRATIVA PER L'INFANZIA


Storie di amicizia ambientate in luoghi fatati, bambini coraggiosi che inseguono la creatività e la libertà di essere sé stessi, un piccolo viaggio nella storia dei modelli della comunicazione.

Libri letti: 3.


SAGGISTICA/DOCUMENTARISTICA: 1.

FUMETTI: 1.


Totale libri letti da luglio a dicembre: 44.

Totale AUDIOLIBRI nel 2025: 26.
Totale E-BOOK: 47.
Totale LIBRI CARTACEI: 12.




L'anno 2025 mi ha portato letture di vario genere, sono contenta di aver concluso la saga de L'amica geniale (sento ancora la mancanza di Lila, Lenú e del Rione) e aver continuato con Blackwater, la serie su Vito Strega-Rais-Croce, La villa delle stoffe e Outlander.
Ho scoperto autori che non avevo mai letto, tipo Camurri, Fois, Barzini, Rapp, L. Imai Messina.

Ho seguito una Reading Challenge, di cui ho raggiunto tutti gli obiettivi prefissati mese per mese.


TOP TEN

Storia della bambina perduta (E. Ferrante)
La levatrice di Nagyrèv (S. Zuccato)
Il ragazzo con la kefiah arancione (A.Al Said)
Fahrenheit 451 (R.Bradibury)
Il canto degli innocenti (P.Pulixi)
Il tempo dell'odio (A. Lanzetta)
Il cerchio di pietre (D. Gabaldon)
Storia del nuovo cognome (E. Ferrante)
La furia (S. Chalandon)
Ritorno a casa (K. Morton)



Sul fronte SERIE TV, ecco la Top Ten:

THE CHOSEN
(seppur non sempre fedelissima ai testi evangelici, l'ho apprezzata per l'immagine che dà di Gesù e del suo rapporto con i discepoli e, in generale, con le persone che Gli si avvicinavano)
COBRA KAI
(divertente, vivace, per me che sono nostalgica dentro è il top)
ADOLESCENCE
(spietata nel suo ritratto lucido e crudo dell'adolescenza di oggi)
SE UN ALBERO CADE IN UNA FORESTA
(avvincente, ben costruita, misteriosa)
L'ARTE DELLA GIOIA
(strepitosa in ogni aspetto)
M - IL FIGLIO DEL SECOLO
(magnetica, intelligente, qualità top)
THE CROWN
(quant'è difficile essere dei reali!?!?!!?)
HANNO UCCISO L'UOMO RAGNO
(vedi Cobra Kai)
THE SURVIVORS - OMBRE NELL'ACQUA
(ogni famiglia ha i suoi segreti, in questo caso nascosti in fondo alle acque)
IL MOSTRO
(fatta bene; se piace il crime, la consiglio)


martedì 6 gennaio 2026

LIBRI LETTI A DICEMBRE 2025


 

Ecco i libri che mi hanno accompagnato nell'ultimo mese dell'anno appena trascorso:


  1. IL CAFFÈ DEL LUNEDÌ di A. Nepi: narrativa contemporanea - una narrazione profonda, riflessiva, dai ritmi dilatati, che pone al centro la ricerca dell'identità e di ciò che rende davvero appagati (3.5/5). PER CHI CERCA UNA LETTURA MEDITATIVA.
  2. IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC di G. Papi: distopico - in un futuro indefinito in Italia si dà la caccia agli intellettuali e si favorisce l'ignoranza e l'eccessiva semplificazione della lingua (4.5/5). IRONICO, ARGUTO. DA LEGGERE.
  3. LA FAMIGLIA GRANDE di C. Kouchnermemoir - quanto può essere lacerante custodire un terribile e doloroso segreto di famiglia per anni? (4.5/5). AUTENTICO, SPIAZZANTE. 
  4. L'EREDITÀ DELLA VILLA DELLE STOFFE di A. Jacobs: saga famigliare - terzo capitolo della Villa delle stoffe. I problemi e le difficoltà dei piani "alti" e "bassi". Del resto, "anche i ricchi piangono" (4/5). SE SIETE ARRIVATI A META' SAGA, TANTO VALE PROSEGUIRE.
  5. LA CONGIURA DEGLI INNOCENTI di A. Barzini: romanzo storico in cui le esistenze di due gemelli intraprendenti e coraggiosi si inseriscono nelle vivaci e drammatiche vicende dell'Italia pre-unitaria (4.5/5). APPASSIONANTE.
  6. ANIME PREDESTINATE. L'unicorno nero di I. Vecchietti: urban/paranormal romance. Famiglia di vampiri deve evitare che si risvegli il Male e che devasti la terra (3.5/5). PER CHI AMA IL GENERE.
  7. COME VENTO CUCITO ALLA TERRA di Ilaria Tuti: romanzo storico ambientato nella prima guerra mondiale. Donne medico sfidano i pregiudizi del tempo servendo il proprio Paese (4/5). INTERESSANTE, SCORREVOLE.


In merito alla Reading Challenge, nel mese di dicembre ho osservato l'obiettivo ROMANZO DISTOPICO
8. FAHRENHEIT 451 di R. Bradbury: distopico - in un'epoca in cui l'uomo brucia i libri e ciò che essi simboleggiano, alcune voci audaci si ribellano e lottano per conservare il potere dei libri e del sapere (5/5). IMPERDIBILE.


Domani posterò il recap delle mie letture del 2025.


domenica 4 gennaio 2026

Recensione: IL CAFFÈ DEL LUNEDÌ di Alfredo Nepi



L'incontro di due anime sospese, ciascuna a modo suo delusa, insoddisfatta del proprio presente e alla ricerca di qualcosa che ridoni colore e vita, scacciando via malesseri e insicurezze.


IL CAFFÈ DEL LUNEDÌ
di Alfredo Nepi


Giovane Holden Ed.
160 pp
14 euro
Settembre 2025
"Il caffè del lunedì era il giorno in cui poteva concedersi la libertà di essere esattamente chi voleva, senza maschere, senza dover compiacere nessuno. (...) un appuntamento con quella che considerava la sua essenza più autentica: un uomo incapace di rassegnarsi alla monotonia della quotidianità."

Flavio, padre di due figlie ormai adulte, è un uomo con un divorzio alle spalle ed attualmente ha una vita densa di relazioni affettive fugaci.

Quando conosce di persona una donna con cui ha avuto un approccio online, ha l'abitudine di invitarla a prendere un caffè.
Non in un giorno qualsiasi bensì ogni quarto lunedì del mese: un caffè per sentirsi vivo, per ritrovare un contatto autentico in un’esistenza resa sempre uguale dal dovere e dalle apparenze. 

Nelle numerose relazioni che imbastisce, egli cerca un riflesso perduto di sé e, vuoi per l'aspetto fisico attraente, vuoi per il modo di fare galante, educato, discreto, affascinante, Flavio ha molto successo con l'altro sesso.

Egli sa come corteggiare e far sentire unica e speciale la donna con cui trascorre del tempo (che sia una o diverse notti) perché sa ascoltarla, sedurla con eleganza e rispetto. 

E le donne si lasciano andare alle sue carezze, alle sue parole gentili, ai suoi abbracci sinceri, al suo modo di amare appassionato ma anche tenero.
E ogni donna con cui egli si interfaccia sa che Flavio non offre amore né futuro; lui non inganna promettendo una relazione duratura, un amore eterno, una convivenza... Egli offre ciò che è e che ha: il presente "crudo e intenso, un rifugio momentaneo  all’insostenibile pesantezza della vita."

"Non c’era nulla di torbido nelle sue intenzioni. Con la delicatezza di un esperto dell’anima, sapeva restituire la voglia di vivere a chi l’aveva dimenticata. Con quella sua aria da bambino curioso, le faceva sentire speciali, uniche."


Flavio può sembrare l'uomo perfetto, privo di sbavature e difetti, ma in realtà questa maschera di perfezione nasconde un vuoto che nessun incontro riesce a colmare davvero. 

Fino al giorno in cui incontra Elena.
Anche con lei tutto parte da un incontro online: un messaggio, poche parole e scatta qualcosa: una scintilla diversa da tutte le altre.

Cos'ha Elena di diverso rispetto alle tante donne conosciute brevemente finora?

Lei è non solo molto bella ma ha un’intelligenza sottile, non è una che si accontenta di sorrisi vuoti e conversazioni banali; è sensibile, "un’anima tormentata e luminosa al tempo stesso."

A Flavio piace il loro scambio di messaggi perché essi sono degli stimolanti duelli verbali in cui entrambi si mettono a nudo senza paura di mostrare le proprie fragilità.

L'attrazione mentale ben presto li porta a desiderare di vedersi, di incontrarsi di persona e dare forma al pensiero e all'immaginazione che l'uno ha maturato sull'altra, e viceversa.

Certo, non sono due adolescenti in cerca di una semplice avventura, ma due adulti consapevoli, maturi, ciascuno con un proprio vissuto, delle cicatrici, delle insicurezze, delle aspettative deluse.

Se Flavio è un uomo libero (che infatti va di fiore in fiore), Elena è mamma di un ragazzino ed è sposata con un uomo palesemente distratto, superficiale,  distante, poco interessato a ciò che sua moglie pensa, desidera, ama o odia, vuole e vorrebbe dal marito stesso.

Elena va all'appuntamento con Flavio piena di domande, paure, dubbi; cosa deve aspettarsi da quest'incontro con un uomo che l'affascina e la getta in un vortice di emozioni inattese, che da tempo sembravano addormentate dentro di lei?

E Flavio che intenzioni ha con Elena, la donna che sta riempiendo i suoi pensieri, di cui desidera sentire la voce, leggere i messaggi, perdersi nei suoi occhi e forse anche nei suoi baci?

Abbattuta la barriera che divide il virtuale dal reale, queste due anime sospese, entrambe non soddisfatte al cento per cento del loro presente e delle persone e dei rapporti che lo riempiono, cercano l'una nell'altra quel qualcosa che manca nella loro vita.

Flavio è consapevole di come il suo passare da una donna all'altra sia sintomo di una mancanza interiore: cosa cerca nei tanti momenti di intimità vissuti con donne con cui poi non instaura alcun rapporto duraturo?
Non che egli sia un superficiale in cerca di piacere fisico e basta, anzi: egli sa come fa star bene la propria partner del momento, sa donarle ascolto, empatia, attenzioni, sensazioni e brividi... ma a questo non segue mai la decisione di costruire un legame.

E anche Elena è alla ricerca di un brivido, di sentirsi desiderata, cercata, corteggiata e Flavio sembra essere spuntato dal nulla per donarle quel turbinio di emozioni che suo marito non è più interessato a risvegliare in lei. 

L'incanto che c'è tra loro li spinge l'una verso l'altra.
Troveranno ciò che cercano? Riusciranno a placare la loro fame d'amore, di attenzioni, di sensazioni travolgenti di cui hanno bisogno per riscoprire sé stessi, per recuperare l'essenza della propria identità che sembra essersi persa tra le esperienze effimere, le delusioni accumulate, le rinunce fatte in nome di una tranquillità che altro non è che una gabbia di solitudine e monotonia in cui ci si è rinchiusi per paura di spiccare il volo verso nuove opportunità?

"Il caffè del lunedì" è un romanzo dal ritmo e dai tempi molto dilatati, volutamente lenti,  che con estrema profondità e delicatezza esplora lo sfaccettato ambito delle relazioni umane, della ricerca dell'identità, delle relazioni sentimentali, della voglia vs la difficoltà (e la paura?) di impegnarsi in un amore duraturo, della solitudine e del vuoto interiore, del senso di insoddisfazione, della capacità di rinascere dalle proprie fragilità sfidando paure e dubbi e lasciandosi andare alle emozioni e ai propri desideri più autentici, del coraggio di guardare dentro sé stessi e di riconoscere quelle zone d'ombra, quei limiti personali che impediscono di crescere, di spiccare il volo.

È un romanzo denso di introspezione, il protagonista è un individuo riflessivo e sicuramente complesso in quanto, a dispetto di come sarebbe facile giudicarlo in virtù della sua smania di sedurre una donna dietro l'altra per poi chiudere ogni inizio di frequentazione, egli non è un superficiale, ma anzi è incline a rimuginare, meditare, valutare, osservare con attenzione le persone, i legami con esse, le loro più intime motivazioni, i tratti caratteriali, i lati nascosti.

Se siete alla ricerca di una lettura che punti sul racconto del vissuto emotivo dei suoi personaggi (più che su una trama particolarmente articolata e dal ritmo incalzante), consiglio questa pubblicazione, che colpisce positivamente per la scrittura elegante, lo stile descrittivo, poetico, i toni malinconici e meditativi. 


(Libro terminato nel 2025)


venerdì 2 gennaio 2026

Recensione: IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC di Giacomo Papi



Pungente, sarcastico, attraversato da un umorismo nero e arguto, questo breve romanzo sancisce la mia ultima lettura del 2025 e mi ha permesso di chiudere l'anno in modo assolutamente positivo: in un'Italia diversa ma neppure troppo lontana da noi, regna l'ignoranza, si brama la semplificazione eccessiva del linguaggio e si dà la caccia agli intellettuali e ai sapientoni.



IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC 
di Giacomo Papi


Feltrinelli
144 pp
In un’Italia distopica, futura ma neanche tanto, qualcosa sta andando decisamente storto.

Il romanzo si apre con la notizia di un assassinio:

"Il primo lo ammazzarono a bastonate perché aveva citato Spinoza durante un talk show. In effetti da parte del professor Giovanni Prospero era stata un’imprudenza aggravata dal fatto che si era presentato in studio indossando un golfino di cachemire color aragosta."

Quest'omicidio è tanto più cruento se si pensa alle motivazioni che hanno spinto il branco di barbari omicidi a uccidere a suon di botte l'esimio professore, la cui colpa era di essere erudito, di citare stimati pensatori e di vestire - a detta dell'ormai comune sentire - come un radical chic.
Come un damerino presuntuoso e saccente che crede di meritare rispetto o di essere superiore al prossimo per il gran numero e per lo sfoggio arrogante di paroloni e concetti complessi, il cui scopo è, a ben guardare, solo ingannare i semplici.

Eh, ma ormai il tempo dei radical chic è finito: adesso è l'era della semplificazione della Lingua Italiana e per gli intellettuali iniziano i guai.

I professoroni vengono ancora invitati nei talk show ad esporre le proprie opinioni (siamo o no una democrazia?) ma i buuuu e gli insulti (da parte dei conduttori, del pubblico in studio, della gente a casa, per strada e in ogni dove) fioccano alla prima parola difficile, così da rendere chiara la situazione: i colti non sono più ben accetti.

Quando dunque il buon professor Prospero viene trovato cadavere davanti a casa propria, in molti fanno spallucce e pensano che se la sia cercata ed in pochi se ne dispiacciono.

Tra questi c'è la sua unica figlia, Olivia, che vive a Londra, dove lavora come pasticciera, e che è costretta a rimettere piedi a Milano in seguito all'omicidio del povero padre.

Olivia non riconosce più il proprio Paese, che sembra impazzito e inferocito; la caccia alle streghe ha solo allargato il bacino delle proprie vittime:, dai clandestini ai rom, dai raccomandati agli omosessuali. Adesso tocca agli intellettuali.

"Questi qui hanno bisogno di un nemico al giorno, se no non esistono."

Come si è potuti arrivare a tanto? Che male aveva commesso suo padre per finire ucciso di botte sul pianerottolo di casa?
Da quando citare Spinoza in tv è diventato un reato, dileggiato e rimproverato addirittura dal Primo ministro degli Interni (la semplificazione ha colpito anche le cariche istituzionali), che sta cercando di dare il proprio autorevole contributo affinché si ponga fine al dilagare di troppa cultura?

Ed è così che il governo decide di istituire il Registro Nazionale degli Intellettuali e dei Radical Chic per censire coloro che “si ostinano a credersi più intelligenti degli altri”

La scusa è proteggerli (così da ridurre o evitare che accadono episodi violenti come quello occorso a Prospero) ma molti non ci cascano e, per non essere schedati, si affrettano a svuotare le librerie e far sparire dagli armadi i prediletti maglioni di cachemire…

Intanto Olivia Prospero prova a indagare e a cercare le cause che hanno portato all’assassinio del padre e attraverso di lei noi lettori veniamo portati a spasso tra questi nostri connazionali che stanno rischiando seriamente di ritrovarsi a vivere in una società dominata dalla grettezza mentale, dalla povertà linguistica, dall'ignoranza e dalla manipolazione da parte di chi è in una posizione di potere.

Accanto al famigerato Registro in cui segnare i nomi dei pericolosissimi radical chic, nasce ben presto un nuovo dizionario della lingua italiana, ovviamente composto da un numero ridotto di parole e nel quale sono state eliminati i termini e le espressioni linguistiche ritenuti troppo difficili, astrusi e quindi di difficile comprensione per la gente semplice e che non ha titoli di studio importanti.

Insomma, parrebbe un modo per andare incontro a chi non ha avuto l'opportunità di studiare e che quindi possiede un vocabolario meno dotto.
Una buona azione, in pratica, no? Un modo per non far sentire la massa inferiore rispetto alla cerchia ristretta dei pensatori eruditi.

Ma è davvero un intervento pensato per fini nobili?

La verità è che "la bellezza del mondo è complicata e che per esprimerla occorrono conoscenze e parole complesse."

Ma il timore di vendette, ritorsioni, punizioni di vario genere oramai serpeggia tra la gente e frena anche quelli che sembravano più coraggiosi e convinti della bontà delle proprie posizioni a favore della cultura, dell'erudizione del linguaggio. 

"Il cambiamento più impressionante, però, riguardava il silenzio. All’aperto nessuno parlava più e quando accadeva la lingua sembrava regredita a uno stadio gutturale. L’intelligenza esisteva ancora, ma si nascondeva per paura dell’ignoranza."

Si vorrebbe far credere che troppa conoscenza (e la sua stessa esternazione attraverso il linguaggio, ad esempio) allontani dalla realtà, che abbia un effetto alienante, quando invece 

“La cultura non è una cosa fumosa (...). La cultura sono le strade su cui camminiamo, le case dove abitiamo, le parole che ci girano in bocca e che qualche altro umano, decine di migliaia di anni fa, chissà perché, ha inventato. (...) “La cultura è una scommessa sul fatto che alla fine ci si possa capire. Per questo può dare fastidio."

Olivia è perplessa: la società italiana a lei contemporanea sta finendo (o v'è già finita?) preda di una retorica dell'ignoranza che vuol rendere giustificata la repressione della cultura e dell'intelligenza, creando un clima di paura e di sospetto verso gli intellettuali e gli artisti, additati sfacciatamente non più come risorse per la società e per la sua elevazione, ma come minacce.

Come fare per convincere il popolo, le masse, che i cattivi sono i radical chic, i letterati con la loro mania di parlare in modo complicato per non farsi capire?
Semplice: attraverso la violenza (solo apparentemente e blandamente condannata dalle istituzioni) e la manipolazione.


È un libro breve di cui vi consiglio la lettura in quanto esilarante, originale, contrassegnato da un linguaggio semplice e immediato pur contenendo molto rimandi culturali, da uno stile ricco di un'ironia acuta e intelligente, spietato e grottesco, surreale e divertente, capace di suscitare sorrisi ma, allo stesso tempo, di far riflettere il lettore su quanto sia importante difendere la cultura, il sapere, la complessità opposta alla semplicioneria e all'ignoranza, e a riconoscere e combattere ogni forma di manipolazione da parte di chi detiene il potere.
Divertenti anche le note presenti in ogni capitolo e che assecondano con una vena comica i contenuti della storia narrata.

Consigliato!!



Alcune citazioni

"... c’entrava anche questo con l’odio verso gli intellettuali: la cultura non può essere consumata, mentre oggi quello che ha valore deve essere divorato fino alla distruzione, fino a farlo sparire".

"Si può andare via dal proprio Paese, si può scappare dalle proprie radici, ma non si può sfuggire ai tempi in cui si nasce e si vive".


“Ci ho pensato molto, sai. Non è vero che gli intellettuali non servono a niente.”
“Ah no? E a che cosa servirebbero?”
“A sentirsi meno soli.” 
(...) 
“Le cose dentro i libri dimostrano che le cose dentro le persone si assomigliano.”
“Davvero? È tanto che non leggo un libro.”
“È perché vuoi stare sola.”


"...le persone leggono i libri e ascoltano chi li legge (....) per sapere che dalla vita qualcuno ci è già passato, per sapere che gli altri non sono estranei, marziani, anche se spesso lo sembrano."



(Libro terminato nel 2025)

martedì 30 dicembre 2025

LA FAMIGLIA GRANDE di Camille Kouchner [ recensione ]



Il racconto doloroso ma altresì liberatorio di un logorante segreto di famiglia, taciuto per anni per paura, vergogna, senso di colpa, diventa non solo un modo per togliersi un peso dalla coscienza e cercare giustizia, ma anche un atto di denuncia di una società e di un’epoca che hanno permesso che determinati comportamenti riprovevoli nei confronti dei minori fossero ritenuti leciti.


LA FAMIGLIA GRANDE
di Camille Kouchner


La Nave di Teseo
trad. S. Arecco
192 pp
L'esordio in letteratura dell'avvocata francese Camille Kouchner è un memoir di forte impatto, potente nei contenuti e nelle conseguenze che ha avuto, in seguito alla sua pubblicazione.

In queste pagine, la donna racconta la propria infanzia, i rapporti con i membri della propria "famiglia grande", che comprendeva non solo la madre Évelyne Pisier (nota femminista, politologa,  una delle prime donne docenti di Scienze sociali e Diritto pubblico), i fratelli (tra cui il gemello, qui chiamato Victòr), il patrigno Olivier Duhamel, politologo di fama mondiale, membro dell’élite accademica e politica progressista, ma pure tutta l'ampia ed eterogenea cerchia di amicizie dei due adulti, fieri appartenenti a una generazione di intellettuali rivoluzionari che poi si sono imborghesiti. 

In questa famiglia allargata ed atipica si consumano gioie e sofferenze, vacanze al mare, conversazioni (pseudo)intellettuali e... indicibili segreti.

Camille e Victor crescono in un ambiente che definire libero è un eufemismo e la loro infanzia (descritta con leggerezza nella prima metà del libro) ci sembra apparentemente incantata, spensierata, quasi invidiabile.

Se non fosse che dietro quei luccichii c'è del marcio, che tutti sanno, nessuno ferma e tanto meno denuncia.

Nell'infanzia di Camille ci sono vari eventi già di per sè molto forti per una ragazzina: suo padre Bernard* è praticamente assente e lascia i tre figli nelle mani dell'ex-moglie; i nonni materni, a distanza di non molti anni di distanza, si suicidano e questi fatti drammatici turbano Camille e mettono alla prova l'equilibrio emotivo della madre, Évelyne, che comincia a bere...

Eppure, non sono questi - seppur già angosciosi - eventi a costituire il cuore del libro-confessione: ad esserlo sono gli abusi sessuali che per diverso tempo, durante i primi anni dell'adolescenza, subì Victòr ad opera dell'illustre e stimato patrigno Olivier Duhamel.

La seconda parte del libro si concentra su come Camille sia arrivata a maturare l'urgenza di far venir fuori questo segreto di famiglia, non per rovinare Olivier (che lei amava come un padre, e proprio questo sentimento ha reso Olivier ancora più colpevole, perché i suoi abusi verso il gemello sono stati un tradimento anche verso di lei, che lo vedeva come un punto di riferimento) ma per dare giustizia a Victòr.

Leggiamo (nel mio caso "ascoltiamo") di come ella abbia ricordato di quelle notti in cui Olivier si intrufolava nella sua stanza (senza però mai violarla) e in quella del gemello, facendo a lui e con lui cose che nessun padre o patrigno dovrebbe fare con il figlio/figliastro.

Negli anni, il peso di questo segreto ha incominciato a logorarla, a scavare dentro i suoi sensi di colpa, a reclamare che lei facesse ciò che non ha avuto il coraggio di fare "a quel tempo" perché si sentiva vulnerabile, ancora una ragazzina incapace di alzare la voce contro un adulto: denunciare, difendere suo fratello, porsi dalla sua parte e dirgli: "Non sei tu ad aver commesso un'azione terribile, ma il nostro patrigno: lui ha commesso un incesto e tu ne sei la vittima".

Non sarà facile convincere il fratello a denunciare ora, dopo anni di silenzio, ma pian piano anch'egli (supportato dalla moglie) deciderà di parlare, di mostrare a tutti che dietro l'immagine pubblica dorata ed elogiata di Duhamel si nasconde un orco.

Emerge, quindi, come attorno a sé l'uomo avesse una rete di amicizie che sicuramente aveva idea di ciò che avveniva nelle mura di casa ma che taceva, girava la testa dall'altra parte.
Questa famiglia grande che allietava le giornate, le vacanze, le estati di Évelyne e Oliver a Sanary-sur-Mer (località turistica sulla Costa Azzurra) non faceva che trastullarsi bevendo, fumando, insegnando ai figli a giocare a poker e a sfilare nudi intorno alla piscina. 

E tutto in nome di una presunta libertà in cui nulla doveva essere proibito, in cui la madre incoraggiava la sua Camille dodicenne a fare le sue prima esperienze sessuali e la ragazzina si sentiva divisa tra l'eccitazione di essere trattata come una grande e il terrore di avere tra le proprie mani una totale libertà...

Sebbene tardiva, la confessione avrà un effetto dirompente e scatenerà inevitabilmente delle conseguenze tanto private quanto pubbliche, ma una su tutte la ferirà, la farà star male  e peserà come un macigno sul suo cuore per sempre: la reazione di sua madre.

Vi invito a leggere questo libro perché io l'ho trovato davvero forte, coraggioso, vero; mi ha suscitato  emozioni discordanti (rabbia, indignazione, commozione...) ascoltare ciò che l'autrice ha vissuto, ciò che ha provato per la propria adolescenza sporcata dall'incesto del patrigno sul fratello e dalle manipolazioni psicologiche su di lei sempre da parte di quell'uomo che avrebbe dovuto farle da padre e che invece le ha chiesto di tacere sulle nefandezze da lui commesse.

Vent'anni di silenzio sono tanti e durante questo lungo periodo il senso di colpa, come un'idra, non ha mai smesso di rigenerarsi e farsi sentire per indurla a  star male e per chiederle di rompere il muro di omertà e liberare sé stessa e Victòr.

"Il senso di colpa è come un serpente. Prestiamo attenzione a quel che produce in rapporto a determinati stimoli ma non sempre sappiamo quando produrrà in noi la paralisi, percorre la sua strada, traccia i suoi percorsi; il senso di colpa si è mischiato in me come un veleno e ben presto ha invaso l'intero spazio del mio cervello e del mio cuore. (...) Il mio senso di colpa è il mio gemello. È come avere un altro gemello."

Assolutamente consigliato.



* il padre naturale di Camille Kouchner è stato un noto politico e medico francese, oltre che uno dei fondatori dell'organizzazione Medici senza frontiere.

domenica 28 dicembre 2025

L'EREDITÀ DELLA VILLA DELLE STOFFE di Anne Jacobs [ RECENSIONE ]

 

Giunti al terzo capitolo della saga famigliare La villa delle stoffe, ritroviamo i Melzer, la loro servitù e tutte le movimentate vicende che rendono l'esistenza di ciascuno sempre piene di sorprese e decisioni da prendere, in una società post-bellica che sta cercando di rialzarsi dalle macerie lasciate da un conflitto sanguinoso.



L'EREDITÀ DELLA VILLA DELLE STOFFE
di Anne Jacobs



Giunti
trad. L. Ferrantini
544 pp
La villa delle stoffe #3
È il 1923 e l'incubo della Grande Guerra, con le sue devastazioni, i suoi innumerevoli feriti e morti, la povertà e le privazioni di ogni genere, è ormai alle spalle e tutti possono guardare al futuro con un crescente ottimismo.

Ad Augusta, in casa Melzer, le cose non procedono male, anzi: Paul è tornato dal fronte sano e salvo e tutto intero ed è pronto a riprendere le redini della grande fabbrica di tessuti, diretta in sua assenza dalla moglie Marie, abile artista e sarta. 

Dopo tanti mesi di separazione, il loro amore è più forte che mai, i due sono tanto uniti e felici assieme ai loro vivacissimi gemelli (Leo e Dodo), anche se Marie non può fare a meno di notare quanto Paul sia all'antica in certi modi di pensare: ad esempio, guarda con sospetto i nuovi modelli disegnati da Marie - quei tailleur così moderni, stretti e sfrontati -, come anche la moda dei capelli corti, che ha già contagiato sua sorella Kitty. 

Per Paul queste mode sono troppo sfacciate e gli rimandano l'idea di una donna eccessivamente indipendente, libera da vincoli e obblighi, quando lui invece vorrebbe che l'adorata moglie continuasse ad essere tutta dedita a lui, ai figli e al portare avanti al Villa delle Stoffe, piuttosto che mettersi in testa strane idee...

Ma nelle vene di Marie scorre il sangue di sua madre, la geniale e anticonvenzionale artista Louise Hofgartner, e quell'anima forte e intraprendente le mostra quanto possa essere opprimente un'esistenza privata del piacere che dà il seguire le proprie attitudini e inclinazioni.

Il ritorno alla ristretta vita familiare comincia quindi a opprimere Marie, tanto più che non è neppure libera di prendere davvero e autonomamente delle decisioni fondamentali, comprese quelle che concernono l'educazione dei propri figli.
Per dirne una: una vecchia amica di Lisa (sorella di Paul e Kitty, attualmente in Pomerania assieme al marito Klaus) è stata assunta quale bambinaia di Dodo e Leo ma i bambini la detestano perché la donna è arcigna e tirannica, eccessivamente severa e non tiene conto dei sentimenti e delle esigenze dei gemelli.
Marie vorrebbe che Paul la mandasse via ma, siccome la mamma e suocera, Alicia Melzer, non vuole, l'opinione della giovane signora non viene assolutamente presa in considerazione.

Possibile che Paul tenga più al parere materno che a quello della consorte?

Per dimostrare a quest'ultima di essere dalla sua parte, decide di aiutarla a realizzare un sogno: aprire un atelier di moda tutto suo. 

Marie è brava e professionale in ciò che fa e ben presto i suoi modelli riscuoto uno straordinario successo: le signore non parlano che di lei, tutta la buona società si contende i suoi capi. 

Quando gli impegni cominciano a tenerla lontana da casa e dai bambini, Paul ne è irritato: ok il lavoro e  la passione per ciò che le piace fare... ma Marie resta prima di tutto una moglie e una madre ,e il primo luogo in cui deve passare più tempo è la villa non l'atelier, che evidentemente per Paul dovrebbe essere più un passatempo che un vero e proprio lavoro.

Sente che sua moglie sta prendendo la strada dell'indipendenza già calcata dalla sorella Kitty, che ormai vedova e con una figlioletta da accudire (Henny), non fa che trascorrere le giornate facendo esattamente tutto ciò che la rende felice, senza darsi troppe regole o freni.

Per evitare che Marie creda di potergli mettere i piedi in testa, l'uomo le dà un ultimatum, dalle conseguenze inaspettate e che getteranno tutti - padroni e domestici - nella confusione più totale.

Marie, pur essendo sempre molto innamorata di Paul, si mantiene ferma nelle proprie posizioni: non ha alcuna intenzione di chiudere l'atelier e di rientrare in casa con la coda tra le gambe (con somma soddisfazione della suocera, che ha sempre disapprovato che lei lavorasse), relegando se stessa al semplice ruolo di signora Melzer.
Il suo negozio sta andando così bene, lei ama realizzare abiti, sperimentare con modelli sempre muovi e "alla moda"...: perché dovrebbe rinunciarvi? 

Per non parlare del fatto che la mentalità maschilista di Paul lo induce a sbagliare pure con i figli: Leo ha un grande talento per la musica (il pianoforte è il suo strumento preferito) e nessun interesse per le macchine industriali, le auto e quant'altro di tecnico, ambito che invece appassiona Dodo, indifferente a bambole, pizze e merletti e desiderosa, semmai, di pilotare un aereo, da grande. Paul è totalmente cieco di fronte ai temperamenti e alle attitudini dei figli, ai quali impone i propri modi di pensare e i propri antiquati schemi mentali.

A questo subentrerà un'altra questione, che riguarderà Louise, la defunta madre pittrice, che resta per i Melzer un punto dolente, una "pietra di scandalo" alla quale essi preferirebbero non essere associati.

Ma disprezzare Louise significa disprezzare sua figlia, le cui origini sono necessariamente legate alla madre, della quale non solo Marie non si vergogna ma del cui estro artistico vuol essere testimone orgogliosa.

Nella coppia si apre una crepa non indifferente, con conseguenze sui bambini e sulla gestione della villa delle stoffe.
L'amore che li ha sempre legati vincerà sui litigi, sulle divergenze d'opinione, portandoli a trovare un punto d'incontro?
Entrambi sono innamorati ma altresì orgogliosi: chi farà il primo passo per chiedere scusa all'altro?

Paul si lacera dentro, convinto che "Le ombre cattive bisognava seppellirle nella cantina dell’oblio, chiudere la porta con settantasette lucchetti e non sfiorarla mai più. Solo così si poteva continuare a vivere, costruire un futuro." ma non basta chiudere un problema nel cassetto perché esso scompaia; Paul è un uomo riflessivo (per quanto facile agli scoppi d'ira, esattamente come il padre Johann) e sa che sua moglie merita rispetto e considerazione e che il suo atteggiamento da marito/padre padrone in perfetto stile Melzer non aiuta a risolvere conflitti, anzi...

Intanto, attorno a loro, i domestici guardano, sghignazzano o sospirano, mentre sono presi dalle proprie umili incombenze.

Hanna è sempre accanto a Marie, pronta a servirla anche con mansioni che non la entusiasmano più di tanto. A portarle una rinnovata gioia ci pensa un piacevole ritorno di un ex domestico.
Auguste va e viene dalla villa per racimolare qualcosa da mangiare per sé e per i propri figli, visto che l'attività del marito (buon uomo e gran lavoratore) non sta andando come avevano sperato, cosa che la spinge a rivolgersi ad una vecchia conoscenza della villa da cui farebbe bene a star lontana...

Lisa, dal canto suo, è in Pomerania ma il suo matrimonio è ormai irrecuperabile, tanto che la donna è pronta a buttarsi tra le braccia di un altro uomo che, pur sembrando attratto da lei, non si decide a farsi avanti.

Insomma, alla Villa delle Stoffe c'è sempre un gran movimento, accadono tanti piccoli avvenimenti che creano molta dinamicità e imprevedibilità, ci sono coloro che tramano alle spalle di altri e che non aspettano altro che la loro caduta, ci sono fraintendimenti, vecchi e nuovi rancori, a un certo punto c'è pure una piccola "nota gialla" in quanto un personaggio verrà ucciso e un innocente incolpato...
E poi, proprio nelle ultime battute, si registra un ritorno e si intuisce come nel prossimo romanzo della serie questi potrebbe avere un proprio peso nel creare nuovi sviluppi.

Anche questo volume è stato interessante: le vicende che coinvolgono Paul e Marie mi sono piaciute perché le personalità di entrambi spiccano nel bene e nel male e in loro ci sarà comunque una maturazione, una crescita, che li porterà ad affinare tanto il proprio carattere quanto la loro relazione di coppia.
Mi sono piaciuti anche i capitoli dedicati a Lisa, che è sempre stata la sorella più bistrattata ma che in realtà, rispetto a Kitty, ha modo di evolvere, prendere decisioni importanti per dare una svolta alla propria esistenza, mentre Kitty in questo romanzo, pur proseguendo con la propria vita di donna libera che ride davanti alle convenzioni sociali, non vive grossi cambiamenti; per contro, continua a sostenere con forza la cognata contro la testardaggine di Paul.

Curiosa di proseguire, non posso che consigliare la saga a chi ama immergersi in storie di gente sia ricca che umile, alle prese ognuna con sfide e difficoltà quotidiane, in stile Downton Abbey.


I libri della serie:

4. Ritorno alla villa delle stoffe
5. Tempesta sulla villa delle stoffe
6. Incontro alla villa delle stoffe

martedì 23 dicembre 2025

Recensione: LA CONGIURA DEGLI INNOCENTI di Andrea Barzini



Tra le pagine di questo romanzo ci immergiamo nei burrascosi anni che hanno portato all'unità d'Italia, respirando, assieme ai protagonisti, tutto il fervore di un meridione ricco di tragedie e violenze, ma anche di sprazzi di compassione e solidarietà.



LA CONGIURA DEGLI INNOCENTI
di Andrea Barzini



Ed. Piemme
400 pp
Ottobre 2025
In una notte del 1885, a Donnici, Cosenza, la tenuta dei Carini viene sconvolta da una brutta notizia: Severino Carini, botanico illuminista e difensore dei contadini dai soprusi dei latifondisti, è stato assassinato. 
Poco dopo, l'uomo accusato dell'omicidio viene avvelenato in carcere e questo getta un'ulteriore ombra sulla tragica morte di Severino: chi ha ordinato davvero l'agguato e perché? Forse per  mettere a tacere le idee progressiste del nobile?
Sostene, figlio di Severino e gemello di Alba, decide di vendicare l'assassinio del genitore e questo darà il via ad una serie di eventi imprevisti che coinvolgeranno e travolgeranno tanto lui quanto la sorella.

Siamo in una terra in cui convivono soprusi e credenze arcaiche, in cui tra vessazioni e ribellioni, soffiano i venti della libertà, in opposizione al regime borbonico.

I due gemelli Alba e Sostene sono inseparabili, si vogliono bene e si sostengono, ma le loro vite prenderanno strade diverse e, ognuno a modo suo, turbolente, in cui rischieranno di perdere molto più di ciò che potrebbero "guadagnare".

Alba sarà costretta a sposare Alfonso, un uomo del foggiano, benestante, proprietario terriero, con cui inizialmente faticherà ad instaurare un rapporto intimo; Sostene sarà più vagabondo (arriverà sino a Parigi) e incontrerà il fervore rivoluzionario e repubblicano, passando per  esperienze spericolate, esaltanti ma anche pericolose.

Alba, intanto, cercando di abituarsi alla sua nuova vita di moglie, porterà le proprie idee progressiste in mezzo alle povere donne con cui avrà a che fare, in particolare diventerà guida e rifugio per le più fragili ed emarginate. 

È un romanzo storico avventuroso, con toni non di rado ironici e vivaci che rendono la narrazione davvero molto piacevole (da ascoltare, nel mio caso), popolato da personaggi molto ben caratterizzati e ambientato in una Calabria antica e opprimente (e, in generale, nel Regno delle Due Sicilie, visto che si va dalla Calabria a Napoli, passando per le campagne di Foggia-San Severo*), dominata da rigide gerarchie sociali.

Mi è piaciuta moltissimo la protagonista femminile, Alba Carini, una ragazza dalla forte personalità, indomita, indipendente nell'animo, illuminata e al contempo "spirituale" (possiede capacità di premonizione), colta, intelligente, che riesce a non farsi ingabbiare da nessuno ma che impara a trasformare il proprio dolore in forza e cercando di portare avanti l'eredità morale del padre.

Sono anni ricchi di agitazioni sociali e politiche e i due fratelli (e non solo loro....) si ritrovano a dover decidere cosa essere e dove collocarsi, se sentirsi ancora parte di quella nobiltà che sta per crollare o se abbracciare il sogno di un'Italia nuova e unita.
Un sogno che costerà molto a tanti e, come spesso accade, a pagare il prezzo più alto saranno gli umili, i poveri, gli oppressi, in una parola: gli innocenti.

A me piacciono molto le saghe famigliari e drammatiche collocate in precisi periodi storici, e sicuramente gli anni preunitari mi affascinano molto; questo romanzo mi ha conquistata dal primo momento in quanto Barzini ha uno stile cinematografico, sa ben descrivere scene e personaggi in modo vivido e "visivo", il modo in cui è strutturata la trama è appassionante e l'avvicendarsi dei numerosi eventi accompagnano il lettore, curioso e sempre più immerso nella narrazione, fino all'ultimo, tragico, colpo di scena.

La congiura degli innocenti è davvero un bel romanzo storico che racconta una storia di coraggio, vendetta e rinascita, che conquista il lettore attraverso dei personaggi indimenticabili che ci ricordano come un processo grande come quello che ha portato alla nascita dell'Italia non sia passato soltanto attraverso le grandi gesta dei personaggi famosi - Garibaldi, Cavour, i Borbone... - o gli intrighi dell'aristocrazia, ma anche, per non dire soprattutto, attraverso la sofferenza, il sangue, le lotte e la miseria della povera gente.

* Curiosità personale: sono stata attratta dal libro, inizialmente, proprio perché avevo letto che era ambientato anche nella "mia" zona 😃

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