lunedì 21 gennaio 2019

Alcune brevi curiosità su... George Orwell



In questo giorno, di 60 anni fa, moriva lo scrittore George Orwell.

Il su vero nome non era questo, bensì Eric Arthur Blair; nato il 25 giugno 1903 a Motihari, nel Bengala, era figlio di un impiegato statale che lavorava presso il governo indiano britannico col compito di sorvegliare la crescita dell'oppio da parte dei contadini indiani.
Quando Eric aveva un anno, la madre Ida si trasferì coi bambini in Inghilterra e da allora Eric non è mai più tornato a Motihari.

George Orwell
Ha frequentato Eton, dal 1917 al 1921 grazie ad una borsa di studio.
Il suo amore per lo studio non fu costante e a un certo punto decise di fare una sorta di servizio civile imperiale, come suo padre, però in Birmania anziché in India, avendo là ancora parecchi membri della famiglia di sua madre, inclusa la nonna.
Divenne poliziotto e aveva sotto di sè 200.000 persone. Trascorreva il suo tempo libero leggendo, scrivendo e facendo in modo che i domestici fossero pronti a soddisfare ogni sua esigenza. In quegli anni si è fatto fare alcuni tatuaggi sulle nocche, oltre a farsi crescere i suoi famosi baffetti.

Lavorare per l'impero britannico si rivelò una delusione e, a differenza del padre - che era rimasto in quel mondo per almeno quaranta anni -, Eric decise di uscirne abbastanza presto.
Dopo aver contattato la febbre dengue, gli fu permesso di partire nel 1927. I suoi ricordi di questo periodo della sua vita si possono trovare nel libro Burmese Days (Giorni in Birmania) e nei saggi Shooting An Elephant (L'uccisione dell'elefante) e A Hanging (Un'impiccagione).

Una volta lasciata la Birmania, decide di concentrarsi sull'attività di scrittore a tempo pieno. Il suo pensiero è scrivere delle vite dei perdenti e l'unico modo per farlo era diventare uno di loro.
Così a Parigi fa il lavapiatti, a Londra diventa un vagabondo, parlando tutto il tempo con persone  che realmente vivevano nella povertà. Sì perchè lui, dopotutto, a Parigi non ha mai rischiato di morire di fame e freddo in quanto aveva sua zia Nellie ad aiutarlo dandogli del cibo quando era disperato. Lo aiutò anche a trovare una stanza in rue Pot de Fer e lo presentò a Henri Barbusse, l'uomo che pubblicò il suo primo articolo (a carattere politico), per il quale fu remunerato, nel 1929.

Quando e perchè scelse Blair di chiamarsi "George Orwell"?
Beh anzitutto, gli piacque perché gli sembrava un buon nome inglese; si ipotizza che si sia ispirato al fiume Orwell della contea di Suffolk, in Inghilterra, ma magari lo scrittore potrebbe semplicemente aver preso spunto dal nome di uno zio, George Limouzin, il fratello più giovane di sua madre Ida.
Ma perché ha inventato uno pseudonimo? Per prima cosa, non gli era mai piaciuto "Eric Blair", e poi lo fece anche per evitare di creare imbarazzi alla propria famiglia, soprattutto dopo che scrisse "Senza un soldo a Parigi e a Londra".
Si racconta che nel corso della propria esistenza, George Orwell abbia sempre cercato di tener separata la vita come Orwell da quella in cui era Eric Blair; addirittura si impegnava per tenere lontani i gruppi di amici (quelli che lo conoscevano come Eric da quelli che lo conoscevano come George).
Un'altra ragione furbetta per la quale si dice che abbia scelto proprio "Orwell" era perché voleva un nome che iniziasse con una lettera centrale dell'alfabeto, così che i suoi libri fossero collocati nella parte centrale degli scaffali in libreria: né troppo in alto, dove i clienti non riescono a vedere bene, né troppo in basso, vicino ai loro piedi.

Orwell era un ateo, legato però alle tradizioni della Chiesa d'Inghilterra; non solo, ma era anche abbastanza superstizioso. 
Dichiarò di aver visto un fantasma, un giorno che era nel cortile della chiesa di Wallington.
Aveva la convinzione che le persone potessero fare una magia nera segreta solo partendo dal nome di una persona (sarà pure per questo che si scelse uno pseudonimo??).
Nei suoi primi anni di Eton, lui e un compagno di scuola avevano creato una bambola voodoo con il sapone di un ragazzo più grande da cui si sentivano presi in giro: la "vittima" finì per rompersi una gamba e, più tardi, morì di cancro. Orwell si sentì in colpa per questo fatto per il resto della sua vita. Abbiamo già detto che in Birmania si fece disegnare dei tatuaggi sulle nocche, cioè dei cerchi blu per scongiurare la sfortuna.

Orwell è stato un insegnante prima di divenire uno scrittore famoso; in particolare, è stato tutor di un ragazzo disabile e poi  per alcuni semestri insegnante alla Hawthorns High School per ragazzi. In seguito divenne insegnante al Frays College di Uxbridge.
Dopo essersi trasferito a Londra, ha lavorato part-time al Booklovers' Corner di South Green ad Hampstead, una libreria che poi è diventata una panineria; ancora adesso c'è affissa una targa che indica che Orwell ha lavorato lì, in Pond Street.
Proprio mentre lavorava al Booklovers' ottenne il suo primo incarico di scrittura: un romanzo verità sullo sfruttamento e la disoccupazione esistente in una cittadina mineraria dell'Inghilterra settentrionale durante gli anni Trenta (The Road to Wigan Pier).

Ad una festa ad Hampstead Heath incontrò Eileen O'Shaughnessy (1905-1945), una studentessa di psicologia a Oxford; i due si sposarono nel giugno del 1936 nella chiesa di Wallington, nell'Hertfordshire. Hanno tenuto un cottage chiamato The Stores (immagine a sinistra) dove vendevano cose di vario genere agli abitanti del villaggio, facendo un po' di soldi con le caramelle vendute ai bambini del posto. La casa in sé era terribile (scarsamente riscaldata, con un tetto di lamiera che faceva un rumore terribile quando pioveva), ma i due amarono stare lì. Coltivavano alcune verdure e allevavano galline e capre. Fu durante la sua permanenza in The Stores che concepì Animal Farm (La fattoria degli animali) e inserì gran parte della sua vita a Wallington nel libro.

Durante gli anni '30, i regimi dittatoriali erano sempre più diffusi in tutta Europa, con Hitler che guadagnava potere in Germania, Mussolini in Italia e Stalin in Russia. Francisco Franco stava tentando di fare lo stesso in Spagna.
Orwell andò in Spagna per combattere sul fronte repubblicano e si arruola nella milizia del P.O.U.M. (Partito Obrero de Unificacion Marxista), un piccolo movimento anarco-sindacalista della Catalogna, venendo ferito però alla gola nel 1937 da un proiettile sparato da un cecchino franchista.

Dopo essere tornato a Wallington per un breve periodo, lui ed Eileen andarono a Marrakech nella speranza che l'aria secca favorisse la salute di Orwell, al quale era stata ufficialmente diagnosticata la tubercolosi da suo cognato Laurence O'Shaughnessy (noto chirurgo toracico). Mentre faceva la sua solita coltivazione di verdure e allevamento di almeno una capra e polli, Orwell ha scritto la maggior parte di Coming Up For Air (Una boccata d'aria). Suo padre, Richard Blair, sarebbe morto poco dopo la pubblicazione.

Orwell, non potendo trovare lavoro nelle forze armate a causa del cattivo stato dei suoi polmoni, alla fine aveva trovato lavoro alla BBC. Ha fatto trasmissioni per il dipartimento dei servizi orientali.
Gran parte dell'immaginario della vita lavorativa di Winston Smith (protagonista di 1984) presso il Ministero della Verità si ispira proprio ai giorni trascorsi da Eric alla BBC.

Sembra che lui ed Hemingway si siano trovati diverse volte negli stessi posti e nello stesso momento senza però mai incrociarsi; ad es., Hemingway ha anch'egli combattuto nella Guerra Civile Spagnola, aveva vissuto a Parigi nello stesso periodo di Orwell e deve averne seguito la carriera ,a la cerchia di amicizie era evidentemente diversa.
Ci fu un'occasione in cui, tornando Blair a Parigi, dopo una visita nella parte della Germania occupata dagli alleati, vestito in uniforme (era corrispondente di guerra per The Observer) soggiornava all'Hotel Scribe, e si mise a sbirciare il registro dell'albergo per vedere se c'era qualcuno con cui parlare e si accorse con sua grande gioia che figurava  il nome di Hemingway. Allora andò a bussare alla porta della sua stanza e, dopo essersi presentato come George Orwell (inizialmente disse il suo vero nome, ma ad Ernest "Eric Blair" non diceva proprio nulla...) l'altro gli offrì un bicchiere di scotch.

Orwell era un donnaiolo; aveva molte amiche che poi divennero sue amanti, soprattutto quando la sua fama di scrittore lo travolse.
Se la moglie sapesse e soffrisse per i tradimenti del coniuge, non è dato sapere (pare che il loro fosse un matrimonio piuttosto "aperto").
I due avrebbero voluto avere bambini ma Orwell era convinto di non poterne avere, così nella primavera del 1944, George ed Eileen seppero di una donna che non riusciva a tenere il suo bambino e subito si diedero da fare per ottenere la custodia del bambino; lo adottarono e fu chiamato Richard Horatio Blair.

Per quanto riguarda il celebre romanzo distopico 1894 (RECENSIONE), benchè non fosse più lungo di altri suoi libri precedenti, ci mise un'eternità a terminarlo. Aveva iniziato a scriverlo per la prima volta nel 1946, interrompendosi a causa di mille impegni lavorativi; in seguito alla sua malattia che avanzava con la tubercolosi, il libro impiegò sempre più tempo prima di venire alla luce.
Inizialmente esso doveva essere ambientato nel 1980, poi nel 1982 e infine nel 1984; trascorse la maggior parte del 1948 a scrivere il manoscritto finale, e quando lo concluse pensò al titolo, che in origine era The Last Man In Europe, ma i suoi editori, Secker & Warburg, pensarono che 1984 fosse di gran lunga migliore.

George Orwell è morto il 21 gennaio 1950 per tubercolosi, in un ospedale di Londra.


Fonte per articolo: QUI

4 commenti:

  1. Ciao Angela, è stato molto interessante leggere il tuo post! Pur non amando il suo genere, ho molto apprezzato sia "La fattoria degli animali" sia "1984" :-)

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    1. Io ho letto 1984 e credo sia uno di quei libri da leggere assolutamente!

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  2. Che storia raccontata bene. Anch'io come Ariel ho letto La fattoria degli animali, uno spaccato di vita politica non indifferente. Buon pomeriggio.
    sinforosa

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    1. Eh si, è stato un bravo scrittore e giornalista!!
      Buon pomeriggio :)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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