martedì 2 luglio 2019

Recensione: VOCI SOFFOCATE di Beppe Quintini



A Cimego, un paesino in provincia di Trento, la polizia è sulle tracce di un killer spietato che va assolutamente individuato e fermato.
E' Natale ma l'atmosfera di festa e magia è disturbata dal sangue che sporca la neve che scende ad imbiancare il paesaggio, che sta perdendo il proprio incanto a causa di una mente diabolica e astuta che sta mietendo vittime seguendo rituali macabri e terribili. 



VOCI SOFFOCATE
di Beppe Quintini



Ed. Fanucci
536 pp
«Stanotte ho ucciso...»
Una pausa.
«...Un uomo e una donna.»

Queste sono le agghiaccianti parole, pronunciate dalla voce di un Individuo sconosciuto in una mattina dal freddo pungente, che si sente sussurrare un frate francescano - frate Gioele -, seduto nel confessionale della chiesa di Cimego, in cui è stato mandato dal proprio ordine religioso.
A questa tremenda confessione (comprensiva anche dei nomi delle vittime) segue una frase enigmatica: «La salvezza del prossimo è più vicina di quanto pensi. Non sta in cielo ma in terra».

La spaventosa confessione si conclude con un violento colpo alla nuca che ferisce gravemente il frate e permette all'Individuo di fuggire senza essere visto.

Il lettore, però, prima di arrivare a quello che è l'inizio di un'indagine molto complessa, conosce una giovane donna, affascinante e in cerca di avventure amorose: Gisele Blanchè, che si infatua del barman Marco, intraprendendo una relazione con lui. Scopriamo, qualche pagina dopo, che la bella francese è sposata con un noto fotografo, Olivier Fontain.

La coppia è la prima doppia vittima che cade nelle mani sanguinarie del killer, chiamato misteriosamente l'Individuo, dallo sguardo attento e glaciale, il sorriso diabolico, che sa come restare "invisibile" col suo passo felpato, silenzioso e il cappuccio sulla testa a coprirgli parte del volto.

Quando la polizia giunge sul luogo del delitto, in seguito alle informazioni fornite dal povero frate in ospedale, scopre una scena tra le più efferate mai viste, che mette alla prova anche gli stomaci più forti; è evidente come l'assassino sia un calcolatore intelligente che non lascia nulla al caso e, a modo suo fornisce alla polizia degli indizi per arrivare a capire alcuni dettagli molto rilevanti, che se compresi, possono aiutare a fermarlo.

Il punto, ovviamente, è che i significati di questi indizi non sono affatto espliciti, anzi, vanno interpretati, collegati tra loro, insomma richiedono tutta l'attenzione e l'acume possibili.

E non sono molti a poter assumere quest'incarico con la ferma speranza di portarlo a termine; la polizia lo sa ed infatti chiede la collaborazione di un ex-poliziotto tra i più esperti e stimati degli ultimi anni:  Mathias Novari, che dovrà affiancarsi all'agente Marina Bruni.

La prima volta che incontriamo Mathias, non ricaviamo l'impressione di un un uomo forte e che sa il fatto suo, tutt'altro: è in uno stato di apatia e depressione, frutto della recente sospensione dal servizio  in seguito ad un drammatico episodio che gli ha tolto non solo l'amore per il proprio lavoro, ma anche la gioia di vivere. Fatti drammatici nei quali è stato coinvolto un bambino innocente, del cui triste destino Novari si addossa ogni colpa (e che sono stati causa del suo allontanamento dalla polizia).

Ma non c'è tempo per i piagnistei, il killer continua a colpire e va fermato, così Marina - donna tenace e affascinante. molto professionale, che ha saputo farsi strada in una realtà lavorativa popolato da uomini, affrontando a testa alta pregiudizi e battutine - si ritrova a dover lavorare su questo caso difficilissimo contando, in particolare, sul giovane collega Luca Freschi (esperto in tecnologie informatiche) e sulla new entry, l'ex-poliziotto Novari, appunto.

Inizialmente tra i due si respira un'aria di tensione: Novari, dietro la sua barba lunga che lo rende impenetrabile e i suoi atteggiamenti supponenti e "da professore", non si attira le simpatie di Marina, che già di suo è diffidente e riservata, soprattutto col "sesso forte".
Ma l'urgenza del caso e la consapevolezza, da parte di entrambi, di avere accanto un partner più che competente, li aiuterà ad abbattere ogni barriera e a collaborare spalla a spalla, dandosi fiducia l'un l'altro; lo stesso Luca, timido e convinto di non essere mai all'altezza, avrà modo di ricredersi su se stesso, mettendo a frutto il proprio ingegno, che risulterà molte volte indispensabile.

Le scene che descrivono i momenti degli omicidi sono crude e minuziose, ti danno la sensazione di essere lì nella stanza degli orrori, dove l'Individuo, con tutta la calma e la fredda lucidità che gli appartengono, svolge con maniacale attenzione i propri rituali, che comprendono lunghi attimi di terrore e dolore acuto per le povere vittime, le quali arrivano alla morte pregando che essa giunga presto, pur di liberarli dalle sofferenze causate dalle torture del loro miserabile assassino.

«È una strana sensazione, vero? Cercare di urlare e non riuscirci. A volte non riesci a causa del dolore, altre ancora è il terrore a strozzarti le corde vocali. O una lingua tra due lame affilate pronte a reciderla.»

L'obiettivo di quest'omicida non è "semplicemente" la morte dei prescelti, ma è una vera e propria vendetta con lo scopo, secondo la sua mente contorta, di purificare il mondo dalla presenza di gente ignobile; eh sì, perchè agli occhi dell'Individuo, queste persone hanno le loro colpe da espiare e vanno punite come meritano. Come hanno provocato del male in passato, così adesso ne ricevono il "contraccambio".

«Credo invece che il nostro uomo uccida spinto da un’irrefrenabile voglia di giustizia. Un motivo personale, forse la missione di ripulire la società da una certa categoria. Credo perfino che voglia essere fermato.»

Che ci sia dietro gli omicidi questa sorta di "missione", Novari e Marina lo intuiscono gradualmente e mettendo al posto giusto tutti i tasselli, aiutati da importanti dettagli "letti" sulla scena del crimine, in cui c'è sempre la firma del suo "compositore", termine non casuale in quanto l'Individuo monta su un "teatrino" in cui dissemina  particolari tanto inquietanti quanto raccapriccianti: pentagrammi disegnati con un "pennello" e un "inchiostro" molto speciali con su indicate delle note, per le quali chiaramente l'uomo ha usato "oggetti" particolari che suscitano repulsione e orrore.

Insomma, i nostri poliziotti hanno da lavorare e da scervellarsi per cercare di capire cosa vogliano dire questi dettagli intrisi di sangue e le parole che l'assassino rivolge al frate nel confessionale ogni volta che ha commesso l'omicidio.

C'è un modo per arrivare a lui e, ancor più, per arrivare sulla scena del prossimo crimine prima che esso abbia luogo e che un'altra vittima sia trucidata senza pietà? 

"Voci soffocate" è un thriller in cui si respira tensione e la suspense è palpabile dalle prime pagine; ogni particolare è inserito al posto giusto ed incastrato con gli altri magistralmente, così da creare una sorta di spaventoso "spartito musicale" che va letto e compresso con la chiave giusta.
Novari e Marina devono cercare di capire cosa spinga il killer a riprodurre di volta in volta la medesima modalità nell'ammazzare le proprie vittime, le quali sono frutto di una scelta ragionata...

Chi sono, per l'assassino, le persone che meritano di morire in quel mondo, e perchè? Forse ci sono episodi del loro passato che le accomunano o le avvicinano all'Individuo?

Spesso un'azione malvagia compiuta negli anni della giovinezza, commessa per incoscienza e con una dose di cattiveria gratuita, può trascinarsi dietro le proprie nefaste conseguenze, che magari arriveranno anni dopo, ma arriveranno di certo.

La serrata caccia all’uomo che sta insanguinando la provincia trentina si intreccia con l’oscura abitudine di un borioso e prepotente senatore a Roma, ma intuire il filo rosso che lega vari personaggi e ambienti non significa arrivare immediatamente alla verità, tutt'altro: sembra sempre che tutto sia confuso e inafferrabile.
Eppure i due colleghi sono convinti che la verità debba celarsi da qualche parte e che prima o poi emergerà in modo inequivocabile.

«Per quanto una persona possa impegnarsi a tenere nascosta la verità, si deve rassegnare al fatto che è solo questione di tempo.»

Il ritmo è davvero serrato, la tensione sale quando capiamo che l'assassino è nuovamente all'opera con i suoi strumenti di morte, e a noi lettori non resta che sperare che Mathias e Marina riescano a dipanare la matassa e ad acchiapparlo in tempo.

Mi è piaciuto tutto di questo romanzo, a cominciare dall'ambientazione: Madonna di Campiglio, il paesino di montagna, il freddo gelido, la neve che copre tutto di bianco ma questa purezza è sporcata dal sangue orribilmente versato, e così pure il fatto di essere nel periodo natalizio, che solitamente si collega ad un'atmosfera di pace e serenità e invece...

Mi sono piaciuti i due protagonisti Mathias e Marina, più simili di quanto non credano e forse proprio per questo all'inizio non vanno molto d'accordo; entrambi hanno delle ferite nel corpo e nell'anima che impediscono loro di fidarsi del prossimo, di lasciarsi andare, di pensare che c'è posto anche nella loro vita per l'amore e la felicità; questa sfiducia li spinge a dedicarsi totalmente all'indagine, perchè in fondo "Il lavoro è il miglior antidoto alla tristezza".
Due persone fondamentalmente sole e tristi che potrebbero trovare l'uno nell'altra la giusta motivazione per tornare a vivere con più consapevolezza e serenità.

Il clima di amicizia e stima professionale e umana che si instaura tra loro e con l'agente Luca, il lavorare in sinergia e partendo ciascuno dalle proprie abilità, è un punto di partenza importante per affrontare con successo l'indagine.

Ho trovato che tutta l'architettura narrativa regga in piedi splendidamente, che ogni tassello trovi il suo spazio in maniera coerente; trama avvincente, colpi di scena che via via svelano ulteriori particolari e creano sempre maggiore tensione, invogliando il lettore a procedere nella lettura.
Per quanto i dettagli degli omicidi siano inevitabilmente crudi (magari non a tutti i lettori possono piacere), essi non sono messi lì a caso, tanto per far scorrere fiumi di sangue, ma hanno tutti un senso e ci dicono qualcosa della mente criminale che ne è l'artefice.
Trovo sempre interessante che si scavi nella vita dell'assassino: nel nostro caso, dietro tutto quell'odio, quella lucida follia e quell'aberrante malvagità, c'è comunque un uomo che, a sua volta, ha subito qualcosa di orribile, e arrivare a conoscere l' "origine del male" è fondamentale per poter fermare la carneficina in atto.

Non posso che concludere consigliando questo thriller a tutti gli appassionati del genere (e non solo a loro, certo): io l'ho trovato scritto molto bene, con una trama articolata e dinamica, personaggi delineati in modo chiaro e sviluppi sempre interessanti. 

2 commenti:

  1. Da appassionata di thriller non posso non prendere nota di questo romanzo. L'ambientazione mi piace molto e scoprire l'origine del male è sempre un modo per inoltrarsi nei territori del crimine e scoprire il lato oscuro dell'uomo. Bellissima recensione :)

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    Risposte
    1. penso potrebbe incontrare i tuoi gusti di "thrillerista" :)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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