lunedì 17 maggio 2021

Recensione: UNA POSIZIONE SCOMODA di Francesco Muzzopappa



Fabio Loiero è un giovanotto i cui sogni di gloria giovanili si sono infranti contro la dura realtà: sin da ragazzo, infatti, sogna di lavorare come sceneggiatore per i migliori registi italiani e non, ma qualcosa dev'essere andato storto se attualmente è sì sceneggiatore,  ma non di film d'autore, bensì di filmetti a luci rosse.
Professione che, manco a dirlo, odia con tutto se stesso.
Riuscirà a riscattarsi da un'esistenza e da un lavoro tutt'altro che gratificanti?


UNA POSIZIONE SCOMODA
di Francesco Muzzopappa


Fazi Ed.
221 pp
Se uno si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, collezionando, agli inizi del proprio percorso di scrittore di piccole sceneggiature, delle critiche positive, ci sta che maturi l'idea di avere talento e di poter ambire a lavorare scrivendo per grandi registi, del calibro di Amelio e Sorrentino.

E in effetti Fabio è una promessa del cinema italiano..., o per meglio dire, lo è stato.
Quando si è molto giovani, si sa, si è convinti di avere il mondo in mano e di poter anche fare gli schizzinosi, rifiutando offerte che, sul momento, non paiono essere chissà quale trampolino per lanciare la propria emergente carriera, ed è ciò che successo al protagonista.

Dopo aver risposto troppe volte no a offerte di lavoro da lui ritenute "niente di che", ecco che si ritrova a fissare un telefono sempre muto... I ripetuti rifiuti gli hanno fatto terra bruciata, per cui il mondo del cinema - sulla cui soglia aveva appena messo piede - sembra essersi completamente dimenticato di Fabio Loiero.

A dare una scossa alle giornate di un ragazzo ormai afflitto, annoiato, demotivato, ci pensa un incontro casuale e, per certi versi fortuito: quello con Romina, una trans che di lavoro fa la produttrice di film e che gli propone di collaborare con la sua casa di produzione.
Disperato ed in cerca di occupazione, il povero Fabio dice sì, per poi scoprire che si tratta di film porno!

Si ritrova, quindi, da un giorno all'altro, a scrivere sceneggiature di film hard, cosa che lo manda in crisi perché per lui non c'è niente di eccitante nel buttar giù trame e dialoghi decisamente poco edificanti e dei quali si vergogna di essere l'autore.

Infatti, nessuno delle sue conoscenze - tranne una vecchia amica, sboccata e bestemmiatrice provetta - sa che scrive film porno, e lui ha tutti gli interessi affinché la cosa resti segreta, soprattutto è terrorizzato che possa arrivare alle orecchie dei genitori.
Sua madre crede che il suo bambino lavori per opere di un certo spessore culturale e che lo faccia con quel candore e quell'innocenza angeliche che da sempre hanno contraddistinto il suo buon Fabio; suo padre gli manda ogni giorno link per sentire la messa e messaggini tratti dai Vangeli per edificare la sua anima ed elevarla verso il cielo.
Se sapessero che il loro unico figlio scrive sconcezze, porcherie che solo a nominarle si diventa rossi di vergogna, potrebbero morire d'infarto.

E allora, meglio lavorare in sordina e soffrire da solo e in silenzio tra le mura di casa.
Il rischio che però la sua faccia venga sbattuta in TV e associata al cinema hard, diventa concreto quando uno dei film da lui firmati, L'importanza di chia*arsi Ernesto, è in lizza al Festival del Porno di Cannes e, secondo Romina, è lui a dover andare alla manifestazione e a ritirare la statuetta (vi lascio immaginare che forma abbia il premio...) nel caso vincesse come miglior sceneggiatore.

Ovviamente Fabio cerca in tutti i modi di sfuggire all'ingombrante ed imbarazzante impegno: lui già vive come un peso il proprio particolarissimo lavoro, figuriamoci cosa accadrebbe se parenti ed amici ne venissero a conoscenza!

Ma Romina è così insistente che Fabio le dice sì... a una condizione, però, e forse sarà proprio questo piccolo "ricatto" a offrirgli l'occasione della vita.

Il nostro sfortunato sceneggiatore, infatti, tiene chiuso in un cassetto il copione di una possibile film che egli ritiene essere brillante e ben fatto: Il cielo di piombo aspetta solo di finire nella mani di produttori e registi giusti, che sappiano valorizzare la sua bravura e lasciarlo finalmente entrare nell'Olimpo dei grandi del cinema.
La sola idea che alcuni suoi amici del Centro Sperimentale, che non hanno mai brillato per talento e creatività, possano collaborare con registi e attori di un certo calibro, e lui, che invece era promettente e apprezzato, sia finito nel dimenticatoio, basta a mandarlo in depressione e a renderlo insofferente ad aprire anche solo uno spiraglio a qualcuno di questi ex-compagni, che ogni tanto sbucano dal passato e lo contattano per vantarsi dei propri successi, cosa che ovviamente lo manda in crisi ancor di più.

Riuscirà il povero Fabio a dare una svolta alla propria carriera che non accenna a decollare, anzi..., rischia di affondare sempre più?

Anche questo romanzo di Muzzopappa mi ha divertito molto: il protagonista è un giovanotto che si sente un po' un genio incompreso, che non è riuscito a sfondare per un'abbondanza incontrollata di sfiga; i personaggi che gli ruotano attorno - ognuno con i propri eccessi, dai pii genitori a Romina e tutti coloro che lavorano nel cinema hard, con le loro stranezze e le loro estrose volgarità - contribuiscono a creare delle situazioni buffe, delle vere e proprie gag che mi hanno strappato più di una risata.

Credo sia il quarto libro che leggo di quest'autore e ogni volta è un'iniezione di buon umore: il suo senso dell'umorismo, l'arguta ironia e la leggerezza che contraddistinguono le sue storie mi conquistano ogni volta.
Ideale per chi ha voglia di una lettura spassosa e spensierata.

8 commenti:

  1. Ciao Angela, non conoscevo il romanzo ma mi sembra davvero divertente :-)

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  2. Troppo simpatico Francesco!!

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  3. Beh per sperare di vedere il lieto fine bisognerà acquistare il libro :-)))

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  4. Farsi una bella risata è un buon proposito!Io non ho letto nulla di quest'autore e penso sia arrivato il momento di colmare questa lacuna :)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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