mercoledì 28 marzo 2018

Recensione: IN CAMMINO VERSO COMPOSTELA di Beatrice Masci



Ci sono esperienze in grado di cambiarti non tanto la vita in sè, quanto il modo di guardare ad essa, di concepirla e di affrontarla, con i suoi pesi e le sue bellezze, giorno per giorno. Per molti, il Cammino di Santiago de Compostela è una di queste incredibili esperienze.


IN CAMMINO VERSO COMPOSTELA
di Beatrice Masci


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Sono davvero tantissime le persone che ogni anno decidono di intraprendere il Cammino verso Santiago de Compostela. 
Un cammino che senza dubbio richiede una certa resistenza fisica - c'è tanto da camminare, percorsi in salita, in discesa, boscosi o deserti... - ma non solo, anche morale, emotiva, perchè è un vero e proprio viaggio con e dentro se stessi

In questo piccolo libro, l'Autrice ci rende partecipi della sua esperienza di pellegrina: 800 km percorsi in 33 giorni, in cui ha incontrato gente che, come lei, si è incamminata all'avventura, zaino  stracarico in spalla, eventualmente un bastone per aiutarsi nei percorsi più impervi, e tanta convinzione, buona volontà, pazienza, tenacia... al fine di arrivare alla meta.

A guidarci tra queste pagine si alternano varie "voci": da una parte abbiamo il resoconto in terza persona di ciò che Beatrice man mano viveva, vedeva, sentiva, pensava, le persone incontrate, le piccole difficoltà (superabili), dall'altra abbiamo i divertenti dialoghi tra le parti del corpo di Beatrice più interessate al viaggio!
C'è il cuore, che infonde fiducia come solo lui sa fare; il cervello che, essendo il "capo", decide come procedere (in questo caso, assecondando la padrona, Beatrice, e mettendo in riga le parti che si lamentano maggiormente), c'è la povera schiena, costretta suo malgrado a portare il peso di uno zaino sempre più pesante; e soprattutto ci sono loro...: i poveri piedi della pellegrina, che si oppongono come possono quando capiscono che Beatrice vuol fare questo viaggetto a piedi.
Gli interventi spassosi dei piedi - e non due piedi qualsiasi, ma due già provati dall'alluce valgo! - nei dialoghi immaginari con cervello&co. sono davvero esilaranti, simpaticissimi, fanno sorridere perchè proviamo ad immaginare la loro frustrazione verso la padrona, che nel prendere le proprie decisioni non ha minimamente pensato a quello che essi avrebbero dovuto vivere e sopportare, tra il gran caldo, il sudore, i cattivi odori, la sporcizia, il peso di portare non solo lei ma pure il suo benedetto borsone, e poi le vesciche e per finire i suoi bislacchi metodi per risolvere questo "inconveniente".

Insomma, si legge questo singolare  "diario di viaggio" sempre col sorriso sulle labbra, grazie allo stile spigliato ed ironico dell'Autrice, che ci regala pagine ricche di umorismo.
Accanto ad esse, però, c'è comunque il racconto vero dell'esperienza; la materia narrativa è di per sè "seria", come può esserlo questo tipo di cammino per i pellegrini che, per ragioni del tutto personali e differenti tra loro, si impegnano a portare a termine, ma il tono impiegato è deliziosamente leggero, senza che questo però renda i contenuti della narrazioni banali, anzi.

Questo tipo di viaggio, come dicevamo, non ha a che fare solo con la forza fisica, ma in particolare con la propria forza interiore, perchè in fondo esso è un modo per conoscere meglio se stessi, per guardarsi dentro e farlo per lo più in solitudine; il cammino diventa quindi una sorta di metafora della vita stessa, che, proprio come il lungo percorso che caratterizza il viaggio verso Compostela, è fatto di pianure come di montagne, di giornate di sole e di altre tempestose, di luoghi in cui ci sono corsi d'acqua ed altri aridi; e spesso, abbiamo bisogno di affrontare il deserto più di quanto pensiamo:

"C'è chi sceglie di percorrere tratti in totale solitudine. Una possibilità che nella vita di tutti i giorni non si ha più. Si finisce per perdere l'abitudine di avere, ricercare e difendere spazi di solitudine. Qui no. Qui si cercano e si trovano con la medesima facilità con la quale si trova la campagna quando se ne ha voglia.  (...) Il bello della libertà è anche questo. Ma la solitudine, a lungo cercata, spesso ti fa brutti scherzi. Ti fa pensare. (...) In alcuni casi c'è la totale assenza di persone fin dove riesce a spingersi lo sguardo ed è a quel punto che metti alla prova le tue capacità. E' anche questa la bellezza del deserto.. Poi, una volta superato, potresti anche scoprire di desiderarlo. Scherzi del cammino che ti porti dietro anche al ritorno.

E' un viaggio che può non avere necessariamente motivazioni religiose, tant'è che a farlo sono tanti non per forza di fede cattolica; quando i pellegrini si ritrovano assieme, lungo la stessa via deserta, sotto il sole bollente, con i piedi che fanno male..., si sentono uniti, come se qualcosa di profondo li legasse, pur essendo in realtà dei perfetti estranei:

"Il cammino per Santiago è anche questo: si annullano le differenze e si arriva all'essenziale. Chi hai di fronte è semplicemente una persona che, almeno per qualche settimana, diverrà il tuo migliore alleato. Poco importa se di lui si conosce solo il nome (in alcuni casi neppure quello) ma è certo che per il periodo del cammino capirà più cose lui di te rispetto a un tuo parente prossimo che ti conosce da una vita" 

E una volta giunti a Compostela, come ci si sente? Arrivati, realizzati soddisfatti, più "a posto col mondo e con se stessi", come se finalmente si avesse afferrato il senso della vita, conquista che ci permetterà di vivere meglio e più felici?

Il bello del Cammino, ci dice l'Autrice, è proprio questo: arrivati alla fine di esso, è vero che ci si sente contenti di averlo portato a termine, ma forse la più grande delle consapevolezze acquisite è che... il viaggio vero inizia proprio da quel momento in poi.

"E' proprio qui, dopo Santiago, che inizia il cammino. Sarà un viaggio a sorpresa, che si snoderà giorno per giorno lungo i sentieri della vita. (...) Se cammini, non sai mai cosa potresti incontrare. Certo, gli ostacoli non mancheranno (...). Tuttavia non mancheranno neppure le sorprese. Il problema è che non riesci a fermarti, perchè quando inizi a camminare vorresti che il viaggio non finisse mai. Perchè (...) più che la destinazione conta la strada che ti ci porta. (...) Si tratta di un cammino che coinvolge ogni parte del corpo, a cominciare dai piedi (...), per finire con la testa (...) senza dimenticare il cuore".

Beatrice Masci condivide con i suoi lettori la sua personale esperienza, tra luoghi e percorsi che hanno costituito ognuno una tappa importante in vista della meta, e incontri con pellegrini sconosciuti che hanno diviso pochi o tanti passi insieme a lei, e ce lo racconta con uno stile ironico e arguto, che sa come far riflettere sorridendo; vi sono anche delle belle foto fatte durante il Cammino.
E' stata una piacevolissima lettura, non mi resta che consigliarvela!

2 commenti:

  1. Ciao Angela, originalissima l'idea della personificazione delle parti del corpo! Complimenti all'autrice!

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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