martedì 16 ottobre 2018

Recensione: FOLLIA di Patrick McGrath (RC2018)




Una passione morbosa, un amore impossibile è quello tra Stella e Edgar, lei moglie di uno psichiatra, lui un paziente "pazzo" che ha commesso un truce omicidio: cosa può scaturire da una relazione sbagliata e torbida? A raccontarcelo è lo psichiatra e narratore, il dottor Cleave.


FOLLIA
di Patrick McGrath



Adelphi Ed.
296 pp
12 euro
"Le storie d'amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da molti anni. Si tratta di relazioni la cui durata e la cui intensità  differiscono sensibilmente, ma che tendono ad attraversare fasi molto simili: riconoscimento, identificazione, organizzazione, struttura, complicazione, e così via. La storia di Stella Raphael è una delle più tristi che io conosca."

Siamo in Inghilterra, nel 1959 e le vicende narrate hanno inizio all'interno di un manicomio criminale d massima sicurezza. 
A parlarcene è Peter Cleave, psichiatra criminale e testimone della grande e tragica storia di amore tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra (nonchè vice-direttore dell'istituto e aspirante direttore), e Edgar Stark, artista detenuto per aver commesso un truce uxoricidio. 

Lo sguardo di Cleave - che diventa anche quello del lettore - è in retrospettiva, nel senso che i fatti narrati sono accaduti nel passato, per cui il narratore ha una conoscenza di tutto a 360°.

Stella, ci dice Peter, è una moglie infelice, frustrata, che ha sposato un uomo, Max, molto riservato, serioso, noioso...: insomma, il loro è un matrimonio mal riuscito, dal quale è comunque nato un bambino, Charlie, di dieci anni.
Quando gli occhi apatici e annoiati di Stella incrociano quelli enigmatici di Edgar Stark, restando ammaliata dal suo sorriso di affascinante mascalzone e dalla sua estrosa personalità di artista..., l'attrazione è inevitabile.
Edgar, scultore con seri problemi psichiatrici, con tendenze violente e omicide (il modo in cui ha ammazzato la moglie fa rabbrividire), è per la sola e malinconica Stella l'ideale di uomo bello, fascinoso, con carisma, creativo e soprattutto, focoso, passionale, tutto il contrario di Max.
Stella ne è soggiogata e i due iniziano una tresca amorosa; quando possono, si incontrano di nascosto e consumano la passione che li unisce; la probabilità di essere scoperti non solo non li spaventa, ma li eccita ancora di più; anzi, forse una parte di Stella vorrebbe proprio che quella mummia di marito che si ritrova la scoprisse a letto con un altro uomo!

Ma Edgar è davvero innamorato di Stella? O la sta usando per scopi egoistici perchè ha in mente un piano? 
Effettivamente Edgar riesce a scappare dall'istituto; la sua assenza getta l'amante nella disperazione, fino ad arrivare alla decisione di lasciare marito e figli e raggiungere il detenuto evaso a Londra.

Peter descrive questa relazione perversa e ossessiva tra i due in modo dettagliato, e impariamo a conoscere Stella attraverso le sue parole; notiamo la sua preoccupazione verso il futuro della donna, le conseguenze drammatiche delle sue azioni, la sua probabile isteria e la possibilità di entrare in depressione qualora le cose non dovessero andare come desidera lei...

Gli eventi prendono una piega sempre più drammatica, la fuga d'amore e l'idillio con l'amante artista non dureranno molto, Stella sarà costretta a tornare a casa, e inevitabilmente troverà ad accoglierlo un marito deluso e arrabbiato, un figlioletto spaesato, infelice e confuso, una suocera (quando c'è) che la disprezza...; solo Peter le resterà accanto, come amico e dottore.
Riuscirà Stella a "guarire" da questa ossessione per un uomo la cui grave patologia psichiatrica probabilmente lo rende incapace di amarla come lei vorrebbe?

Parto dicendovi cosa non mi è piaciuto tanto del libro.
Tanto per cominciare, lei.., Stella: non sono riuscita ad entrare in empatia con lei, credo perchè semplicemente non ho approvato molto suoi comportamenti.
Infelice, fragile, insoddisfatta, tendente alla depressione; la sua latente passionalità si scontra con la freddezza e l'eccessiva razionalità del marito; forse il loro matrimonio era finito ben prima del tradimento di lei?
Quando Stella si lascia sedurre dal conturbante Edgar Stark, non ne vede la "parte malata", inquietante, opportunista, pericolosa: per lei è soltanto l'innamorato, l'amante focoso che la fa sentire viva come mai si è sentita prima di allora.
Questo sentimento la travolge in tutti i sensi, non solo rendendola una moglie fedifraga ma anche una madre distratta e pronta a far scelte egoistiche, e forse questo aspetto me l'ha resa poco simpatica (è chiaro che quando ci sono malattie psichiatriche di mezzo, ogni giudizio deve tener conto di questa variabile fondamentale, ma io mi limito a valutare il personaggio).
La separazione da Edgar costituisce un punto di rottura, spezza quel già precario equilibrio mentale in suo possesso perchè subentra la consapevolezza che la sua ricerca della felicità e della libertà è andata in frantumi. Avrebbe preferito vivere in povertà col suo amore che tornare dall'algido marito, tra le comodità e gli agi, ma circondata dal freddo di una vita priva di amore e calore.

"Viveva in una specie di nebbia, e le persone intorno a lei erano solo buie figure spettrali, fantasmi privi di una vera sostanza. Nè lei sembrava averne ai loro occhi".

Benchè sia il marito tradito, neanche Max ha suscitato la mia solidarietà: troppo rigido, indifferente agli umori della moglie nonostante faccia lo psichiatra; marito distratto, troppo preoccupato di ottenere la carica di direttore del manicomio per cogliere i segnali di insofferenza della moglie; troppo succube dell'autoritaria mamma Brenda (che disprezza apertamente la nuora); in seguito al tradimento, Max è ferito non perchè ancora innamorato di Stella, ma perchè schiacciato dalla consapevolezza del proprio orgoglio ferito, della sua reputazione distrutta e del grande imbarazzo creato dalla condotta indecente della moglie.

Solo Charlie mi ha fatto tanta tenerezza, e mi spiace che sia stato poco approfondito, a maggior ragione se consideriamo che a un certo punto sarà protagonista di un evento culminante.

Per quanto riguarda il narratore, Peter Cleave è un uomo sfuggente, cerca di narrare i fatti con l'occhio clinico del medico psichiatra ma si percepisce che subisce il fascino di Stella; egli stesso è un personaggio in fondo poco esaminato, il che gli ha conferito, a mio avviso, poca "umanità", anche perchè non interagisce moltissimo nelle vicende, è più spettatore che attore (lo sarà un po' di più verso le ultime battute), essendo  troppo concentrato sulla cronaca dei fatti.
Nel suo insieme, il racconto l'ho trovato "emotivamente freddo", difetta di calore, forse perchè a guidarci è il punto di vista di un uomo di scienza che guarda le cose, le persone coinvolte e le loro azioni con l'occhio attento del dottore.
Ecco, avrei preferito ci fosse il punto di vista di Stella, magari l'avrei "capita" meglio e di più...

Cosa ti è piaciuto, allora?, mi chiederete voi?

Anzitutto, l'ambientazione: sono attratta dalle storie collocate in manicomi, mi affascinano gli abissi della mente umana e qui se ne parla a iosa; McGrath è bravissimo nel descrivere brevemente ma con efficacia il contesto naturale/paesaggistico e a mutarlo in base a ciò di cui sta parlando, nel senso che quindi diventa specchio dei turbamenti dei personaggi, nel nostro caso di Stella, come nel "Il morbo di Haggard" lo era dell'animo complesso e inquieto del protagonista.

Riconosco che l'Autore ha scritto un romanzo psicologico che ha al centro una storia interessante, inquietante, "perversamente affascinante"; egli scava sapientemente nella mente turbata di Stella (anche degli altri personaggi, seppur con meno attenzione) per cercare di capirne le motivazioni e le azioni, così da ricondurle ad una diagnosi specifica.
Si da sicuramente spazio all'interiorità..., si raccontano e si esaminano i sentimenti di Stella, i perchè delle sue scelte, i suoi turbamenti, le contraddizioni..., però il punto è sempre lo stesso: ho riscontrato una barriera tra me e la donna al centro delle vicende - che pure sono interessanti, ero molto curiosa di seguirne gli sviluppi - e questo mi ha impedito di apprezzarne l'intensità emotiva...

Consigliato a quanti amano i romanzi psicologici, in cui la vera protagonista è la complicatissima psiche umana.


Reading Challenge
obiettivo n.5. Un libro a scelta tra questi:

Ciò che inferno non è (A. D'Avenia) - Dovremmo essere tutti femministi (C.N. Adichie)
- Follia (P. McGrath) - Il porto proibito - La morte della Pizia (F. Durrenmat) -
 La signora delle camelie (A. Dumas) - Mio fratello rincorre i dinosauri (G. Mazzariol) -
Quando siete felici fateci caso (K. Vonnegut) - Soli e perduti (E. Nievo) -
 Una vita come tante (H. Yanagihara).

8 commenti:

  1. Ciao Angela, mi piacciono i libri che indagano sulla psicologia umana, ma non so se questo romanzo potrebbe piacermi...

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    1. È sicuramente un buon romanzo(tra l'altro molto elogiato), comunque mcgrath merita di essere conosciuto, se piacciono gli argomenti ;-)

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  2. È un libro che narra di amori di per sè malati. Mah! Grazie per la presentazione.
    sinforosa

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    1. Sì, un amore che non può portare nulla di buono...
      Ciao :*

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  3. L'ho terminato qualche giorno fa, e a me è piaciuto molto! Come dici tu in effetti c'è una specie di barriera tra il lettore e Stella, ma credo che sia "voluta", nel senso che MaGrath ha scritto il romanzo dal punto di vista dello psichiatra, che quindi risulta piuttosto distaccato, o almeno io l'ho interpretato così!

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    1. Sì è molto probabile tu abbia ragione, però avrei gradito anche la prospettiva di stella,in modo da non vederla solo come paziente ;-)

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  4. Piaciuto, sì, ma meno del previsto. Ero troppo piccolo, forse?

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    1. Ecco sì, il finale forse troppo frettoloso... ;)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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