martedì 14 gennaio 2020

Recensione: WEST di Carys Davies



West è un'epopea in miniatura affascinante e senza tempo, una parabola inquietante della frontiera americana, una triste vicenda di ricerca di opportunità, illusioni e delusioni narrata come una storia semplice di uomini e di sogni, spesso infranti.



WEST
di Carys Davies



Ed. Bompiani
160 pp
15 euro

Cyrus Bellman è un allevatore di muli, ha una piccola fattoria in Pennsylvaia e vive con la sua unica figlia di dieci anni, Bess; la moglie Elsie è morta e l'uomo non è intenzionato a risposarsi.

Sono altri i suoi sogni: un giorno legge sul giornale che in una palude del Kentucky sono stati ritrovati resti giganteschi appartenenti a un animale non meglio identificato.
Il sognatore irrequieto che vive dentro di lui si sveglia e l'uomo decide di lasciare casa, muli e figlia e di andare a verificare coi suoi occhi se davvero nelle piane selvagge ed inesplorate del West, oltre il fiume Mississippi, pascolano indisturbate ancora enormi creature leggendarie.
Armato di mappe, di una scatola di latta piena di cianfrusaglie da scambiare con gli eventuali "selvaggi" (i nativi americani) che potrebbe incontrare lungo il cammino, di un cavallo nero e di tutta la propria ostinazione, una mattina Bellman, dopo aver promesso alla figlia di scriverle con costanza e di tornare entro due anni, la lascia, affidandola alle cure sbrigative della propria sorella, la secca, taciturna ed ossuta Julie, che per prima dubita della salute mentale dello sciagurato fratello.

Padre e figlia sono entrambi romantici e sognatori, che però viaggiano in due direzioni opposte.

Bess, rintanata nella biblioteca del piccolo villaggio, prova a seguire l’itinerario del padre consultando libri e fantasticando sulle sue avventure, e intanto sogna ad occhi aperti il ritorno di Cyrus, un ritorno che lei si augura sia ogni giorno più vicino e concreto.

Lui, in viaggio sul suo cavallo, pronto a macinare migliaia di chilometri alla ricerca di una chimera, immagina di trovare le creature incredibili e mostruose di cui si vocifera, e per portare a compimento la propria missione sa di doversi allontanare sempre più da casa, dalla sua Bess, andando verso l'Ovest.
Il cammino è difficoltoso, costellato di ostacoli, a motivo di un paesaggio naturale impervio, aspro, che può diventare un vero e proprio nemico soprattutto in inverno, quando cadono la neve e il gelo, trovare di che sfamarsi è complicato e Cy rischia di morire assiderato e affamato.

Fortuna vuole che, all'inizio dell'avventura, un'anima pia (scettica in merito allo strambo progetto dell'allevatore di muli, ma comunque gentile) gli proponga la compagnia di un nativo, lo shawnee Donna Vecchia Vista Da Lontano, un giovane smilzo, dagli occhietti piccoli, le treccine nere e lo sguardo quasi sempre torvo.

Il loro è un viaggio fatto di lunghi silenzi e poche parole, anche perché non conoscono l'uno la lingua dell'altro e quelle rare volte che il bianco alto e dalla barba rossa prova a comunicare con l'indiano minuto e scontroso, gli equivoci sono dietro l'angolo e rischiano di mandare all'aria la già fragile alleanza.

Verso cosa sono diretti i due bizzarri compagni di viaggio?
A Donna Vecchia Vista Da Lontano non interessa un bel niente dei mostri mastodontici di cui va alla ricerca l'uomo dalla barba rossa; a lui interessa solo ricevere oggetti e ricompense per il proprio impegno ed aiuto.
Ma Cy? Lui ha solo una vaga idea di cosa stia cercando, si affanna a spiegare a chiunque incontri il suo proposito, riempie fogli di schizzi di improbabili animali, scrive tutti i giorni lettere sgrammaticate alla figlia lontana - sperando che qualcuno gliele faccia recapitare... - e intanto sogna, fantastica...
Spera.
Spera che quel suo pazzo viaggio non sia un enorme fallimento. Mentre va verso il West, si sta allontanando sempre più dalla sua piccola Bess.

"...con il trascorrere dei mesi da che aveva lasciato l’accampamento del commerciante di pellicce insieme al ragazzo indiano per proseguire verso il West, si sorprendeva a pensare sempre meno agli animali enormi e sempre più a Bess. Si sorprendeva a preoccuparsi che se si fosse spinto molto più avanti rischiava di non tornare a casa; si sorprendeva a domandarsi se la sua ricerca dei mostri svaniti non gli sarebbe costata un prezzo troppo alto."

Che ne è di lei, sola con la burbera zia Julie? La donna la sta trattando bene? La protegge e se ne prende davvero cura?

Nel frattempo, mentre suo padre viaggia per terra e per fiumi, sul cavallo o su una pagaia, in compagnia di un indiano silenzioso, Bess sta crescendo, sta diventando una signorina e i primi uomini cominciano a metterle gli occhi addosso.

E se dal viscido bibliotecario riesce a fuggire senza troppi problemi, dalle attenzioni del vicino di casa (nonché aiutante di Cy), Elmer Jackson, che frequenta quotidianamente la fattoria Bellman (ha promesso all'amico di aiutare la di lui sorella con i muli), è meno semplice sottrarsi.

Finché c'è la zia nei paraggi, la ragazzina si sente un po' più sicura, ma se dovesse restare sola in casa...? Non ci sarebbe nessuno a proteggerla dalle cattive intenzioni di un uomo come Elmer!

Sentiamo odore di tragedia su ambedue i fronti, sia ad est, per la povera Bess, sia ad ovest, dove c'è un sempre più stanco e demotivato Cyrus, l'esploratore improvvisato che, spinto dall'entusiasmo di essere il protagonista di una scoperta sensazionale, ha voltato le spalle alle proprie responsabilità di padre e s'è messo in cammino verso... il nulla. Verso qualcosa che non c'è. 

I personaggi di questo romanzo sono, in un certo senso, chiusi nel loro mondo, in una bolla che li isola dagli altri, e questa caratteristiche credo si esprima anche nella scelta stilistica della Daviesi non usare molti dialoghi, come se i pensieri e i sentimenti dei suoi personaggi fossero più interiorizzati che liberamente espressi; ad es., Cy e Donna Vecchia Vista Da Lontano non condividono un linguaggio comune e, oltre a questo, sono separati da mille sospetti e pregiudizi (l'indiano odia i bianchi per ciò che hanno fatto al suo popolo).
La stessa Bess si ritira nella solitudine delle proprie fantasticherie, come per tenere lontani gli altri, che non la capiscono: tutti coloro che le sono vicini, infatti, giudicano suo padre un folle, un visionario.
Cyrus è solo un uomo curioso, che compensa la mancanza di cultura e istruzione con la propria anima da sognatore, che spera contro speranza e ha fiducia nei propri sogni, e in fondo sua figlia è come lui, perché fino alla fine crede tenacemente nel ritorno del padre e nel successo della sua impresa.

Con una scrittura misurata e semplice, una narrazione ridotta all'essenziale ma non per questo povera o scarna (l'Autrice si sofferma, ad es., sulle caratteristiche della natura, così come appare a Bellman), la Davies ha costruito una storia che si lascia leggere e apprezzare per diversi aspetti e contenuti: il periodo storico in oggetto, legato alle prime esplorazioni nelle regioni di frontiera del West (non è indicato l'anno, ma sono citati gli esploratori Clark e Lewis, quindi intuiamo che ci aggiriamo negli anni successivi alle loro imprese, quindi dopo il 1810), per il riferimento alle popolazioni indigene che venivano cacciate dai loro antichi territori, fino a provocarne l'estinzione, per la giovane protagonista femminile, che sta vivendo il passaggio dall'infanzia innocente all'adolescenza e al mondo degli adulti da sola, senza nessuno che la guidi e la protegga, e non ultimo, perché accenna alle misteriose ed enormi ossa che erano state avvistate in una palude del Kentucky (articolo).

Un romanzo breve, che passa da un'iniziale atmosfera placida e tranquilla (la vita di Bess a casa, il viaggio solitario di Cy e l'indiano) per poi via via diventare più tesa, proprio per via delle evoluzioni che prendono i due opposti fronti (cosa accadrà al "pioniere sognatore"? E a Bess, sola contro uomini malintenzionati?); il finale mantiene questo doppio binario, contemplando un epilogo triste e uno più "lieto".



4 commenti:

  1. Prendo nota anch'io anche se so già che sarà inutile: non riuscirò mai a leggere tutti i libri che vorrei.
    Amen.

    (Bella recensione, comunque.) ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ne parliamo, ho una lista di "vorrei" infinita... ;-)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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