domenica 4 ottobre 2026

Recensione: LA CANNIBALE di Ryan Green

 

La storia, crudissima e scioccante, della prima donna condannata all'ergastolo in Australia senza condizionale e con l'addendum specifico di “mai scarcerare”.


LA CANNIBALE
di Ryan Green




138 pp



Per leggere questo libro è obbligatorio un disclaimer: va bene solo se vi interessa molto il true crime e se non vi impressionano descrizioni di scene realmente forti e violente.

Questa è la storia vera - sigh! - di un'assassina, non seriale ma brutale e feroce comunque: Katherine Knight (1955).

L'autore, dopo un prologo in cui ci presenta la protagonista in un momento di violenza e follia, ci racconta la vita di questa criminale partendo dai suoi genitori, Ken e Barbara, i quali si fidanzarono (e in seguito si sposarono) dopo aver avuto una relazione adulterina; Barbara, infatti, era sposata con John Roughan (con cui aveva quattro figli, di cui due ancora piccoli), che lavorava nel mattatoio di Aberdeen insieme a Ken.
Apprendiamo di come Barbara fosse infelice della propria vita coniugale e di come si fosse buttata tra le braccia di Ken che si mostrava passionale e sanguigno..., pure troppo, visto che la sua natura da alcolizzato aggressivo venne subito fuori quando i due fuggirono insieme da Aberdeen (la comunità era piccola e puritana, guardava con malevolenza i due peccatori) per andare a Moree: abusi sessuali, botte con calci e pugni, umiliazioni di ogni genere...
Insomma, Barbara non se la passava bene con Ken ma di lasciarlo non se ne parlava: per andare dove e da chi, poi?
Così la coppia ebbe prima due figli maschi e poi due gemelle nel 1955, Joy e Katherine; quando le ragazze avevano 15 anni, la famiglia Knight tornò ad Aberdeen.

L'infanzia e l'adolescenza di Katherine ci vengono narrate con dovizia di particolari ed emerge un contesto famigliare che indicare come disfunzionale è quasi un complimento: oltre al rapporto tra i genitori basato sulle botte e continue mortificazioni, si aggiungono le insidie sessuali ai danni di Katherine all'interno della casa e sua madre - sempre più frustrata ed infelice - che le raccontava dettagli scabrosi della propria vita sessuale con Ken e le confessava tutto il suo disgusto per il sesso, raccomandandole però di accontentare sempre gli uomini in tal senso, giusto per non avere rogne (!?!).

"In casa Knight regnava quel tipo di anarchia spietata che spingeva le persone razionali a difendersi con la violenza, forse persino a mettere in atto mosse preventive contro potenziali aggressori."

Un altro aspetto importante da sottolineare è che Katherine sino a un certo punto è stata una ragazzina tranquilla, ma negli anni della scuola è diventata man mano una selvaggia che bullizzava i compagni; quando poi ha cominciato a lavorare nel mattatoio accanto al padre, le si sono aperte del tutto le porte del sangue, dei coltelli, l'arte dello scuoiamento e del disossamento.

E da quel momento la sua esistenza non ha fatto che ruotare attorno a queste parole chiave.

Le fu diagnosticato (quando andava ancora a scuola) il Disturbo Borderline di Personalità (DBP), e in seguito - nel corso degli anni, di frequente avrà momenti di forte "crisi", in cui metterà in atto comportamenti molto feroci, crudeli, minacciosi, pericolosi per l'incolumità altrui, figli compresi - verranno riscontrate altre problematiche psichiatriche ed eventuali cure non risolveranno la sua condizione, e a farne le spese saranno soprattutto i compagni di vita (ma potenzialmente chiunque lei giudicasse fastidioso, che fosse un vicino di casa o un collega di lavoro).

Alcuni riusciranno - dopo aver rischiato parecchio - a fuggire da quella moglie/compagna assetata di sesso e possesso, tormentata da un demone della gelosia che la faceva impazzire e la induceva a torturare fisicamente e psicologicamente l'innamorato del momento, ma qualcuno purtroppo non c'è riuscito.
Ed è quel qualcuno ad aver reso tristemente celebre la donna di cui stiamo parlando.

John Price è stata l'unica vittima di una furia omicida che solo per pura casualità non ha mietuto altri morti; una ma sufficiente a far guadagnare alla Knight l'etichetta agghiacciante di Lady Cannibal o Hannibal Lectar al femminile, a rinchiuderla dietro le sbarre e a convincere il giudice a buttare la chiave.

Leggere quello che ha fatto al povero Price è dura perché è un tipo di violenza davvero sadica e inaudita.

Green ha scritto un resoconto drammatico e sconvolgente di questa assassina, concentrandosi molto sul contesto in cui è nata e cresciuta, su quanto fosse fragile il suo equilibrio mentale ed emotivo, sul carico di rabbia che le si annidava dentro e che lei sfogava nei modi più terrificanti, sul terrore di essere abbandonata e tradita che le faceva scattare qualcosa dentro per cui poi si abbandonava ad una furia letale, incontrollabile e devastante.

"La rabbia era sempre stata la cosa più facile per lei, fin dalla prima volta che si era lasciata sopraffare. Tutto ciò che vedeva la rendeva sempre più furiosa, ogni persona più ripugnante. Non c'era un solo momento di veglia in cui Katherine non ribollisse di odio e risentimento per ogni creatura vivente intorno a lei. (...) Conosceva la rabbia; poteva fidarsi della rabbia. L'amore, che era sempre stato irraggiungibile, anche quando pensava di averlo trovato, sembrava sempre scivolarle via dalle dita."

Sono quelle storie raccapriccianti che ti confermano come spesso  la realtà è più horror di certi romanzi horror.
Per stomaci forti. 


source
Katherine e John


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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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