domenica 18 ottobre 2026

Recensione: L'ULTIMO ORIZZONTE di Colleen McCullough


Ambientata in Australia tra il 1872 e il 1900, questa saga famigliare racconta di un matrimonio infelice, di un uomo con altissime ambizioni e altrettanto alte capacità per realizzarle, di una donna irrigidita da un'educazione religiosa mortificante, di un amore nato in sordina e capace di accendere un fuoco anche in un cuore indurito.



L'ULTIMO ORIZZONTE 
di Colleen McCullough




È il 1872 quando una quindicenne Elizabeth Drummond viene data in sposa - per lettera - a suo cugino Alexander Kinross, di diversi anni maggiore di lei.

Elizabeth vive col burbero e rigido padre James, taccagno sino all'inverosimile che, infatti, dà volentieri la propria figlia (l'unica rimastagli; gli altri sono andati via di casa da tempo) per la ben accetta cifra di mille sterline.

Alexander vive nel Nuovo Galles del Sud (lo stato più popoloso dell’Australia, situato nella parte sud-orientale del continente; ha come capitale Sydney) ed ha fatto fortuna in poco tempo, partendo da Kinross (in Scozia, dove vive la stessa Elizabeth) a soli quindici anni, determinato a trovare il proprio posto nel mondo, cominciando dal cambio del proprio cognome (da Drummond a Kinross), dedicandosi a molte attività, lavorando alacremente e mettendo a frutto intuito, ingegno, caparbietà e un formidabile fiuto per gli affari.

In pochi anni, avendo come modello lo straordinario Alessandro il Grande, riesce a costruire un proprio impero finanziario nel settore minerario e ingegneristico. In particolare, scopre la più importante miniera d’oro dell’intero continente, diventa ricchissimo e addirittura fonda una città dandole il proprio cognome.
Quando chiede in sposa la cugina verginella che ha visto sì e no mezza volta quand'era una bambina, è già uno degli uomini più potenti ed influenti della regione.

Nonostante abbia avuto molte donne e non avrebbe problemi a trovare una moglie nel Nuovo Galles del Sud, Alexander la vuole scozzese, molto giovane, la cui virtù sia al di sopra di ogni sospetto e da "sottomettere" senza troppe difficoltà, essendo stata cresciuta, quasi sicuramente, secondo insegnamenti religiosi al limite del fanatismo e del bigottismo.

E in effetti la graziosa e giovane Elizabeth "aveva trascorso la sua breve vita tiranneggiata da due vecchi terribili: il suo padre naturale e il suo padre spirituale" e questo fa di lei la scelta ideale.

Contro la sua volontà ma senza avere né i mezzi né il coraggio di opporvisi, Elizabeth viene mandata a vivere con Alexander, che trova sgradevole nell'aspetto e nei modi (gli ricorda il ritratto del diavolo che ha visto in casa del reverendo che l'ha educata nei precetti cristiani) e che la porta in un luogo esotico e lontano dalla sua chiusa ma nota e rassicurante Scozia; ai suoi occhi, il Nuovo Galles del Sud è una terra selvaggia e aspra, come aspro, acido e insopportabile sarà da subito il suo rapporto con il marito.

Abituata ad obbedire senza ribellarsi, Elizabeth accetta il proprio ruolo di moglie (compresi i suoi doveri coniugali, ottemperati in modo freddo, algido, meccanico, giusto perché è obbligata a concederglisi, in vista di eventuali gravidanze) accanto a quest'uomo imperioso, prepotente, sicuro di sé, che però a modo suo cerca di trattarla con gentilezza, pur imponendole ciò che a lui piace (che si tratti di abiti, gioielli o lezioni di pianoforte) affinché la sua inesperta consorte si trasformi in Lady Kinross, una futura donna dignitosa, elegante, dai modi raffinati, degna moglie di un uomo molto in vsita qual è lui.

Elizabeth prova ad accettare la propria nuova esistenza con spirito di sopportazione ma di una cosa è immediatamente certa: non potrà mai amare quell'uomo. 
Per quanto lui si sforzi di offrirle sostegno e comprensione, la ragazza sente proprio repulsione - fisica ed emotiva - verso Alexander, pur riconoscendone più di una qualità (è fuori discussione che si sia "fatto da solo", con le sole proprie forze e capacità, che pare sia nato per comandare, per accumulare ricchezze e successo); certo, al disgustoso Atto coniugale non può sottrarsi e l'unica sua speranza è di restare incinta presto così da dargli una progenie, e in effetti Elizabeth resta incinta per due volte, anche se ambedue le gravidanze le daranno tanti problemi, mettendo a rischio seriamente la sua vita (non sarà il caso di praticare l'astinenza?, si augura lei).

A creare movimento nella sua vita - fatta di lezioni, gestione della casa e dei domestici, per la maggior parte cinesi (la presenza dei cinesi ha il suo peso nella narrazione, sia a livello personale e famigliare, sia sociale, dando modo all'autrice di affrontare tematiche razziali, di discriminazione, integrazione e scambio culturale) - si inserisce, a un certo punto, una donna particolare e fondamentale per i coniugi: Ruby Costevan.

Ruby è l'amante storica di Alexander; ex-proprietaria di un bordello, viene coinvolta dall'uomo nelle sue attività industriali a Kinross e riceve in dono da lui un hotel da gestire in piena libertà, così da non dover più lavorare come maîtresse.

Ruby è l'esatto opposto di Lady Kinross: tanto è glaciale, rigida, schiva e seriosa la prima, quanto è spumeggiante, sfacciata (diciamo pure consapevolmente e allegramente volgare), solare e disinibita la seconda, che è il perno della vita sentimentale di Alexander.

I due si amano sinceramente, tra loro c'è tutto - passione, amore, amicizia, confidenza, sincerità, lealtà - e sarebbero stati una bella coppia se lui non fosse stato un uomo d'affari che deve conservare una determinata facciata sociale (non poteva sposare una donna di dubbia moralità), e lei non fosse stata l'uccellino libero che è, refrattaria ad ogni forma di ingabbiamento.

Nonostante l'iniziale rabbia di Elizabeth nell'apprendere dell'amante del marito (di cui tutti sanno, a Kinross), le due donne, non appena i loro occhi si incrociano, diventano amiche per la pelle, donandosi amicizia e consigli spassionati su questioni di ogni genere.
L'una sarà, negli anni, il sostegno dell'altra, sapranno esserci sempre reciprocamente, trovando conforto, empatia, consigli onesti, alleandosi anche per adottare le giuste strategie comportamentali verso Alexander in modo da "accontentare" lui e non darsi dispiacere o fastidio.

Ruby ha un figlio, avuto con un cinese del posto (che lavora con Alexander), Lee (da lei teneramente chiamato "mio gattino di giada"), che crescendo diventa non solo bello e carismatico, ma anche molto intelligente, dotato di grande senso pratico, sensibile, intuitivo, conquistando interamente le simpatie e  l'affetto sincero di Alexander, che vede in lui l'erede maschio che finora non ha avuto e chissà se avrà mai.

La moglie, infatti, gli ha dato due belle figlie femmine, la precoce Nell (che a poco più di un anno  sfoggia un eloquio articolato e fa ragionamenti più strutturati dei genitori) e la bellissima Anna, che purtroppo - in seguito a gravi complicazioni insorte nel corso del parto - riporta un ritardo mentale grave.
  
La figura di Lee avrà il suo posto rilevante nella narrazione perché sarà lui l'unico uomo in grado di svegliare, nel cuore gelido di Elizabeth, la fiamma di un sentimento che verrà custodito in segreto per anni (da entrambi) e che troverà il modo di esplodere e travolgere tutti quando sarà il momento giusto.


L'ultimo orizzonte è il corposo racconto, lungo trent'anni, di una famiglia, e segue gli esordi di Alexander nel complesso e spietato mondo degli affari in un territorio ancora acerbo, duro, in piena espansione coloniale, proseguendo con la sua vita sentimentale e famigliare, soffermandosi sulle donne che egli ama: la moglie che mai lo amerà, Elizabeth, intrappolata in un matrimonio per lei infelice, che neppure le figlie riusciranno a rendere minimamente lieto; l'amante schietta e fedele, Ruby, il suo porto e punto di riferimento sicuro; la figlia maggiore Nell, così simile a lui nel corpo e nel carattere, che saprà trovare la propria strada tirando fuori una personalità fortissima, indipendente, e seguendo le proprie inclinazioni, infischiandosene del perbenismo attorno a lei e dei pregiudizi maschilisti che vorrebbero relegare la donna al solo ruolo di moglie, madre e regina della casa.

I personaggi sono molto ben delineati, a mio avviso, hanno spessore e ciascuno possiede specifici tratti distintivi che creano dinamiche interessanti all'interno della narrazione; inoltre essi evolvono, maturano, raggiungendo sempre nuove consapevolezze di sé e dei propri ruoli.

L’ambientazione è assolutamente fondamentale perché non si limita ad essere un semplice sfondo, bensì è ha una sua forza narrativa che contribuisce a modellare i personaggi e le loro scelte, a diventare il terreno fertile su cui l'autrice articola tutte le numerosi ed abbondanti descrizioni delle miniere, della città da costruire e migliorare con l'affacciarsi del progresso industriale, delle tensioni tra le diverse etnie, delle trasformazioni dell’Australia coloniale.

Ecco, ammetto che le sezioni narrative riguardanti questi argomenti sono quelle che mi hanno coinvolta meno e, se fossero state meno copiose, avrei gradito di più la lettura, che nel suo complesso comunque mi è comunque piaciuta in quanto trovo che questo sia un romanzo molto ben strutturato, in cui emergono le notevoli capacità narrative della McCullough, che ha intessuto una storia famigliare che sfida il tempo rinnovandosi all'interno di un contesto mirabilmente descritto, storicamente e socialmente accurato.

In quest'opera sono presenti tematiche tipiche di tante saghe famigliari ben contestualizzate, quali l'identità (personale, famigliare, collettiva), le discriminazioni razziali, la convivenza tra culture diverse, la colonizzazione, il potere e il controllo politico/sociale, i matrimoni combinati e infelici, tradimenti, malattia mentale, il ruolo della donna, la lotta tra desideri, pulsioni segrete e regole sociali, la solidarietà femminile.

Insomma, è davvero un romanzo ricco sotto ogni aspetto; l'ho letto con studiata lentezza e mi sono lasciata piacevolmente trasportare alla fine dell'Ottocento in quest'Australia immensa, ricca di opportunità ma anche spesso ostile.

Adatto a chi ama le storie famigliari intergenerazionali e cerca una lettura lenta, da assaporare senza fretta nei pomeriggi autunnali.


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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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