martedì 29 novembre 2016

Recensione:CACCIATORI DI DIAMANTI di Wilbur Smith


Un romanzo d'avventura, dove al centro non vi è soltanto la ricerca spasmodica di diamanti (e quindi di ricchezza) ma soprattutto a muovere i protagonisti sono ora il desiderio di dimostrare il proprio valore, ora la vendetta e l'invidia.


CACCIATORI DI DIAMANTI
di Wilbur Smith

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Johnny Lance è un giovane uomo che ormai da anni lavora nella società di famiglia, che si occupa di cercare diamanti ed estrarli dal sottosuolo: la Van Der Bly Diamonds Company, di proprietà di Jacob, chiamato poco affettuosamente dai figli il Vecchio.

Johnny è stato cresciuto ed adottato dal Vecchio, ricevendo però da lui sempre atteggiamenti e parole cariche di sdegno, di sufficienza, anche di disprezzo e ostilità, fino a venire allontanato per anni (durante l’adolescenza) a causa di un increscioso equivoco: viene infatti trovato a letto con la figlia del Vecchio, Tracey.

In realtà i due ragazzini non commettono alcun “atto impuro” ma il solo fatto di averli trovati in “atteggiamenti equivocabili” in camera da letto – in seguito alla maligna “soffiata” del fratello di Tracey, Benedict – spinge l’iracondo e poco misericordioso Vecchio a prendere provvedimenti e a mandare Johnny in collegio.

Johnny è una mente brillante, eccelle in tutto ciò che fa, che sia lo studio o lo sport, e non manca di comunicare i propri piccoli successi al “padre”, che però ignora volutamente le lettere dal collegio del figliastro, anzi, esse non fanno che convincerlo che Johnny è una minaccia per Benedict e per Tracey.

Per il figlio maschio perché questi è palesemente uno sciocco, superficiale e privo di talenti di sorta, compresi gli affari di famiglia, e per il Vecchio padre la presenza dell’intelligente e scaltro Johnny sarebbe di scoraggiamento per il povero Benedict, che non riuscirebbe mai ad emergere, paragonandosi al fratellastro, al quale è decisamente inferiore.

Per quanto riguarda Tracey, il Vecchio s’è accorto dell’amicizia che i due hanno instaurato da bambini e non potrebbe mai accettare che sua figlia si metta col fratellastro, tra l’altro figlio di poveracci.

Insomma, Johnny cresce solo e allontanato dalla sua famiglia adottiva ma questo, per quanto lo faccia soffrire, non gli impedisce di farsi strada e di cominciare a lavorare, con successo, anche per il Vecchio.

Ma proprio quando crede di avere almeno la sua stima e fiducia, se non il suo affetto, il Vecchio lo convoca e riesce a costringerlo a firmare, nella divisione dell’eredità tra tutti e tre i ragazzi,  una clausola in base alla quale se le società Van Der Bly dovessero fallire, l’unico a sobbarcarsi dei debiti sarebbe Johnny, che quindi andrebbe incontro a fallimento certo.

Insomma, il testamento è tutto a vantaggio di Benedict, e anche per la stessa Tracey – per la quale il padre non nutre grande slancio affettivo – non c’è chissà quale grande garanzia.

Dopo l’improvvisa morte del Vecchio, i tre fratellastri dovranno vedersela da soli e tireranno fuori il proprio carattere: Benedict vomiterà tutta la sua stupida cattiveria verso Johnny, la sua invidia verso la scaltrezza e il fiuto negli affari – e nella ricerca di diamanti in particolare – del presunto rivale, e farà di tutto per rubargli il poco che ha, per umiliarlo, per ridurlo sul lastrico.

Tracey, dopo un periodo di sbandamento, realizzerà di amare Johnny, che però è sposato con Ruby, un’arpia arrivista con la quale l’amore è finito (se mai c’è stato) da tempo; e Johnny, dal canto suo, cercherà di condurre i propri affari nel modo più avveduto e saggio possibile.

Peccato che chi lo odia stia architettando un diabolico piano per rovinarlo, e Johnny dovrà tenere davvero gli occhi aperti per riconoscere di chi può fidarsi e di chi no, parando i colpi malevoli e pericolosi del fratellastro la cui gelosia nei sui confronti lo sta letteralmente accecando e divorando.

“Cacciatori di diamanti” è un romanzo ambientato nei selvaggi e affascinanti scenari del Sudafrica, in quelle zone ricchissime di giacimenti naturali di diamanti, e quella tra Johnny Lance e Benedict Van Der Bly è una lotta anzitutto personale, privata, che viene sporcata dalla sete di avidità e vendetta del secondo verso il primo, che nonostante abbia il diritto di covare odio e risentimento verso chi vuol rovinargli la vita, dimostrerà saggezza e maturità anche nei momenti più tesi.

È un romanzo d’avventura in cui incontriamo uomini senza scrupoli, assetati di potere e danaro, che per raggiungere i propri loschi obiettivi sono disposti a macchiarsi di orrendi delitti; donne superficiali e arriviste o, al contrario, innamorate e disposte a seguire il proprio uomo sempre, anche nelle difficoltà.

Non è propriamente il mio genere e i passaggi riguardanti l’estrazione dei diamanti non mi ha molto coinvolta, però sicuramente Wilbur Smith è un grande narratore, capace di farti entrare nella storia, grazie a uno stile scorrevolissimo, ai personaggi ben tratteggiati, alle particolareggiate descrizioni dell’ambiente naturale e ai diversi momenti molto dinamici e di tensione, in cui i personaggi rischiano la vita nel mare in tempesta o tra le dune sabbiose, sotto gli sguardi famelici delle iene.

Ideale per chi ama l’avventura!

Obiettivo n. 27.Un libro di un autore africano

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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