mercoledì 14 giugno 2017

Recensione: UNA STORIA NERA di Antonella Lattanzi



Un uomo aggressivo e sempre pronto ad alzare le mani su una moglie (inevitabilmente) stanca di violenze e umiliazioni; una famiglia segnata dal tragico (e prevedibile?) omicidio del marito violento; segreti e bugie che si mescolano in questo noir dalle atmosfere torbide e soffocanti come lo sono le torride giornate romane dell'agosto del 2012.


UNA STORIA NERA
di Antonella Lattanzi

UNA STORIA NERA
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Un uomo morto, un'assassina, un'afosa estate romana.

Roma, sera del 6 agosto 2012. 
La bella e dolce Carla Romano è divorziata da due anni dal marito Vito Semeraro, avendo detto basta a un matrimonio fatto di botte e litigi e all'insegna dell'aggressività e della violenza.
Per il bene dei propri figli (Nicola, Rosa e la piccola Mara, di tre anni), la donna - seppure da sempre innamorata del coniuge, che per anni ha cercato di giustificare e perdonare - ha deciso di separarsi e di andare a vivere in un appartamentino con la figlia piccola.
Rosa e Nicola, che sono ormai maggiorenni, vivono per conto loro.
L'ombra minacciosa di quest'uomo non ha smesso però di allungarsi e far preoccupare Carla e i figli, consapevoli che Vito continua ad essere geloso e possessivo nei confronti della ex, che riceve da lui infatti minacce e pedinamenti; sui figli, invece, Semeraro non ha mai alzato un dito, dimostrandosi un ottimo padre.

Attualmente Carla frequenta un uomo, Manuel, che fa lo psicologo e che sembra sinceramente coinvolto dalla donna.

Ma torniamo alla sera di 6 agosto: è il compleanno di Mara, che ha richiesto la presenza del padre alla festicciola a lei dedicata in casa di Carla; Rosa e Nicola sono perplessi, non condividono che la madre faccia entrare in casa il padre, ma accettano per amore della sorellina.
Quando la festicciola finisce, Nicola, Rosa e Vito decidono inizialmente di andarsene tutti e tre insieme (cosa che alla fine non accadrà); i primi a lasciare l'appartamento sono i due fratelli, mentre Vito decide, all'ultimo minuto, di attardarsi per salutare ancora la piccola Mara.

Sarà l'estremo ed ultimo saluto perchè di Vito si perdono le tracce per giorni e giorni; tutti lo cercano e vengono anche interrogati: da Carla, insieme a Rosa e Nicola, ai colleghi di lavoro di lui, a Mimma Semeraro, la sorella maggiore di Vito, che da Massafra arriva a Roma a sporgere denuncia e a cercare di capire dove s'è cacciato l'amato fratello.
I Semerano sono una famiglia pugliese, di Massafra appunto, molto potente e rispettata, che ha i propri metodi - spesso poco... ortodossi! - per risolvere problemi e difendere l'onore della famiglia, che è sacra e viene prima di tutto.

A preoccuparsi di Vito ci sono anche le due donne che costituiscono "l'altra famiglia" di lui, quella clandestina e da anni relegata in secondo piano: Milena, l'amante di una vita, e Paola, che si presume sia figlia di Vito.

Tra la sempre crescente pena da parte di Carla e Milena, e dei loro rispettivi figli, circa la sorte del marito/amante, e le minacce isteriche della famiglia Semeraro (Mimma in particolare), il tempo passa e quasi per caso il cadavere dello scomparso viene ritrovato in avanzato stato di putrefazione, in una discarica a Spinaceto.

Dagli esami autoptici emerge che è stato ucciso, a sforbiciate.
Chi è l'assassino?

Immediatamente vengono prelevate e portate in questura le due donne di Vito, Milena e Carla, ed entrambe - sospettano gli inquirenti - avevano le proprie ragioni per voler morto l'uomo.

L'assassina sei tu...!

Carla: la moglie divorziata, che per vent'anni ha subito le violenze domestiche di un marito che ha continuato a starle addosso e a minacciarla nonostante il divorzio. Carla, che ora vuol essere libera di frequentare il gentile Manuel: forse è lei l'assassina?

O forse è Milena, l'altra donna, sempre messa da parte da questo amante che le preferiva la moglie, che dava tutto l'affetto ai tre figli avuti nel matrimonio e niente alla povera Paola? Forse è lei l'assassina, spinta dalla gelosia e dalla paura che Vito la lasciasse definitivamente per tornare con Carla?

Il dubbio su chi sia la rea tra le due dura poco, perché l'autrice ci offre subito la risposta rivelandoci chi tra esse è l'omicida.
Proseguendo nella lettura, assistiamo - tra le altre cose - al dibattito in tribunale, agli interrogatori, in presenza di un giudice annoiato e fiaccato dal caldo afoso di quest'estate del 2012, da parte della determinata pm (l'accusa) e dell'avvocato di colei che, alla fine, confessa di essere stata la mano (l'unica mano?) ad aver non solo ucciso il Semeraro, ma anche ad averlo trasportato da sola in discarica per poi abbandonarlo lì.

Potrei dirvi di chi si tratta ma scelgo di lasciarvi la curiosità  di scoprirlo da soli (anche se forse, se continuerete a leggere il mio parere, potreste intuirlo); vi dico però che verrà invocata la legittima difesa da parte dell'assassina e che la confessione spontanea da ella resa non convincerà gli inquirenti: può una donna aver fatto tutto da sola: ucciso un omaccione come Vito Semeraro, averlo trascinato in auto e quindi buttato in discarica?

Il dubbio è legittimo ma l'assassina non fa che confermare di aver fatto tutto lei; l'unica accusa che rifiuta è la premeditazione: il suo gesto letale è stato frutto di una legittima difesa.

Ma è così che sono andate davvero le cose? O un uomo, vicino alla donna, l'ha aiutata per occultare il cadavere e, magari... chissà, ad organizzare proprio l'omicidio?

La verità si incastra con bugie, omissioni, piccoli segreti che vengono svelati solo verso la fine: in casi come questi può davvero esistere una sola, chiara, univoca verità?

Una cosa è certa: a risentirne sono i figli, che si ritrovano senza padre e senza madre; non solo, ma la sorella del defunto è quanto mai accecata dall'odio, dalla sete di vendetta verso colei che le ha tolto il fratello, e agirà secondo i propri sistemi per ottenere ciò che vuole.


Considerazioni.

Arrivati quasi alla fine del romanzo, il lettore crede di avere ormai un'idea chiara di ciò che è accaduto nella notte tra il 6 e il 7 agosto, ma dovrà in qualche modo ricredersi e accogliere nuovi e sconcertanti particolari che gettano luce su questa storia nera e che, se emergessero, stravolgerebbero il caso e il giudizio di colpevolezza dell'assassina...

"Una storia nera" è un noir DOC, e lo è perchè ha sì al centro un omicidio sul quale si indaga, ma al contempo l'attenzione del lettore non è portata a concentrarsi esclusivamente sulla sua risoluzione bensì sulle dinamiche umane che vi ruotano attorno; e questo non soltanto per la ragione che il colpevole è presto svelato, ma ancor più perchè ciò che passa in primo piano sono i personaggi, le relazioni tra di loro, i pensieri, i sentimenti, i dubbi, la solitudine, le difficoltà affrontate per cercare di non perdere la testa e di tenere unita la famiglia nonostante una madre sia in carcere e un padre sia sotto terra.

C'è un continuo andirivieni tra presente e passato: seguiamo l'avanzamento della ricerca della verità ma i frequenti flashback ci lasciano piccoli dubbi che rendono questa verità traballante, ad es. c'è qualcuno che ha visto qualcosa di importante quella notte, qualcosa che è accaduto proprio sotto casa di Carla, ma non è intenzionato a confessarlo, perchè è un segreto.
E poi ci sono i segreti "inconsapevoli", quelli che nascono quasi come un gioco tra  bambini che hanno commesso delle birichinate e non devono assolutamente essere raccontati.

Rapporti famigliari che nascondono un che di ambiguo e che vengono resi complicati da un fatto drammatico, qual è un omicidio; un fratello e una sorella chiamati a crescere e responsabilizzarsi in fretta; una famiglia del sud (troppo) tradizionale e invadente, che fa della prepotenza e dell'unità del clan i suoi punti di forza; una vittima che non fa al lettore alcuna simpatia (anzi, il pensiero che se lo sia meritato è inevitabile), a differenza della sua assassina; due ambientazioni diverse tra loro (la grande città, Roma, caotica e anonima, e il paese di provincia, Massafra, in cui tutti si conoscono e si sostengono) ma unite dal gran caldo soffocante, che chiaramente non è solo climatico.

Un ritmo che procede spedito, uno stile che si caratterizza per la sua immediatezza ed essenzialità, una scrittura che dà sufficiente spazio a pensieri e parole dei personaggi, rendono questo libro di Antonella Lattanzi un bel romanzo noir, che si legge tutto d'un fiato, e a mio modesto avviso la sua forza non sta tanto nelle vicende in sè, nel presentare un caso di omicidio misterioso e ricco di chissà quali colpi di scena durante la narrazione (tutt'al più essi sono concentrati verso la fine), quanto proprio per le sfumature psicologiche e per quella atmosfera, poco limpida e irrespirabile, che avvolge il lettore facendogli quasi sentire la pesantezza di questa verità che tarda a rivelarsi nella sua interezza.

Consigliato, mi è piaciuto e l'ho letto con molto interesse!!

2 commenti:

  1. Ne leggo o benissimo o malissimo, senza mezze misure.
    Dove mi collocherò io? Sicuramente, quest'estate, lo leggo. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io sono stata spinta a leggerlo proprio per questo, per i diversi e opposti pareri, anche se effettivamente ne avevo letti più di positivi. Sicuramente non è privo di criticità,ma io l'ho trovato un buon noir (genere che adoro).

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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