venerdì 2 giugno 2017

3096 TAGE di Sherry Hormann: recensione e considerazioni



Ci sono storie, fatti di cronaca, di cui sentiamo parlare in tv o che leggiamo sui giornali, che ci paiono talmente "forti" nei loro contenuti, da sembrare spesso degni di un film.
Ma la realtà è che certe cose drammatiche, terribili, inumale.. accadono davvero a persone vere, in carne ed ossa, come lo siamo io e voi.
Tempo fa lessi un libro - testimonianza: 3096 di Natascha Kampusch (RECENSIONE) e in seguito ho deciso di vederne il film.


3096 TAGE


Regia: Sherry Hormann
.
Con Antonia Campbell-Hughes, Jaymes Butler, Thure Lindhardt, Trine Dyrholm, Vlasto Peyitch, Angelina Noa, Amelia Pidgeon

Natascha Kampusch ha 10 anni quando nel 1998 viene rapita, mentre sta andando a scuola, da Wolfgang Priklopil, che di professione fa il tecnico delle telecomunicazioni.
L'uomo la terrà segregata per otto anni e mezzo in uno scantinato costruito apposta per la sua vittima, fino a quando la ragazza riuscirà a scappare nel 2006.
Poco dopo l'arresto, Priklopil si suicida gettandosi sotto un treno.

Tanto il libro quanto il film sono una ricostruzione dell'inferno vissuto da Natascha in 3096 giorni, nella mani di un uomo con seri problemi psichici...

Il film parte col mostrarci una bimba di otto anni, con i capelli lisci a caschetto, carina e paffutella; le piace mangiare biscotti ma poi non si ama fisicamente. Una mattina, quella mattina, dopo aver litigato con la mamma, la bimba si avvia verso la scuola, ma un uomo esce da un furgone bianco e la porta via.

E' il 2 marzo 1998 ed è soltanto il primo giorno di quella che diventerà una lunga prigionia.

Il film mostra bene quello che, per sommi capi, chiaramente, fu il tipo di rapporto instauratosi tra vittima e carnefice.

Un rapporto che noi dal di fuori non possiamo comprendere.
Un rapporto fatto principalmente di umiliazioni fisiche e psicologiche, di percosse, di plagio, di "torture" a base di digiuni prolungati per giorni, di minacce, urla...

Riusciamo a scorgere la solitudine e la disperazione di una bambina che settimana dopo settimana, anno dopo anno diventa una giovane donna; il suo fisico cambia insieme a lei e la mancanza di libertà non impedisce certo al suo corpo di crescere, e questo Priklopil non potrà non notarlo.

Natascha è il suo personale oggetto, una sorta di giocattolo, di schiavetta o di bambola che gli deve OBBEDIENZA assoluta, che deve far la brava se vuole mangiare e risparmiarsi le botte.
Che deve soddisfarlo quando lui vuole.

Natascha ha un carattere forte, però, e riesce a restare lucida e presente a se stessa nonostante sevizie e umiliazioni; terrà sempre presente che è una prigioniera, una persona cui è stata tolta la vita, la libertà, e che sa di avere tutti i diritti di porre fine a questa condizione, la quale DOVRA' necessariamente terminare con la morte di uno dei due.

Soltanto uno di loro sopravviverà e i fatti ci dicono che è stata Natascha ad "averla vinta".

Dal film emerge anche l'ambiguità del rapporto di Priklopil con la ragazza, che lui maltrattava ma al contempo vedeva come la persona che doveva restargli accanto; probabilmente la immaginava come un'amante/compagna..., di certo l'ha sempre vista come un qualcosa che gli apparteneva e di cui disporre a suo piacimento.

Ecco, credo che il film ci lasci entrare con molta efficacia e realismo nello scantinato con Natascha, e ci faccia vivere almeno per un po' e con l'immaginazione quello che ha vissuto lei sulla propria pelle: la paura, la rassegnazione, la disperazione, la voglia di combattere e fuggire, il timore di farlo arrabbiare per un nonnulla ricevendone botte e calci... E poi il pensiero di farla finita e porre fine a quel tormento.

Lo consiglio chiaramente a chi predilige i film con al centro le storie vere, forti, in cui qualcuno.., un nostro simile, ha dovuto vivere l'inimmaginabile ma è riuscito a sopravviverne.





Seguono delle mie personalissime considerazioni sulla vicenda, nate dopo aver letto qua e là un certo tipo di articoli che onestamente mi hanno provocato perplessità mista a indignazione. 

Si sono dette e scritte tante cose sullo "strano rapporto" tra i due, e su come esso probabilmente nel tempo fosse evoluto al punto che i due si comportavano quasi come se fossero... una "coppia". E se fate un giro in web vi accorgerete dei fiumi di parole spese in tal senso, delle ipotesi più varie (tipo che la ragazza restò incinta e abbia partorito segretamente) vòlte a spiegare quello che neppure la protagonista ha voluto mai chiarire.

I media hanno abbozzato tante di quelle speculazioni, soprattutto sulla questione dei rapporti sessuali tra i due, sul fatto che a un certo punto essi fossero volontari. Si sa, l'argomento sesso fa scandalo e attira l'attenzione, e quanto vende....!!! Quindi perchè non straparlarne!?!?!?

E questo aspetto del sesso tra loro, secondo tanti, getta ... "confusione" e non può non far parlare e far passare sotto una luce diversa - meno crudele?? - la prigionia di Natascha presso Priklopil.

Ma ne siamo certi? Anzi no...: stiamo scherzando??

Io credo che sia (stato) oltremodo vergognoso e profondamente offensivo per Natascha stare a ragionare sui particolari macabri del rapporto tra un CARNEFICE ed una VITTIMA, quasi come se ci fosse bisogno di specificare chi fosse la VITTIMA tra i due, e chi sia la vittima rispetto allo sciacallaggio mediatico cui Natascha è stata sottoposta una volta libera.

Libera: dopo un'esperienza del genere si può tornare davvero ad essere liberi?


Natascha
Io ho letto il libro e guardato il film col pensiero fisso che sotto i miei occhi c'era la storia di una ragazza che ha dovuto trascorrere gli anni più importanti della sua crescita come persona in un buco umido e buio, sopportando e sopravvivendo alle vessazioni psicofisiche di un individuo mentalmente fragile.

Tanti hanno trovato e trovano strano che lei parli di lui con compassione, pietà; la parola affetto, poi, credo scandalizzi tantissimi, ma secondo me giudicando i sentimenti di Natascha si dimostra solo una grande superficialità.

Io credo che sta povera ragazza abbia dovuto attivare meccanismi interni inconsci non indifferenti, che non sono di certo comuni all'esperienza di tanti di noi, in quanto non è certo la prassi attraversare drammi come quello della nostra protagonista, che secondo me si è trovata costretta ad adattarsi suo malgrado ad una realtà terribile.

L'alternativa all'adattamento era la morte, che fosse per suicidio o per via della rabbia omicida da parte di lui.

Per cui, cosa vuoi giudicare, analizzare, immaginare... che non sia un pallido riflesso della realtà, e che di certo non renderà mai giustizia a ciò che Natascha ha dovuto subire e superare?

Io credo che ci siano aspetti di quell'esperienza che è giusto che lei tenga "privati", perchè tanto già sa che noi dall'esterno non capiremmo, non accetteremmo... ma che anzi avremmo pure la faccia tosta di giudicare (male!), perchè chi ha vissuto il dramma è stata lei, non noi con i nostri inutili pregiudizi.

Per quel che mi riguarda faccio un immenso in bocca al lupo a questa donna che è scappata dall'inferno e che merita solo di essere serena e di trovare la "sua strada".

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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