sabato 29 settembre 2018

Recensione: VOX di Christina Dalcher



La protagonista, la neurolinguista Jean McClellan, in poco tempo si ritrova a vivere in un'America che priva le donne, bimbe comprese, del diritto di parlare liberamente, di leggere e scrivere. Riuscirà a ribellarsi a tale ingiustizia?
Quanto è vitale per il vivere quotidiano il poter comunicare come e quando vogliamo! La Parola è un bene prezioso: solo se ci viene tolta ci rendiamo conto di quanto sia fondamentale per la nostra dignità di Persone. L'autrice ci coinvolge e cattura la nostra curiosità dalle prime pagine con questo distopico con sfumature thriller, che ricorda, in particolare per l'inquietante clima di fanatismo religioso, l'acclamato "Il racconto dell'ancella".



VOX
di Christina Dalcher



Editrice Nord
trad. B. Ronca
414 pp
2018
100..., non una di più: questo è il limite di parole che le donne statunitensi della società immaginata da Christina Dalcher possono pronunciare in una giornata. A segnare il numero di parole dette in 24 ore ci pensa un braccialetto particolare, un contatore elettronico che fa anche da monito per le donne che lo indossano, nel senso che devono ricordarsi di non sforare, pena scosse elettriche di crescente intensità in base al quantitativo di parole in più dette.

Uno scenario orribile, non credete?

Ebbene, questa è l'America in cui vive la protagonista, Jean, con la sua famiglia: il marito Patrick, il figlio maggiore Steven, i gemellini Sam e Leo e la figlia minore, Sonia.
Anche Sonia ha il contatore al polso, al contrario dei figli maschi, che sono ancora liberi di parlare quanto e quando vogliono.

Jean è una donna intelligente, colta, un'esperta di linguistica cognitiva che, fino a qualche tempo prima, lavorava per cercare una cura per le persone afasiche, aventi lesioni cerebrali.
Adesso non può più esercitare la propria professione perchè il nuovo governo ha stabilito che le donne sono escluse da qualsiasi impiego: il loro compito è starsene a casa, prendersi cura di marito e figli e farlo con ogni umiltà e sottomissione. Quale modo migliore (nel senso di "peggiore") per metterle in riga e ricordare la loro inferiorità e il posto riservato in società se non quello di farle stare zitte, di costringere a misurare le parole?

L'agghiacciante situazione sociale e politica in cui si trovano gli USA è sorta recentemente e non da un giorno all'altro; Jean ricorda i giorni in cui - lei era ancora una studentessa di Linguistica che divideva la casa con una ragazza ribelle, anticonformista e decisamente femminista, Jackie - si sentivano e vedevano i primi segni di ciò che, di lì a qualche mese, sarebbe accaduto: la diffusione di movimenti di fanatici religiosi (cosiddetti cristiani, estremisti e fondamentalisti) che rivendicavano la purezza della società, la necessità di tornare all'obbedienza dei princìpi biblici; un numero sempre inferiore (fino a diventare pari a zero) di donne negli incarichi pubblici...
Piccoli segnali, apparentemente innocui, un po' inquietanti sì ma... chi poteva immaginare che entro pochi mesi si sarebbe instaurata una sorta di dittatura antifemminista, che a colpi di versetti della Bibbia (presi letteralmente, in modo scriteriato) ha preteso di creare una società americana tutta al maschile, in cui le donne sono asservite al dominio degli uomini, e non sono libere di parlare, lavorare, vedere i programmi in tv che desiderano, non possono nè leggere nè scrivere (a scuola alle femminucce è insegnato soprattutto "il far di conto", perchè è questo che servirà loro quando cresceranno e saranno "gli angeli del focolare domestico")?
Non solo, ma (come sempre accade nei regimi dittatoriali...., la Storia ce lo insegna) accanto ad esse, altre categorie di persone sono private dei diritti fondamentali e trattati come appestati, delinquenti da inviare ai lavori forzati (all'interno di moderni campi di concentramento) affinchè tornino sulla "retta via": omosessuali, adulteri, fornicatori, e comunque tutti coloro che violano i sani principi del Movimento della Purezza, compresi quindi i traditori e cospiratori del nuovo ordine.

Jean non riesce a capacitarsi di come si sia potuti arrivare a questo punto, come sia possibile che nessuno si sia ribellato e abbia fatto qualcosa per far aprire le orecchie e gli occhi della massa, affinchè si opponesse all'instaurazione di una situazione assurda come quella che adesso c'è.
Beh a dire il vero, c'è stato qualcuno coraggioso, che ha avuto l'ardire di protestare, di manifestare, di far sentire la propria voce in tv, nei dibattiti... Qualcuno come l'impavida guerriera Jackie Juarez, la sua amica dei tempi universitari, che a suo tempo ha cercato in tutti i modi di solleticare la sua coscienza verso i problemi che già allora stavano iniziando a sorgere.
Ma lei, l'aspirante linguista, era tutta presa dagli studi, dalla carriera, e poi c'era il fidanzato (e attuale marito) Patrick, la possibilità di una famiglia con lui... Nella sua esistenza tranquilla e soddisfatta non v'era posto per le discussioni e le proteste politiche e femministe.

Cosa darebbe ora per tornare indietro...
Forse, se avesse percepito anzitempo la tragedia che stava per precipitare su di loro, avrebbe potuto far qualcosa? Forse sì..., o forse sarebbe semplicemente finita anche lei in un campo di lavoro?

Fatto sta che è adesso che lei si ritrova a vivere, e si rende conto di come questa non sia assolutamente vita, ma un'umiliazione quotidiana, che rende la donna un essere senza volontà e dignità, il cui obbligo è unicamente quello di ottemperare al proprio destino biologico (fare figli, servire il marito).

Ma Jean è una donna di scienza e dentro di sè freme all'idea di dover sopportare tutto questo; un monito urgente le martella in testa e sarà anche la spinta che motiverà ogni sua futura scelta e azione: pensa a quello che devi fare per essere una donna libera.

Cosa è disposta a fare Jean per riappropriarsi della propria libertà di Donna (e prima ancora di Essere Umano) padrona di se stessa e della propria esistenza, per il bene non solo suo ma anche della propria innocente figlioletta?

Jean si guarda attorno e si vede essenzialmente sola: il marito è un buono, ma di quelli che purtroppo accettano tutto passivamente, senza ribellarsi, senza alzare la voce; soffre nel vedere la moglie e la figlia limitate nelle proprie libertà... ma che può farci lui? Riesce soltanto a chinare il capo e dire sì...

Il loro primogenito, l'adolescente Steven, è cambiato, e non solo per via dei mutamenti ormonali...: il programma educativo vòlto a plagiare le giovani menti, a plasmarle secondo il nuovo ordine sta avendo i suoi effetti su di lui, che sembra cominciare a credere in ciò che il principale esponente del Movimento dei Puri - tale reverendo Carl, un fanatico che si riempie la bocca di Bibbia e termini quali "purezza", "morale", "sani principi", "Dio", "famiglia" - va proclamando.

E poi anche molte donne sembrano essersi rassegnate allo status quo, e anzi paiono sostenerne la "bontà", pronte a bacchettare chiunque mostri atteggiamenti di scarsa sottomissione.

C'è una via d'uscita?
Grazie alle proprie credenziali di linguista, a Jean viene chiesto (ordinato?) di occuparsi di una ricerca di fondamentale importanza: cercare una cura definitiva per l'afasia di Wernicke.
Chi più di lei e dei suoi ex colleghi - l'intelligentissima Lin e il competente Lorenzo (di origini italiane) - sono in grado di riuscire in questa impresa?

Questo urgente incarico - assolutamente top secret - potrebbe costituire l'unica possibilità per Jean (e per quelli come lei che non hanno intenzione di accettare passivamente lo stato attuale delle cose) di ribellarsi, far sentire la propria voce e per ridare alle donne la speranza di un futuro in cui nessuno deve vedersi tappata la bocca e privato dei diritti fondamentali che fanno di ciascuno una Persona libera.


"VOX" è un distopico che, partendo da uno scenario socio-politico, religioso, ideologico... terribile, molto estremo, angosciante, pone l'attenzione del lettore su questioni attuali importanti, che ruotano ancora una volta attorno alla dignità umana, a come sia possibile che un gruppo di uomini (se ci pensiamo, numericamente limitato, dopotutto) riesca a decidere delle esistenze di migliaia/milioni di individui, obbligandoli ad accettare passivamente le proprie ignobili condizioni, sottoponendoli a privazioni di diverso genere, a punizioni, torture, gogne pubbliche, ricatti...

Quando leggo un distopico - mi è successo con 1984 e con la visione de Il racconto dell'ancella - mi sorge inevitabile la fatidica domanda: come reagirei se mi trovassi in una situazione incredibile e mostruosa come quella immaginata dall'Autrice? Mi sottometterei senza fiatare per paura di ripercussioni su me e sui miei cari, o farei qualcosa per oppormi, per alzare la mia voce, senza paura di dichiarare le mie idee?

Libri come questi hanno il loro fascino e la loro immensa attrattiva perchè, pur essendo delle finzioni narrative, li leggi cosciente del fatto che, in fondo, ciò che raccontano non è IMPOSSIBILE che avvenga; ok, forse, allo stato attuale, lo riteniamo "altamente improbabile", ma come giustamente hanno dichiarato la Atwood e la stessa Dalcher, nulla di ciò che hanno scritto e su cui hanno fantasticato non ha dei riferimenti storici reali, nel senso che ci sono stati dei periodi storici e dei posti nel mondo in cui, fosse anche per un tempo circoscritto, qualcosa di altrettanto aberrante è avvenuto.

E' forse difficile immaginare una società in cui la donna è considerata inferiore e soggetta a violenze di ordine morale, spirituale, emotivo?
E' forse assurdo immaginare la nascita di campi di lavoro forzato in cui vengono relegati gruppi di persone ritenute "diverse", "non sane, non normali", "pericolose per l'ordine pubblico"?

Purtroppo, dobbiamo ammettere che sono scenari non solo possibili ma già verificatisi in passato...

Il ritmo narrativo è incalzante, la scrittura è snella e sicura, i capitoli brevi e incisivi, i vivaci dialoghi sono alternati alle intelligenti riflessioni della protagonista, una donna che affascina ed ha tutte le carte in regola per essere una rivoluzionaria, perchè acuta, dalla personalità decisa, audace, e se a volte sembra troppo dura verso il marito e il primogenito, in realtà ha le sue insicurezze e i suoi timori di donna e madre, che vorrebbe legittimamente un mondo migliore per i propri figli e che per questo scopo è disposta a combattere.

A fronte di un contesto sociale che inevitabilmente ho associato a quello teocratico e raccapricciante della Repubblica di Gilead (The Handmaid's Tale) per la presenza di alcuni aspetti in comune, mi è piaciuto molto l'aspetto originale e avvincente costituito dalla linguistica cognitiva, di cui si sente che l'Autrice - per bocca di Jean McClellan - è padrona, essendo ella stessa una linguista.
Interessanti anche i riferimenti all'Italia, e proprio il modo di comunicare degli italiani - così passionale, accompagnato da una notevole e simpatica gestualità - e la lingua italiana stessa, enfatizzano ulteriormente la povertà di comunicazione cui sono costrette le donne americane di "Vox".

L'ho letto con molto trasporto, la Dalcher travolge il lettore immettendolo nel mondo da lei creato e spingendolo a considerare quanto becera possa essere una comunità che priva i suoi individui della loro voce, del diritto di parlare e di indirizzare ognuno la propria esistenza secondo i valori personali, e quanto può essere drammatica ogni forma di estremismo, di fanatismo (religioso, in questo caso) che pretende di assoggettare i popoli a ideologie oscurantiste e ottuse.

Consigliato, è un romanzo che ha un messaggio importante su cui è bene riflettere: se all'Uomo vien tolto il diritto di parola, cosa gli resta? L'alternativa all'azione e alla ribellione, è il Silenzio.

"Sono diventata una donna di poche parole.Stasera, a cena prima che pronunci le ultime sillabe della giornata, Patrick dà un colpetto al dispositivo argentato attorno al mio polso sinistro. Un tocco leggero, come per condividere il mio dolore, o forse per ricordarmi di rimanere in silenzio fino a mezzanotte, quando il contatore si resetterà. Questa magia si compirà mentre sarò già addormentata, e martedì ricomincerò da zero. Il contatore di mia figlia Sonia farà lo stesso.I miei figli maschi, invece, non hanno nulla al polso."

"Puoi portare via molte cose a una persona: soldi, lavoro, stimoli intellettuali. Puoi anche portare via la voce senza intaccare la sua essenza più profonda. Ma, se le impedisci di sentirsi parte di un gruppo, se le togli lo spirito di squadra, le cose cambiano".

6 commenti:

  1. Bellissima recensione per un romanzo davvero inquietante e bellissimo :)

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    1. Grazie :*
      La tua mi aveva fatto intravedere che sarebbe stata una lettura appassionante :)

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  2. Ciao! Ho sentito recensioni sia positive che negative su questo libro, e senza dubbio la tua recensione mi ha fatto crescere la curiosità. Non vedo l'ora di leggerlo!

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    1. Ciao Ilaria :)
      Non mi sono ancora imbattuta nelle recensioni negative, ma so che ce ne sono. Come tutti i libri di cui si parla tanto e che vengono pubblicizzati come capolavori,inevitabilmente sorgono pareri discordanti.
      Sarò curiosa di leggere il tuo parere ;-)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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