domenica 12 settembre 2021

Recensione: "MIND THE GAP - Distanze Londinesi" di Luisa Multinu



Ida è una delle tante giovani donne laureate che hanno deciso di lasciare l'Italia per cercare qualcosa di più di un lavoretto sotto-pagato col quale permetterti a malapena l'affitto; ora è a Londra ed è in questa città, di cui è innamorata, che vuol restare. È vero, la fortuna non sembra essere dalla sua parte, e ciò da cui è fuggita (la solitudine, la disoccupazione, i sacrifici mai ripagati adeguatamente...) l'hanno seguita come segugi fedeli. 
Lo scoraggiamento è ad ogni passo, resistere in una metropoli multietnica e affollata in cui ci si può sentire più soli che mai, non è affatto semplice. Ce la farà Ida a tenersi stretta la sua amata Londra o  tornerà nel suo paese natio, in Veneto, delusa e con un inevitabile senso di fallimento?


MIND THE GAP - Distanze Londinesi
di Luisa Multinu



Aporema Ed.
224 pp
13.90 euro

"Mind the Gap. Magari è proprio quello, il senso di tutto. Fare sempre attenzione al vuoto presente tra l’aspettativa e la realtà. Evitare di lanciarsi con troppa fretta o speranza oltre il limite. Mind the gap, si ripete, between your life and your dreams."

A trent'anni, con una laurea in tasca e tanti sogni nel cassetto, non è semplice adattarsi ad un lavoretto faticoso in un bar londinese, sopportare gli insulti rabbiosi di superiori frustati che ti umiliano ad ogni piè sospinto e rendersi conto, alla fine del mese, che la paga ricevuta è da fame e con essa riesci solo a pagarti la stanza in una casa condivisa con altri ragazzi rumorosi e disordinati.

Questo pensa Ida, che per risparmiare si accontenta di ingurgitare durante il giorno caffè e sigarette, e latte e biscotti a cena.

Nel seguire la protagonista e nell'immergerci nelle sue giornate scandite dal lavoro e dai pochi momenti di riposo chiusa dentro la propria stanzetta, viene spontaneo chiedersi: ma conviene restare in un Paese straniero a fare la fame, a farsi sfruttare da datori di lavoro spocchiosi e tirchi, giusto per poter dire "Vivo a Londra"? Povertà per povertà, non è meglio casa tua, dove almeno hai una famiglia e degli amici?

Ma il problema, per Ida, è proprio quello: in Veneto lei non ha lasciato nessuno d'importante, fatta eccezione per la nonna, l'unica persona che le vuole bene e con cui è in contatto.
Suo padre è morto tempo fa, dopo aver passato gli ultimi anni della propria vita annegando nell'alcool, lontano dalla figlia, che s'è sentita da lui tradita proprio perché amava molto il genitore; la madre di Ida si è rifatta una vita e ogni contatto con l'unica figlia è andato sempre più diradandosi, fino ad arrivare ad una dolorosa e frustrante indifferenza.

Perché tornare in Italia, dove sbocchi professionali non ce ne sono?

Ida è venuta a Londra con poca roba e tanta, tanta speranza di potersi costruire un futuro luminoso.
Da subito, però, ha dovuto scontrarsi con una realtà tutt'altro che facile e con una Londra che non è stata il massimo dell'ospitalità.
Insomma, diciamocelo: le cose non vanno proprio bene, ma Ida non vuol demordere; travolta da una sconfinata passione per Londra e per tutto quanto la capitale britannica rappresenta e contiene, la ragazza stringe i denti e cerca di resistere e restare.
Londra è anche un po' sua, la sente sua, le è entrata dentro; le sue strade, le sue piazze, i suoi locali, i palazzi..., tutto le scorre dentro come il sangue nelle vene. Londra pulsa di vita e lei vuol farne parte, e sa che questo vuol dire prendere ogni giorno a morsi,  assecondando la fame di vivere che, di certo, non l'ha lasciata, anzi.

Ma ogni tentativo di auto-incoraggiarsi e di convincersi che rimanere nella capitale sia sempre meglio che tornare in Italia, deve fare i conti con la realtà dei fatti e Ida non è una sciocca o un'illusa: si rende conto che il lavoro al bar è diventato ingestibile, mortificante. Non sarà il caso di compiere un atto di coraggio e andarsene, cercando un'altra occupazione?

E così si infila nuovamente nel circuito sconfortante della ricerca di un lavoro che le consenta di vivere con dignità.
Alzarsi ogni mattina, infilare il cappottino consunto (che neanche la scalda più benissimo, ma è meglio di niente, visto che non può permettersene uno nuovo, per ora) e andarsene in giro per la Londra che ha imparato a conoscere ed amare, a lasciare curricula e candidature, con il cuore gonfio di speranza: questo è ciò che fa ogni giorno, dopo essersi licenziata.

Che cavolo, ci sarà posto anche per lei nell'immensa Londra?

Il lettore fa compagnia alla protagonista ed ella gli fa inconsapevolmente da cicerone, portandolo in giro per la metropoli londinese e facendo sì che la guardi con i suoi occhi pieni di meraviglia, sempre pronti a lasciarsi incantare da luoghi, tramonti, dal cielo troppo spesso grigio e pallido, dal mare di gente di qualsiasi etnia, dai locali sempre pieni, dai giovani in giro la sera a divertirsi.

Mi ha affascinata immaginarmi passeggiare accanto a Ida, e anche a me Londra è parsa incantevole, seducente... ma inevitabilmente ho sentito forte anche la sua consapevolezza di essere sola, smarrita e impaurita all'idea di fallire e di non riuscire ad integrarsi, a realizzarsi, a metter l'uno sull'altro piccoli ma importanti mattoncini di futuro.

Eppure, nonostante le riflessioni di Ida siano per la maggior parte intrisi di tristezza, delusione, timore, solitudine, amarezza e rabbia, ogni volta che qualche brutta sorpresa la butta giù, lei riesce incredibilmente a sollevare lo sguardo e dire a se stessa: Non mollare. Resisti.

"Nonostante la stanchezza e le deprimenti incertezze che sta affrontando, non ha alcuna intenzione di mollare. Dentro di sé, sente ancora forte il bisogno di credere che sia per lei possibile una rivalsa: la conquista della propria felicità. È il desiderio di non arrendersi, nient’altro, che associa alla smania di conoscere e vivere più da vicino la città in cui ha sempre sognato di poter risiedere. Non chiede nulla di speciale, in fondo; le basterebbe soltanto un’occasione. Una chance."

Ida non si ferma e, se un lavoro va male, ne cerca un altro.
Certo, le lacrime scendono - lacrime di rabbia, amarezza, frustrazione, impotenza... -, il morale va sotto i piedi e può succedere anche a una testarda come lei di chiudersi in camera a piangersi addosso..., ma fortunatamente c'è sempre qualche ragione per cui rialzarsi.

C'è qualcuno che le è affezionata e che cerca di scuoterla: Marta, coinquilina spagnola dal carattere effervescente, allegro, ottimista; a costo di risultare anche brusca ed insensibile, Marta prova a dare i giusti scossoni a Ida, quando la vede giù di corda, affinché questa la smetta di lamentarsi ed isolarsi.
Se non ci fosse lei, Ida sarebbe davvero sola a Londra!

Certo, c'è anche un ragazzo delle sue parti, con cui a volte si sente e, più raramente, si vede: Giacomo, sfuggente, riservato, distante. Isa ne è attratta e a volte sembra che lei non gli sia indifferente, altre, lui pare scocciato e scostante. 
Come sei davvero, Giacomo? Ci si può fidare di te? Si può contare sulla tua presenza a Londra, dovessi averne bisogno?, si chiede perplessa Ida, rimproverandosi per il suo perdere la testa per i ragazzi sbagliati, che la fanno soltanto soffrire.

Davanti alle cocenti delusioni che le piovono addosso, forse Ida dovrebbe chiedersi se scappare da  Londra - che sa essere tanto ricca di fascino quanto crudele e spietata, avara di allettanti possibilità - non sia forse la cosa più saggia a fare.
"Anche lei può trovare il suo posto nel mondo, trovarlo lì, nella città di cui è innamorata, tra le strade che sanno ipnotizzarla e sconvolgerla, prenderla a pugni, ma anche abbracciarla come una madre."

Resisterà, nonostante lavori umilianti, colleghi poco solidali, superiori meschini, rari sprazzi di umanità e di amicizia? Rinuncerà a cercare la propria strada in questa città che ama disperatamente e da cui vorrebbe essere amata nello stesso modo?

"Mind the gap" è un romanzo che, tra citazioni prese dalla letteratura inglese e altre dal mondo musicale punk e britpop, affronta un tema attualissimo, che è quello dei giovani che, carichi di speranza, lasciano il proprio Paese per emigrare e cercare di farsi una vita altrove, là dove son convinti che ci siano maggiori opportunità - di crescita, di studio e di lavoro - per poter dare una svolta alla propria vita e ai propri sogni. 

Ma, lungi dal raccontarci le esperienze esaltanti di una protagonista piena di talento, bella e affascinante, che riesce a ritagliarsi in breve tempo il proprio posto in un mondo di avvoltoi, l'Autrice ha scelto di restare coi piedi ben piantati a terra e di levare inutili strati di cipria dal volto della sua Ida, di svestirla dei panni di eroina sempre positiva che, con la sola forza di carattere e le proprie capacità, riesce a vincere ogni ostacolo, e di presentarcela per quella che è: una trentenne che ha difficoltà a trovare una stanza da affittare, figuriamoci un lavoro dai lauti guadagni o uno consono agli studi fatti.

Ida non è una di quelle protagoniste da romanzo alle quali, dopo un inizio duro, poi va tutto bene e il successo arriva all'improvviso; non c'è nulla di dorato o sbrilluccicante, tra queste pagine, non ci sono sconti e baci da parte della dea fortuna; Ida non è sempre allegra, ottimista ed è lontana dall'avere la Sindrome di Pollyanna; anzi, ci sono momenti in cui angoscia e tristezza prendono il sopravvento e i frangenti di gioia sono rari.

Ma proprio per questo è così... vera. Sì, vera, perché lei è ciò che sarebbe qualunque persona al posto suo nelle sue condizioni, e il modo di affrontare i problemi è assolutamente realistico, perché non è facile vivere in queste metropoli, consapevoli di dover fare un mucchio di sacrifici quotidianamente, pagando a caro prezzo il desiderio di integrarsi in un Paese che non è il proprio e che accoglie sì, ma allo stesso tempo ti guarda con indifferenza, anzi, forse non ti guarda proprio perché sei uno dei tanti e quindi un fantasma, uno dei tanti che va ad infoltire la schiera degli invisibili. 

Ecco, se dovessi dare un aggettivo a questo romanzo di Luisa Multinu direi che è realistico: racconta la realtà nuda e cruda, senza fronzoli e ottimismi da serie tv; Ida è una giovane donna come tante, la cui prima sfida da affrontare è quella di aprire gli occhi ad ogni alba e iniziare una nuova giornata sapendo che nessuno le regalerà nulla.
Il cielo londinese è troppo spesso nuvoloso e Ida lo sa, e anche nella sua mente si addensano spesso nubi di scoramento; ma sa pure che è sotto quel cielo che vuole stare perché è lì che si sente viva davvero.

Consigliato a chi ha voglia di leggere un libro che ruota attorno ad una protagonista e ad un contesto di vita concreti, veri, con le difficoltà, le speranze, gli scoraggiamenti e la voglia di farcela che, seppur in misura e in modi differenti, fanno parte del vivere quotidiano di ciascuno di noi.





Ripped gloves, raincoat
Try to swim and stay a float
Dry house, wet clothes
Loose change, bank notes
Weary-eyed and dry throat

(The A Team, Ed Sheeran)



4 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Libro che mi hai invogliato a conoscere subito a partire dalle tue prime parole della tua recensione forse perché l'idea di lasciare l'Italia sta solleticando anche me.

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    1. Eh come ti capisco, guarda...
      Non che andando via non si debbano affrontare altre difficoltà, però a volte staccare da una realtà che non ci sta dando molte opportunità, può essere necessario...

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  3. Seguire i propri sogni è importante ma la via da percorrere è una salita irta di ostacoli. Il lavoro all'estero vuol dire fare i conti con mille difficoltà,compromessi, e l'integrazione non è mai facile.Inseguire un sogno può essere una ricerca continua ma tentare è d'obbligo. Una felice serata:)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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