lunedì 5 novembre 2012

Recensione: "DENNY (L'URLO DEGLI DEI)" di Bruno Garbagnati



Ieri son riuscita a stendere due recensioni, così oggi inizierò un nuovo romanzo, quello su Maria Antonietta!! ^_^

Ok, passiamo alla prima recensione, su un libro che ho letto in pdf ma devo dire molto velocemente: Denny (l'urlo degli dei) di Bruno Garbagnati.

recensioni

IL MIO PENSIERO

Denny (la burla degli dei)
Youcanprint
Collana Narrativa
264 pp
12 euro
2012

Denny (l’urlo degli dei) è uno di quei romanzi che può essere definito “tosto”: per il linguaggio, le tematiche affrontate, i personaggi coinvolti. 


Protagonista è Denny, un ragazzo ormai diventato adulto che ci racconta la sua storia, le sue disavventure, le sue false illusioni che a un certo punto sono cozzate violentemente contro una realtà più dura di quel che egli stesso immaginava.

La storia, narrata in prima persona, si svolge a cavallo degli anni ’70-’80; Denny ha 18 anni, è un ragazzo molto particolare: porta i capelli lunghi (alla “figli dei fiori”), è bravissimo con la chitarra ed infatti è membro di un gruppo che suona regolarmente in un locale; ha tanti e cari amici, un po’ strambi come lui ma che non sono poi cattivi.
C’è però un problema nella vita di questo giovanotto dall’animo fondamentalmente buono: fa uso di droga, di amfetamine, in modo regolare; ricerca lo sballo, prende la roba per sentirsi in paradiso, condividendo questa sublime esperienza con gli amici più affezionati, come ad esempio Renato

La vita di Denny è una vita un po’ “lontana” dalla realtà, attraversata da un vago senso di onnipotenza, dalla falsa sensazione che niente e nessuno possa intaccarla: il giovanotto è felice per ciò che ha ed è, e non cambierebbe nulla della propria esistenza ed è certo che tutto continuerà sempre nello stesso modo, che la sua felicità è e resterà sempre a portata di mano.

Ma non ha fatto i conti con “il volere degli dèi”.

Denny si ritroverà nell’arco di poco più di una settimana a sbattere il muso contro la malvagità folle di gente che, per mestiere (e per vocazione?) dovrebbe vegliare sulle vite dei cittadini, proteggendole e facendo trionfare la giustizia, ma che, ahinoi, può nascondere in sè (nel sistema in generale, quantomeno) del marcio, che finisce col rovinare la vita di alcune persone.

Mi spiego, senza rivelare però troppo sulla trama.

Denny e il suo amico del cuore Renato, una sera, sono in giro in macchina; si sono appena “sparati” la loro buona dose di roba e Denny, in macchina, nasconde sotto il sedile un po' di fumo (purtroppo, Denny non ne fa solo uso personale, ma la spaccia anche).
Tutto ok, la serata procede tranquilla, è notte fonda, tra un po’ si torna a casa... quando ecco che due poliziotti sono alla fine del loro turno di ronda notturna; i due agenti sono una coppia davvero mal assortita: c’è il bravo Alfonso, che è diventato poliziotto per vocazione.
Lui crede davvero in ciò che fa, è onesto, scrupoloso, sente forte dentro di sè il senso di giustizia; ma il compagno e collega è il suo opposto; Antonio La Brasca è soprannominato “il Caimano”... ed un motivo c’è, no?
E’ un agente crudele, selvaggio, che fa del proprio potere uno strumento per dominare, comandare, vendicarsi, decidere quale piega debbano prendere le cose; diciamo che abusa alla grande del proprio potere e pretende di dover fare pulizia ed eliminare (o rinchiudere) dalla faccia della terra quegli esseri vergognosi e indegni che sporcano la società: tutti i delinquenti, insomma. 
E per fare questa pulizia, il Caimano non esita ad usare le maniere forti, ad imbrogliare, ad agire con incredibile disonestà pur di mettere nei guai coloro che lui reputa “vermi schifosi” (scusate l’espressione).

Ecco, questo è ciò che accadrà a Denny ed anche a Renato, benchè il bersaglio principale della follia e del fanatismo di La Brasca sia il primo: la sua convinzione malata di dover “fare un favore all’umanità” lo spingerà ad impegnarsi al meglio (cioè, al peggio...) per togliere dai piedi questi due drogati socialmente pericolosi; a tutti i costi....!

Da questo momento inizierà l’incubo vero e proprio nella vita di Denny, un personaggio davvero particolare, che mi ha innescato una serie di emozioni contrastanti: da una parte mi ha fatto rabbia per questo suo “delirio di onnipotenza” che lo porta a fare uso di droghe con la sciocca convinzione (tra l’altro, tipica dei tossicodipendenti) di poter smettere quando vuole, unita all’illusione che questo genere di vita anomala sia meravigliosa e vada preservata.
Dall’altra, la sua vicenda ha tirato su tutta quella serie di sentimenti di indignazione che si provano davanti alle ingiustizie colossali, che assumono queste proporzioni a maggior ragione quando a perpetrarle sono coloro che detengono una determinata autorità, la quale dovrebbe essere utilizzata sempre e solo per fini nobili, di giustizia sociale.

Come dicevo all’inizio, è un romanzo tosto non solo per le tematiche (la droga e i suoi effetti devastanti su giovani vite, il mondo dei piccoli spacciatori, il carcere e la sua durezza, la corruzione all’interno delle Forze dell’Ordine, il dramma che i familiari vivono quando un membro si ritrova in situazioni “difficili”...) ma anche per il linguaggio, che è molto realistico, non avaro di “parolacce” e di tutte quelle espressioni non proprio gentili ed educate ma che, purtroppo, c’è da dire, sempre più spesso albergano sulla bocca di tante persone, giovani e non; per quanto non ami leggere questo tipo di linguaggio, immagino che il loro uso nella narrazione abbia lo scopo di rendere il tutto vicino alla realtà, e ci riesce, a dire il vero.

Le scene si susseguono in un ritmo veloce, dinamico, l’Autore riesce a creare, capitolo dopo capitolo, la giusta suspense e a tener desto il livello di attenzione del lettore, che finisce per ritrovarsi completamente assorto nelle disgraziate vicende che coinvolgono Denny.

Molte cose ho apprezzato di questo scritto, tra cui il “tratteggio” dei personaggi: Denny, i suoi amici, gli agenti (buoni e cattivi)... sono portati alla nostra attenzione con chiarezza e con le giuste parole, tanto da farceli immaginare, se non fisicamente, almeno psicologicamente; forse in alcuni tratti, certe caratteristiche sono un pochino enfatizzate per darci il senso della “follia” che spesso risiede in certe menti, ma credo che il tutto sia, alla fine e nel complesso, molto efficace e il lettore è portato a sentirsi coinvolto in ciò che legge.

Condivido anche la nota finale dell’Autore in merito alle forze dell’ordine che non fanno una bellissima figura nel romanzo; ma si sa, non si può fare di un’erba, un fascio.

Il romanzo - tratto da un fatto realmente accaduto - alla fine ci aiuta a porci una domanda fondamentale, cui ognuno, credo, si ritrova prima o poi a farsela: ciò che ci càpita, nel bene e nel male, è davvero frutto di un destino cieco ed impietoso che spesso, capricciosamente, si accanisce contro Tizio piuttosto che con Caio, o sia Tizio che Caio devono attribuire anche un po' a se stessi la responsabilità delle proprie azioni e relative conseguenze?

1 commento:

  1. bellissimo appassionante da leggere tutto in un fiato e il commento finale dell'autore decisamente azzeccato complimenti e non vedo l'ora di leggere il continuo.............se mai ci sara' grande bruno

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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